Visualizzazione post con etichetta Piemont. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Piemont. Mostra tutti i post

venerdì 16 gennaio 2026

COBOL, James Joyce, David Graeber e il "maròcc"

 Facendo pulizia ho trovato un listato ancora fatto dalle famose stampanti a 132 colonne di cui se ne parla anche in questo mio libro di memorie informatiche


Ho notato che era un listato COBOL e si è scatenato in me uno stream of consciousness degno di James Joyce. Evito di riportarlo perchè non ho sicuramente la tecnica narrativa del grande letterato, ma soprattutto perchè non voglio evocare uno tra i periodi più tristi della mia vita. A parte la "bruttezza" della programmazione in questo linguaggio, in quel periodo era come se si fossero chiusi  tutti gli spiragli che si erano aperti nel 1979 e la mia vita si prospettava come un tunnel cieco. Ma chiudo lo stream of consciousness perchè i pensieri evocati sono veramente brutti.

Poi, osservando bene il listato, nel riquadro rosso vedo la scritta PDP-11, computer mitico, in cui io non ho praticamente mai programmato in COBOL ( il computer del triste periodo era l' HP3000)

 Poi ho letto bene il nome del programma (riquadro viola) e ho letto Yatzee. Ritornato in mente lo scenario !! Quel programma non era mio e non so perchè il suo autore mi avesse "regalato" il sorgente, forse perchè leggendolo, mi rendessi conto di quanto lui era bravo. Ricordo il contesto operativo in cui sono stato. Sono finito a "lavorare" lì (più avanti si capirà perchè lavorare è tra apici) due volte nel mio percorso lavorativo, a distanza di circa 10 anni. In entrambi i casi l'impressione è stata pessima! Esattamente il contrario di come dovrebbe essere un luogo di sviluppo software. Dov'era? non importa, come dico nel mio commento sui Promessi Sposi per manager, <Comunque sia, ormai non è un problema: al posto di quell'azienda, oggi ci sono signorili alloggi residenziali.>

Qui David Graeber avrebbe avuto molto materiale per il suo testo  Bullshit Jobs . Quel signore che mi ha dato quel listato faceva del "maròcc". Mai saputo se nell'usare quel nome i vecchi operai piemontesi avessero qualche riferimento con il Marocco. Non so perchè nel gergo si usasse quel termine per indicare un fatto ben preciso: quando un operaio specializzato, un tecnico, usa degli strumenti dell'azienda per delle attività proprie. 
Esempio tipico: un torinitore si porta un suo particolare da lavorare sul tornio della ditta. Solitamente i "padroni" se il tecnico era un barbìs e non esagerava, e i lavoretti erano personali non conocorrenziali, chiudeva un occhio. Se invece faceva concorrenza, esagerava o c'erano altre conflittualità in corso, allora l'accusa di "fé 'd maròcc" diventava l'occasione per fare causa di licenziamento. Ebbene, quel tale, annoiato di non poter fare muovere le meningi, si era fatto quel programma in COBOL che simulava il gioco con il lancio di cinque dadi. Ovviamente tutto finiva lì, non lo "vendeva" perchè il PDP-11 non era certo un PC o smartphone su cui girano videogiochi. "Scarica l'app" non si usava ancora! 

 

lunedì 15 dicembre 2025

Altro tool, stesse domande, altre risposte.

 


Come ho già accennato in questo post, una volta alla settimana vado "gratuitamente" in un doposcuola parrocchiale per aiutare i ragazzini a fare i compiti, prevalentemente di matematica. Gratuitamente, ma con molti lati positivi per me, tra cui, anche se non è il motivo principale, capire come evolve il mondo e come ragionano i ragazzi oggi. Ho ascoltato un dibattito tra due ragazzi sui 15 anni su quale fosse il tool migliore per fare i compiti. Vinceva Copilot. Allora proviamolo.

Inutile dire che i miei tutti i test, anche se non lo ripeto più, iniziano sempre chiedendo la dimostrazione che un numero pari maggiore di due è sempre dato dalla somma di almeno una coppia di due numeri primi. Sarebbe stato bello che l'intelligenza artificiale generativa avesse dato una dimostrazione a cui l'umanità non è arrivata! Invece tutti i tool capiscono che chiedo la congettura di Goldbach e mi fanno ricerche enciclopediche su questo. Non c'era cascata neanche la prima chatGPT! Evidentemente sono addestrati subito su questo tipo di domande. In Copilot ho apprezzato la citazione delle fonti. 

Ho proceduto con le solite quattro domande di cui parlo qui e qui  ed in parte qui

Domanda su quante sono le ragazze che vengono da Lyon attraverso la frontiera e van cogliendo i fiori della primavera. Capisce che è un testo poetico, ma si fa grandi discorsi sul fatto che ragazze, frontiera e primavera sono un "simboli" e quindi non può esserci un numero concreto! 

Su analogia Trump e Mike Bongiorno risposta esatta: conduttori giochi televisivi, linguaggio immediato, ma aggiunge che sono quasi emblemi nazionali.

Su analogia tra JD Vance e Cagliuso a differenza di altre è più benevola nei confronti di JD Vance. Dice infatti Cagliuso mostra ingratitudine verso chi lo ha aiutato; Vance, invece, riflette criticamente sulle sue radici e sul peso culturale della povertà. Altri tool invece affermano che sono in molti a criticare JD Vance per essersi scordato delle sue condizioni d'origine e di chi vive ancora in quelle condizioni, analogamente al gatto verso Cagliuso.

Su chi fosse il Barone tedesco al servizio dei Savoia a cui è dedicata una canzone popolare sbaglia in modo eclatante: dice Eugenio di Savoia, che

  1. non era Barone, ma Principe,
  2. non era tedesco ma francese di nascita
  3. era al servizio dell'Austria sebbene alleata dei Savoia contro la Francia ai tempi dell'assedio di Torino.

Quello che mi ha colpito è che alla fine chiede sempre se voglio approfondire ancora qualcosa. Molto "precettore"

Alla fine (e qui fa bella figura!) le ho fatto fare il dipinto anglo-piemontese Mon-lait o Moonlight che allego in testa al post.

sabato 2 agosto 2025

Una Fiat che fu


Ho terminato di leggere un libro avuto in prestito. Oltre quattrocento pagine di lettura molto scorrevole ed interessante, almeno per me per diversi motivi: sono torinese e l'autore, Giancarlo Michellone, era stato l'amministratore delegato del Centro Ricerche Fiat anche nel periodo in cui ho lavorato, purtroppo come esterno e non come dipendente.

Si tratta di una specie di diario che va dal 1966 al 1970 con qualche nota sul prima per inquadrare il contesto, e sul dopo per farci sapere “come andrà a finire”. Le tematiche oltre alle vicende personali – matrimonio e nascita dei figli – che l'autore cita con molta riservatezza, sono il suo lavoro in FIAT e le vicende del suo paese, Cambiano, nella seconda cintura di Torino, di cui, sebbene con riluttanza è stato anche sindaco.

