Visualizzazione post con etichetta agile. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta agile. Mostra tutti i post

domenica 15 giugno 2025

Hello Dolly!



Ammetto che Dolly Parton non è stata mai in vetta nella classifica delle mie cantanti preferite, anzi non sapevo nemmeno della sua esistenza fino all'agosto del 1984, al mio primo viaggio in America, nella provincia, quando imperversava in varie radio e tv non a pagamento o comunque comprese nel prezzo dell'albergo. Neanche come “bellezza femminile” rispecchiava i miei gusti. Ma grazie Mike Cohn ho scoperto una cosa molto interessante non so se grazie alla sua intelligenza (e mi scuso per averla considerata un'oca!) o all'intelligenza dei project manager della sua fondazione filantropica Dollywood. Comunque scegliere dei buoni collaboratori è già una gran cosa!

Per ovviare gli abbandoni scolastici in una certa contea, la fondazione ha promesso 500 dollari ai ragazzi se fossero verificate entrambe queste due condizioni:

  1. devi finire il ciclo di studi

  2. scegli un coetaneo, e scommetti che anche lui finirà il ciclo di studi.

Il tasso di abbandono è sceso drasticamente.

Questo è molto bello perché così non solo uno è stimolato individualmente, ma “traina” anche un'altra persona ed ha molte probabilità di essere trainato a sua volta. Un atteggiamento molto costruttivo che supera totalmente tutto il clima di competizione individuale che l'azienda tradizionale metteva tra i dipendenti. Siamo in una rete sulla stessa barca!

A questo punto sentiamo una versione di una canzone di Neil Young cantata delle tre signore del “country” tra cui la nostra Dolly Parton. Canzone bellissima, voci notevoli, ma come signore anziano se devo inchinarmi alla bellezza femminile di una signora anziana, lo faccio a Emmylou Harris!!!

---- 

Fonte della notizia : dalla mail list di Mike Cohn di Mountain Goat Software

 


 

giovedì 30 giugno 2022

Una lacuna nelle “User Stories”

 

In questo mio post riprendo quanto accennavo ne “Il Santo Evangelo Meditato da un Bottegaio” nel Capitolo “Vendita Olio 24x7” citando Una Cosa Divertente che non Farò mai più di David Foster Wallace, sul tema del “deliziare il cliente”.

---- 

I “Backlog Item” si scrivono in termini di “User Stories” partendo dal ruolo “Come (ruolo), voglio (situazione + azione) → in modo da (cosa devo ottenere)”,

Esempio tipico, sempre riportato:

Come utente registrato 
voglio poter effettuare il log-in 
in modo che posso accedere alle mie informazioni personali.
 

Suppongo che i sistemi più in voga, oggi funzionanti siano implementati con le metodologie, la cultura e le formalità che io andavo esplorando una dozzina d'anni fa e i Csuit mi davano del cretino.

Domanda: E' possibile che tutti i sistemi di IA che ci profilano quotidianamente, gusti, acquisti e pregiudizi ideologici, non siano in grado di “incrociare i dati” delle “User Stories”.

Non è solo una mia impressione, ma è supportata da vari studi antropologici e sociologici: noi interpretiamo nella nostra vita ruoli diversi: figlio, studente, lavoratore, paziente in cura, acquirente, passeggero.... e via discorrendo.

 

Possibile che questi sistemi vedano i ruoli, solo come se quel ruolo che interpretiamo, fosse l'unico ruolo?

Come “personaggio che deve mangiare”
voglio “avere il delivery”
modo da mangiare all'ora che desidero la pizza ancora calda


Non sia incrociata con

Come viaggiatore in auto 
voglio viaggiare 
in modo che posso non rischiare incidenti con bici e 
monopattini che compaiono improvvisamente senza regole

e con

Come “essere umano” 
voglio “che nessuno lavori sottopagato, a rischio e precario”
in modo da offrire alla società contributi più sensati ed
avere una vita più dignitosa


oppure:

Come “viaggiatore in auto”
voglio “non aver furgoni di delivery che viaggiano come pazzi”
in modo da non rischiare incidenti


Molti “furgoni di consegne” sono elettrici, ma questo “Greenwashing ” è abbastanza stupido

  1. comunque aumentano il traffico

  2. l'elettricità si ricava pur sempre in qualche modo.

