mercoledì 29 novembre 2023

"Contro lo Smartphone" di J.C. De Martin - Mia ultima lettura

Contro Lo Smartphone Web Ok Ho terminato la lettura di questo libro 

il cui titolo, come spiegato dall'autore è un po' ad alto impatto. In realtà non è un testo che rimpiange i bei tempi passati, ma un testo che ci rende utilizzatori consapevoli.

Un po' di storia e di anatomia dell'oggetto, fatte in modo molto chiaro, penso leggibile anche da un non-addetto ai lavori. Penso, perchè io un po' addetto ai lavori lo sono: ricordo gli slot liberi sui PC tower e le schede PlugAndPlay, i driver,buntu... cosa impensabile sugli smartphone....

🤔 Elenca poi vari problemi che quest'oggetto ci porta insieme alla sua comodità. Suggerisce anche delle soluzioni.
Infatti, come spiega spesso anche Paolo Benanti
, la tecnologia è un prodotto umano, quindi oggetto di scelte, fatte in base a certi obiettivi.
Lascio al lettore il piacere di scoprire i problemi e soluzioni.

Questo libro dovrebbe essere letto da chiunque operi nel settore scolastico, vista la pervasività dell'oggetto in questione.

Dovrebbero leggerlo i politici e dirigenti del pubblico impiego per permettere strade alternative all'uso dello smartphone: non ha proprio senso che la PubblicaAmministrazione dipenda di un oggetto prodotto da un duopolio straniero.

🤦‍♂️ Sulla pervasività tra i giovani: ora da vecchietto che fa volontariato, aiuto dei ragazzini delle medie inferiori a fare i compiti di matematica presso un doposcuola parrocchiale. Una volta la settimana e “a gratis”. Ebbene, i ragazzi non si segnano neanche i compiti sul diario, guardano lo smartphone.
Ho provato a raccontare l'episodio narrato da un ricercatore la sera della presentazione del libro. Questo Nerd, nel cuore della notte, nel cuore dell'inverno, in Trentino doveva andare in un albergo con check-in elettronico. Il codice era sullo smartphone. Peccato che in quel momento, a fine giornata e col freddo, lo smartphone fosse scarico! Fortunatamente non ha passato la notte all'addiaccio perché si era segnato il codice anche su un biglietto!
Mi ha sconvolto l'obiezione di una ragazzina:
“Avrebbe dovuto avere delle power bank!”

Pazzesco come il mercato inviti ad esporci a fragilità e alternative fragili per creare dipendenze continue!

 

martedì 21 novembre 2023

Torino Magica

 

Torino è nota come città magica. È la città di Gustavo Rol, detto Tavino, a cui si vuole intitolare la linea ferroviaria, detta TAV, che dovrebbe unire la magia di Torino con la magia di Lione. Non sto ad elencare tutti i luoghi esoterici, di cui esistono guide dettagliate in varie edizioni e vi sono tour operator specializzati per portare i turisti a visitare quei luoghi occulti.

Mi limito e descrivere un'esperienza di percorso extra-spaziale con cui provare la sensazione di camminare su un nastro di Möbius

Un itinerario che si può percorrere in auto, meglio sulle due ruote per cogliere meglio i dettagli. A piedi è un po' lungo.

Partenza da Piazza Omero. Prendere per via Guido Reni, ma girare subito a sinistra su via Paolo Gaidano. Notare che questa è l'unica svolta a sinistra del percorso. Poi, agli incroci, sempre diritto o svolte a destra.

Procedere per via Gaidano. Ad un certo punto troveremo la Cascina Roccafranca sulla destra e la cappella Anselmetti sulla sinistra. Attraversare via Rubino e poco oltre ci troveremo la scuola media superiore Enzo Ferrari sulla destra. Continuare dritto, e a breve vedremo il cartello Grugliasco, il che indica che siamo usciti da Torino e ci troviamo a Grugliasco.

A riprova di ciò, un altro cartello indica che la strada che stiamo percorrendo non si chiama più “Via Gaidano” ma “via Moncalieri”. Non è possibile quindi essere a Torino, siccome una strada intitolata a Moncalieri esiste ed è corso Moncalieri, vicino al Po.

Al semaforo, presso la chiesa dello Spirito Santo,  giriamo a destra in via don Borio e sulla destra vediamo il centro sportivo Rari Nantes – Gerbido. E Gerbido è appunto una zona di Grugliasco.

Sulla sinistra “Piazzetta Andrea Camilleri” con a volte delle fontanelle zampillanti, a volte no.


Superata la Rari Nantes, il centro medico e l'oratorio Frassati (edifici addossati l'un l'altro) giriamo ancora a destra in via A. Volta. Altra certezza di non essere a Torino, poiché a Torino via A. Volta è una traversa di Corso Vittorio Emanuele II.

La via curva brevemente a sinistra; percorriamola fino all'incrocio con un corso molto largo. Imbocchiamo il corso girando a destra. Percorriamo questo ampio viale tra grandi palazzi fino al semaforo che incrocia via Guido Reni. Al semaforo svoltiamo a destra e dopo un breve tratto, ci ritroveremo in Piazza Omero, al punto di partenza senza aver visto alcun cartello che indica di essere rientrati in Torino. Magia !!!!


domenica 12 novembre 2023

No X

 

Per me Twitter è stato un piacevole passatempo. Iniziò ad incuriosirmi il fatto che fosse stato implementato usando Ruby on Rails (poi abbandonato). Fu un interessante modo per essere informato su argomenti che mi interessavano.


Ultimamente è cambiato il logo e quella X su campo nero è doppiamente tetra.

La X su una parola o disegno significa spesso “cancellazione”: i Notav hanno una X sopra la sagoma di un treno, per esempio. Il nero è un colore un po' cupo, sebbene preferisca il verde, anche l'azzurro di Twitter era meglio

Poi il nero è il colore di un'area politica e la X ricorda DVX, insomma una dittatura che ha portato l'Italia ad allearsi con un pazzo criminale e l'ha condotta prima in una guerra coloniale, ingiusta come tutte le guerre, ma per giunta anche “fuori tempo massimo” e poi in una guerra mondiale disastrosa. Insomma, una delle pagine più drammatiche della nostra storia.

Ma X, il nuovo Twitter, è peggiorato: diventa invasivo, dando troppi suggerimenti inutili, ci sono troppi profili fittizi che coprono di insulti altri profili e non c'è modo di segnalarli. Sostanzialmente tutto è permesso.

Alcuni “compagni di Twitter” sono scomparsi

Ricordo la signora libanese che faceva interventi interessanti, e addirittura le avevo proposto una gita a Torino, insieme col marito, sperando che contraccambiasse con invito in Libano per me e mia moglie, ma poi scomparsa dopo l'esplosione e penso anche l'impoverimento generale del paese.

Alcuni personaggi come Riccardo Bonacina, Leonardo Becchetti e Nello Scavo potrò andarli a leggere in altro modo.


Alleggerirò lo smartphone.

martedì 17 ottobre 2023

Laudate Deum

 Recentemente ho letto l'esortazione Laudate Deum.

Un testo molto bello, spiace solamente che sia stato pubblicato in un periodo talmente pieno di fatti gravi, per cui è passato non dico inosservato, ma forse senza l'attenzione che meritava.

Non faccio alcun commento al contenuto.

Mi limito a polemizzare con alcuni suoi commentatori – dai chatbot a opinionisti della carta stampata – che hanno criticato il Papa. Con varie sfumature, secondo questi sedicenti auto-nominati detentori della dottrina cattolica, il Papa non avrebbe dovuto occuparsi di tali temi, ma altro confacente al Sommo Magistero bla bla bla....

Invece il Papa ha fatto benissimo e spiego perché, con alcuni passaggi.