Negli anni sessanta nella cintura di Torino c'è stato un grande incremento della popolazione, dovuto alla crescita industriale. Una conseguenza è stata una grande speculazione edilizia che scaricava i costi dell'urbanizzazione (fognature, acquedotto, illuminazione stradale, scuole elementari...) sulle amministrazioni locali. Sparso un po' in tutto il testo si trovano le battaglie sostenute dalla giunta comunale per mantenere a Cambiano una “crescita sostenibile”, scontrandosi anche contro pressioni di certi portatori di interessi che superavano i limiti della legalità.

Il mondo FIAT che descrive è un isola felice, per certi versi simile al Centro Ricerche FIAT, ben lontana dalla produzione, dalla famigerata “catena di montaggio”. Si trattava del settore “Esperienze” (in cui lavorava anche mio suocero). In quel periodo l'autore si occupava dell'antiskid, un sistema che si prefiggeva di ottimizzare le frenate, soprattutto su terreni gelati, bagnati o comunque non bene aderenti e magari con aderenze diverse sulle ruote. Tematica interessante perché è probabilmente stata la prima applicazione dell'elettronica e della meccanica insieme. Inoltre ha implicato un'organizzazione del lavoro dove i portatori di competenze diverse collaboravano in team multidisiplinari e questo scardinava un po' la suddivisione burocratica dell'azienda.

Non sottolineo altro ma lascio al lettore il piacere di addentrarsi in questa storia.

Parallelamente alla gestazione dell'antiskid, troviamo il racconto delle turbolenze sociali di quegli anni. Anche qui non mi dilungo e passo a considerazioni più personali.

Era la prima applicazione dell'elettronica a bordo veicolo, evidentemente, perché non erano state previste interferenze dei campi magnetici sui dispositivi. Per fortuna degli sviluppatori, non potendo più provare il sistema sui prototipi al Sestriere come avevano fatto alcune volte, decisero di provare nella collina torinese, nella piazza vicino al Faro della Vittoria, non distante dai numerosi ripetitori, allora penso della RAI.  Lì il comportamento del sistema diventava misteriosamente “assurdo”. La spiegazione del fenomeno - i campi magnetici dei ripetitori "disturbano" le componenti elettroniche di bordo - viene in mente ed apre una nuova sfida da affrontare. Quante volte, in occasioni ovviamente diverse, è capitato anche a me di dire: “È andata bene che questo caso non previsto è venuto fuori nei test e non dopo il rilascio del sistema!”

Quello che non capisco è che verso la fine del libro si racconta di un antiskid della concorrenza, montato su un mezzo "di serie" in funzione, che ha un grave problema causato proprio da interferenze simili. Possibile che la protezione dalle interferenze non fosse diventata una caratteristica necessaria per l'omologazione?

Ho apprezzato molto anche la ricchezza linguistica. Sono molte le frasi in piemontese riportate, ma, seppur in misura minore, c'era anche il veneto di Zottarel, l'inglese, qualcosa in francese e nache una frase multilingue di un greco.

Giancarlo Michellone era l'amministratore delegato al CRF, ma non ho mai avuto contatti diretti con lui (a parte l'omaggio di un trolley fatto anche a me come componente di un team che aveva lavorato sulla funzione di “evasione ostacolo”)

Conosco il figlio Gianluca di cui il testo cita la nascita ed i pianti notturni.

Ho conosciuto invece l'ing. Mario Palazzetti, che progettava le prime schede elettroniche a bordo veicolo. Quando lo conobbi era un vecchio signore ormai “consulente” del Centro Ricerche. Non collaboravo direttamente con lui, ma mi è capitato di andare a pranzo insieme in mensa ed era un conversatore interessante.

Sono stato anche al brindisi di inizio pensione di Ezio Lendaro.

Ovviamente Zottarel, il collaudatore spericolato, non l'ho conosciuto, ma guarda caso, anche il driver con cui ho fatto molti test e acquisizione dati era un ex-paracadutista. Non nella Folgore, ma negli Alpini Paracadutisti. Evidentemente per fare quel lavoro occorre una certa forma mentis.

Ultimo ricordo. Nel libro si cita un certo ing. Ravizza che nel 1970 aveva quarant'anni. Mio padre, negli ultimi giorni della sua vita, ogni tanto si immaginava di essere in situazioni evidentemente accadute in passato e parlava anche dell'ing. Ravizza. Ora in Torino, di Ravizza, ingegneri nati intorno agli anni '30 non penso che ce ne fossero molti. Chissà se era lui ?

lunedì 30 giugno 2025

Toponomastica animalesca a Torino

Come in quasi tutte le città italiane esiste una via dedicata a Colombo, grande navigatore, e considerandoli come dei grossi manzi, al sommo Manzoni. Il capoluogo dell'Abruzzo ha la sua via che perde l'articolo diventando via Aquila. A Giacomo Leopardi è invece dedicato un parco vicino al Po. Al Tasso, che visse a Torino alcuni mesi, è dedicata una via centrale ma abbastanza angusta.

Con tutte le sue luci (?) e le ombre (molte) nella storia di Torino ha avuto molta importanza Giovanni Agnelli, ed un tratto di quella lunga arteria che da via Cernaia alla periferia sud cambiando quattro nomi, è dedicato a lui, ovviamente vicino a Mirafiori, senza incrociare corso Pascoli

Tipica di Torino e via Capriolo, (Luigi)  partigiano che i nazisti uccisero pensando di aver ucciso un altro capo partigiano.

In collina troviamo via Gatti. (dedicata al gestore della ristorazione sul Titanic ed affondato insieme alla nave?)

Via Mosca non è dedicata né alla città russa, né all'ingegnere che ha progettato il ponte sulla Dora Riparia che porta il suo nome, ma ad un giurista di nome Gaetano.

Vi è pure una via dedicata all'illustre sconosciuto Giacinto Gallina.

Molto più centrale è la via dedicata ai Cavalli (Giovanni Carlo, ahimè inventore di armi sempre più potenti!) 

C'è una via dedicata al Riccio (Camillo) che speriamo non l'attraversi per non essere investito come tanti suoi simili.

Strada della Manta
Esiste anche una via dedicata ad un improbabile incrocio tra due animali: via LeonCavallo 

Alla Manta è dedicata una strada.

A Giovanni Falcone è dedicata una breve via che fiancheggia il Tribunale.

Non ho trovato invece nessun luogo dedicato a Pietro Verri, nè ai fratelli Cervi (presente in molti comuni della cintura e provincia) né a Ratti (presente ad Alpignano, Asti ...) , Merlo (presente  a Rivarolo, Pinerolo ecc...). Tra le  innumerevoli vie dedicate ai pittori, nessuna dedicata a Paolo Uccello.


mercoledì 14 maggio 2025

LLM come una scatola nera.

 Sicuramente gli esperti in intelligenza artificiale, nel leggere il prosieguo del post, mi diranno che sto sbagliando a fare i prompt.

No. Non me ne frega nulla di sapere la risposta alla domanda. La so già. Il mio problema è un altro.

