Quando a giugno c'è stata l'Open House ho avuto la possibilità di fare una visita guidata alla bellissima chiesa ortodossa rumena a Moncalieri, poco distante dal confine con Torino, costruita al posto di una precedente area industriale dismessa.
Quando ho sentito della moschea nell'area ex-Nebiolo, ho istintivamente pensato “Bene! Che anche l'altra cospicua presenza di immigrati contribuisca a migliorare l'aspetto della città in cui vive!”.
Che dei politici che hanno per anni si
sono fatti un bacino elettorale soffiando sul fuoco delle inevitabili
differenze e difficoltà nell'incontro tra mondi diversi invece di
contribuire alla convivenza, ora temano di essere sorpassati da un
nuovo concorrente, può starci, ma dalla Giunta regionale nella persona del suo presidente, mi
aspettavo una posizione più sensata. Cirio mi sembrava un pragmatico, in fondo un vecchio doroteo, e in una logica di buon senso non erano da sprecare i finanziamenti per recuperare un'area dismessa.
Invece sono preoccupato per vari motivi.
Ostacolare la costruzione di quella moschea - "quella" perché a Torino ce ne sono già - vuol dire rinunciare a qualificare un'area dismessa, cioè rinunciare ad un potenziale ricettacolo di malaffare, rinunciando a finanziamenti privati.
Inoltre, questa posizione sarà fonte di delusione e quindi fomenterà malcontento da parte “dell'altra grande minoranza di stranieri” in Torino che si sentiranno indubbiamente meno legati alla città in cui vivono.
Molte obiezioni che vengono poste sono
ancora più preoccupanti, perché ricordano le motivazioni con cui
sono perseguitati o almeno è resa difficile la presenza di cattolici
in alcuni stati: “legati ad un paese straniero, il Vaticano” lo
dicono anche dei cattolici in Nicaragua e in certi periodi storici
non lontani e con vari alti e bassi, anche in Cina ed in altri stati con regimi totalitari.
Anche alla motivazione “Un conto è il
luogo di preghiera e una conto sono tutte le altre opere connesse”
, domando: ma le nostre chiese non hanno aule per catechismi, doposcuola,
incontri culturali, dispensari e magari anche social housing?
Sarebbe un precedente terribile. I cosiddetti difensori dei valori occidentali, vorrano per coerenza farcele chiudere?
Capisco la preoccupazione del Cardinale Repole quando in un video che circolava qualche giorno fa, esprimendo il suo parere, parlava di "cattiva interpretazione del concetto di laicità".
A proposito dello “stato straniero” Cirio mi ricorda il vecchio marito cornuto di tante “pochade”, commedie all'italiana, B-movies con Edwige Fenech e simili, in cui, sospettoso, prende assurde precauzioni e si fa fregare alla grande.
Si preoccupa del Re del Marocco e intanto:
- Un imprenditore straniero sta decisamente contribuendo a far chiudere tutti i negozi di prossimità.
- Se vogliamo contattare la pubblica amministrazione siamo quasi costretti ad usare uno strumento di cui c'è un oligopolio tecnologico di due multinazionali straniere (Android e IOS).
- Ci riempiamo di capi d'abbgliamento di scarso pregio e difficili da smaltire una volta dismessi, importati dall'estero.
- Facciamo dipendere dall'estero la nostra politica energetica da stati esteri
- Ci facciamo spiare da un dolciniano tedesco-americano
- Da una ventina d'anni si "festeggiano" Halloween e Black Friday, cose assolutamente estranee alla nostra tradizione italiana
e si protrarrebbe continuare sul tema, senza contare che sarebbe interessante sapere quanti finanziamenti esteri arrivino, attraverso scatole cinesi, a certi politici nostrani, ma questo sarebbe un altro discorso.













