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venerdì 16 gennaio 2026

COBOL, James Joyce, David Graeber e il "maròcc"

 Facendo pulizia ho trovato un listato ancora fatto dalle famose stampanti a 132 colonne di cui se ne parla anche in questo mio libro di memorie informatiche


Ho notato che era un listato COBOL e si è scatenato in me uno stream of consciousness degno di James Joyce. Evito di riportarlo perchè non ho sicuramente la tecnica narrativa del grande letterato, ma soprattutto perchè non voglio evocare uno tra i periodi più tristi della mia vita. A parte la "bruttezza" della programmazione in questo linguaggio, in quel periodo era come se si fossero chiusi  tutti gli spiragli che si erano aperti nel 1979 e la mia vita si prospettava come un tunnel cieco. Ma chiudo lo stream of consciousness perchè i pensieri evocati sono veramente brutti.

Poi, osservando bene il listato, nel riquadro rosso vedo la scritta PDP-11, computer mitico, in cui io non ho praticamente mai programmato in COBOL ( il computer del triste periodo era l' HP3000)

 Poi ho letto bene il nome del programma (riquadro viola) e ho letto Yatzee. Ritornato in mente lo scenario !! Quel programma non era mio e non so perchè il suo autore mi avesse "regalato" il sorgente, forse perchè leggendolo, mi rendessi conto di quanto lui era bravo. Ricordo il contesto operativo in cui sono stato. Sono finito a "lavorare" lì (più avanti si capirà perchè lavorare è tra apici) due volte nel mio percorso lavorativo, a distanza di circa 10 anni. In entrambi i casi l'impressione è stata pessima! Esattamente il contrario di come dovrebbe essere un luogo di sviluppo software. Dov'era? non importa, come dico nel mio commento sui Promessi Sposi per manager, <Comunque sia, ormai non è un problema: al posto di quell'azienda, oggi ci sono signorili alloggi residenziali.>

Qui David Graeber avrebbe avuto molto materiale per il suo testo  Bullshit Jobs . Quel signore che mi ha dato quel listato faceva del "maròcc". Mai saputo se nell'usare quel nome i vecchi operai piemontesi avessero qualche riferimento con il Marocco. Non so perchè nel gergo si usasse quel termine per indicare un fatto ben preciso: quando un operaio specializzato, un tecnico, usa degli strumenti dell'azienda per delle attività proprie. 
Esempio tipico: un torinitore si porta un suo particolare da lavorare sul tornio della ditta. Solitamente i "padroni" se il tecnico era un barbìs e non esagerava, e i lavoretti erano personali non conocorrenziali, chiudeva un occhio. Se invece faceva concorrenza, esagerava o c'erano altre conflittualità in corso, allora l'accusa di "fé 'd maròcc" diventava l'occasione per fare causa di licenziamento. Ebbene, quel tale, annoiato di non poter fare muovere le meningi, si era fatto quel programma in COBOL che simulava il gioco con il lancio di cinque dadi. Ovviamente tutto finiva lì, non lo "vendeva" perchè il PDP-11 non era certo un PC o smartphone su cui girano videogiochi. "Scarica l'app" non si usava ancora! 

 

lunedì 27 gennaio 2025

Sic Transit Gloria Computātōriōrum – 1 puntata

 Premessa:

 non sono un informatico per vocazione. Se avessi potuto scegliere avrei studiato
  1. Psicologia, positivamente colpito dal dottor Hutter, sebbene molti anni dopo sia passato ai disonori della cronaca per non essere riuscito a “guarire” un paziente illustre, ma con due frasi ha aiutato molto me.

  2. Giurisprudenza, perché, forse un po' ingenuamente e forse perché mi piacevano di gialli, mi sarebbe piaciuto “far trionfare la legge”

  3. Quando, ancora studente di informatica ho avuto la possibilità di fare una supplenza di matematica e nel piano di studi ho aggiunto “Istituzioni di Analisi Superiore”,  fuori facoltà, a matematica, prendendo il primo 30 e quasi unico della mia carriera, era evidente che la mia strada sarebbe stata quella di insegnare matematica

Purtroppo le cose sono andate diversamente.

Ma nel corso degli studi ho incontrato docenti – Piero Torasso in primis – che avevano passione per quello che facevano ed in qualche modo la trasmettevano.

Con i colleghi di studio e di lavoro... dipende: ho trovato persone gradevoli, appassionate del loro lavoro, alcuni proprio dei simpatici nerd, altri seri, ma ho incontrato anche tanti “mamma dammi la pappa”, gente che della logica booleana piuttosto che della ricorsività non glie ne fregava nulla: si erano dedicati all'informatica intendendola come l'aviazione miliare agli inizi del XX secolo: si diventa ufficiali anche se non si è nobili e non si è fatta l'accademia.