 Ho avuto un'esperienza nello sviluppo degli ADAS (sistemi di ausilio alla guida) in cui acquisivano i dati “tipici” del veicolo (velocità. imbardata. RPM. freni luci marcia...) da rete CAN, dati da telecamere a volte anche a infrarossi, dati dalla cartografia digitalizzata ovviamente con il veicolo posizionato tramite GPS, eventuali radar e altri sensori specifici... e poi dal data fusion si eseguivano certe funzioni specifiche per i vari progetti. Sapevamo gli scenari che dovevano essere gestiti e come avrebbero dovuto essere gestiti. Quindi sapevamo quale avrebbe dovuto essere l'output in un contesto di numerosi ed instabili dati di input. Per la maggior parte delle altre applicazioni informatiche il testing è molto più standardizzato. Si parla di Test DrivenDevelopement. Qui invece era più probabile che di fronte a certe situazioni non bastava avere tanti pezzettini di codice ognuno dei quali funzionante. Ma in ogni caso sapevamo cosa volevamo. Invece nella cosiddetta Intelligenza Artificiale l'utente non sa cosa vuole.

Ecco, io sapevo benissimo cosa volevo ed ecco il risultato del test


 


 


 

 

 

Considerazioni. Come ho già scritto qui e ribadito da un personaggio più autorevoledi me LLM tende a dire sempre qualcosa, indipendentemente dalla verità. Nella sua ricerca, trova aree di argomenti e costruisce con quello che “trova”. Poi ha il brutto vizio di aggiungere ancora informazioni non richieste ma “bonus pack” che evocano l'erlebnis dell'imputato che mentre l'avvocato teneva l'arringa finale urla “Tagli corto avvocato, altrimenti perdiamo la causa!”

Con questo non distruggo l'utilità di applicazioni che "sfogliano" rapidamente grandi quantità di dati, ma ecco che il compito che lo scolaretto si fa fare dall'intelligenza artificiale ha alte probabilità di essere sbagliato

martedì 22 aprile 2025

Pesci esotici, l'invasione silenziosa - mia penultima lettura


 

Prima di terminare il testo recensito in questo post, avevo letto "Pesci esotici, l'invasione silenziosa". Opuscolo “vinto” risolvendo un rebus. Non avrei mai comprato un libro simile, non essendo un appassionato della biologia ittica. Invece è stata una lettura piacevole.

Mi ha favorevolmente colpito il fatto che la varietà delle specie ittiche siano in numero praticamente uguale in acque marine e nelle acque interne, sebbene le aree occupate dalle acque dolci siano una percentuale irrisoria rispetto a quelle occupate dagli oceani e dai mari. La spiegazione è evoluzionista: le acque dolci sono separate da tante barriere per cui possono crearsi piccoli ambienti, magari simili per caratteristiche termiche e di fondali, ma separate tra loro, per cui le specie viventi possono evolvere in modo diverso.

Bello notare come il mondo reale è un sistema complesso, per cui una piccola modifica ha conseguenze enormi e di cui non tiene conto il superficiale che "ingegneristicamente" la attua magari pensando di fare una cosa sensata: quanti pesci estranei all'ambiente sono stati introdotti da appassionati della pesca per avere prede più prelibate!.

Le cause nefaste dell'introduzione di speci aliene sono varie e lascio al lettore il piacere di scoprile.

Di questa lettura ho apprezzato la precisione terminologica e la ricchezza lessicale che difficilmente si trova in opere “letterarie”. Per esempio non avevo mai sentito prima d'ora la locuzione “attività alieutiche”

sabato 7 dicembre 2024

Enciclica “Dilexit nos” - Mia ultima lettura

Nell'autunno del 2005 avevo fatto un viaggio a Roma e ricordo di essere stato nella chiesa di Santa Maria Maggiore dov'è sepolto Antonio Ghislieri, poi fra' Michele, poi Pio V, poi San Pio V, da Bosco Marengo (AL) a quel tempo l'unico papa piemontese.

Chiesi a questo conterraneo che dal Paradiso intercedesse per la nostra terra e che mi desse la soddisfazione, pur augurando lunga vita al Pontefice presente, di vedere un papa “delle nostre parti”.

Sono stato esaudito al di sopra delle mie aspettative. Il papa di allora è vissuto ancora molti anni, ma abbiamo avuto un papa piemontese, molto piemontese, forse perché i migranti tendono a mantenere certe caratteristiche tipiche dei luoghi di cui sono originari.


Se sono andato come si suol dire al settimo cielo quando ho sentito dire “che i peccatori si pentiscano” o condannando il “chiacchiericcio” dire che tutte le critiche sono ben accette se fatte in modo esplicito, ma non “tirare la pietra e nascondere la mano” ed altri piemontesismi, sono in grande sintonia con il suo modo di esprimersi, con i suoi insegnamenti, con la sua umanità. Non che gli altri papi che ci sono stati durante la mia vita fossero da meno, (tre sono santi!) ma con questo papa è come se ci fosse una sensibilità più assonante.

L'ultimo dono che ora mi ha fatto è l'enciclica Dilexit Nos.

Nelle varie fasi del mio rapporto con la fede, a volte spigolose, questa devozione mi era sembrata solo una cosa simpaticamente folkloristica. Mi ricordavo di mia nonna che aveva un'immagine del Sacro Cuore che teneva sempre vicino alla sveglia. Quando spostava la sveglia, per esempio quando andava a dormire la metteva vicino alla camera da letto per sentirla la mattina e poi l'avrebbe spostata in cucina, spostava anche l'immagine. [ora che ci penso ho anch'io un certo rapporto sveglia/fede, ma ci tornerò].

Comunque il tema del Sacro Cuore, l'avevo “lasciato perdere”. Invece qui Papa Francesco lo spiega bene. Alcuni capoversi li ho trovati molto difficili da seguire, quelli in cui parla dei mistici, ma altri mi hanno fatto capire come nell'esperienza cristiana non c'è da “buttar via niente”.

Grazie Papa Francesco!

giovedì 21 novembre 2024

Canzoni su Youtube che fanno ridere (hit parade)

 Avevo già accennato qualcosa in questo post a proposito della comicità musicale. Qui riprendo il discorso, ma allargandomi anche oltre i confini del Piemonte

Ricordo, come avevo accennato in questo testo, che quando un autore crea un'opera, quest'opera viene interpretata dai fruitori secondo i loro codici di lettura che non corrispondono ai codici di colui che crea il "testo". Testo in senso lato, che può essere quadro scultura film brano musicale. 

In  questo senso si legge la mia hit parade delle canzoni che fanno ridere al 21/11/2024

1) Angoscia metropolitana di Claudio Lolli

In quel disco (Aspettando Godot) Claudio Lolli aveva fatto canzoni poco allegre. "Michel"per esempio era veramente triste, ma "Angoscia Metropolitana" era di una tristezza così esagerata, quasi sguaiata, da diventare comica. Almeno quando avevo sui 15/16 anni ed ero un po' giù, la ascoltavo per ridere. La nemesi mi punì: verso i 27 anni ebbi una breve storiacon una ragazza. Dopo, quando tutto era finito, ho saputo che un comune amico l'aveva soprannominata "Angoscia metropolitana". Se l'avessi saputo prima che iniziasse...