  • Ero bambino e mia nonna, già nei primi anni 60 aveva il televisore. Indicandomi Papa Giovanni disse: “Vedi quello è il Papa, è come fosse Gesù in terra”. Magari non era una definizione teologica perfetta – anche perchè formulata in piemontese, ma d'altra parte Santa Caterina da Siena, dottore della Chiesa, si rivolse al papa Gregorio con “dolce Cristo in terra” e il catechismo, cosiddetto di San Pio X, chiama il Papa “[...] vicario di Gesù Cristo capo invisibile, di tutta la Chiesa [...]”
  • In Gesù Cristo abitano le due nature, umana e divina. Nel prologo del vangelo di Giovanni leggiamo “...tutto è stato fatto per mezzo di lui [...]” ripreso anche da alcuni passi di San Paolo (oppure il vangelo di Giovanni è successivo? Boh, non sono un biblista e in questo contesto non me ne frega niente)
  • Nel Genesi leggiamo che Dio creò il mondo.

È ovvio che al “Creatore” faccia piacere che la sua creatura si conservi.

Quindi è ovvio che il Papa – vicario del Dio fatto uomo - debba in qualche modo condividere la “preoccupazione” del Creatore, essere “profeta” e pur con tutti i suoi limiti umani, dare voce alla passione di Dio per le sue creature.

 sedicenti detentori della dottrina cristiana, contro le "derive" papali (sic!)

  •    o in qualche modo sminuiscono il primato di Pietro espresso anche nel catechismo di San Pio X
  •    o negano la natura divina di Cristo
  •    o negano la creazione.

Non direi che siano proprio difensori della fede


Nel frattempo il Papa ha già pubblicato un'altra esortazione apostolica "C’EST LA CONFIANCE"

venerdì 6 ottobre 2023

Le chiese sono vuote 😁😂

Sabato 30 settembre presso la parrocchia di San Giovanni Bosco la Messa prefestiva è stata celebrata dal Vescovo. Alla parrocchia fanno riferimento, oltre che un certo territorio, anche delle scuole dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Ovviamente la partecipazione è stata enorme e la celebrazione si è tenuta nel cortile, molto ampio. (faceva anche bel tempo)

Io e mio figlio scherzavamo: “Eh, hanno ragione quelli che dicono che le chiese sono vuote, la gente è tutta nel cortile!!”

A parte la battuta, quando ho tempo, e da quando sono in pensione questo evento ogni tanto capita, vado a messa anche nei giorni feriali. 

A San Giovanni Bosco ci sono ben due messe feriali e nella seconda messa feriale, al gesto della pace tento di contare la gente: ci sono sempre circa trenta persone, e non solo vecchiette.

Talvolta, per altri giri, vado alla messa degli universitari di CL e sono sempre stupito a vedere dei ventenni partecipare con attenzione ad una messa feriale. Le chiese sono vuote? Dal mio test personale pare di no, ma forse io cerco di frequentare chiese in cui il momento liturgico possa richiamare ad un significato per la vita: anche gli altri faranno così, quindi certe chiese non si svuotano.

Il dato statistico è però oggettivo.

Problemi sociologici: a Torino dalla metà degli anni 60 e nei primi anni 70 sono state costruite molte chiese, per lo più orrende. Da allora Torino ha perso circa 200.000 abitanti un'intera città capoluogo di provincia. E quelle chiese?

Antichissimamente in alcune zone periferiche c'erano le Pievi, chiese fuori dai borghi in cui gli abitanti andavano per le funzioni. È prevalso il metodo delle chiese in ogni borgata. Oggi sono borghi spopolati e i poveri preti girano come pazzi per celebrare in chiesette carine, ma minuscole. Si spostassero i fedeli?

Comunque molti studiosi notano nella società una perdita del sacro. Io ricordo da ragazzo le chiese piene, ma non ricordo che lì dentro ci fosse nulla di sacro, inteso come tentativo di rapportarsi al mistero, al trascendente. Una certa forma di esteriorità cattolica era un fatto sociale alla Durkeim con cui un certo ceto sociale celebrava se stesso.

In questi giorni, per altri motivi, mi torna spesso alla mente la canzone Borghesia di Claudio Lolli che descrive bene il mondo della mia fanciullezza e prima giovinezza.

Termina con

“Vecchia piccola borghesia, vecchia gente di casa mia
Per piccina che tu sia il vento un giorno, forse, ti spazzerà via”

Quindi, quella gente che nel dopoguerra fino agli anni 70 riempiva le chiese, è stata spazzata via?

Ragionando su quel ceto sociale, una delle sue peculiarità era l'individualismo, la competizione totale con tutti gli altri individui di quello stesso ceto. Non so bene in cosa consistesse, ma da ragazzo sentivo parlare di solidarietà operaia; invece per i commercianti di Lolli o gli impiegati dei miei ricordi, era una competizione continua il cui premio era il possesso di beni di consumo il cui uso principale era quello di status-symbol. Un'etnia che si auto-combatte. 

Era come se dentro avessero già una bomba per la propria disgregazione, o almeno l'impossibilità di trasmettere ai posteri: un po' perchè tra i posteri: 

  • alcuni abbiamo rifiutato quel mondo, 
  • altri in questa corsa al “consumo” hanno dovuto superare barriere che hanno reso la “nuova borghesia” incompatibile con una Chiesa che nel frattempo aveva ritrovato se stessa.

lunedì 25 settembre 2023

Maestri del sospetto – 3) Émile Durkheim

 Ma come!!!?? I maestri del sospetto non erano Marx Freud e Nietzsche? Perché non parlo ora di lui? Che c'entra Durkheim?

Innanzitutto a parte quel poco studiato a scuola – ma poco perché ai miei tempi per la maturità “uscivano” le materie e filosofia nel 1975 non era uscita - di Nietzsche non ne so molto. I suoi commentatori dicono cose che fatico a seguire. I suoi testi, a parte qualche bella frase qua è là, mi sembrano piuttosto scuciti. Non solo, ma se ai suoi tempi avessero già inventato il magnetofono, Nietzsche avrebbe fatto meglio a recitare che scrivere, perché certe frasi non riesco a capire se sono da intendersi con sarcasmo o entusiasmo.

Émile Durkheim, con tutti i suoi epigoni, per me è l'osso più duro. Qui avevo indicato come Harvey Cox mi aveva fatto superare le obiezioni marxiane e valorizzare alcuni incontri fatti. Qui come don Giussani mi aveva fatto superare il modello freudiano. L'obiezione portata dalla visione di Durkheim è più ostica da superare. Ma non è da censurare, altrimenti rimane – Freud insegna – nell'inconscio, magari per emergere in punto di morte. Anzi, certe obiezioni sono una grazia di Dio per andare a fondo su certi temi e scoprire nuovi orizzonti.

Secondo la visione “antropologica” la religione è un fatto sociale. Miti fondativi e rituali su cui un certo “gruppo” basa la propria identità e di conseguenza la propria coesione e distinzione da altri gruppi. Vera quindi come fatto in se con tutte le sue conseguenze – ahimè spesso tragiche – e falsa perché una costruzione autoreferenziale sorretta da una “finzione”.

Purtroppo la “religione” legata alla mia cosiddetta educazione cattolica è proprio di quel tipo e ben descritta dalla canzone “Borghesia” di Claudio Lolli. Su tale tema però devo tornarci.

L'immagine di una religione immanente, solo vincoli sociali dove il rapporto con il trascendente è irrilevante, è molto presente. Esempi sono il totemismo da racconti di antropologi positivisti; il confucianesimo; il cattolicesimo “american way of life” - “Vecchia piccola borghesia” di Lolli come quello della mia infanzia e prima giovinezza; l'identarismo salafita o alla Meloni-Salvini o della “Terza Roma” degli slavofili o altre situazioni analoghe. Purtroppo...