Ora che sono vecchio, emergono lontani ricordi di quel mondo per certi versi ormai finito.

Ho scritto questo e-book e di ricordi ne emergono anche in questo blog ( qui ) ma nei miei prossimi post scriverò alcune considerazioni sul cambiamento d'epoca avvenuto in questo mondo.


martedì 14 giugno 2022

“Great resignation” della Monaca di Monza

 

Nel mio “Il Santo Evangelo meditatoda un Bottegaio avevo espresso il rammarico che i “Promessi Sposi” non fosse usato come testo di management. In questo periodo sto scrivendo uno dei miei “saggi alternativi” in cui affronto il romanzo da un questo punto di vista. 


 

Non so quando lo finirò.

Mentre lo scrivevo, e rileggevo il romanzo, mi è venuto sotto gli occhi un passo che potrebbe spiegare il fenomeno delle “Great resignation”. Ovviamente non è l'unica spiegazione, ma potrebbe essere un contributo.

La povera Gertrude è ormai monaca, e nel vivere questa condizione non gradita, dice Manzoni:

Qualche consolazione le pareva talvolta di trovar nel comandare, nell'esser corteggiata in monastero, nel ricever visite di complimento da persone di fuori, nello spuntar qualche impegno, nello spendere la sua protezione, nel sentirsi chiamar la signora; ma quali consolazioni!”

Ho conosciuto troppi casi di personaggi impegnati in Bullshit jobs ( per dirla con David Graeber) che trovavano gratificazione nel comandare. Ho visto troppe micro-gerarchie: parcheggi auto dei dipendenti con “classifiche” per cui avere il posto sotto la tettoia o la comodità alla porta principale era un gradino in più di chi la metteva in altri spazi del cortile. Gli spazi degli uffici, la collocazione delle scrivanie, le cassettiere e gli armadi... tutte queste “consolazioni” da “costretta ai voti”. Con il Covid, un po' per lo smartworking che costringe a focalizzarsi sugli obiettivi piuttosto che sulla presenza in opificio, ma soprattutto penso per la sensazione di fragilità, di lampi, magari censurati, ma non eludibili, sul senso della vita, che queste “consolazioni” abbiano perso il loro sapore, si siano come diluite.

Chissà cosa direbbe Manzoni?


mercoledì 15 dicembre 2021

Sciopero generale o rituale Potlacth ?

 


Ho visto sui social parecchie polemiche sullo sciopero generale proclamato dai CGIL e UIL per il prossimo 16 dicembre

Polemiche del tipo “Ma dopo questa crisi causata dalla pandemia, proprio adesso che c'era una ripresa che senso ha scioperare? E' da irresponsabili!” e per contro “I costi della pandemia non sono stati pagati da tutti in modo equo, quindi occorre lottare ecc..”

Io non entro nel merito del dibattito, ma volevo farmi una domanda sull'utilità dello sciopero generale e se questa forma di lotta, scelta o osteggiata, non sia un sintomo di come la classe dirigente (politica, sindacale, finanziaria ecc...) abbia una visione del lavoro molto lontana dalla realtà.

Per tornare all'idea di David Graeber, la società maschilista ha formulato il concetto di lavoro come produzione (lascio perdere altri dettagli...) mentre il lavoro reale oggi è per lo più manutenzione, con tutti i suoi link di mappa mentale: sorveglianza, cura, pulizia, difesa... ; poi comunicazione in senso lato quindi anche insegnamento, trasporto.... insomma gran parte del lavoro non produce nulla.

Quindi: meno ore di lavoro, meno pezzi prodotti, meno guadagni marginali sul pezzo prodotto, è un'equazione che funziona solo in una piccola percentuale di attività, ma che sono diventate paradigmatiche del lavoro in se.

Prenderei tre esempi per dimostrare l'assurdità dello sciopero generale preannunciato.


Grande Distribuzione Organizzata. Capisco l'utilità di uno sciopero in una particolare catena e “ad oltranza”. Il cliente potrebbe rivolgersi alla concorrenza. Ma nello sciopero generale, siccome la quantità degli acquisti è proporzionale alla disponibilità economica e ai bisogni del cliente, questi farà esattamente gli stessi acquista anticipandoli e/o posticipandoli di qualche giorno. Se ne ottiene che per la catena gli introiti restano costanti, risparmio un giorno di paga ai dipendenti. Per i dipendenti perdo un giorno di paga e lavorerò più stressato un paio di giorni in più.