Una soluzione: sarebbe molto interessante un “Greenwashing ” di questo genere, non ovviamente per i cibi pronti, soluzione che io ammetto solo per anziani disabili, ma per la consegna di materiali non deperibili “Noi ritardiamo le consegne anche di qualche giorno, in modo da averne di più nel tuo circondario, in modo da ottimizzare i viaggi, riducendo il traffico”

Io sarei disposto 1) pianificati i miei acquisti 2) aspettare qualche giorno in più

lunedì 3 gennaio 2022

Facendo pulizia... ho ritrovato

 Facendo pulizia tra le vecchie mail ho trovato un testo che avevo inviato ad un giornalista che allora collaborava con Mario Calabresi affinchè glielo facesse gentilmente pervenire. Di Calabresi avevo sentito un intervento ad una conferenza che in quel momento mi aveva profondamente offeso. roppNon sto a dettagliare il contesto. La conferenza risale al dicembre 2011 quando la ditta per cui lavoravo (Teoresi) aveva deciso di licenziarmi perchè "troppo vecchio". Quando invia quella letter a avevo trovato un'altra occupazione, non molto remunerativa, ma molto più innovativa di quello che faceva Teoresi. Non sto ad aggiungere spiegazioni, ma copio tale e quale con una piccola variazione ad una frase 

Egregio Direttore,

La sera dell'incontro sulla crisi io ero particolarmente teso perché nel pomeriggio avevo la certezza che da lì a pochi giorni, nonostante l'articolo 18, sarei stato licenziato. Per una certa igiene mentale non volevo rinvangare il passato, macerandomi sulle responsabilità altrui nelle mie attuali difficoltà, ma cercavo di guardare il futuro.

Invece il suo intervento quasi mi ha costretto a rinvangare passato e colpe altrui. Il suo giudizio è che non abbiamo conosciuto la fame. La mia storia è in senso completamente contrario.

Era il 1975, ero un ragazzo impacciato ma abbastanza sveglio e pieno di idee. Era l'anno dell'esame di maturità. Per il futuro ero attratto da psicologia, (il funzionamento della mente umana!), ma anche da giurisprudenza, affascinato dall'idea di fare rispettare la legge in quel periodo particolarmente duro.

I miei genitori si opposero durissimamente. Secondo loro dovevo dedicarmi all'informatica, così avrei trovato facilmente lavoro. Io obiettavo che sarei stato disposto ad una vita anche sobria pur di fare delle cose che mi avessero interessato “Tu non hai provato la fame!” era il loro refrain.

Così per evitare una fantomatica fame che avrei affrontato volentieri per realizzare il mio “sogno”, dovetti per forza studiare informatica. Purtroppo ce la feci, a causa anche dei docenti. Erano personaggi abbastanza, oggi diremmo “destrutturati”: geni strampalati di cui era bello vedere la passione per quello che spiegavano ed in oltre avevano un look West-Coast che li rendevano ben lontani dalla seriosità accademica o peggio, degli ingegneri! (almeno la maggior parte di loro).

Taglio alcuni particolari, ma quando Lei parlava della gioia del taxista pakistano per la laurea della figlia io pensavo alla gioia dei miei genitori per la mia laurea (il primo laureato della stirpe!) ma pensavo che quella ragazza avesse la tristezza che avevo io quel giorno, pensando a tutte le altre attività più interessanti nella vita possibili a cui si era dovuto rinunciare per quella laurea.

L’impatto con il lavoro fu duro, ma mi permise di stare un po' di tempo negli USA (lontano da casa!) e in URSS (professionalmente ne avrei fatto a meno, ma ho da un punto di vista “culturale” è stato molto interessante).

Ma dal 1994 in poi il settore soprattutto qui in Piemonte è in grave perenne crisi, (taglio l'analisi) così per evitare una ipotetica fame, mi trovo “nelle ristrettezze” e senza aver potuto perseguire i miei sogni.

Quindi il mio primo punto è: bisogna saper non temere troppo la fame, e sopratutto rischiare quando si è ancora giovani.

Secondo, per valutare lo sbaglio dei miei genitori: la logica lineare funziona solo nel breve. Se tiro un elastico e si allunga di 5 cm. Se raddoppio la forza verifico che si allunga di 10cm. Ma se la moltiplico per 1000 non si allunga di 5000cm, ma si spezza. Non possiamo ragionare sempre per induzione dall'esperienza, o meglio l'esperienza va costruita tenendo conto di tutte le cause di un fenomeno. Quello che va bene oggi, non è detto che lo sarà domani.

Ma oggi (che un piccolo lavoro comunque l'ho trovato) qual è il mio “sogno”? Ritorno ad un altro punto controverso del suo intervento: la ragazza ligure-nord'africana [una ragazza studiosissima premiata per il suo profitto]. A quella ragazza avrei chiesto: chi sono i tuoi amici? Perché è vero, se una persona è sensibile, più matura della media della sua età, può anche trovarsi a disagio con dei truzzi, ma deve assolutamente saper interagire anche con loro, magari scoprendo che qualcuno proprio tanto “truzzo” non lo è, se non sotto una scorza apparente.

Un istituto internazionale (Standish Group) monitorizza lo stato dei progetti software e da anni solo il 35% circa vanno a buon fine. Raramente la causa è dovuta ad incompetenza tecnica, più spesso è dovuta a motivi relazionali: specifiche di progetto mal formulate, “il cliente cambia idea”, attriti tra clienti e fornitori....

