domenica 31 marzo 2013

Agile senza Saperlo 12 - Malvern, PA

Avevo promesso, nel mio post precedente, un  post "irreligioso". Ho meditato a fondo ma il testo mi sembrava sempre molto lungo, così sono stato costretto ad andare per gradi.
1) Avevo parlato molto tempo fa di quelle che mio zio chiama "le trote di Avigliana", vale a dire quel rispetto formale delle regole, ma prive di ogni relazione con il motivo che le genera, come i frati malvagi del racconto: essi fingevano di pescare bistecche nel Lago di Avigliana, così  mangiavano quel tipo di "pesce" anche in quaresima. Ogni organizzazione rischia di creare le proprie "trote di Avigliana".

2) Il libro fondamentale della mia vita è stato "il senso religioso" di don Giussani, ma alcuni anni prima avevo letto un testo che mi è stato propedeutico; si intitola "La seduzione dello spirito. Uso ed abuso della religione popolare" autore Harvey Cox.
Non affrontava il discorso religioso da un punto di vista teologico o filosofico, quel tema per l'A. poteva stare sotto la voce “fede”. Anzi, ad un certo punto sostiene che, negli anni '50, nell'incalzare del secolarismo, si parlava di “fede senza religione”, mentre oggi (cioè negli anni '70) si verifica la presenza di “religione senza fede”.
Per l'autore la religione ha due modalità espressive: i miti e i riti o racconti e segnali. Giudica positiva la presenza dei riti-segnali .... ma sottolinea l'esigenza di rivalutare il “racconto”, cioè la parte autobiografica. Cita le autobiografie da S.Agostino a T.Merton... e per parecchi capitoli procede con la propria.
 “Io” non ero più da censurare come impedimento all'oggettività del giudizio, anzi, un giudizio senza “io” è come un semaforo senza strade.
La religione genera una grande capacità di “attivarsi”, perché mantiene la memoria, ipotizza una meta, sviluppa relazioni tra le persone. 
L'Autore vedeva un lato ambiguo o negativo della religione, quando si manifestava il prevalere del rito sul mito, del segnale sul racconto. La carica di significato, di capacità comunicativa e mobilitante del segnale, in assenza della testimonianza, cioè del coinvolgimento di chi comunicava e della riflessione di chi coglieva il messaggio, diventava appunto seduzione.
Su questo punto ulteriore tornerò nel mio prossimo post.
3) Nella sua autobiografia parlava della sua città natale, Malvern, PA. La cosa che mi colpì di più del libro è la descrizione di questa città con  circa duemila abitanti ma luoghi di culto per otto confessioni religiose diverse. Eppure c'era chi la domenica mattina, prendeva l'auto e si recava nel paese vicino perchè costoro erano di ancora altre confessioni religiose. Sono rimasto colpito da questa comunità capace di rispettare profondamente il diverso cammino religioso dell'altro e ritengo che la vera convivenza sia la capacità rispettare la divestità dell'altro. Il rispetto della diversità altrui è secondo me anche alla base del team agili.






lunedì 11 marzo 2013

Scrum in church (4) - The Plague

Ritorno ad un articolo molto interessante citato in questi miei precedenti post.
http://giovanedilungocorso.blogspot.it/2011/07/scrum-in-church-1-parte.html

 L'autrice è la Rev. Arline Sutherland, teologa unitariana e moglie di Jeff, uno dei "padri" di Scrum.
Di questo articolo mi aveva colpito particolarmente il giudizio:
"i modi in cui ci organizziamo, le strutture che creiamo per ordinare le nostre vite, e il nostro lavoro, rispecchiano la nostra più profonda visone teologica"

Questo giudizio mi è tornato in mente nella lettura del libro "The Rise of Christianity" di Rodney Stark. Un libro che esamina, con piglio sociologico, di come, a partire dalla loro idea di Dio, i cristiani dei primi secoli, organizzassero il loro modo di vivere, e questo modo di vivere, apparentemente più morigerato fosse "mediamente" più vantaggioso per l'esistenza in quel contesto.
Una cosa che mi ha colpito moltissimo - che non sapevo - è che la pestilenza diffusa ai tempi di Marco Aurelio causò un numero percentualmente altissimo di vittime, tra cui l'imperatore stesso, ed ebbe un ruolo molto importante nel declino dell'impero.
Ma l'epidemia aumentò la percentuale della popolazione cristiana sulla popolazione totale. Un miracolo dell'Onnipotente? Non del tutto: i modi in cui essi si organizzarono...  rispecchiavano la loro più profonda visone teologica.
1) Per i pagani crollava la certezza nel "funzionamento" dei riti. Invece i cristiani avevano la certezza che l'esistenza non si esauriva con la vita terrena.
2) Dio è amore. "Ciò che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli l'avete fatto a me". 
Quindi .... nessuno aveva capito come funzionava la malattia, ma alcuni intuivano che era meglio stare alla larga dagli ammalati per evitare il contagio. I cristiani invece curavano gli ammalati. Quindi in teoria avrebbero dovuto avere una mortalità maggiore. In effetti molti sacrificarono la loro vita per curare i malati quando avrebbero potuto fuggire.
Ma la morte aveva due cause: il male stesso, ma molto di più gli "effetti collaterali" del male. Se guarivi dal morbo ti ritrovavi debole ed incapace di procurarti il cibo o rischiavi di avere un parente morto in casa, non avendo tu la forza di portarlo via e ti rimaneva lì accanto con le ovvie conseguenze; e avanti con simili immagini.
 Quindi la cura del malato diminuiva moltissimo la mortalità dovuta agli effetti collaterali. 
I cristiani erano pochi, non avevano una "oraganizzazione per curare i malati", ma ognuno curava i malati della sua "rete" di rapporti personali: parenti, amici, compagni di lavoro. La stessa rete con cui si diffondeva il cristianesimo.  Molti dei "curati" erano cristiani loro stessi o lo sarebbero presto diventati. Chi sopravviveva alla peste poi sviluppava anticorpi che gli permettevano di muoversi tra i malati senza problemi.

Anche oggi siamo prossimi ad una Peste Antonina. Non un'epidemia, forse, ma di certo un crollo di certezze sociali, politiche, economiche. Stiamo avvicinandosi ad una catastrofe. Occorre quindi, per non rischiare di faticare inutilemnte, domandarsi qual è la "più profonda visione teologica" che le nostre azioni poi finiranno per rispecchiare.



Chi ha letto questo mio blog, probabilmente si è fatto di me l'idea di un tipo "religioso". Invece prometto un prossimo post totalmente in controtendenza...