Scuola. Se quel giorno lì dovevo spiegare i prodotti notevoli, piuttosto che Kant o il quinto canto dell'inferno... non è che quell'argomento salta, ma lo farò lo stesso, ma in meno tempo, quindi con più fatica per me e la classe, e con un giorno di paga in meno.


Trasporto Pubblico Locale. L'ente preposto risparmia carburante/energia elettrica, usura dei mezzi, paga dei lavoratori. E' già passato all'incasso degli abbonamenti, non so bene i contratti con gli inserzionisti ma non credo che l'azienda abbia grosse penali in caso di sciopero, idem i contributi dal comune sono legati da trattative politiche non legate alle ore e Km effettuati... insomma perdono solo i biglietti di corsa semplice. Gli scioperi sono un guadagno per l'ente. Per i dipendenti un giorno di paga in meno.


In tutti i casi: il dipendente che sciopera non riesce ad usare di questo giorno di libertà per le sue commissioni personali perchè “c'è sciopero” anche di chi dovrebbe fornire il servizio.


Sciopero come cerimonia Potlacth


Anni fa avevo sentito dire da un sindacalista che se uno va a sedersi ad una trattativa dopo uno sciopero che ha una grande adesione allora ha più forza contrattuale ecc... Cioè, secondo costoro, lo sciopero è un rituale per cui io mi sacrifico, io butto del mio, dimostrare che sono così convinto di quello che voglio sono capace di sacrificarmi. Anzi, io ti regalo delle mie cose, per dimostrare la mia superiorità nei tuoi confronti... Ma vadano a farsi curare da uno buon psicoanalista, magari Massimo Recalcati!

lunedì 8 marzo 2021

8 marzo Festa della donna

Solitamente l'8 marzo sento discorsi che a partire dalla mia esperienza personale mi lasciano sempre un po' perplessi. Quest'anno, dopo aver letto Bullshit Jobs di David Greaber, la perplessità è cresciuta. Andamo con ordine.

Esperienza personale. Pur sententomi anatomicamente e sessualmente maschio, ho sempre trovato stretto il ruolo che la società anni 50/70 assegnava al maschio. Non mi piacevano i giochi con la palla, quindi nemmeno il calcio, non amavo i motori, la meccanica, non sognavo di pilotare bolidi o aerei, cioè non mi interessavano cose che piacciono ai maschietti e oggi possono piacere anche alle femmine, anzi sono viste come un passo avanti per loro. Non ero attratto dalle bambole e cucina (veramente o c'erano remore interiori'?) ma mi affascinava tutto l'unisex (teatro, musica, e poi matematica ma non la fisica, i gialli...) Putroppo le pressioni della famiglia che approfittavano della mia fragilità psicologica (che loro alimentavano) mi spinsero verso studi che avrei preferito evitare. Quante volte avrei voluto essere donna ed andare ad insegnare il teorema di Pitagora o a suonare il flauto dolce in una scuoletta della Val Soana, invece di dover sgomitare, perdendo, contro buro-manager, bambini ben più gretti e capricciosi!

David Graeber dice due cose interessanti a proposito di donna e lavoro.

  1. la società patriarcale invidia l'utero, il fatto che la femmina partorisce ed il maschio no, allora i maschi hanno creato uno storytelling che trasforma il lavoro maschile in una specie di parto. Testimoniaze, tra l'altro, del fatto che in molte lingue la parola che indica il lavoro maschile sia la stessa o simile a quella del parto (il piemontese è un esempio) oppure che nella cacciata dall'Eden di Adamo ed Eva la fatica del lavoro maschile e il dolore del parto siano in qualche modo accumunati. Quindi le rivendicazioni femministe non sono altro che “invidia dell'invidia dell'utero”

  2. Che nell'attuale feudalesimo manageriale, come definisce la società attuale, si è disposti a pagare di più lavori inutili (barracaselle, tirapiedi, supervisori, sgherri e ricucitori) piuttosto che attività che servono veramente. Anzi queste spesso sono svolte da chi fa volontariato!


Ora, voi che avete avuto la fortuna di nascere donne, non riesco a capire la vostra gioia di mettere dati in un foglio di Project, fare dei Gantt che non saranno mai rispettati, Powerpoint per riunioni a cui metà dei presenti non interessa nulla e chi è interessato sapeva già cosa si sarebbe detto, rinunciando al piacere di trasmettere cultura e passione per la vita ai bambini, curando gente malata, facendo rispettare la legge....

Ah, lo stipendio più alto! Il gender gap! Beh ho la moglie insegnante. Date le traversie del mio ultimo periodo prima della pensione e della sicurezza del lavoro statale, oggi lei prende una pensione superiore alla mia!!

Donne, fatevi furbe!!!