2) California Dreamin' ma in questo video. La canzone di per se non fa ridere, ma per chi, come me, è stato in Russia e non come turista, questo video è pieno dettagli di comicità a volte veramente sottili, come per esempio i cetrioli in salamoia

3) 5 maggio messo in musica in questa versione. La poesia mi piace molto, ma l'idea di musicarla mi sembra cretina. Con questa musica anche peggio che cretina, però mi fa ridere...

4)  La me Panda perd i toc cover della nota canzone di  Ivano Fossati e siamo tornati al Piemonte comico.

5) L'è de Albì analoga alla precedente, ma in dialetto bergamasco che fa una cover di una canzone ben nota!


giovedì 10 ottobre 2024

Piemonteis = Badola ?

 Recentemente ho assistito ad un concerto / show dei gruppo Trelilu.

Inutile sottolineare a ingresso gratuito.

Inutile sottolineare che a parità di 3, ho gradito di più le varie esibizioni dei Tre martelli.

Con tutto ciò li ho trovati musicalmente molto validi.

Mi domandavo “perché usare una tale abilità musicale per delle canzoni sostanzialmente cretine?


Eppure il piemontese ha una ricca tradizione nel settore comico: nel settecento visse a Torino padre Ignazio Isler, che sicuramente fece prediche ed esortazioni morali, ma di lui si ricordano solo testi burleschi

Di recenti ricordiamo i comici Carlo Artuffo, Macario e Gipo Farassino veramente bravo quando riprendeva Artuffo o in monologhi quali quello dell'ubriaco, un po' meno quando voleva dire cose serie.

Ricordo meno piacevolmente tal Roberto Balocco, una comicità che non apprezzavo, ma altri piemontesi (adulti) apprezzavano.

Fori dal settore "comico",  di testi piemontesi con meno di 100 anni, a parte le poesie piagnisteo che rimpiangono il tempo perduto fatte da certi hobbisti, ricordo solo alcuni testi validi di NinoCosta.

Brofferio, le raccolte di Nigra e di altri cultori della tradizione - vedi i Tre Martelli - sono tutte cose che risalgono all'800 o ancor prima.

Possibile che di una parlata (non sto qui a discutere se lingua o dialetto) in cui è sorta la famiglia religiosa che in pochi anni è diventata una delle più grandi della Chiesa cattolica - Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice - in cui è stata fatta l'Unità d'Italia (lasciamo perdere se “nel migliore dei modi possibili...) ed è avvenuta una buona percentuale della rivolizione industriale, oggi serva solo per passare una serata di comicità?

venerdì 4 ottobre 2024

Gentrification democratica di Mirafiori Nord - 2 puntata

 Il lavoro degli studenti/docenti del Cottini è proseguito.


Sono state dipinte due facciate di quelle colonnette e camminando lungo la cancellata del liceo a passo sostenuto, guardando in quella direzione, si vede un bell'effetto di volti che si trasformano.

Tornando a quanto scrissi qui, se il Comune non ha le risorse per gestire il proprio patrimonio, quali sono le alternative? La più facile è “privatizzare” ma

  1. Un privato mette il denaro se ne vede un utile. Qui non è molto chiaro come vengano fuori gi utili

  2. Passare dal “comunale” al “privato” è un degrado; si perde la “pubblica utilità”: Tra il “comunale” (o statale o regionale o che dir si voglia) e il “privato” vedrei bene il “pubblico” cioè al servizio della comunità, indipendentemente dal possesso

Sul lato Est di corso Agnelli, il comune ha ceduto un terreno alla Reale Mutua Assicurazione per farci un dopolavoro e noi abitanti del luogo non solo non ne usufruiamo, ma siamo stati privati di aree di sosta per le auto, perché non sono stati costruiti parcheggi pertinenziali, e ci dobbiamo spesso ascoltare suoni indesiderati fino a tarda sera.

Ma per attivare il punto 2 occorre l'esistenza di soggetti locali in grado di gestire la cosa. Ok, qualcosa c'è:

Il Lieceo Cottini succursale, è un soggetto attivo sul territorio. La seconda domenica del mese al posto del mercato coperto (oggi spostato nelle vie laterali, per lavori ) si tiene un mercatino dell'usato. Uno spazio ATC di via De Canal ospita degli Scout (alternativi all'AGESCI della parrocchia)


I locali di un centro anziani di via De Bernardi sono affidati ad un centro “In famiglia”.... ma lo spazio inutilizzato è ancora molto e i giardini mal tenuti pure. Nella cosiddetta "società liquida" è difficile il formarsi di soggetti locali (ma questo discorso sarebbe troppo complesso)

Quello che mi colpisce di più è la sala Mario Operti sotto la chiesa del Redentore. Su una vecchia pagina del comune si trovava che veniva affittata a 23 euro l'ora. Se fosse stato vero l'avrei affittata per 2 ore per il mio compleanno e tenuto uno show di fisarmonica così chi voleva farmi un regalo mi ascoltava 😂. Ma era un dato vecchio.

Ora ho visto togliere la scritta Mario Operti ed iniziare dei lavori. Sarebbe interessante che fosse nuovamente utilizzabile!

venerdì 27 settembre 2024

"Gentrification democratica" di Mirafiori Nord - 1 puntata

 

Alcuni giorni fa, vidi davanti al Liceo Artistico Cottini succursale,


dei ragazzi – immagino studenti del liceo - ed adulti – immagino docenti, dipingere le colonne del parco nel piazzale antistante. Pochi giorni prima, tramite un elevatore, era stato dipinto un murale sulla parte alta del liceo stesso.

Anche anni prima erano stati fatti murales nei dintorni. Un bel modo di ravvivare la zona.

Su questo tema vorrei aprire un discorso che temo un po' lungo.

Si parla spesso dei borghi, piccoli paesi in fase di spopolamento e di come ravvivarli. Intento lodevole, ma anche la zona a nord di Mirafiori a Torino (dove appunto abito e si trova il liceo) è una zona in declino o almeno in una trasformazione di cui ora vedo solo effetti negativi.

Non sto a dire delle case ATC che sono spesso occupate da abusivi, né di quelli che parcheggiano i loro camper/furgoni lì vicino scatenando vere guerre tra poveri.

Non sto a parlare della “FIAT che chiude” perché spesso chi lavorava in Fiat arrivava da fuori e se ne tornava a casa appena finito l'orario di lavoro. Il legame tra residenza e territorio è spesso fragile. Io mi sento abitante di Mirafiori Nord solo da quando sono in pensione: le mie giornate erano in altri luoghi. Non so esattamente quanti erano i dipendenti Fiat di Borgo Cina, ma quelli che c'erano, ora sono vecchi in pensione da anni.