Inoltre la cose che mi ha sempre fatto più soffrire in questi anni di lavoro è l'esistenza del management. Vale a dire: nel cantiere edile il manovale svolge un lavoro tutto sommato semplice, il muratore più complicato, il capomastro deve avere più esperienza e poi il geometra, fino all'architetto. Nell'informatica no: il lavoro anche più a contatto con la “materia” richiede competenze alte, e la gerarchia non ha senso, il livello culturale è alto in tutte le funzioni; sebbene molte aziende informatiche abbiano implementato un modello ad albero dove ai vertici si accede per motivi di look anni 80, amicizie... raramente per competenza. Ma soprattutto le competenze sono “a rapida dissoluzione”, ed è necessario il team per compensare “l'inevitabile ignoranza”.

Nel settore informatico estero questi temi sono sentiti, nel 2001 alcuni “guru” dell'organizzazione si sono riuniti ed hanno elaborato l' “agilemanifesto”a cui si rifanno varie metodologie di lavoro.

Ritorno dunque a quello che è da un lato il mio sogno e da un altro un approccio (non l'unico per carità, non esiste la panacea !) che permetterebbe all'Italia di affrontare meglio la situazione difficile: imparare a lavorare insieme.

Chissà perché in Italia ci sono ottime piccole aziende, artigiani geniali, ma non ci sono più grandi aziende dagli anni 70 (quando il modello piramidale funzionava ancora)? Una delle cause è l'incapacità di collaborare insieme. Ora mi piacerebbe molto diffondere queste metodologie agili, nate nello sviluppo dell'informatica, soprattutto al di fuori del mondo del software. Non ho la giovane età per “rischiare” ma tengo gli occhi bene aperti.

Distinti Saluti

lunedì 27 settembre 2021

Metodo imposto dall'oggetto. Ma qual è l'oggetto?

 


Ho recentemente terminato la lettura del libro “Ho fatto di tutto per essere felice” di Marco Bardazzi. Racconta la storia di Eugenio “Enzo” Piccinini, un medico di cui è stata aperta la causa di beatificazione. Ma non è un’agiografia o un libro devozionale. Nel descrivere la vita di questo medico, Bardazzi dedica anche molte pagine a raccontare come Enzo fosse teso ad un miglioramento continuo nella sua professione, che lo portava ad un approccio che nel libro viene chiamato “metodo Enzo”.

In questo metodo troviamo: “imparare da chi ne sa di più” e “lavoro in team”. E’ molto interessante il racconto dei viaggi di Enzo in ospedali americani che reputava validi per imparare non solo tecniche mediche, ma anche organizzative, in primis la trasparenza con cui i medici si scambiavano le informazioni. Il lavoro in team non era un “ognuno è responsabile del suo pezzetto”  ma ognuno porta le sue competenze ed il suo punto di vista ad un impegno comune. Tralascio i dettagli e rimando ad una lettura del testo, che in molti passaggi mi ha ricordato molte cose imparate in Agile.

Anch’io - che faccio prima ad elencare i lavori che mi ispirano di meno dell’informatico di quelli che avrei preferito fare - costretto a fare questo mestiere, volevo farlo al meglio. Leggendo il libro, ho avuto un momento di quasi-invidia. Perché lui è riuscito seppur tra fatiche, a realizzare qualcosa di quello che aveva imparato, mentre io sono sempre stato bloccato nelle mie idee innovative che spesso sarebbero state anche vincenti? Una prima risposta è che forse lui era più tenace di me o che lui aveva la fortuna di essere in Emilia, una regione molto “aperta” mentre io vivo nella gretta Torino, che per certi versi è peggio del meridione perché ha gli stessi difetti (forse anche più!) ma pensa di essere nel giusto.

Verso la fine, parlando del suo modo di affrontare il lavoro cita la frase, nota a tutti quello che hanno affrontato il testo: “Il senso religioso” di don Giussani  

 “il metodo è imposto dall’oggetto”. E qui si è accesa una lampadina che ha snebbiato la mia quasi-invidia. Certo, ma allora il problema diventa  “Qual è l’oggetto?”

Qual era l’oggetto del medico Piccinini? Ovviamente la salute del paziente, intesa nel senso ampio di attanzione per la pesona malata: la guarigione quando possibile e quando non era possibile, un accompagnamento verso una fine dignitosatra (cioè non anticipata! ma sorretta dalla trasparenza, cure palliative e dalla vicinanza, quando è possibile anche verso i familiari) .

Qual era l’oggetto dell’informatico Roberto? Che il software funzionasse, cioè non avesse bug, stesse nei tempi di esecuzione… e fosse possibile mantenerlo (cioè codice leggibile). In seconda battuta, ma su questo il discorso sarebbe lungo, utile la risolvere le necessità del “cliente”.  Poi anche che io e coloro che avavamo partecipato al progetto, imparassimo. Anch’io cercavo un metodo che fosse adeguato a questo oggetto, e non capivo gli ostacoli che ho trovato, non sempre, ma in troppe situazioni.

Cosa mi era sfuggito? Qual era l’oggetto dei tanti “morti di fame” e “maschietti viziati” incontrati nel mio percorso lavorativo? Il loro ruolo personale all’interno della struttura aziendale, e il loro metodo (CYA Cover Your Ass) era proprio adeguato al loro oggetto.