A volte, chiacchierando con amici con cui penso di condividere tratti di cammino, mi sorge il dubbio che la religione sia solo a questo livello. Ok, mi pare ovvio che la religione si esplichi anche come “fatto sociale”. Ma in che misura l'insieme dei credenti, il “Popolo di Dio” non è il gruppo che implementa la sua coesione e distinzione dagli altri? Veramente “questa entità etnica sui generis” (S. Paolo VI), la “nuvola di testimoni” di cui parlava Padre Lepori, è una comunità di “testimoni” di qualcos' Altro ?

La chiave per me sta nella parola stessa di “cattolico” cioè universale, per tutti. “Quando eravamo ancora peccatori, Cristo morì per tutti” (S. Paolo ai Romani). E se è per tutti, la “distinzione” non preclude nessuno. Ogni riduzione identitaria, salta.

Nel racconto della Pentecoste è bellissimo che tutti si capiscono pur parlando lingue diverse, nessuno deve dimenticare la propria per adeguarsi a quella degli altri. A volte quando sono in chiesa mi piace vedere la persone, gente di tutte le età, vestite con fogge diverse, probabilmente con situazione sociale e culturale molto diversa, come anticipo della Pentecoste futura.

La sfida, comunque, continua.


mercoledì 20 settembre 2023

Maestri del sospetto – 2) Freud

 

Continuo alcuni pensieri sulla critica alla religione, iniziati qui

Premessa: da ragazzo avrei voluto studiare psicologia, ma le psicosi dei miei procreatori me lo hanno vietato, quindi la mia cultura sul tema non va oltre quella di un hobbista.

Altra premessa: condivido con Massimo Recalcati il giudizio sui limiti di Freud nell'affrontare la Bibbia.


L'argomento di cui vorrei parlare mi è venuto in mente quando mi divertivo a trasformare in canzoni in piemontese tradotte MOLTO liberamente, temi musicali di canzoni in inglese della mia gioventù (qui e qui ci sono esempi). Piemontesizzavo ovviamente snaturandola, After the gold rush” di Neil Young in “Dòp ël bom!


Non l'ho registrata. Prima dell'esecuzione avrei dovuto recitare una specie di introduzione.

Il canovaccio - perché riassumo – di tale introduzione è quanto segue:

“Nel modello di un Freud spiegato male c'è l' ES che è quello che ti suggerisce “Mangia! Accoppiati! Proteggi il tuo corpo!” e c'è il Super-IO che ti impone i vincoli sociali “Non mangiare nel piatto degli altri! La ciamporgna che ti ispira certe cose è già insieme ad un altro! Devi fare il servizio militare per difendere la Patria” eccetera... Così l'IO si forma come mediazione tra queste entità. Un autore che non ricordo bene chi fosse, diceva questo era vero nell'Europa borghese di fine 800. Oggi, con il consumismo, anche il Super-IO dice “Mangia! Godi il piacere sessuale! Pensa per te!” insomma Super-IO e ES vanno d'accordo quindi l'IO non ha un tubo da fare, non esiste più. Invece il gagno della canzone percepisce la presenza di un altro ES, ancora più profondo che non si accontenta dell'alleanza tra ES e il Super-IO consumista, un desiderio che va oltre il modello freudiano”

Poi partiva la canzoncina ispirata a Neil Young

Mi è venuta in mente questa mia mancata “performace”, riavvicinandomi a “Il Senso Religioso” di don Giussani.

Purtroppo, per esperienze personali del passato, ma anche abbastanza evidenti nelle società, si evince che le tematiche inerenti alla religione sono spesso concentrate sulla costruzione del Super-IO. Invece nel “Senso Religioso” don Giussani parla di “nucleo di esigenze originali”. E mentre il Super-IO è molto sensibile al contesto sociale in cui si vive, queste esigenze originali sono della gente di tutti i tempi e tutti i popoli “al punto che essi possono vivere tra loro un commercio di idee oltre che di cose, possono trasmettersi l'un l'altro ricchezze a distanza di secoli e noi leggiamo con emozione frasi create migliaia di anni fa [...]”

Questo, che percepiva il ragazzo della canzone, avviene se questo nucleo non è ottenebrato da un Super-IO troppo invasivo!!!



domenica 10 settembre 2023

Maestri del Sospetto. 1) Marx

 

In questo e questo post avevo iniziato ad affrontare il tema del mio rapporto con la religione. Ora continuo.

Premetto non sono mai stato marxista. La mia posizione politica risale a quando avevo 12 anni, guardano affascinato dalle immagini degli americani che protestavano contro la guerra in Vietnam, contro il razzismo... e dalle immagini dei praghesi che si trovano i carri armati russi tra le vie. Provavo per loro la stessa empatia (termine che allora non esisteva!). Liberal, genericamente di sinistra e anti-sovietico. Dispiaciuto di non essere di una nazione in cui la sinistra non era egemonizzata da un partito filo sovietico, così da grande avrei saputo per chi votare. Da allora ho solo avuto approfondimenti e variazioni di dettagli, ma non svolte.

In aggiunta ricordo benissimo dai 14 anni in poi le discussioni con coetanei o poco più, dell'estrema sinistra che giustificavano la “violenza rivoluzionaria” con la “costruzione di una nuova società in cui non ci sarebbe più stata alcuna forma di violenza ecc..” Mi convinse un certo Luca Negro che spiegò (cito ad memoria, una memoria che risale più di 50 anni fa) che “il fine giustifica i mezzi “ è una c...ata, perché non è detto che il fine si raggiunga e magari se si raggiunge è tardi e sono sorte altre contraddizioni, mentre è attraverso i mezzi che tu esprimi te stesso e i tuoi ideali.

Se la pars construens del marxismo non mi convinceva, ne condividevo la pars destruens. Erano evidenti le contraddizioni del mondo che mi circondava sia a livello di società sia a livello della vita personale.

Nel mio aggrovigliato interrogarmi sulla tematica religiosa (qui avevo parlato di un insegnante di religione particolarmente convincente ma a cui mancava, nei miei confronti, un “vieni e vedi”) le obiezioni dei comunisti (“oppio dei popoli” “strumento per quietare le masse” ecc...) si dileguarono con la lettura di “La seduzione dello spirito” diHarvey Cox.

C'è di più. Alla fine della terza liceo scientifico avevo conosciuto dei ragazzi di quella rete che stava diventando Comunione e Liberazione. Mi interessava il modo con cui avevano preso “il toro per le corna” del rapporto con il trascendente, cosa che come avevoanche  detto qui, il cattolicesimo di quel periodo sembrava fregarsene. Ma erano tutti di altre scuole, e quindi con una frequentazione tra loro più assidua; alcuni di questi erano capaci di fare di tutto, di più e ancora qualcosa e io imbranato, pieno di limiti... dopo un po' mi sono allontanato.

Ma leggendo il libro di Cox ero rimasto molto colpito dall'importanza che costui dava all'esperienza personale: non era un'obiezione all'oggettività, anzi era ciò che dava significato. Ricordai che quei ragazzi si trovavano per fare il “raggio” cioè confrontarsi con un testo “a partire dalla loro esperienza concreta”... Interessante, un punto a loro favore...ne avrei tenuto conto per il futuro.

sabato 2 settembre 2023

Musica Sacra 😁

In questo mio primo post avevo scherzato sull'equivoco di una scritta in cirillico “leggendola” come se fosse in caratteri latini. Concludevo dicendo che anche don Giussani aveva usato questa tecnica di bias cognitivo in una lezione, anche se la parola usata da lui era un'altra (be' era un po' più serio di me!)

Ora racconto un'altra situazione di “analogia” (anche qui don Giussani si dimostra più “colto” di me).

