mercoledì 14 dicembre 2022

The Myth Of Meritocracy– mia ultima lettura

 

Ho terminato la lettura di THE MYTH OF MERITOCRACY. 


L'ho letto in un lasso di tempo molto lungo, sullo smartphone nei tempi di attesa (tram, dentista ecc...) e il testo è in inglese. Ammetto di essermi perso qualcosa. Alcune considerazioni.

  1. Non sapevo l'origine del termine “meritocrazia” che alcuni usano come avesse un senso ovviamente positivo, mentre qualcuno più saggio ha qualche riserva (cliccare qui dal minuto 2e 50 secondi): Ebbene questo termine deriva da un racconto distopico

  2. La situazione descritta è orientata al mondo inglese. In particolare i valori statistici sono legati a quella nazione. Con le dovute differenze – sistema scolastico, governi che si sono succeduti, ecc... - la situazione italiana non è molto diversa.

  3. Verso la fine ci sono due critiche alla sinistra, che non spostano ovviamente a destra le simpatie dell'autore e del lettore. Critica la divisione: sinistra ci prendiamo le battaglie culturali (anti-razzismo, LGBT+, femminismo, ecc...) e la destra si prende l'economia

  4. L'altra critica è all'idea dei New Labour di puntare sull'uguaglianza di opportunità. Questa è molto utopica, perché sorge da una visione astratta della vita. Non è come una roulette che non ha memoria dei risultati passati (nonostante i cretini che giocano i “ritardi”) ma tiene conto di tutta una storia personale accumulata. Lo stesso “treno che passa” uguale davanti a tutti, ci sarà chi riuscirà a salire facilmente e chi no.

  5. L'altra cosa che mi ha colpito molto, è spiegata nelle ultime pagine. L'ideologia dell'american dream - ma che ha coplito anche oltre oceano - secondo la quale ci sono opportunità per tutti, basta impegnarsi e saperle sfruttare, fa sì anche il povero si senta “temporaneamente” povero, il disoccupato “temporaneamente” disoccupato, e così via. Questo fa sì che non si cerchi un'uguaglianza nel soddisfacimento dei bisogni basilari, ma addirittura il poveraccio guardi con sospetto la progressività fiscale (che lo aiuterebbe) temendo che “se un giorno diventassi ricco...”


giovedì 1 dicembre 2022

Manifesto per un altro PD

 Riporto qui quanto ho scritto a chi chiedeva adesioni a quel manifesto.

Premessa: una mia “posizione politica” risale a quando avevo 12 anni, 1968, affascinato delle immagini televisive di chi protestava contro la guerra in VietNam, per i diritti civili e nello stesso tempo sconvolto dai carri armati che entravano a Praga. Vedevo nei giovani praghesi la stessa bellezza che trovavo in quelli americani o i "contestatori" francesi. Quindi di sinistra, ma pesantemente antisovietico. Con varie “sfumature” e diverse valutazioni causate dalle esperienze personali e i diversi contesti susseguitisi in questi 54 anni, la mia visione politica è sostanzialmente quella. Quante volte mi sarebbe piaciuto essere tedesco, svedese, inglese, francese per avere una sinistra non egemonizzata da un partito filo-sovietico! Come non potevo essere interessato al Manifesto per un altro PD letto (in copia non mia, lo ammetto) su “IL FOGLIO” ?


Alcuni punti mi trovano d'accordo, altri meno

Essere il partito dei lavoratori significa esserlo di tutti, anche delle partite Iva e dei lavoratori autonomi. Finalmente! Io iniziai a lavorare nel 1980 presso una software house, pur con un regolare contratto prima commercio, poi industria, ma mi accorsi come il terziario avanzato riusciva ad eludere tanti dettàmi che avevano migliorato le condizioni dei lavoratori, e nel contempo di come i sindacati e la sinistra se ne fregassero, pensando ad un “operaio” che stava, in percentuale, scomparendo rispetto ai lavori che stavano sorgendo. Quindi aggiungerei anche i lavoratori dipendenti delle piccole aziende.

Populismo penale? Una forza di centrosinistra non può permettersi derive forcaiole e giustizialiste. OK

Il PD è l'unico partito che ha una comunità politica sul territorio e merita un gruppo dirigente adulto e coraggioso. Boh?

Serve attenzione per contrastare l'approccio polacco all'Unione, per impedirne le conseguenze peggiori. Non sono uno stratega. Mi sembra solo che l'approccio “salviniano” non sia dei più furbi.

Sbaglia chi si mobilita per la pace senza qualificarne in alcun modo le condizioni in capo all'aggressore. Certo, ma occorre anche non essere ingenui e tenere conto che la guerra conviene a molti

L'esperienza di Draghi ci ha insegnato che l'aumento della produttività aiuta la lotta alle disuguaglianze. Cosa si intende per produttività? Se è il rapporto tra beneficio e “sforzo” per ottenerlo sono d'accordo. Se si pensa che sia meglio favorire i settori biomedico, informatica e telecomunicazioni, etc... piuttosto che proteggere bagnini e pizzaioli sono assolutamente d'accordo. Se ce lo ha insegnato l'esperienza di Draghi, non saprei. Comunque usando astrattamente la parola produttività si possono fare cose “molto” di destra!

Non c'è produzione di ricchezza senza imprese, valorizzazione dell'iniziativa, del talento e del sacrificio. Mi ricorda un fatto meglio raccontato in piemontese. Un avvocato stava facendo la sua arringa e l'imputato lo interrompe urlando, “Avvocato, la faccia più breve, altrimenti perdiamo la causa!” Mi sarei fermato alla parola iniziativa, magari aggiungendo “e del rischio” ma trovo ambigua la parola “del talento” e orribile “del sacrificio”. Tutto l'antico testamento è un'invettiva contro coloro che “sacrificano agli dei” (lo ribadisce anche Massimo Recalcati!) Molti martiri cristiani furono uccisi perché rifiutavano di sacrificare. Quando i barbari saccheggiarono Roma, alcuni patrizi videro come causa di questo scempio, l'aver smesso di “sacrificare” alla divinità. Agostino, nel “De civitate Dei” contesta quest'affermazione dicendo che Roma era diventata grande, non per i sacrifici ma per la “virtù” dei romani antichi. Detta in termini terra-terra quando io scelgo un prodotto/servizio i parametri che mi muovono sono la mia necessità e la qualità offertami, cioè la virtù di chi capisce la mia necessità/ interpreta il mio gusto. Non mi interessa quanto il fornitore abbia “sofferto” anzi, se so che ci sono condizioni di lavoro di sfruttamento o pericolosità, tendo ad evitare quel prodotto/servizio. Non mi faccio mai portare i pasti dai “delivery” per dire. Su questo punto mi trovate fermamente contrario.

Un partito vince se ha un'identità forte e viene percepito come autentico il suo “per”, non solo il suo “contro”. Infatti la DC nel primo dopoguerra aveva al suo interno gente di sinistra di area sindacale, monarchici, liberali, conservatori, tecnocrati progressisti... e vinceva perché era l'argine al PCI. 😂  Con tutto ciò, sapere cosa si vuole, è meglio. Il controesempio fatto sulla DC funzionava anche per la legge elettorale proporzionale con preferenze.
 
Cordiali saluti e buon lavoro!