Sta di fatto che intorno al 2000 c'era il progetto Urban  e in zona sono state fatte cose molto interessanti. Ma ora le fontane di Piazza Giovanni XXIII sono spente da anni, nell'anfiteatro antistante il Cottini, in cui nelle sere estive si erano esibiti in molti, tra cui gli Inti Illimani e LouDalfin,da un po' non si esibisce più nessuno. Spazi pubblici inutilizzati: ex-tiro con l'arco in cui tra le erbacce si vede solo il denigrante cartello “Città di Torino”; due ex-bocciofile che nessuno vuole/ sa come riciclare; edificio con la scritta Centro Lavoro Torino chiuso da tempo; parchi potenzialmente belli ma poco curati.

Che in certe condizioni i luoghi si trasformino e la fase di trasformazione non sia sempre indolore, mi sembra ovvio. Che la prosperità dei luoghi dipendano da eventi di altri luoghi mi sembra importante da tenere in considerazione: non solo il turismo dipende dalla ricchezza altrui, ma anche i “borghi di montagna” sono tenuti in vita da pendolari che lavorano in fondovalle ma risiedono lì.

Il problema è che qui si vedono “rovinare” degli spazi pubblici, e cioè determina una costo per la collettività, ma il Comune stesso non ha le risorse per evitare il degrado dei suoi stessi beni.

Come uscire da questo circolo vizioso?

Riprenderò a chiacchierare su questo in altri post. Per intanto un applauso a docenti e studenti del liceo Cottini.

mercoledì 11 settembre 2024

Canzone triste, beati loro !

 

Domenica scorsa sono stato alla festa del PD perché speravo di incontrare Fausto Amodei. Non pensavo che alla sua età (90) partecipasse ancora ad incontri pubblici. Infatti lui non ha potuto presenziare per motivi di salute, ma Carlo Pestelli ha interpretato molte canzoni legate alla storia di Cantacronache.

Su un punto ho avuto un rigurgito. La “canzone triste” con testo di Italo Calvino e musica di Sergio Liberovici

Una coppia appena sposata faticava a trovare momenti di convivenza e intimità a causa dei turni di lavoro che li occupavano con orari diversi. 

Bello che i borghesi illuminati si commuovessero per le difficoltà anche affettive delle classi subalterne!

Però la situazione mia e di mia moglie nella primavera del 1991 (sposati nel settembre del 1990) era peggiore di quella di quei due personaggi 

“Soltanto un bacio in fretta posso darti / bere un caffè tenendoti per mano.” dice la canzone. Noi nemmeno quello.  Io avevo un lavoro che mi faceva stare in trasferta tutta la settimana. Arrivavo a Torino il venerdì sera e ripartivo il lunedì mattina. Sabato lei lavorava dalle 8 alle 12. Non che la mia trasferta fosse dettata da voglia di carriera, o che mi dessero qualche “benefit” per il disagio. Mi pagavano giusto vitto e albergo, ma non la telefonata a casa (non esistevano i telefonini nel 1991). Non avevo alternative.

Nel 1980, per motivi che non sto a rievocare, ero finito nel cosiddetto “terziario avanzato”. Un modo di lavorare completamente diverso da quello della fabbrica/ufficio tradizionale, ed in questo nuovo contesto potevano sorgere, e sorgevano, forme di sfruttamento molto più sottili, sempre peggiorate nel corso del decennio della "Milano da bere".

Ma né il sindacato né la sinistra tradizionale si accorgevano di quello. Loro vivevano orientati ad un “operaio” tradizionale nella grande fabbrica o all'impiegato nella pubblica amministrazione. Non si accorgevano che da allora in poi i nuovi posti di lavoro sarebbero sempre stati più simili a quelli della “software house”?

Per questo se da un lato la destra propone schifezze inaccettabili, arroganza, volgarità, difesa dell'illegalità (es. condoni) e privilegi, insomma non è un interolocutore da prendere in considerazione, non è che la sinistra sia il punto di riferimento per la difesa dei tuoi diritti, per sperare in un domani migliore ecc... Loro contavano le "tessere" che erano sempre meno e si lamentavano che i giovani erano disimpegnati. Ma che ti tesseravi a fare se i tuoi problemi non venivano presi in considerazione? e il ciclo si chiudeva.

Un dettaglio: la canzone dice anche “Lei s'alzava all'alba/prendeva il tram,” e “Mattina e sera i tram degli operai...” Beati loro che per raggiungere da casa il posto di lavoro avevano il servizio del trasporto pubblico locale. Noi spesso dovevamo usare la nostra auto, non più uno strumento di benessere o simbolo di avanzamento sociale com'era per i nostri genitori (poco più che coetanei di Fausto Amodei) ma un costo in più, un fattore di rischio e di stress!!

mercoledì 29 maggio 2024

Toponomastica e gender gap

 

Nelle varie filippiche sul maschilismo, ho sentito dire che la maggior parte delle vie in Italia sono dedicate a maschi. Penso che sia vero, ma vorrei fare alcune considerazioni a ruota libera, senza pretesa di essere esaustivo, concentrandomi sulla mia città, Torino.

A Torino l'arteria principale è dedicata ad una femmina. Il corso che parte dalla riva del Po, attraversa tutta la città da Est a Ovest è dedicato alla Regina Margherita. Tutti gli altri corsi che iniziarono dal Po sono molto più brevi. Corso Vittorio Emanuele II finisce in corso Francia, corso San Maurizio finisce ai Giardini Reali e corso Tortona diventa corso Novara. Il corso dedicato al marito, Corso Re Umberto, è centrale, in una zona elegante, ma non è così lungo.

Le nobildonne a Torino non sono messe poi così male. Brulicante di traffico è via Madama Cristina, protagonista dalla parte filo-francese della “guerra dei tre cognati”; alla sua figlia Ludovica è dedicata invece una tranquilla via nella zona collinare.  Centrali sono le vie dedicate alla Principessa Clotilde e alla Duchessa Jolanda, mentre nella pre-collina troviamo via Luisa del Carretto. Bellissima e centrale è via Maria Vittoria, dove si trova il Palazzo Cisterna, dimora del suo casato nobiliare. Centrale è pure via Maria Teresa, e Piazza Maria Teresa poi, secondo me, è uno dei posti più suggestivi di Torino. Periferica è invece una via dedicata a Eleonora d'Arborea, nobile della Sardegna, a cui stranamente le lapidi che indicano la via la specificano come “patriota” ma non si specifica quale fosse la “patria”. Juliette Colbert, torinesizzata in Giulia di Barolo, ha la sua via sebbene non sia chiaro se dedicata alla “nobildonna” o alla “quasi-santa sociale”. Una sorte simile è quella della Principessa Felicita di Savoia a cui è dedicata una via in collina, probabilmente per i suoi meriti di benefattrice che per la sua nobiltà.


Anticamente le vie erano intitolate o alla direzione verso cui erano dirette (Via Nizza, Corso Casale, Corso Moncalieri) oppure a “cosa c'era lì” per esempio, via Corte d'Appello. Abbiamo Vie Figlie dei Militari, Via delle Orfane perché evidentemente sedi di scuole o collegi riservate a queste categoria di ragazze e Via delle Rosine evidentemente sede di una scuola gestita da tale “associazione”.