Premessa: Sono cresciuto in un contesto cattolico-urbano del dopoguerra anche se ad una descrizione sociologica del mio cattolicesimo manca un elemento essenziale, vale a dire le partite a calcio e a ping-pong in oratorio. Avevo fatto le elementari dalle suore (e già questo sarebbe bastato per fare di me un anticlericale forsennato!) i genitori mi facevano pregare tutte le sere e portavano a Messa tutte le domeniche, ero stato forse dell'ultima o penultima annata in cui si è studiato a memoria il cosiddetto “Catechismo di San Pio X”. Ma tutta la formazione religiosa, tutta la dottrina cristiana, era percepita come delle regole di un Monopoli, o di un mondo parallelo come quello - che avrei letto più tardi - delle “fondazioni” di Asimov o di Star Wars o altri simili mondi della narrativa fantastica. Da bambino non mi ponevo il problema se fosse vero o falso, mi attenevo alla coerenza interna del sistema “catechismo”.

L' “Essere perfettissimo creatore e signore del cielo e della terra” non mi lasciava sicuramente “il cuore inquieto fin che non riposi in Te” citando sant'Agostino.

La prima volta che ho sentito un “riverbero religioso” un'attrazione verso l'Infinito, il Mistero... è stata quando – e facevo le medie inferiori – ho sentito una canzone delle Orme, dal titolo e testo sì, vagamente religioso (“ uno sguardo verso il cielo / dove il nulla si fa Mondo...”) ma soprattutto accompagnato da una musica coinvolgente.

In chiesa avevo sentito musica e canti di vario genere, ma né “lo stuolo qui prono”, né “ascoso tra i mistici veli” né altro avevano suscitato in me nulla!

Don Giussani racconta

Appena udito "Spirto gentil", in quel preciso istante della mia vita, per la prima volta io capii che Dio c'era, e quindi che non poteva esserci niente, se non c'era il significato; che non poteva esserci il cuore, se non c'era il traguardo del cuore: la felicità.

A questo link è possibile trovare il testo completo

https://it.clonline.org/pubblicazioni/video-dvd/spirto-gentil/spirto-gentil-brani-d-opera-2002

Certo don Giussani descrive benissimo ciò che io non avrei potuto, non avendo avuto parole adeguate. Il suo brano è più “colto” del mio – non voglio paragonare Donizzetti con i pur bravi Pagliuca Tagliapietra e Dei Rossi – ma anche per lui il brano musicale è “laico”. Eppure il giovane seminarista di canti religiosi penso che ne avesse sentiti tanti!!!

Il cammino di don Giussani sappiamo quale fu.  Il mio ... ehm,  ma seguire le sue tracce è stato per me importante. Per me dovevano passare ancora molti anni di domande dubbi e caos di vario genere. (non è che siano finiti, ma li guardo in altro modo...)

Tornando a quei tempi, ricordo benissimo che la Chiesa, o meglio il mondo cattolico occidentale, non si poneva “in primis” come portatore di risposte a questa ricerca di significato, se personaggi illustri, da George Harrison a Claudio Rocchi, a persone meno note, ricercavano queste risposte nelle tradizioni orientali!


venerdì 25 agosto 2023

Gli dei “semplicemente” non esistono o sono diavoli?

 

Domanda che potrebbe sembrare oziosa, ma in questo periodo per me ha una grande rilevanza. Ho una risposta che viene quasi dalla formulazione della domanda stessa. Per puro sfizio ho provato a porla a chatGPT 3.5 e la risposta è stata questa.

 


Vediamo alla mia risposta, quella contenuta in qualche modo nella domanda stessa.

Etimologicamente la parola diavolo deriva da “calunniatore” a sua volta da (der. di διαβάλλω «gettare attraverso, calunniare»), in qualche modo un essere legato alla menzogna. Quindi il fatto stesso di attribuire esistenza e culto, cioè azioni finalizzate ad esaudire i dettami di entità non esistenti autonomamente, ma solo frutto di una “narrazione” o “costruzione”, è una forma di menzogna e quindi di “diavolo”.

La falsità della religione è una tematica particolarmente importante per me oggi per vari motivi.

Uno è contenuto in questo mio vecchiopost A cui ci sarebbe molto da aggiungere....

Un altro: la lettura di un articolo di Luigino Bruni su Avvenire in cui “redarguiva” la Chiesa di aver “battezzato” troppo facilmente riti agresti pagani. È vero, è importante l'inculturazione, il parlare con il linguaggio dei popoli da evangelizzare, valorizzare i semi di verità in ogni tradizione, il non imporre un modello culturale ecc... ma non si può tralasciare o trascurare il cambio di prospettiva portato dal Cristianesimo. Purtoppo la chiesa o certe sue gerarchie hanno preferito avere "chiese piene" e processioni affollate che insegnare il modo nuovo di guardare l'esistenza donato dalla presenza di Gesù. 

Un altro: E' la quarta volte che affronto il testo “Il Senso Religioso” di don Giussani. Testo che innanzitutto esalta la ragione umana, tutt'altro che un “fideismo acritico”. Sono passati più di quarant'anni dal primo impatto, sono cambiato io, è cambiata la situazione sociale in cui don Giussani aveva scritto il testo. Non solo perchè nel "processo della conoscenza" si inseriscono le cosiddette "intelligenze artificiali" (notare il plurale!). Ma anche perchè dopo lo scientismo ed il riduzionismo materialista in voga nel periodo in cui naque quel testo e fino agli anni 70, nella nostra società, a partire dagli anni 80, si è diffuso una pseudo religiosità stile new-age, per poi finire in un bigottismo di credenze in bolle autoreferenziali.... senza contare la religione del consumismo che cambia il nome agli idoli, velocemente, al passo della moda. Uno dei punti a cui devo fare attenzione è che il mio cristianesimo non sia un "paganesimo battezzato" come diceva Bruni.

Altri spunti: il sedicente laico Recalcati ricorda che nell'antico testamento il problema dell'ateismo non si pone: il nemico è l'idoltria.

 Nella predica sentita ieri, il sacerdote ha detto che Gesù era andato con i discepoli a Cesarea di Filippo, il centro più "ellenistico" della Palestina. Lì sorgevano molti templi pagani, anche a divinità "infere". In quel contesto il "NON PREVALEBUNT" di Gesù assume un significato ben più forte che se fosse stato detto in altri luoghi.

venerdì 11 agosto 2023

Quando c'era la cortina di ferro - 2 recensione

 

continuo quanto scrissi qui. ma questa è una recensione di carattere più personale


Ero stato a sentire la presentazione del libro, tenuta da due di coloro che avevano scritto le loro testimonianze.

Entrambi li avevo già conosciuti più di quarant'anni d'anni fa, io giovincello e loro “esperti”. Non ricordo bene i dettagli, ma l'incontro era per motivi “tecnologici” : Carlo Buora è un ingegnere, Franco Realini un chimico. Ricordo che ero con un'amica e questa vedendo Buora disse, sottovoce, “Che figooo!” in effetti era un bell'uomo. Alla presentazione era ancora un bel vecchio, canuto, con un bel portamento, ma ogni tanto, quando parlava, si inceppava: la parola che avrebbe voluto dire stentava a venire in mente.

Realini era già brutto da giovane e la vecchia non aveva il materiale per infierire più di tanto. Ma mentre parlava, fluidamente e con la solita verve, quando non gesticolava, la mano che avrebbe dovuto essere ferma, tremava. 

Ho avuto un senso di ribellione all'avvicinarsi della vecchiaia!

Quella era la generazione dei “giovani” ai tempi in cui ero ragazzo e vedevo come possibili predecessori in un itinerario esistenziale che avrei percorso anch'io. A volte vedevo strade da evitare, altre bramavo dalla voglia di crescere per diventare “giovane” anch'io.

Adesso mi precedono nella vecchia!

