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martedì 15 settembre 2026

Perché il governo Meloni non è il più longevo della storia repubblicana.


Premesso che il fatto che un governo sia longevo di per sé non è né un bene né un male.

Premetto anche che qui non esprimo giudizi politici o morali sui governi che cito.

Mi riferisco semplicemente a sensazioni che mi ritornano dalla lettura dei testi di Nassim Nicholas Taleb, matematico e opinionista libanese greco-ortodosso trapiantato in USA. In particolare ai libri “Il cigno nero” e “Antifragile”

Sarebbe lungo riassumere i concetti di questi due ponderosi testi in poche pagine, ma il punto era che in un sistema complesso, non monolitico, piccole scosse possono modificarlo “in meglio” mentre grandi scosse lo distruggono. Invece i sistemi non-antifragili, le “piccole” scosse non danno nessun miglioramento, e le “grandi” distruggono.

Anche un po' per il mio hobby di etnomusicologo, vedo come certe musiche, balli e feste tradizionali se sopravvivono alla falce del tempo, è perché introducono piccoli cambiamenti, che non stravolgono il senso originario, ma lo esprimono nel contesto culturale del momento.

Cosa debba intendersi per piccole, grandi, miglioramento … beh è un po' complesso, ma procediamo

Guardiamo alla cosiddetta “prima repubblica”.

Abbiamo di fatto avuto cinque governi, di cui tre durati una decina d'anni.

I governi di centro sono durati dal 1948 alla vigilia del famigerato governo Tambroni del 1960.

Durante questo governo, che era sorto da “riadattamenti” del centro troppo verso destra, vi funrono scontri violenti, con anche dei morti ricordati da questa canzone.

Da qui il centro-sinistra, dove l'asse portante era l'accordo tra i democristiani e i socialisti, nelle loro varie edizioni.

Questo governo durò, mal contati, un'altra decina abbondante di anni.

Fu seguito dall' “Unità Nazionale” a cui fece seguito il cosiddetta “pentapartito” o CAF (Craxi- Andreotti-Forlani) che durò altri dieci anni buoni, fino alla fine della prima repubblica.

E' vero che spesso cadevano, cambiavano i nomi dei presidenti del consiglio, i ministri e sottosegretari si scambiavano ufficio. C'erano i governi balneari, i monocolore di breve durata, ma erano piccoli aggiustamenti di rotta, verso una direzione ben definita.

Per dirla da ScrumMaster, cambiava qualche TeamMember, ma il ReleaseGoal rimaneva lo stesso.

Ricordiamo che allora c'era un'ampia partecipazione al voto, un sistema senza premi di maggioranze e di fatto i governi si adattavano agli equilibri degli “stakeholder” della società italiana. Questi equilibri non necessariamente erano il risultato di nuove elezioni, ma elezioni locali che davano segnali all'equilibro tra i partiti o correnti DC; congressi interni dei partiti che ne mutavano gli equilibri; pressioni esterne.

Nonostante quello che si diceva allora c'era maggior aderenza tra il paese reale e il paese legale. Che poi “legale” non avesse sempre un valore positivo, come ho scritto all'inizio, in questo post non emetto giudizi di valore.

Invece con la seconda repubblica, con la fine dei partiti tradizionali, con il concentrarsi sul leader che più che altro è un bravo animale da talkshow e non un tessitore alla Cavour, con il mito della governabilità, abbiamo governi di lunga durata, ma senza una prospettiva, una “vision” che non sia la propria sopravvivenza.

Nella foto, tal Massimiliano Cencelli,al cui nome è legato il famoso manuale che da un peso alle varie cariche per calcolare gli equilibri tra i sostenitori del governo.

sabato 20 dicembre 2025

Il Monello

 

Tra poco è Natale e "bisogna essere più buoni". Quindi mi affretto a scrivere questo post che contiene una cattiveria. Tra l'altro avrei già potuto scriverlo molto tempo fa, ma oggi non pare la situazione sia cambiata. 

Passeggiando per le vie del mio quartiere, in particolare Corso Tazzoli, si vedono spesso gruppi di camper, auto ecc. di "nomadi", che si accampano, usando un eufemismo, senza rispetto per le abitazioni vicine. 

A parte la domanda già un po cattivella. "Chissà perché si piazzano sempre vicino a case popolari? Non sarebbe meglio andassero in quelle vie nel quadrilatero tra Corso Einaudi, corso Galileo Ferraris, Corso Stati Uniti e corso Duca degli Abruzzi ? Oppure in Piazza Crimea e dintorni? "

Quello che succede è che ogni tanto un noto politico, oggi assessore regionale, e gli appartenenti alla sua area di fatto fingono di far cacciare costoro. Questi si spostano e vengono nuovamente cacciati - li abbiamo visti in via Pernati di Momo, oppure presso il parco Di Vittorio - e poi ritornano magari dopo un po'. Ho quasi il sospetto che questo signore e "nomadi" siano come Chaplin e il ragazzino nel film "il monello". Lui rompe il vetro e casualmente passa Chaplin, vetraio ambulante, a riparalo!