A parte San Paolo che da anche il nome ad un quartiere (borgo San Paolo) e non c'è la chiesa dedicata a tale santo, la toponomastica dei santi e sante sono legate alla presenza di chiese. In questo caso le sante non sono messe male: via Santa Teresa, via Santa Chiara, Piazza Santa Rita (santa Rita da il nome anche a un popoloso quartiere), via e piazza Santa Giulia, strada Santa Lucia... ma si fanno aiutare in classifica dai vari nomi con cui viene venerata la Madonna: via Santa Maria, via e piazza Maria Ausiliatrice, via della Consolata, via Madonna delle Rose, via Madonna di Campagna, via Madonna della Salette,  .... 

Tra i santi sociali, Cottolengo ha una stretta via, ma lì è situata la sede della sua opera. Per don Bosco la sede principale delle sue varie opere in Torino è in piazza Maria Ausiliatrice, e inspiegabilmente la via a lui dedicata è una via secondaria, mentre la fondatrice del ramo femminile, santa Maria Mazzarello, ha una via abbastanza corta e periferica, ma ampia ed è un'importante arteria nel traffico dal lato ovest della città. Un po' meno fortunata è la Beata Maria degli Angeli, al secolo Marianna Fontanella a cui è dedicata una piccola via sulle cui lapidi c'è scritto solo "via Fontanella" e il viandante pensa che sia una via dovuta alla presenza, un tempo, di una fontana pubblica e non al cognome di una parsona la cui fama è legata, tra l'altro, all'assedio di Torino del 1706: la localizzazione della via, in Borgo Vittoria, presso la Chiesa della Salute, fa supporre che sia dedicata alla persona in questione.

Bisogna tenere conto di una cosa. Molti nomi alle vie sono stati dati tra la fine del XIX secolo e nel primo XX secolo. I protagonisti erano:

  • Eroi del risorgimento: a parte Giuditta Sidoli e Teresa Confalonieri, titolate di una via e di una minuscola piazza, i protagonisti sono stati tutti maschili. Oltre a Garibaldi Mazzini e Cavour, la toponomastica dei risorgimentali abbonda! Per esempio, vicino a corso Enrico Tazzoli, c'è una serie di vie secondarie dedicate ad altri patrioti uccisi a Belfiore. Di fatto erano tutti maschi.
  • Eroi della guerra partigiana: Di Nanni, Capriolo, Biglieri, Giambone, Galimberti... insomma sono stati i maschi a dover scegliere esplicitamente “da che parte stare”:..
  • Altri militari: Baldissera, Raffaele - non Luigi - Cadorna, Massena...
  • Scienziati del periodo positivista, in cui le donne non avevano spazio.

Concludendo, il problema sul gender gap toponomastico non è dovuto ad una generica preferenza maschile, ma ai criteri con cui sono scelti i titolari della toponomastica che privilegiano categorie in cui si sono cimentati di più i maschi. 

 ----

Piccola aggiunta che conferma quanto dicevo: i punti sul Po a Torino

- Nome del borgo = 1 : Ponte di Sassi (non esiste distinzione di genere!)

- Eroi della Resistenza = 1 : Ponte Balbis

- Nobiltà sabauda = 4 e sono 2 maschi e 2 femmine. L'immancabile coppia Umberto I e Regina Margherita (già vincitrice della strada principale della città) e Vittorio Emanuele I ( che dopo la fine delle prima guerra mondiale perse la titolazione di Piazza Vittorio Emanuele I, diventata Piazza Vittorio Veneto) e gli resta il ponte, e la Principessa Isabella.


giovedì 14 marzo 2024

ChatGPT 3.5 fa bella figura (nel senso che...)

 I miei genitori erano assolutamete insoddisfatti di me. Facevo sempre fare brutte figure.  Quando qualcuno mi chiedeva qualcosa del tipo "Che tram si prende per andare in piazza Paleocapa? " Io rispondevo "non lo so" e mio padre "Fai sempre brutta figura! Se non lo sai, di' comunque qualcosa... Una linea a caso, da qualche parte porta..."  "Ma se non porta lì?" "Eh, va ben, magari dovrà fare un pezzo a piedi, ma se dici che non lo sai, fai brutta figura!"

Sarebbe stato contento di #chatgpt 3.5 !

Ancora test demenziali con #LLM in cui #Gemini esce a testa alta, almeno rispetto a #chatgpt 3.5 che fa bella figura, ma nell'ottica dei miei procreatori

😀 Non sapendo cosa chiedere, mi sono rivolto con la mente alla tradizione piemontese. A partire dalla canzone "Maria Gioana" ho chiesto cosa avrebbe dovuto fare costei per non avere più mal di testa. #Gemini ha subito messo le mani avanti con un testo alla "disclaimer" (consultare il medico!) . #chatgpt no: ha dato diversi suggerimenti, ma non quello di smettere di bere alcolici, come viene detto nalla canzone

🌱 Altra canzone tradizionale. Ho chiesto quante erano le ragazze che venivano da Lione e raccoglievano i fiori della primavera. #Gemini saggiamente mi ha risposto che mancavano informazioni mentre



La canzone, come tante canzoni popolari, diceva che erano tre, e poi si concerntrava sulle vicende (terribili!) di una.

🐷 Ho chiesto cosa farà il Marchese del Monferrato quando questo porco prenderà l'uva (da una iscrizione sulla fortezza di Verrua Savoia)

#Gemini saggiamente mi ha risposto che mancavano informazioni, che c'erano stati parecchi Marchesi del Monferrato..., mentre 


 

 Incuriosito dalle risposte che trovavano riferimenti in una poesia "Il sabato del villaggio" di La Martine.  Non sapevo che ci fosse un "Sabato del villaggio" anche oltralpe. Allora ho chiesto


Si parla spesso dei lavori che toglierà l'intelligenza artificiale. Che tipo di lavoro può togliere un LLM così? Forse quello di intrattenere vecchi inebetiti?




martedì 21 novembre 2023

Torino Magica

 

Torino è nota come città magica. È la città di Gustavo Rol, detto Tavino, a cui si vuole intitolare la linea ferroviaria, detta TAV, che dovrebbe unire la magia di Torino con la magia di Lione. Non sto ad elencare tutti i luoghi esoterici, di cui esistono guide dettagliate in varie edizioni e vi sono tour operator specializzati per portare i turisti a visitare quei luoghi occulti.

Mi limito e descrivere un'esperienza di percorso extra-spaziale con cui provare la sensazione di camminare su un nastro di Möbius

Un itinerario che si può percorrere in auto, meglio sulle due ruote per cogliere meglio i dettagli. A piedi è un po' lungo.

Partenza da Piazza Omero. Prendere per via Guido Reni, ma girare subito a sinistra su via Paolo Gaidano. Notare che questa è l'unica svolta a sinistra del percorso. Poi, agli incroci, sempre diritto o svolte a destra.

Procedere per via Gaidano. Ad un certo punto troveremo la Cascina Roccafranca sulla destra e la cappella Anselmetti sulla sinistra. Attraversare via Rubino e poco oltre ci troveremo la scuola media superiore Enzo Ferrari sulla destra. Continuare dritto, e a breve vedremo il cartello Grugliasco, il che indica che siamo usciti da Torino e ci troviamo a Grugliasco.