Ma leggendo il libro, che sprigionava un gusto di vita fatto di  incontri, novità, ricerca esistenziale e una certa dose di ingenuità, mi è venuta ancora più rabbia, per non aver vissuto la giovinezza quanto avrei voluto. Una giovinezza in qualche modo negata, vietata e vissuta solo in interstizi guadagnati a fatica.

Ora, in questo poco tempo che mi rimane vorrei proprio viverla a fondo con la profondità esistenziale con cui all'inizio della messa di una volta dicevano:

Ad Deum qui lætíficat iuventútem meam

Su quel tema ci sono ancora cose mi rattristano a fondo, ma sono troppo personali....

giovedì 10 agosto 2023

Quando c'era la cortina di ferro - 1 recensione

 Non ho trovato su goodreads.com il modo per recensire una delle mie letture estive. Sono costretto a farlo sul mio blog. Devo dividerlo in due parti.

Quando c'era la cortina di ferro 

Il libro è una raccolta di testimonianze relative agli incontri che a partire dalla seconda metà degli anni 60, alcuni giovani - poco più che ventenni che avevano scoperto il fascino del cristianesimo seguendo don Giussani - avevano fatto con delle altre realtà cattoliche nell'Europa centrale e orientale, allora sotto la “cortina di ferro”

Le testimonianze sono di diversi autori; si svolgono in un arco temporale molto lungo, poco più di vent'anni; trattano di diversi paesi, tutti accomunati  dal fatto di essere sotto il“regime comunista”.

Alcune cose mi hanno colpito:

  • L'atteggiamento dei partecipanti. Andavano per “incontrare e fare compagnia” a questi altri cristiani. Pur conoscendo personalità veramente eccezionali, nessuna idealizzazione e nemmeno, negli anni successivi in cui molti dei narratori sono appartenenti al movimento Comunione e Liberazione, nessun “proselitismo” o “colonizzazione religiosa”.
  • I racconti di certi viaggi un po' assurdi ed avventurosi, risolti grazie alla gentilezza ospitale di qualcuno incontrato a vlte per caso. Situazioni simili sono capitate anche a me, sebbene andassi per lavoro in URSS.

  • La Jugoslavia, che fu meta soprattutto dei primi periodi, sebbene non appartenesse al “Patto di Varsavia” e si tenesse a debita distanza dall'URSS, era comunque un regime parecchio autoritario.

  • La Polonia. Ai polacchi ultimamente non fregava nulla del discorso ideologico “comunismo o anti-comunismo”: si sentivano “colonizzati” dai russi. Molti di coloro che raccontano, sapevano un po' di russo e sapevano che nel curriculum scolastico dei polacchi rientrava il russo. Pensavano di usare quesa conoscenza. Invece guai a loro tentare di comunicare in russo con i polacchi: spesso si offendevano o comunque preferivano usare altre lingue.

  • La Cecoslovacchia. Taglio i brani sull'invasione. Mi hanno fatto un'impressione incredibile, soprattutto le descrizioni Praga: un posto bellissimo, abitato da gente colta, in un clima di vita incredibilmente difficile.

  • La Polonia, ancora: la figura di padre Franciszek Blachnicki . Pur essendo sotto un regime ufficialmente ateo, nella società polacca il cattolicesimo aveva un gran seguito ma per lo più formale, senza che il messaggio cristiano dicesse nulla alla vita concreta. Egli si accorse di questo. La sua opera, tra mille difficoltà fu per aiutare la gente, soprattutto i giovani, a vedere nella fede cristiana una via per rispondere alle domande fondamentali. Le sua figura era così popolare e capace di aggregare, che ebbe molte difficoltà causate dal regime. Morì quasi certamente per avvelenamento.

    (contina con osservazioni più personali)


sabato 1 luglio 2023

Quello che mi resta (di 10 Euro)

 

Ribadisco che il lavoro povero sia un problema grave. É positivo che ci siano forze politiche se ne rendano conto e vogliano ovviare alla situazione. Come ho già scritto qui, ho forti perplessità che la soluzione sia quella di “agire sugli output” e non sulla catena di cause.

Ora però vorrei aggiungere un elemento. Il problema non è tanto quanto “incasso” ma cosa posso fare con quello che incasso.

È ben diverso se, avendo necessità di una radiografia, posso ottenerla pagando solo il ticket al SSN oppure, per evitare attese improponibili devo “andare privatamente” con prezzi più cari!

Se ho bambini piccoli, quanto mi costa gestire la loro sorveglianza/cura in mia assenza?

Quanto mi costa “raggiungere fisicamente” il luogo di lavoro? Ricordo che nel 1999 si parlava di Mobility Management. Che se ne è fatto?

Quanto mi costa abitare in luoghi comodi al lavoro?

Su quest'ultimo tema vorrei citare un fatto personale: disoccupato cinquantanovenne, troppo giovane per la pensione e troppo vecchio per i recruiter, trovai un posto interessante ma a più di 500km da dove vivevo. Se fossi stato un ragazzo che voleva andar via di casa, sarebbe stato ottimo! Ma sposato con una moglie con un lavoro a presso Torino e casa a Torino, avrei dovuto pagarmi una ulteriore residenza in quella città: lo stipendio propostomi non diventava più competitivo.

Sempre su questo tema cito un fatto che mi ha lasciato perplesso sull'intelligenza delle persone. L'imprenditore di un notissimo locale di Venezia si lamentava su un noto giornale italiano, di non trovare personale ed incolpava il “reddito di cittadinanza”. A parte il buon senso che per lavorare in un locale simile occorre almeno una buona conoscenza dell'inglese ed altri skill, non certo da percettori RdC. A parte altre sciocchezze non fermate da chi intervistava, lo sanno anche i cani che Venezia è un “case study” di città spopolata di residenti per “colpa” del turismo, di AirBnb e anche nei dintorni non è facile trovare casa! A Torino esiste un piccolo quartiere detto “Villaggio Leumann” fatto costruire dall'imprenditore Napoleone Leumann per coloro che lavoravano nella sua azienda. Girando poi per la città, si trovano alcuni palazzi che la toponomastica popolare chiama “case Fiat”. Se questo signore cercava dipendenti magari poteva, consorziandosi con altri imprenditori, cercare luoghi abitativi.


Comunque bene combattere il lavoro povero, ma occorre

  1. Capire e agire sulle cause del lavoro povero.

  2. È povero se il contesto lo rende povero.

     

    sigla

lunedì 19 giugno 2023

Anche lo Yoga non è più quello di una volta

 

Ho lasciato perdere, con molto dispiacere, un corso di yoga che mi ha veramente deluso.

Avevo iniziato a praticare yoga, se ben ricordo, nel 1979 e allora mia aveva entusiasmato. Poi avevo smesso e ripreso ad intervalli di anni. L'ultimo impatto è stato assolutamente sgradevole.

Innanzitutto lo yoga mi aveva colpito per la sua essenzialità, bastava un piccolo spazio ed essere vestiti comodi: ora ci sono i mattoncini, le cinghie... boh? Andaiamo con ordine.

Avevo iniziato yoga presso l'associazione Italo-indiana. I corsi erano tenuti da indiani. Per me voleva dire scoprire un altro mondo e un altro modo di guardare alla realtà. Un modo fuori dagli schemi meccanicistici dell'occidente. Soprattutto era un modo diverso di guardare a quella macchina inefficiente che era il mio corpo: non sufficientemente alta, non sufficientemente veloce, non sufficientemente forte... con lo yoga il mio corpo non era più una macchina ma è parte di me! Una scoperta fantastica! Già da ragazzino, non so per quale motivo, ero stato visitato dal dott. Marcel Hutter. Non che i genitori mi avessero portato volutamente da lui, forse sostituiva qualcuno o rilasciava qualche certificato, infatti non lo vidi più. Il dottore mi disse di non dar troppo peso a quanto dicono di me i genitori, sulla mia inadeguatezza ai loro schemi, di fregarmene. Fu un' illuminazione, la caduta di un peso! Ma fu solo la pars destruens. Lo yoga mi aveva aiutato ad accettarmi, a ringraziare Dio di avermi creato: così. Tutto sommato belloccio.

