Pochi giorni fa è stato San Patrizio (17 marzo)
Nel 1985 mi trovavo York, PA per lavoro. Era il 17 marzo era domenica e mi recai a Washington per trovare Luigi Mettica ed un suo amico che risiedevano temporaneamente lì. Ci recammo anche a messa. Quel giorno in giro per la città e soprattutto presso e dentro la chiesa, si vedevano persone che indossavano capi di vestiario verdi: giacche, maglie o anche solo una cravatta, ma c'erano signore in tailleur verde! Erano per lo più persone di origine irlandese. San Patrizio è un loro patrono.
L'Irlanda, è una nazione che mi sta molto simpatica, pur non essendoci, purtroppo, mai stato. Mi sta simpatica perché in barba a tutti i discorsi sull'occidente, sul colonialismo, terzomondismo, ecc... la violenza dei colonialisti si è abbattuta anche e spesso prima, contro altri “occidentali” e l'Irlanda è stata una delle tante vittime del colonialismo inglese. Il verde era diventato un simbolo del desiderio di liberarsi dal giogo inglese ed un emblema della propria identità.
Mi piace molto anche la musica irlandese, forse perché ha delle strutture melodiche che si adattano bene alle sinapsi del mio cervello e non nego che mi sarebbe piaciutotrovarmi qui.
Però fino a che punto il cattolicesimo degli irlandesi non diventava un fattore identitario in contrapposizione al protestantesimo degli invasori inglesi? La loro fede cristiana, era la fede in Gesù o era una forma di religione “alla Durkheim” cioè un fatto sociale dove una certa “popolazione” crea i suoi miti e riti per identificare se stessa in opposizione ad altri?
In quel momento mi è venuta una ispirazione. Immaginando San Patrizio in paradiso, con altro concetto di tempo, ove si fanno salti storici, e immaginandolo sacerdote, com'era in vita, ma con il rituale attuale, lui stesso il giorno di San Patrizio non si sarebbe vestito di verde, ma di viola, perché quello è il colore liturgico del 17 marzo. Intuizione geniale: Gli abiti liturgici rappresentano un'appartenenza più grande di quella del “gruppo” con i suoi pur validi miti fondativi e riti che li evocano.
Che cosa ha che fare questo con il referendum? Purtroppo, sia vinca il NO, sia vinca il SI come pare più probabile, la frittata è fatta. In tutto il mondo, anche a causa degli algoritmi dei social, si va verso una radicalizzazione estrema delle posizioni. In Italia questa campagna referendaria, ha dato una spinta molto pesante verso la polarizzazione. Personalmente conosco persone degnissime che voteranno NO e altre SI.
E' necessario trovare “abiti liturgici” che indichino un'appartenenza più grande e che facciano fare un salto oltre questi opposti steccati.