A parte il cattivo pensiero, che sarà solo un cattivo pensiero, ma viene spontaneo, la presenza dei "nomadi" è problematica. A differenza di tanti "immigrati" che tanto spaventano gli elettori di destra, e che comunque non sono tutti uguali come problemi e difficoltà., questi sono ancora più difficili da trattare. Occorrerebbe "investire" coinvolgendo chi ha storie di successo nel rapporto con loro, e ovviamente "pagando" spazi fisici - che non mancano - e personale perchè non si può delegare tematiche critiche al volontariato . 

Quello che mi sconvolge è lo scenario politico. Da un lato una "sinistra" che "pensa in grande". Certo servono anche i grandi progetti, la metropolitana 2, l'aereospace ecc... ma non si possono ignorare le problematiche spicciole del territorio. Dall'altro canto una "destra" che coglie le difficoltà, le strumentalizza per avere consenso finchè è all'opposizione, ma una volta ottenuto questo consenso ... stiamo già dando... Basta così


mercoledì 11 settembre 2024

Canzone triste, beati loro !

 

Domenica scorsa sono stato alla festa del PD perché speravo di incontrare Fausto Amodei. Non pensavo che alla sua età (90) partecipasse ancora ad incontri pubblici. Infatti lui non ha potuto presenziare per motivi di salute, ma Carlo Pestelli ha interpretato molte canzoni legate alla storia di Cantacronache.

Su un punto ho avuto un rigurgito. La “canzone triste” con testo di Italo Calvino e musica di Sergio Liberovici. 

Una coppia appena sposata faticava a trovare momenti di convivenza e intimità a causa dei turni di lavoro che li occupavano con orari diversi. 

Bello che i borghesi illuminati si commuovessero per le difficoltà anche affettive delle classi subalterne!

Però la situazione mia e di mia moglie nella primavera del 1991 (sposati nel settembre del 1990) era peggiore di quella di quei due personaggi 

“Soltanto un bacio in fretta posso darti / bere un caffè tenendoti per mano.” dice la canzone. Noi nemmeno quello.  Io avevo un lavoro che mi faceva stare in trasferta tutta la settimana. Arrivavo a Torino il venerdì sera e ripartivo il lunedì mattina. Sabato lei lavorava dalle 8 alle 12. Non che la mia trasferta fosse dettata da voglia di carriera, o che mi dessero qualche “benefit” per il disagio. Mi pagavano giusto vitto e albergo, ma non la telefonata a casa (non esistevano i telefonini nel 1991). Non avevo alternative.

Nel 1980, per motivi che non sto a rievocare, ero finito nel cosiddetto “terziario avanzato”. Un modo di lavorare completamente diverso da quello della fabbrica/ufficio tradizionale, ed in questo nuovo contesto potevano sorgere, e sorgevano, forme di sfruttamento molto più sottili, sempre peggiorate nel corso del decennio della "Milano da bere".

Ma né il sindacato né la sinistra tradizionale si accorgevano di quello. Loro vivevano orientati ad un “operaio” tradizionale nella grande fabbrica o all'impiegato nella pubblica amministrazione. Non si accorgevano che da allora in poi i nuovi posti di lavoro sarebbero sempre stati più simili a quelli della “software house”?

Per questo se da un lato la destra propone schifezze inaccettabili, arroganza, volgarità, difesa dell'illegalità (es. condoni) e privilegi, insomma non è un interolocutore da prendere in considerazione, non è che la sinistra sia il punto di riferimento per la difesa dei tuoi diritti, per sperare in un domani migliore ecc... Loro contavano le "tessere" che erano sempre meno e si lamentavano che i giovani erano disimpegnati. Ma che ti tesseravi a fare se i tuoi problemi non venivano presi in considerazione? e il ciclo si chiudeva.

Un dettaglio: la canzone dice anche “Lei s'alzava all'alba/prendeva il tram,” e “Mattina e sera i tram degli operai...” Beati loro che per raggiungere da casa il posto di lavoro avevano il servizio del trasporto pubblico locale. Noi spesso dovevamo usare la nostra auto, non più uno strumento di benessere o simbolo di avanzamento sociale com'era per i nostri genitori (poco più che coetanei di Fausto Amodei) ma un costo in più, un fattore di rischio e di stress!!

sabato 6 gennaio 2018

Speciale elezioni

Anche se twitter ha gentilmente aumentato il numero dei caratteri disponibili, questi non sono sufficienti per segnarmi i pensieri che mi passeranno per la testa da qui al 4 marzo.
Come avevo fatto per il referendum sulle riforme costituzionali del 4 dicembre (eh sempre 4, chissà se qualche cabalista sa trarne sinificati occulti!), riprendo questo vecchio blog ormai stantio per segnarmi ogni tanto qualche considerazione.