Non voluti casi della vita, mi hanno costretto a smettere.  Ho poi ripreso lo Yoga molti anni dopo, ma dopo un po' di anni ho smesso perché l'insegnate era troppo attratto dalle varie correnti new age. Era molto bravo come insegnante di yoga, ma guadagnava di più con corsi di rei-ki e altre ciarlatanerie. Nei primi tempi i suoi momenti di yoga erano veramente belli, ma poi scivolava sempre più in digressioni da “rubrica della psicologa” del settimanale di ricette culinarie.

Nella scuola dove insegnava mia moglie si tenevano corsi di Yoga per insegnanti stressati, ma aperti anche ai famigliari. Mi aggregai. Ebbi un'impressione buona, ma il covid pose fine al breve periodo.

Recentemente nuovo corso da un'altra parte e grande delusione. Yoga dei mattoncini. Yoga performante. Ma quello che maggiormente mi lascia perplesso nel nuovo yoga è che mira all'esatto contrario:

Che io sappia Yoga ha la stessa etimologia sanscrita dell'italiano (l'attuale latino) “giogo” cioè unione. Invece nell'ultimo corso veniva proposto di rimanere concentrati su proprio respiro di non pensare a cosa dovrò fare dopo ecc... cioè “staccarmi”. Invece anche i miei pensieri, le mie preoccupazioni, la mia rabbia e la mia contentezza il mio affetto sono tutto parte di me. Non voglio perdere nulla, ma come nel primo yoga, quello degli indiani, valorizzare tutto. E poi perchè staccare? Così l'io-macchina recupererà energie per migliori performance: Blah!

 

 

 

 

sabato 13 maggio 2023

10 € di Antonio Ferrer.

 


Stavo scrivendo questa ri-lettura per nulla letteraria  (vedi figura) dei Promessi Sposi e mentre analizzavo il comportamento di Antonio Ferrer a proposito del calmiere sul prezzo del pane, mi è scattato un lampo che vorrei condividere. La colpa di Ferrer è quella di aver “agito sugli output” senza aver analizzato e corretto ove possibile tutto il processo che porta alla distribuzione del cibo. Invece l'agire sugli output porterà, nel romanzo, a dei problemi ulteriori.

Analogamente un grave problema attuale è il Lavoro povero. Cioè lavori, spesso utili, ma che non permettono di uscire dalla povertà pur lavorando.

Tra quelli che si rendono conto del problema e vorrebbero trovare una soluzione, molti propongono il salario minimo a 10 euro. Ottimo che esistano forze politiche, purtroppo minoritarie, che si rendano conto del problema, ma non rischiamo di fare come Antonio Ferrer? Cerchiamo anche di capire la cause.

Mi piacerebbe l'intervento di qualche sociologo. Io ho solo sensazioni, non ho dati quantitativi.

Ne butto lì alcune:

Le grandi catene al posto dei piccoli negozi . A parità di clientela totale e la somma delle merci vendute, i negozi davano stipendi da “piccola borghesia / alto proletariato” a chi ci lavorava. I profitti delle catene vengono divisi tra azionisti, qualche manager, qualche impiegato medio e tanta manovalanza.

Anche la moda dei sub-appalti, spesso a cascata,  in vari settori contribuisce a questo.

Agli inizi della mia carriera le software house lavoravano spesso su progetti chiavi in mano e solo alcuni in body-rental. Ora, dal sentore che ho, troppe software-house sono diventate agenzie di caporalato.

    Apro la sfida!

giovedì 27 aprile 2023

Mix tra Neil Young, Gipo Farassino e Zygmunt Bauman

Qui ho fatto una marmellata!

Ho notato che il titolo "Long may you run" , titolo di una vecchia canzone di Neil Young, ha quasi la stessa metrica di "Cor nen, va pian" titolo di una vecchia canzone di Gipo Farassino. Ho semplificato leggermente la musica di Neil Youg facendola diventare una specie di polka, ho piemontesizzato il testo.

Bisogna immaginarsi negli anni 80, quando non esistevano i GPS, c'erano i mangianastri, e il progresso degli anni del benessere mostrava le prime crepe.Quelle poche righe di Zygmunt Bauman spiegano il concetto.

 Peccato l'esecuzione non sia un grnachè, quando avrò tempo la rifaccio.


Testo in piemontese
(grafia incerta)

Dop 'd la cerimonia as và a fè disnè
ma l'agriturismo ën doua a l'è ? 
"Mi sai la strà: steme da press"
"Cor nen va pian"

Cor nen va pian,  cor nen va pian
 che coj darera a 's perdo
e se ti 't voesto andè pì lontan
cor nen va pian
 
Fè torna ste straiole tra le vigne e i prà
na vòlta ën bici e adess ën setà
Dal mangianastri a jè Gipo a cantè
cor nen va pian

Cor nen va pian (...)

 

Sempre pì 'n pressa sempre pì strac
t' a smia d'esse mai bogià
se ët vade fort 't ancòrse nen
se sbaglie strà

Cor nen va pian (...)

Cor nen va pian,  cor nen va pian
 che coj darera a 's perdo
adess che la pressa a l'è pess che la fam
cor nen va pian

 Traduzione Italiana

Dopo la  cerimonia si va a far pranzo
ma l'agriturismo dov'è
"Io so la strada, statemi dietro"
"Non  correre, va piano"
 
Non correre, va piano; non correre, va piano
che quelli dietro si perdono
e se vuoi andare più lontano
non correre, va piano

Far di nuovo quelle stradicciole tra le vigne e i prati
una volta in bici e adesso seduto 
da mangianastri che c'è Gipo che canta
"Cor nen va pian"

Non correre, va piano; non correre, va piano (ecc..)

Sempre più in fretta, sempre più stanco
e ti sembra di non esserti mai mosso
se vai forte non ti accorgi
se sbagli strada

Non correre, va piano; non correre, va piano (ecc..)
 
Non correre, va piano; non correre, va piano
che quelli dietro si perdono
adesso che la fretta è peggio della fame
non correre, va piano
 
 

giovedì 20 aprile 2023

Cantata sul balcone ai tempi del Covid

Ai tempi del Covid avevo fatto questa canzone, liberamente ispirata a "The Times They Are a-Changin' di Bob Dylan

In realtà l'ispirazione mi era venuta mentre andavo a suonare in un parco. Vedevo dei vecchi che chiacchieravano seduti su una panchina e pensavo alla polisemia piemontese della parola banca che vuol dire banca come in italiano, ma anche panca o panchina del parco. Inoltre l'espressione "bate ël cul 'sla pera" vuol dire anche fare fallimento, andare a rotoli economicamente, oltre che quello che indica fisicamente.

Testo 

(ammetto che la mia grafia piemontese è approssimativa)

 Madame e monsu che  v'ëncrde arivà

e 'nsima 'dna banca voi seve ënsetà
ël arpos a fà bin, ma esagerè nen
la strà a l'è ancora longa !
Bogeve le ciape e aoseve ën pè
perchè ij temp a cambio torna
 
E voi bogia-nen e voi berboton
che 'v seve ficave për tuti i canton
piantela ëd rumiè, chitè ëd cristonè 
ëncaminè a guardeve ën torn:
distopeve le orije e ëmparè a scotè
perchè ij temp a cambio torna

Ma ël temp cos' a l'è? E già che lo sai!
basta mac che niun ëm lo ciama
Nosgnor a l'ha falo ënsema ël mond
a l'ha nen crealo prima
Mac për l'amor ij son stait ën ritard
Ma ij temp a torno ancora!
 