A maggior ragione trovo illuminante (anche se non l’ho raccontato nel mio intervento al IAD 19) il commento dell’allora HR manager di Teoresi , alla mia presentazione di Agile Un approccio simile in azienda non può funzionare, tutt’al più nel volontariato.” Infatti l’oggetto del volontariato è il “risultato dell’azione fatta” nell’azienda gerarchica, la tua possibilità di scalare i gradini della gerarchia.

domenica 25 aprile 2021

Chi è il più [...censura..] ? CRO

 

Questa volta cito il personaggio riferendomi precisamente a lui, indicandolo esplicitamente secondo i suoi desiderata. Questo personaggio, oltre ad entrare nella pletora di coloro che avrebbero potuti essere interpretati da Franco Volpi, aveva (vedremo poi perchè “aveva”) diversi altri difetti in qualche modo correlati.

Mentre sui vari libri e siti in cui si imparano tecniche di project management, di programmazione, di marketing... gli esempi mettono personaggi che si chiamano Sarah, Joe (immancabili) e poi Dave, Jane, Jenny, Jerry, Tim, Tom e simili nomignoli, costui per rendere l'azienda “più seria” aveva inventato una siglatura, sua e dei colleghi, da mettere nei verbali di riunioni, firme nelle mail, gantt e via discorrendo. A lui era venuto CRO.

Ecco il primo difetto: il sogno dell'azienda come struttura burocratica perfetta, come un'orologio a cui basta dare un colpo di carica e poi tutti procedere senza intoppi – gli intoppi per chi lavorava li creava lui. Procedere non solo con “tutto sotto controllo”, ma anche con delle linee ben dettagliatamente definite sui passi successivi, in modo che l'attività realizzativa diventi quasi un dettaglio di secondaria importanza.

Probabilmente non aveva mai sentito l'acronimo VUCA e se anche l'avesse sentito non si rendeva conto che quello era il mondo in cui viveva un'azienda di sotftware.

Un altro difetto era il senso del sacrificio. Il valore di quello che si fa, per lui non era dato dalla soddisfazione del cliente, ma dalla percezione che aveva del proprio prodotto. Un elemento basilare di questa percezione era “la fatica costata a farlo”. Vero che per soddisfare il cliente ci va impegno, ma un impegno diverso e tutto sommato più creativo, quindi spesso pagante. Invece concentrando su di se il valore dell'impegno, discendava un ulteriore difetto: lo spreco della risorsa tempo: più tempo ci mettevi, se stavi a sera fino a tarda sera, al sabato e domenica, magari per fare quello che nel mondo Lean è chiamato MUDA, più eri meritevole. Lo spreco del tempo, non solo suo, ma anche quello altrui era anche una forma di mancanza di rispetto: per colleghi innanzi tutto, ma anche clienti e partner a cui faceva perdere tempo e si rendeva antipatico.

Cosa divertente. La fase di testing invece lui la vedeva in modo diametralmente opposto. Mentre i test (ovviamente tracciati) dovrebbero servire innanzitutto agli sviluppatori per sapere “come stiamo andando” per non accumulare problemi e così via, per lui la tracciabilità dei test doveva essere un modo per pararsi le spalle con in clienti “Noi i test li abbiamo fatti, da noi funziona, che cavolo state a dire?”

Altro difetto correlato: la determinazione. Secondo lui, se una cosa non da i risultati sperati, non è perchè hai sbagliato metodo, ma perchè non hai applicato il metodo con abbastanza determinazione! Per carità di patria non scendo in dattagli

Altro particolare: è vero, siamo a Torino, ma nei primi anni 2000, cioè quando l'azienda fordista stava esalando gli ultimi respiri e mentre gli informatici in altre parti del mondo scrivevano l'Agile Manifesto, CRO voleva “rendere più professionale” il lavoro degli informatici assimilandolo alla vecchia morente.

A sua discolpa. La colpa è sempre della società: invece di dargli tanta corda, avrebbero dovuto imporgli una cura di “Agile”. Ma 1) assomigliava a Franco Volpi e quindi era ascoltato 2) i vertici aziendali non avevano una cultura adeguata, al punto che quando io tentai una presentazione di Agile mi fu detto che un approccio simile può essere usato nel volontariato, non in azienda (la mia slide successiva faceva vedere i loghi delle piccole multinazionaline che avevano adottato Agile 😂)

A sua discolpa. Venivo da una decennale esperienza in R&D e lavorare con il personaggio fu da incubo. Nelle notti insonni, cercai su internet come si deve procedere per evitare da un lato il Cowboy-conding e da un altro un eccesso di burocrazia. Scoprii un mondo, proprio per “difendermi” da lui. Peccato che questa scoperta nel 2011 non interessasse a nessuno.