A riprova di ciò, un altro cartello indica che la strada che stiamo percorrendo non si chiama più “Via Gaidano” ma “via Moncalieri”. Non è possibile quindi essere a Torino, siccome una strada intitolata a Moncalieri esiste ed è corso Moncalieri, vicino al Po.

Al semaforo, presso la chiesa dello Spirito Santo,  giriamo a destra in via don Borio e sulla destra vediamo il centro sportivo Rari Nantes – Gerbido. E Gerbido è appunto una zona di Grugliasco.

Sulla sinistra “Piazzetta Andrea Camilleri” con a volte delle fontanelle zampillanti, a volte no.


Superata la Rari Nantes, il centro medico e l'oratorio Frassati (edifici addossati l'un l'altro) giriamo ancora a destra in via A. Volta. Altra certezza di non essere a Torino, poiché a Torino via A. Volta è una traversa di Corso Vittorio Emanuele II.

La via curva brevemente a sinistra; percorriamola fino all'incrocio con un corso molto largo. Imbocchiamo il corso girando a destra. Percorriamo questo ampio viale tra grandi palazzi fino al semaforo che incrocia via Guido Reni. Al semaforo svoltiamo a destra e dopo un breve tratto, ci ritroveremo in Piazza Omero, al punto di partenza senza aver visto alcun cartello che indica di essere rientrati in Torino. Magia !!!!


mercoledì 20 settembre 2023

Maestri del sospetto – 2) Freud

 

Continuo alcuni pensieri sulla critica alla religione, iniziati qui

Premessa: da ragazzo avrei voluto studiare psicologia, ma le psicosi dei miei procreatori me lo hanno vietato, quindi la mia cultura sul tema non va oltre quella di un hobbista.

Altra premessa: condivido con Massimo Recalcati il giudizio sui limiti di Freud nell'affrontare la Bibbia.


L'argomento di cui vorrei parlare mi è venuto in mente quando mi divertivo a trasformare in canzoni in piemontese tradotte MOLTO liberamente, temi musicali di canzoni in inglese della mia gioventù (qui e qui ci sono esempi). Piemontesizzavo ovviamente snaturandola, After the gold rush” di Neil Young in “Dòp ël bom!


Non l'ho registrata. Prima dell'esecuzione avrei dovuto recitare una specie di introduzione.

Il canovaccio - perché riassumo – di tale introduzione è quanto segue:

“Nel modello di un Freud spiegato male c'è l' ES che è quello che ti suggerisce “Mangia! Accoppiati! Proteggi il tuo corpo!” e c'è il Super-IO che ti impone i vincoli sociali “Non mangiare nel piatto degli altri! La ciamporgna che ti ispira certe cose è già insieme ad un altro! Devi fare il servizio militare per difendere la Patria” eccetera... Così l'IO si forma come mediazione tra queste entità. Un autore che non ricordo bene chi fosse, diceva questo era vero nell'Europa borghese di fine 800. Oggi, con il consumismo, anche il Super-IO dice “Mangia! Godi il piacere sessuale! Pensa per te!” insomma Super-IO e ES vanno d'accordo quindi l'IO non ha un tubo da fare, non esiste più. Invece il gagno della canzone percepisce la presenza di un altro ES, ancora più profondo che non si accontenta dell'alleanza tra ES e il Super-IO consumista, un desiderio che va oltre il modello freudiano”

Poi partiva la canzoncina ispirata a Neil Young

Mi è venuta in mente questa mia mancata “performace”, riavvicinandomi a “Il Senso Religioso” di don Giussani.

Purtroppo, per esperienze personali del passato, ma anche abbastanza evidenti nelle società, si evince che le tematiche inerenti alla religione sono spesso concentrate sulla costruzione del Super-IO. Invece nel “Senso Religioso” don Giussani parla di “nucleo di esigenze originali”. E mentre il Super-IO è molto sensibile al contesto sociale in cui si vive, queste esigenze originali sono della gente di tutti i tempi e tutti i popoli “al punto che essi possono vivere tra loro un commercio di idee oltre che di cose, possono trasmettersi l'un l'altro ricchezze a distanza di secoli e noi leggiamo con emozione frasi create migliaia di anni fa [...]”

Questo, che percepiva il ragazzo della canzone, avviene se questo nucleo non è ottenebrato da un Super-IO troppo invasivo!!!



giovedì 27 aprile 2023

Mix tra Neil Young, Gipo Farassino e Zygmunt Bauman

Qui ho fatto una marmellata!

Ho notato che il titolo "Long may you run" , titolo di una vecchia canzone di Neil Young, ha quasi la stessa metrica di "Cor nen, va pian" titolo di una vecchia canzone di Gipo Farassino. Ho semplificato leggermente la musica di Neil Youg facendola diventare una specie di polka, ho piemontesizzato il testo.

Bisogna immaginarsi negli anni 80, quando non esistevano i GPS, c'erano i mangianastri, e il progresso degli anni del benessere mostrava le prime crepe.Quelle poche righe di Zygmunt Bauman spiegano il concetto.

 Peccato l'esecuzione non sia un grnachè, quando avrò tempo la rifaccio.


Testo in piemontese
(grafia incerta)

Dop 'd la cerimonia as và a fè disnè
ma l'agriturismo ën doua a l'è ? 
"Mi sai la strà: steme da press"
"Cor nen va pian"

Cor nen va pian,  cor nen va pian
 che coj darera a 's perdo
e se ti 't voesto andè pì lontan
cor nen va pian
 
Fè torna ste straiole tra le vigne e i prà
na vòlta ën bici e adess ën setà
Dal mangianastri a jè Gipo a cantè
cor nen va pian

Cor nen va pian (...)

 

Sempre pì 'n pressa sempre pì strac
t' a smia d'esse mai bogià
se ët vade fort 't ancòrse nen
se sbaglie strà

Cor nen va pian (...)

Cor nen va pian,  cor nen va pian
 che coj darera a 's perdo
adess che la pressa a l'è pess che la fam
cor nen va pian

 Traduzione Italiana

Dopo la  cerimonia si va a far pranzo
ma l'agriturismo dov'è
"Io so la strada, statemi dietro"
"Non  correre, va piano"
 
Non correre, va piano; non correre, va piano
che quelli dietro si perdono
e se vuoi andare più lontano
non correre, va piano

Far di nuovo quelle stradicciole tra le vigne e i prati
una volta in bici e adesso seduto 
da mangianastri che c'è Gipo che canta
"Cor nen va pian"

Non correre, va piano; non correre, va piano (ecc..)

Sempre più in fretta, sempre più stanco
e ti sembra di non esserti mai mosso
se vai forte non ti accorgi
se sbagli strada

Non correre, va piano; non correre, va piano (ecc..)
 