ël temp a l'è òr, a diso tuti parei
ma la mòrt a veul nen i sòld për scusa
nè coi re nè coi general
la mòrt ha l'ha niun risgoard
Mac  për l'Amor val la pen-a 'd ruschè
quand che ij temp a cambio torna!
 
Madame e monso che seve ënsetà
'v 'n ancòrse nen  che la banca a talòcia
'v arcordo ch' a l'è nen pròpe bel 
volè giù e bate ël cul ën 's na pera 
Bogeve le ciape e aoseve ën pè
perchè ij temp a cambio torna

Traduzione in italiano

Signore e signori che credete di essere arrivati
e sopra una banca/panca voi siete seduti
il riposo fa bene, ma non esagerate!
La strada è ancora lunga
Muovete le chiappe e alzatevi in piedi
Perché i tempi cambiano di nuovo

E voi bogia-nen (intraducibile) e voi brontoloni
che vi siete messi in tutti gli angoli
smettetela di ruminare, cessate di bestemmiare
cominciate a guardarvi attorno
disotturatevi le orecchie e imparate ad ascoltare
Perché i tempi cambiano di nuovo

Ma il tempo che cos'è? E già che lo so!
Basta solo che nessuno me lo chieda
Iddio l'ha fatto insieme al mondo
Non l'ha creato prima
Soltanto per l'Amore sono stato in ritardo
ma i tempi ritornano ancora!

Il tempo è oro! dicono tutti così
ma la morte non vuole i soldi per scusa
nè col Re nè con i generali,
la morte ha nessun riguardo
Solo per Amore val la pena impegnarsi
Quando i tempi cambiano di nuovo

Signore e signori che siete seduti
non vi accorgete che la banca/panca è instabile?
Vi ricordo che non è proprio bello
volare giù e fare fallimento / battere il culo sulla pietra
Muovete le chiappe, alzatevi in piedi
Perché i tempi cambiano di nuovo

Riferimenti
La prima, seconda e quinta strofa sono totalmente di mia invenzione, la terza si riferisce al discorso sull'essenza del tempo di Sant'Agostino, la quarta alla canzone Barun Litrun


 




 

mercoledì 1 marzo 2023

Fatui Rancori - Caterina Caselli, antidoto dell'Amaro Cora

 Anni fa avevo iniziato a scrivere una specie di autobiografia, ma strutturara in modo da citare direttamente o indirettamente la musica cosiddetta "leggera" che ha accompaganto la mia infanzia e la mia giovinezza. Ho lasciato perdere, ma alcuni passi li rendo pubblici in questo blog

Caterina Caselli, antidoto dell'Amaro Cora.

Oggi ci preoccupiamo che le immagini di violenza e sesso trasmesse dai media impressionino e turbino i bambini. Giusta preoccupazione. Nei primi anni 60 quel che la TV trasmetteva era passato al vaglio di una fitta rete di censure e autocensure. Eppure ci fu un Carosello che mi causò quasi un trauma infantile: la pubblicità dell'Amaro Cora. La scenetta era interpretata da un'attrice che doveva essere piuttosto avvenente, ma completamente oca. Io che della "donna" in astratto non avevo già una idea molto positiva, forse perché andavo a scuola dalle suore ...omissis... ero sconvolto, terrorizzato all'idea di poter sposare, attratto dalla bellezza, una donna così stupida. Ma il terrore del rapporto con la donna in qualche modo metteva in crisi il ruolo di maschio, ulteriormente penalizzato dalla mia incapacità di giocare e addirittura di capire il calcio, allora il gioco maschile per eccellenza omissis...

Fu sempre il sistema dai media, radio e TV, a lanciare alla mia psiche un'ancora di salvezza... "All'improvviso arrivi tu!" Non posso affermare che a 11 anni fossi innamorato di Caterina Caselli, perché le sensazioni degli 11 anni erano diversissime da quelli che avrei provato qualche anno dopo. Caterina Caselli rappresentava un modello positivo di donna. Bella, ma non una donna fatale, non un donna che attrae ed irretisce. Caterina cantando aveva lo sguardo lungo, non puntava dritto come volesse interpellarti. Mi piaceva la sua voce, la sua carica di vita. Anche Rita Pavone non era una vamp ed era piena di energia, ma aveva l'atteggiamento della classica ragazza più grande rompiscatole che se c'è un gioco cretino lo propone sempre "Su! Su facciamolo tutti insieme! IO sono quella che dice "L'orologio di Milano fa Tic-tac! ...Ah tu ti stavi muovendo!!..."

Caterina Caselli invece era perfetta. Se avessi avuto una sorella maggiore avrei voluto che fosse stata lei.

La sua canzone per me più significativa: "Sono bugiarda". Mi esaltavano quegli accordi di Hammond. Il titolo e poi il testo aprirono la mia mente. Non sapevo ancora cosa fosse un paradosso, ne il paradosso del mentitore in particolare e la riformulazione di questo stesso fatta da Buridano, mai sentito parlare dei Koan dei monaci zen, meno che mai del Terorema di Goedel ed altre piacevolezze, semplicemente la frase "Io sono bugiarda" diede un energico colpo di manovella alle sinapsi che il mio cervello adibiva alla logica.

Il testo: in seguito approfondii questo tema con una canzone strutturalmente analoga anche se più colta, poetica e circostanziata "Il testamento di Tito" di De Andrè.

Posso avere tutte le teorie che voglio, fin che sono astratte. Ma quando "all'improvviso arrivi tu", davanti ad una presenza concreta le teorie vanno a farsi.... La legge, articolo per articolo si può smontare, dimostrare che è ingiusta o inadeguata, solo davanti a "Quel Nazareno”, “quell'uomo che muore/madre ho imparato l'amore”

mercoledì 15 febbraio 2023

Sanremo 2023

 Da anni non seguo più il festival di Sanremo.

Ricordo quando ero bambino di aver visto un festival di Sanremo in cui avevano invitato Louis Armstrong e sono stato veramente colpito: come vedere giocare Maradona in una partita tra scapoli e ammogliati. Ho capito che la musica era da un'altra parte. (Poi mi sono ricreduto, c'era del buono anche nella cosiddetta musica leggera)

Non ho mai concepito una competizione tra canzoni. Un po' perchè non amo la competizione in generale, un po' perchè la musica ti regala emozioni legati a certi momenti, che in altri stati d'animo ti possono dire poco.

Concordo totalmente con il personaggio di Nichetti che si è addormentato guardando il festival di Sanremo ed ha dorminto vent'anni. 

Non ho mai amato l'iltaliume pippobaudesco  che il festival rappresenta.

Quando ho saputo del ventilato intervento di Zelensky ho scritto una lettera al giornale Avvenire, perchè se è vero che "anche i Russi guardano Sanremo" e se è vero che l'obiettivo è la pace, allora la soluzione è dare spazio a tutte le voci soffocate in Russia che sono contrarie o almeno scettiche sulla guerra; non certo dare corda alla narrazione putiniana che vuole una Russia circondata da nemici e costretta ad invadere altri stati per difendersi.

La lettera è stata pubblicata  in un contesto più ampio

Non solo, il giornale ha continuato con questo articolo 

Purtroppo gli itagliacani hanno deciso di non seguire questi consigli, ma leggendo un intervento di Zelens'kyj a tarda ora hanno inviato i seguenti messaggi: Russi, siamo parte del mondo cattivo che vi circonda; Ucraini, stiamo con voi, ma senza impegnarci troppo. Doppia figura di palta.

Qui pongo i link alla canzone pacifista "antica" di Bulat Okudžava

https://www.youtube.com/watch?v=QRoSbZ5EuIQ

qui i link alle canzoni di  Jury Shevchuk

Su un episodio che poteva suggerici qualcosa sull'involuzione russa

Non sparate (citata nell'articolo)

e poi una dedicata a Putin Kirill Lavrov Medvedev Berlusconi Orsini ecc...