PS: perchè ho detto aveva? Perchè penso sia in pensione e come molti personaggi aziendali, abbia avuto come sogno profondo quello di comprarsi un orticello e zapparselo. Immagino e gli auguro di stare nel suo appezzamento e godere il sacrificio di spezzarsi la schiena .

martedì 2 luglio 2019

C'è infamia per tutti

C'è gloria per tutti (Nino Bixio)

In questi giorni su tweeter si sono sprecati i messaggi relativi al caso della Sea Watch 3. Non ho mai risposto, perchè tweeter non permette ragionamenti complessi. Penso che abbiano fatto una pessima figura in molti.

Nota di metodo: basta buttarsi nella realtà che subito gli schemi crollano. Mi sono bastate poche ore al mese (un volontariato veramente scarso) ad dare una mano ad un banco dove si offrono “borse di spesa” ai bisognosi, per cogliere la complessità della vicende umane, oltre a tutti gli schemi.

Elenco delle brutte figure:
Innanzitutto il ministro degli interni che ha ulteriormente dimostrato di non esistere. Anche se la costituzione non dice nulla in proposito, la prassi vuole che tale carica non sia occupata dal leader di un partito. E' vero, c'è stato il precedente di Alfano, ma lui ha scelto di fare il ministro, ed il suo partitello, che di fatto era una finzione, è scomparso. Salvini fa il capo partito, bene dal suo punto di vista e dei suoi adepti siamo senza ministro degli interni. 
Non mi riferisco al fatto che durante la sceneggiata sono sbarcati ed arrivati via terra un numero di migranti ben maggiore di 42. Non mi riferisco alle tweetate fatte in cui promette/minaccia cose che non dipendono dagli interni ma dalla magistratura. 
La cosa più assurda, soprattutto per me torinese, è stata la risposta al vescovo Nosiglia che aveva proposto i prendere il 42 in carico alla diocesi di Torino (posizione che sostanzialmente condivido: primo limitare la sofferenza!)
Da buon capopartito che cerca i voti dei frequentatori di osterie e consumatori paranoici di canne, ha detto (ad sensum) perchè il vescovo non pensa anche a 42 italiani? Io non conosco i dati degli assistiti da parrocchie e associazioni che gravitano nella diocesi di Torino ma estrapolando i dati che vedo senza cercarli solo nel centro dove vado, moltiplicare per cento il 42 è ancora poco! Siccome molti assistiti per avere certi servizi devono consegnare l'ISEE etc... il ministero degli interni non può non sapere il numero delle persone assistite. Se un ministero degli interni non ha accesso ai dati, siamo fritti, oppure Salvini non è il ministro degli interni

Pessima figura anche da parte di chi ribadisce la bontà dell'immigrazione per la nazione ricevente e mi ha deluso molto il fatto che lo sostenesse anche una persona che generalmente sitmo.
Rispondere se Al Capone ha contribuito alla ricchezza degli Stati Uniti è ironia fin troppo banale.
Conosco troppo bene le migrazioni stagionali alpine che hanno rappresentato un'arricchimento per la zona di provenienza inserendola in una rete di legami commerciali e relazionali complicatissime ed affascinanti; rendendo le popolazioni Alpine molto più “aperte” di quelle della pianura. Ma da entomusicologo hobbista conosco bene il dolore dietro la migrazione. Sia nelle Alpi occidentali che in quelle orientali, seppur su musiche molto diverse, in lingue diverse, c'è una canzone che chiede ai monti di abbassarsi per vedere l'Amore lontano.
Ma questa migrazione è ancora diversa. E' una migrazione che se da un lato porta rimesse nel paese d'origine, da un'altro lo svuota delle sue risorse potenzialmente più attive.
Dimentichiamo Diego Fusaro e l'esercito industriale di riserva. Se, ragionando per assurdo, fosse un bene per la nazione ricevente, sarebbe colonialismo, quindi sarebbe eticamente male. Oltre rubare le risorse naturali, rubare anche la gente.

Pessima figura la classe “parlante” in generale. Bastano poche ore in un centro, per capire come i poveri sono spesso in conflitto tra loro, invidiosi l'uno dell'altro, così come i dipendenti e manager delle aziende non Agili si fanno concorrenza tra loro per le loro strategie individuali.
Dietro a questi contrasti ci sono fatti abbastanza interessanti che non sto ad analizzare
Ora su questa inimicizia c'è chi specula (“prima italiani”) chi fa sgradevoli morali bacchettone(“razzisti e xenofobi, ignoranti...”) ma non vedo quello che ho visto da ragazzo (Torino anni 60) Gli immigrati, da “quelli che ci tolgono il lavoro” o più correttamete “che constringono i nostri bambini a fare i doppi turni alle elementari” (io andavo dalle suore, ma alla Mazzini c'erano i doppi turni!) … nel 1969 per molti sono diventati compagni di lotta. Un coinvolgimento, un vedersi tutti insieme sulla stessa barca è possibile? Una vaga idea ce l'ho, non è certo via tweeter o talk show!