Non correre, va piano; non correre, va piano
che quelli dietro si perdono
adesso che la fretta è peggio della fame
non correre, va piano
 
 

giovedì 20 aprile 2023

Cantata sul balcone ai tempi del Covid

Ai tempi del Covid avevo fatto questa canzone, liberamente ispirata a "The Times They Are a-Changin' di Bob Dylan

In realtà l'ispirazione mi era venuta mentre andavo a suonare in un parco. Vedevo dei vecchi che chiacchieravano seduti su una panchina e pensavo alla polisemia piemontese della parola banca che vuol dire banca come in italiano, ma anche panca o panchina del parco. Inoltre l'espressione "bate ël cul 'sla pera" vuol dire anche fare fallimento, andare a rotoli economicamente, oltre che quello che indica fisicamente.

Testo 

(ammetto che la mia grafia piemontese è approssimativa)

 Madame e monsu che  v'ëncrde arivà

e 'nsima 'dna banca voi seve ënsetà
ël arpos a fà bin, ma esagerè nen
la strà a l'è ancora longa !
Bogeve le ciape e aoseve ën pè
perchè ij temp a cambio torna
 
E voi bogia-nen e voi berboton
che 'v seve ficave për tuti i canton
piantela ëd rumiè, chitè ëd cristonè 
ëncaminè a guardeve ën torn:
distopeve le orije e ëmparè a scotè
perchè ij temp a cambio torna

Ma ël temp cos' a l'è? E già che lo sai!
basta mac che niun ëm lo ciama
Nosgnor a l'ha falo ënsema ël mond
a l'ha nen crealo prima
Mac për l'amor ij son stait ën ritard
Ma ij temp a torno ancora!
 
ël temp a l'è òr, a diso tuti parei
ma la mòrt a veul nen i sòld për scusa
nè coi re nè coi general
la mòrt ha l'ha niun risgoard
Mac  për l'Amor val la pen-a 'd ruschè
quand che ij temp a cambio torna!
 
Madame e monso che seve ënsetà
'v 'n ancòrse nen  che la banca a talòcia
'v arcordo ch' a l'è nen pròpe bel 
volè giù e bate ël cul ën 's na pera 
Bogeve le ciape e aoseve ën pè
perchè ij temp a cambio torna

Traduzione in italiano

Signore e signori che credete di essere arrivati
e sopra una banca/panca voi siete seduti
il riposo fa bene, ma non esagerate!
La strada è ancora lunga
Muovete le chiappe e alzatevi in piedi
Perché i tempi cambiano di nuovo

E voi bogia-nen (intraducibile) e voi brontoloni
che vi siete messi in tutti gli angoli
smettetela di ruminare, cessate di bestemmiare
cominciate a guardarvi attorno
disotturatevi le orecchie e imparate ad ascoltare
Perché i tempi cambiano di nuovo

Ma il tempo che cos'è? E già che lo so!
Basta solo che nessuno me lo chieda
Iddio l'ha fatto insieme al mondo
Non l'ha creato prima
Soltanto per l'Amore sono stato in ritardo
ma i tempi ritornano ancora!

Il tempo è oro! dicono tutti così
ma la morte non vuole i soldi per scusa
nè col Re nè con i generali,
la morte ha nessun riguardo
Solo per Amore val la pena impegnarsi
Quando i tempi cambiano di nuovo

Signore e signori che siete seduti
non vi accorgete che la banca/panca è instabile?
Vi ricordo che non è proprio bello
volare giù e fare fallimento / battere il culo sulla pietra
Muovete le chiappe, alzatevi in piedi
Perché i tempi cambiano di nuovo

Riferimenti
La prima, seconda e quinta strofa sono totalmente di mia invenzione, la terza si riferisce al discorso sull'essenza del tempo di Sant'Agostino, la quarta alla canzone Barun Litrun


 




 

domenica 15 gennaio 2023

Spiriti sulla neve - mia ultima lettura

 

Non riuscendo a metterlo su Goodread.com recensisco qui la mia ultima lettura


Ho sentito la presentazione del libro e istintivamente ho pensato “Questo libro sarebbe piaciuto a Zia Luciana!”

La zia era stata per circa trent'anni impiegata presso il comune di Torino e per molto tempo segretaria di Guido Secreto, quando questi ricoprì le funzioni di vice-sindaco e di sindaco. La zia amava leggere romanzi, la storia, il Piemonte, gli “archivi” e conosceva bene come il fattore umano interveniva nei rapporti politici.

Il libro è un romanzo storico. Una storia romanzata, con molti personaggi veramente esistiti e richiami ad episodi reali. Vi sono brani – lettere - prese da documenti dell'Archivio Storico Torinese e riferiti in nota, ove copiati, ove riassunti.

La prima parte ci presenta il Forte diFenestrelle, usato allora sia come carcere sia come postazione di artiglieria: descrive il modo di vivere dei soldati e dei vari tipi di prigionieri.

Ci ricorda anche un dettaglio che la narrazione risorgimentale non tiene conto, ignorando la complessità di quei cinquant'anni di storia: cioè che la “vecchia” generazione dei risorgimentali qui in Piemonte era composta da molti ufficiali del Regno di Sardegna che erano di “scuola” napoleonica. La classe politica della restaurazione non poteva fare a meno di loro, un ufficiale di artiglieria non si forma in due giorni, ma neppure si fidava ciecamente. Gli ufficiali da un lato vivevano faticosamente il cambio del “regime”, tra loro erano sospettosi del “passato” dei colleghi e di esser loro stessi sospettati. Uno di questi è il colonnello Gaspare De Andreis, il protagonista, comandante del Forte.


Nella seconda parte incalza il racconto del “giallo” che ovviamente non dico, ma il lettore può facilmente immaginare.

Personalmente sono rimasto dispiaciuto per un'ombra molto negativa su Brofferio, personaggio che mi stava simpatico avendo sentito le sue canzoni “Me ritorn” “Metestament”. Ognuno ha i suoi lati oscuri.

Di striscio, cita positivamente Giulia di Barolo, guarda caso anche lei di scuola napoleonica, ma fa fare una brutta figura ai “preti”. Abituato ai “santi sociali” sono rimasto un po' di stucco, ma guardando le date, nel 1832 don Cottolengo era agli inizi della sua opera, don Cafasso non era ancora prete,don Bosco un ragazzo, Faa di Bruno e Murialdo bambini... e questi stessi “santi sociali” non ebbero vita facile nella chiesa torinese.

Più di una volta De Andreis dice di non aver tradito gli ideali di gioventù, ma che gli ideali non vanno perseguiti con gesti rivoluzioni eclatanti e inconcludenti o peggio, causa solo di morti inutili; piuttosto vanno realizzati in azioni concrete che lui intraprende ed io non sto a raccontare.

Penso che molti si siano dedicati alla politica ispirati da idee di grandi cambiamenti e poi si trovano a doversi occupare di temi apparentemente banali – soprattutto nella politica locale – ma sono proprio questi temi che toccano la quotidianità e la qualità della vita di tanti cittadini.

Ne posso dedurre che uno dei due autori si sia rispecchiato in De Andreis!

 

giovedì 12 gennaio 2023

Gatij Ëd Gòj


  Mazurka di Piergiorgio Graglia. Mio tentativo di vedere come funzionano i video nel blog