mercoledì 14 febbraio 2024

Cormac McCarthy è meglio di Eric Segal

 Ho terminato la lettura di StellaMaris di Cormac McCarth.

Avevo preso questo libro più o meno per lo stesso motivo per cui da ragazzino mi ero messo a leggere “Love Story” di Eric Segal. Quello era stato un successo planetario, ne parlavano tutti. Potevi non leggerlo? Eppure la mia sensazione, condivisa da tanti altri, di varie età, di varie ideologie politiche e basi culturali, è stata:“Tutto qui?” Non era neanche un libro brutto. Era scarso. Non riuscii a capacitarmi del successo. Molto l'avranno letto per il mio stesso motivo. Resta da capire chi ha innescato la scintilla iniziale.

Anche Stella Maris l'ho letto per motivo indotto. Era morto il grande scrittore Cormac McCarth. Panegirici sui media. Quello era il suo ultimo libro... si poteva non leggere?

Di Cormac McCarth avevo letto Non è un paese per vecchi e SunsetLimited

Di quest'ultimo ne avevo avuto un'impressione ottima. Stella Maris segue più o meno la stessa struttura: la “trama” emerge da un dialogo serrato tra i soli due personaggi (gli altri sono solo citati).

In entrambi i libri incontriamo situazioni di dolore, siamo colpiti da frasi densissime, in un discorrere essenziale, direi laconico.

A differenza di Sunset Limited, Stella Maris è molto più “difficile”. Per seguirlo occorre un background culturale di un certo tipo. Casualmente abbastanza simile al mio. Un po' di matematica (che non sono i calcoli!!!), un pizzico di filosofia e un pizzico di psicologia. Non servono per capire esattamente cosa dice la protagonista, ma almeno capire di cosa sta parlando senza perdersi.Con tutto ciò penso di aver perso qualche "finezza" in certi punti.

Guardando sulle recensioni dei lettori, oltre ai complimenti, ho visto molti che si sono persi, che non riuscivano a leggerlo perché troppo difficile (scritto con varie forme che sostanzialmente non mettevano in evidenza la loro ignoranza, quanto l'ermeticità dell'autore).

Pensando a delle persone che reputo colte (prof. di Lettere per esempio) non so quanti riescano a seguirlo o apprezzarlo.

Qualcuno l'ha definito nichilista. Boh, il vero nichilismo secondo me è altro, ma non apro questo argomento. Almeno per ora

Ecco lo apro adesso, anche se è molto difficile spiegarlo in un discorso logico: nella mia mente è più una sequenza di immagini, per me chiarissime ma difficili da rendere a parole.

Per una strana sequenza di associazioni di idee, certi passi mi hanno riportato ad una mia piacevolissima lettura giovanile (29 anni!) Gödel, Escher, Bach - Un'eterna ghirlanda brillante Douglas R. Hofstadter. Richiamare alla mente quel testo mi ha evocato i koan delle meditazioni zen e queste a Enzo Jannacci. ???? Sì in un suo intervento  aveva parlato della "Carezza del Nazareno" . I monaci zen a volte per avere l'illuminazione di danno dei ceffoni - Jannacci evoca la Carezza, come  modo per uscire da labirinti ricorsivi che portano su abissi che generano vertigini. Ma ancor più, la "Carezza del Nazareno" evocata da Jannacci è qualcosa di "esterno" che viene da "Altro". Insomma, una uscita dal labirinto del nichilismo.

 


martedì 6 febbraio 2024

You are old Father William

 

Nel 1979 all'Università avevo seguito il corso di Elaborazione dell'Informazione Non-Numerica, tenuto da compianto prof. Piero Torasso. Quello per lui era il primo anno che teneva un corso universitario. Corso interessantissimo: concetti teorici, metodi, algoritmi ed altri fondamenti di quello che oggi va nel calderone dell'Intelligenza Artificiale. Tesi di laurea sul tema del riconoscimento del parlato. Peccato che, ora di cercare lavoro “il mercato” chiedeva “Ma sai programmare in COBOL?” e altre amenità simili. Oggi tutti parlano e sparlano di Intelligenza Artificiale e io sono vecchio. 

Quando ero giovane consideravo la bicicletta come un mezzo razionale di spostamento per medi percorsi urbani. Più economico e veloce che attendere il tram, più economico e spesso più veloce dell'auto. Ovviamente bel tempo e percorsi diurni. Ero molto criticato per questo. La bicicletta era per molti un oggetto da caricare in auto per giri fuori città. Un altro problema era la cattiva educazioni degli automobilisti. Oggi a Torino stanno facendo ciclopiste. Spesso sono malfatte, ma tant'è! La bici è considerata un mezzo di trasporto per tragitti urbani. Io però sono vecchio!

 Una volta (primi anni 90) in tram incontrai il prof. Leonardo Lesmo, anche lui un giovane docente quando io ero studente e anche lui prematuramente scomparso. Lo salutai; non si ricordava di me, infatti non sono mai stato suo allievo. Chiacchierammo un po' ed il tema cadde su quanti dati si producevano nei processi aziendali, soprattutto se legati al monitoraggio degli impianti e flusso dei prodotti, oppure nei sistemi di controllo ferroviario e venivano letteralmente “buttati” mentre magari potevano essere utilizzati come analisi per la manutenzione preventiva delle singole componenti... oggi i dati sono il nuovo petrolio, e io sono vecchio.

 In una prima fase del lavoro ero scapolo e più che accumualre soldi in un periodo dell'inflazione a due cifre, mi interessava sia lavorare su temi “interessanti”, sia avere del tempo per me. Poi gli inizi del matrimonio non furono “lisci” e ci tenevo avere del tempo per gestire anche problemi famigliari. Cioè volevo fare il più possibile nelle 8 ore (ci stava tutto ed avanzava!) e non diluire il tempo in straordinari non pagati. Facevo anche trasferte che mi pesavano molto. Oggi sento parlare sui social dell'esigenza di bilanciare il lavoro con la famiglia e la vita extra-lavorativa, settimane di quattro giorni, smart-working e simili cose che avrei apprezzato molto. Però oggi io sono vecchio e in pensione

Nel notare un notevole spreco dell'impegno del tempo e della cultura di chi lavorava, soprattutto in un contesto (ne ho scritto qui), mi sono imbattuto nell' agile manifesto, mi sono certificato a mie spese ScrumMaster , ho vinto una copia e recensito Management 3.0 , ma non ho avuto nessuna opportunità di lavoro, finchè non sono andato in pensione. In pensione perchè  io sono vecchio .

Ma c'è di più. Nel lontano 1975 quando la falsa invalida ed il tangentista raccomandato da un massone mi avevano impedito sia di studiare quello che mi interessava, sia di fare un'esperienza a cui avrei tenuto molto, ovviamente ho pensato al suicidio. Quella volta l'idea l'ho superata grazie agli incontri con due “sorelle maggiori simboliche” e anche altri loro amici... ma soprattutto mi sono messo a leggere da Roberto Vacca al rapportoMeadows cioè coloro che sostenevano che “andando avanti così, saremmo finiti male”. Non ero io a dover morire, era questo mondo di merda che sarebbe morto! Oggi è sotto gli occhi di tutti che quelle previsioni “catastrofiste” di allora sono reali: se non proprio così come le prevedevano, forse peggio, anche se il sistema massmediatico le nega o le ridicolizza in un insulso politically correct. Mi sento vicino ai giovani con eco-ansie. Mi considero l'antesignano dei Gretini. Mi sento giovane!