giovedì 1 dicembre 2016

Renzi Sbaglia/Accozzaglia e oltre (dopo la vittoria del SI)

Renzi ha definito i sostenitori del NO "accozzaglia". Infatti il NO prende consensi tra destra sinistra e centro, il SI (che comunque vincerà!) solo tra centristi e sinistra post-blairiana. Ma Renzi sbaglia perchè anche il CLN prendeva consensi tra sinistra rivoluzionaria, PCI pragmatista, socialisti e socialdemocratici, cattolici democratici, liberali, laici centristi e militari culuralmente di destra (vedi Franco Balbis, che precedentemente era stato decorato da Rommel) Una gaffe enorme, che nessuno ha fatto notare, vuoi per piaggeria verso il prossimo capo supremo (ovviamente passacarte di big della finanza, ma per i giornalisti dell'italglietta capo supremo), vuoi perchè tanto la storia si dimentica, quello che conta è l'innovazione.

Ma a partire dall'accozzaglia vorrei andare oltre. Sarebbe stato positivo che personaggi come Raniero La Valle, Robi Ronza, tanto per citarne due che scrivono le cose più sensate, o comunque quelli che si trovano sulla stessa sponda da posizioni diverse, si "parlino". Ovviamente  includere poi nel dialogo anche quelli che per  ragioni di ricerca del potere a breve, hanno preferito stare con il SI, pur avendo alle spalle una storia di esperienze positive.

Sempre sull'oltre occorre affrontare un problema: vincerà sicuramente il SI per i motivi che vedremo dopo.  Come allora creare spazi di democrazia vera, reale concreta sussidiare in un contesto sempre più invasivo? Come creare percorsi di pace, quando la modifica all'art. 117 di fatto contraddice anche l'articolo 11 e quindi potrà entrare in guerra contro chi ce lo chiedono i big della finanza? ed altri problemi simili.

Perchè vincerà  il SI ? Perchè le multinazionali lo vogliono. Uber non può permettersi una nazione con i taxi così regolamentati (comunque non ho nulla a favore dei tassisti italiani che sono una bella casta, ma sarebbe meglio risolvere il problema da noi!) Starbucks non può permettere che uno entri in un locale e  Pino (Nino, Gino, Rino....o Pina Nina Gina Tina...) ti saluti chimandoti per nome e aggiungendo magari qualche titilo accademico o quello nobiliare di tuo bisnonno, e ti chieda se vuoi "il solito" e tu dica "sì, va bene grazie!" No, la "experinece" di "customer satisfaction" deve essere unica in tutti i locali della catena del mondo e definita da un ristretto team di MBA con esperineze internazionali.... Insomma chi vuole essere dio, non può sopportare il fatto di non avere tutto sotto controllo.....

per approfondire

domenica 14 febbraio 2016

Offro il libro (PDF) in cambio di una copertina...

Nelle vacanze natalizie 2014-2015 ebbi l'idea di cimentarmi nel provare una piattaforma che permette di scrivere e-book e metterli in vendita sulle principali librerie on-line. Qui ci sono alcuni link delle librerie in cui è in vendita.

http://www.amazon.it/Kamasutra-per-Terza-Roberto-Bera-ebook/dp/B00RUNN4WG/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1454957730&sr=1-1

http://www.amazon.it/Kamasutra-Terza-Et%C3%A0-Roberto-Bera-ebook/dp/B00RUNN4WG

http://www.mondadoristore.it/Kamasutra-per-la-Terza-Eta-Roberto-Bera/eai978605034724/

https://www.bookrepublic.it/book/9786050347241-kamasutra-per-la-terza-eta/

http://www.ibs.it/ebook/Bera-Roberto/Kamasutra-per-la/9786050347241.html

Non è stato un grande successo editoriale, avrei dovuto capire che scrivere non fa per me.

Invece NO! E' pronto un nuovo testo, questa volta molto più professionale. Sono cinque racconti ognuno di questi correlato ad un baco software, di quali effetti causava e di come è stato trovato. Gli episodi vanno dal 1984 al 2006, un vero ritorno indietro nel tempo per i vecchi programmatori. 


Ma mi manca la copertina!
Vi chiedo di una proposta per una copertina in formato png o jpg. All'autore di quella che utilizzerò, completa o modificata, invierò una copia PDF del testo completo.

Inoltre a tutti quelli che dalla pagine precedentemente visualizzate, invieranno un messaggio via twitter o facebook ai loro follower e me lo notificheranno con uno screeshot a questa mail, invierò il paragrafo "Lo scaravoltone" tratto dal nuovo testo sui bachi del software.

venerdì 31 luglio 2015

Lettura - adrenaline junkies and template zombies

Al corso per la certificazione da Scrum Master, che tra l'altro sono riuscito ad ottenere, il docente ha citato molti testi, tra cui adrenaline junkies and template zombies.

Rimando al link la mia recensione e da lì si possono avere ulteriori info sul testo.

domenica 25 maggio 2014

Sogni o progetti agili?