 

 


domenica 29 gennaio 2023

Prova ChatGPT

 Ieri sera, per puro passatempo ho provato a chiacchierare con ChatGPT

Sapendo che non dovevo chiedere su eventi relativi al 2022 non ancora caricati nel database, ho fatto una domanda relativa al 1967, che sebbene mi avesse colpito molto quand'ero ragazzino e fosse accaduta a pochi km da casa mia, ne avevano parlato per giorni la TV e tutti i giornali d'Italia:

Se avesse detto "Non lo so" e basta avrebbe fatto più bella figura, perchè avendo specificato 1967, che cosa doveva dire "negli anni passati..." e "cercare maggiori informazioni" ?

Provato a cercare con Google "1967 calciatore morto auto " ed ho ottenuto


Ho provato a chiedere una domanda abbastanza specialistica di etnomusicologia 


Se non avesse detto nulla avrebbe fatto più bella figura. Se non lo sai OK, ma perchè dire una fesseria?

Ho provato, sapendo di non avere risposte a chiedere le recensioni dei miei e-book

Poteva fermarsi alla prima frase. Mi ha fatto l'impressione dello scolaretto secchione interrogato che non sa, ma "deve dire qualcosa" e si rende antipatico ai compagni.


E qui siamo nel "non so cosa dire, ma dico qualcosa di politically correct, non si sa mai".

Mi è venuta in mente la commedia "La cantatrice calva" di E. Ionesco 

Mi sono consolato con 


 A questo e-book ci tengo tantissimo e non ha venduto praticamente nulla, ed ho avuto solo un giudizio positivo su un punto, da padre Bruno Castricini. Almeno ChatGPT ha apprezzato l'idea!

domenica 15 gennaio 2023

Spiriti sulla neve - mia ultima lettura

 

Non riuscendo a metterlo su Goodread.com recensisco qui la mia ultima lettura


Ho sentito la presentazione del libro e istintivamente ho pensato “Questo libro sarebbe piaciuto a Zia Luciana!”

La zia era stata per circa trent'anni impiegata presso il comune di Torino e per molto tempo segretaria di Guido Secreto, quando questi ricoprì le funzioni di vice-sindaco e di sindaco. La zia amava leggere romanzi, la storia, il Piemonte, gli “archivi” e conosceva bene come il fattore umano interveniva nei rapporti politici.

Il libro è un romanzo storico. Una storia romanzata, con molti personaggi veramente esistiti e richiami ad episodi reali. Vi sono brani – lettere - prese da documenti dell'Archivio Storico Torinese e riferiti in nota, ove copiati, ove riassunti.

La prima parte ci presenta il Forte diFenestrelle, usato allora sia come carcere sia come postazione di artiglieria: descrive il modo di vivere dei soldati e dei vari tipi di prigionieri.

Ci ricorda anche un dettaglio che la narrazione risorgimentale non tiene conto, ignorando la complessità di quei cinquant'anni di storia: cioè che la “vecchia” generazione dei risorgimentali qui in Piemonte era composta da molti ufficiali del Regno di Sardegna che erano di “scuola” napoleonica. La classe politica della restaurazione non poteva fare a meno di loro, un ufficiale di artiglieria non si forma in due giorni, ma neppure si fidava ciecamente. Gli ufficiali da un lato vivevano faticosamente il cambio del “regime”, tra loro erano sospettosi del “passato” dei colleghi e di esser loro stessi sospettati. Uno di questi è il colonnello Gaspare De Andreis, il protagonista, comandante del Forte.


Nella seconda parte incalza il racconto del “giallo” che ovviamente non dico, ma il lettore può facilmente immaginare.

Personalmente sono rimasto dispiaciuto per un'ombra molto negativa su Brofferio, personaggio che mi stava simpatico avendo sentito le sue canzoni “Me ritorn” “Metestament”. Ognuno ha i suoi lati oscuri.

Di striscio, cita positivamente Giulia di Barolo, guarda caso anche lei di scuola napoleonica, ma fa fare una brutta figura ai “preti”. Abituato ai “santi sociali” sono rimasto un po' di stucco, ma guardando le date, nel 1832 don Cottolengo era agli inizi della sua opera, don Cafasso non era ancora prete,don Bosco un ragazzo, Faa di Bruno e Murialdo bambini... e questi stessi “santi sociali” non ebbero vita facile nella chiesa torinese.

Più di una volta De Andreis dice di non aver tradito gli ideali di gioventù, ma che gli ideali non vanno perseguiti con gesti rivoluzioni eclatanti e inconcludenti o peggio, causa solo di morti inutili; piuttosto vanno realizzati in azioni concrete che lui intraprende ed io non sto a raccontare.

Penso che molti si siano dedicati alla politica ispirati da idee di grandi cambiamenti e poi si trovano a doversi occupare di temi apparentemente banali – soprattutto nella politica locale – ma sono proprio questi temi che toccano la quotidianità e la qualità della vita di tanti cittadini.

Ne posso dedurre che uno dei due autori si sia rispecchiato in De Andreis!

 

giovedì 12 gennaio 2023

Gatij Ëd Gòj


  Mazurka di Piergiorgio Graglia. Mio tentativo di vedere come funzionano i video nel blog

martedì 3 gennaio 2023

Effetto Dunning-Kruger a Betlemme

 


Per l'Epifania di quest'anno vorrei parlare del cosiddetto effetto Dunning-Kruger.

Ho riportato il grafico che solitamente illustra questo tema, facendo alcune personalizzazioni, ma senza toccare la linea rossa che traccia l'andamento della funzione. Vediamo sull'asse delle ascisse l'effettiva conoscenza di un certo argomento, su quello delle ordinate quanto una certa persona pensa di averne competenza.

Davanti ad un qualsiasi argomento totalmente ignoto, siamo nell'origine degli assi cartesiani. Se uno lo sente appena nominare, è consapevole non conoscerlo. Quando ne approfondisce appena la conoscenza si illude di saperne molto, ma inoltrandosi sempre di più nell'argomento scopre quanto questo sia vasto: diventa consapevole delle proprie lacune e sa che occorre tempo e lavoro per colmarle. Quindi, paradossalmente, chi ne sa solo un pochettino è convinto di padroneggiare l'argomento meglio di chi ne sa molto di più. È una situazione che dovrebbe essere ben nota a quell* che oggi si chiamano “recruiter”, ma non apro polemiche sotto le feste, anche perchè mi interessa parlare d'altro.

Già Socrate pare dicesse “so, perchè so di non sapere”, ma David Dunning e Justin Kruger fecero degli studi puntuali, con test sperimentali per avere valutazioni qualitative e quantitative su questo fenomeno. Per tali studi e la pubblicazione del saggio Unskilled and Unaware of It: How Difficulties in Recognizing One's Own Incompetence Lead to Inflated Self-Assessments nel 2000 furono insigniti del premio satirico Ig Nobel, ma a me pare che questo sia un argomento molto serio.

Torniamo Betlemme. La linea nera che ho aggiunto nel grafico, incrocia la rossa nei punti che rappresentano chi è presente davanti a Gesù Bambino: si trova in basso abbastanza nell'asse delle ordinate. 

I Pastori, solitamente considerati una classe modesta e ignorante, hanno un'unica informazione, l'annuncio degli angeli e vanno dove viene loro indicato. Nel presepe non ci sono scribi, farisei, sadducei e altri rappresentati della upper-middle-class di allora, che per aver sentito qualcosa della Torà e fatto qualche abluzione si credono a posto. Ci sono i magi, dei saggi che spingendosi nella ricerca del significato dell'esistenza, diventano consapevoli della finitezza del loro sapere di fronte all'immensità del Mistero dell'Essere e sono disposti alla fatica di un lungo viaggio