Da un po' di tempo a questa parte va di moda dire ai giovani "Seguite i vostri sogni".
Il clima culturale in cui questa metafora di diffonde ha un alone di positivo. Steve Jobs, Matteo Renzi, Mario Calabresi... insomma sembra una perla di saggezza.
Non dovrebbe spettare a me criticarla, poichè quelli che erano i miei sogni non li ho potuti seguire, anzi a volte ho attimi di depressione in cui penso che la mia vita sia sprecata a realizzare i sogni degli altri.
Eppure secondo me quest'invito ha dentro di se alcuni pericoli molto gravi.
Un primo rischio è che il sogno idealizza. La realtà delude. Questo non è solo vero in casi particolari, ma potrebbe essere un assioma. Innanzitutto pechè il desiderio umano è incolmabile, quindi qualsiasi obiettivo raggiunto non può bastare. Ma soprattutto la realtà è molto più complessa di quello che immaginiamo, quindi il "sogno" sarà comunque irrealizzabile.
Un secondo rischio è quello, sempre dovuto all'impatto con la realtà: è ben diverso quello che mi piace fare da quello che so fare in modo proficuo. E' interessante la storia del regista Pupi Avati. Era appassionato di musica, ma quando conobbe Lucio Dalla  capì che lui non sarebbe stato in grado di ottenere i risultati dell'amico. Mi pare che Pupi Avati abbia realizzato ottime cose facendo altro, invece se avesse seguito il "sogno" avrebbe fatto il musicante per sagre e matrimoni.
Allora cosa seguire? Direi i "proprii principi" o "valori" ma queste parole potrebbero essere ambigue. Mi piace usare il termine che usa don Giussani in vari contesti "le esigenze elementari" (esigenza di felicità, di verità, di giustizia, ...) e poi buttare la fedeltà a questi punti salienti, nel confronto con tutte le mutevoli situazioni della realtà.
Esempio cretino ma spero significativo. Per la mia esigenza di giustizia posso aderire ad un organizzazione sindacale. (progetto) Dopo le necessarie itarazioni verifico se quanto faccio nell'organizzazione risponde ancora alla mia esigenza di giustizia (progetto agile). Con l'attenzione che la realtà muta : gli item del project backlog mutano sempre di priorità ed altri item possono essere inserito: per esempio certe categori di lavoratori che erano considerate deboli 20 anni fa, oggi potrebbero  essere viste come categorie privilegiate.

mercoledì 9 aprile 2014

La spigolatrice di Sapri.

Don Giussani amava citare un verso di Carducci, "Tu sol - pensando - ideal sei vero", preso e decontestualizzato da una poesia abbastanza bruttina, in cui Carducci sosteneva che Mazzini non avesse mai riso.
Ora senza voler fare il verso a don Giussani, anch'io sono rimasto colpito da un verso di una poesia risorgimentale, e tra l'altro ancor più brutta. La spigolatrice di Sapri

Il verso (anzi la coppia di versi), fuori dal contesto, potrebbe essere quasi la mia biografia.
Me ne andava al mattino a spigolare 
quando ho visto una barca in mezzo al mare

Innanzi tutto mi piace l'idea che si vada a spigolare, cioè a cercare il buono, l'utile il valido, tra i particolari trascurati della realtà. Un atteggiamento creativo, agile e "povero": uno non insegue i "sogni", ma ricerca nella realtà le cose che possono avere un valore.
E proprio affrontando la vita con questa attenzione, questa tensione a guardare bene tutto per cercare ciò che vale e nello stesso tempo una grande creatività perchè quello che si trova valga, ecco incontrare cose enormi e totalmente imprevedibili.

Poi la poesia va avanti per conto suo, descrivendo la spedizione tragica e fallimentare di Carlo Pisacane. Tra l'altro, questi patrioti invece  inseguivano i loro "sogni", cercavano di attuare i loro progetti, totalmente avulsi dalla realtà.

sabato 22 marzo 2014

Superstizione: La colpa del comunismo.

Premetto che sono sempre stato avverso al comunismo. Di sinistra ma anti-comunista. Ero ragazzino, affascinato dalle immagini provenienti dagli USA di  coloro che lottavano per la pace in VietNam e contro le differenze razziali, ed atterrito dalle immagini provenienti da Praga, con i carri armati per le strade. Quando mi è toccato votare avrei voluto essere inglese, tedesco, svedese, francese per avere una sinistra non egemonizzata dai comunisti.
Ma anche con gli anti-comunisti "di destra" non mi trovo in sintonia.
In questo mio post, se riesco vorrei sfatare un luogo comune contro il comunismo.
La situazione economica dei paesi comunisti è più debole perché "siccome sono tutti uguali, nessuno è incentivato ad emergere e quindi non c'è quella competitività che fa sì che tutti si diano di più da fare".
Quest'affermazione è falsa per tutta una serie di motivi.
1) Non è vero che la società sovietica fosse una società di uguali. Esistevano gerarchie, esisteva una meritocrazia: ho ancora visto le fotografie dei migliori lavoratori dell'anno esposti davanti ad una fabbrica (1989).
2) Non è vero che la competitività interna porta ad un miglioramento della produttività/qualità del prodotto
3) Visto che è obiettivo che il comunismo non ha portato il benessere, occorre vedere quali sono le cause per cui il comunismo non porta il benessere.
Da questi tre punti fermi tentiamo un'analisi più approfondita. Sul perché il comunismo non porti benessere le cause sono molte, ma sostanzialmente alla base di tutto c'è la pianificazione: dall'alto e per tempi lunghi. E' come un mega-progetto waterfall confrontato con un progetto agile.
In un contesto simile la competitività è finalizzata a rispondere non a delle esigenze di un fruitore del servizio, ma bensì alle esigenze del "pianificatore" o del gradino superiore della gerarchia. In questo contesto quindi la possibilità di innovazione, è praticamente nulla. La meritocrazia tende a premiare il conformismo, quando non addirittura l'appartenenza a sotto-conventicole e cordate.
Temo di non essermi spiegato bene in questo breve post, che meriterebbe almeno un saggio,
Ma tanto che importa: l'unione sovietica è ufficialmente caduta ed i suoi difetti ed errori si stanno spargendo nell'unione europea e negli stati uniti.

mercoledì 30 ottobre 2013

Agile senza saperlo 14 - Gualtiero Bertelli

Torno, dopo molte divagazioni, alle tematiche agili.
Quando ero ragazzo avevo sentito una canzone, di cui non ricordavo l'autore, e che mi è ritornata ora alla mente.
Cambiando le parole "elettrotecnica" con "informatica" (cioè il 1966 con il 1975) e "diplomato" con "laureato" si ottiene quasi la  mia biografia personale.
Uno studio in funzione di un lavoro - Il lavoro "parcellizzato" che spreca lo studio fatto - Rimandare a "fuori" il momento di "libertà" che ha come sorella siamese la parola "responsabilità".

Il problema è che questa non è solo la mia biografia, ma quella di moltissimi altri qui in Italia.
Ma se questo"taylorismo" nel settore tecnologico avesse dato risultati positivi, OK nessun problema. Invece oggi siamo in crisi: mi sembra ovvia conseguenza. Se uno spreca la cultura acquisita e la responsabilità (che la canzone chiama libertà, ma sono come ho detto gemelle siamesi) che cosa  pensa di ottenere?
Chi ci ha guadagnato da questo spreco?
Penso che chi deteneva "piccoli poteri" aziendali ci ha guadagnato in:
1) Maggior stipendio relativo (probabilmente non assoluto, perché se l'azienda e la società avesse fatto più utili ce ne sarebbe stato di più per tutti, ma relativo ad altri colleghi)
2) Senso di "esistere" definito da un ruolo.
3) Ordine mentale. Uno dei problemi peggiori per chi si illude di avere un potere, sia pur piccolo, è quello di non avere "tutto sotto controllo". Quindi, avendo "tutto sotto controllo" diffida di tutto ciò che esula dal previsto, quindi anche da possibili cambiamento positivi.

   http://www.youtube.com/watch?v=uUu_qwas_Z4

Una cosa mi ha colpito in positivo di questa canzone, che sebbene sia nata e circolasse in area marxista, va molto oltre una posizione rivendicazionista-sindacalese-veterocomunista purtroppo conosciuta un questi anni.
C'è una nostalgia per fare un lavoro bello, coinvolgente, responsabilizzante che né il sindacalismo ufficiale, né il padronato (ed il managerume peggio ancora) hanno mai riconosciuto (e ci hanno portato a bate 'l cul 'sna pera!)

domenica 14 aprile 2013

Agile senza saperlo 13 - Pulici e Graziani

Loro sapevano di essere agili, ma in senso fisico, non nel senso dell' agile-manifesto!
In realtà il post che mi accingo ad inserire, non si rifà tanto ai 4 punti dell' agile-manifesto, pittosto ad alcune considerazioni, lette in Management 3.0
-
Non sono un'esperto di calcio, l'ultima partita vista risale al 1976 (Torino-Borussia). Ma io sono sufficientemente torinese da sapere chi erano Paolo Pulici (Pupi) e Francesco (Ciccio) Graziani.
In un'intervista sentita casualmente facendo zapping sui canali nel breve periodo in cui a volte guardavo la TV (1998-2008) un ex-calciatore, Natalino Fossati, sosteneva che Pulici e Graziani non erano per nulla amici. Avevano idee politiche diverse, non si frequentavano nel tempo libero, quando erano in ritiro, non condividevano mai la stesa camera, anzi si trovavano vicendevolmente poco simpatici. Ma erano due veri campioni, con una tale serietà professionale, che in campo il loro rapporto si trasformava al punto da essere chiamati "I gemelli del Goal".

Torno ai miei post su Malvern. Quante aziende, tra cui quella della mia penosa precedente esperienza lavorativa, oraganizzano cene, per "creare spirito di gruppo" ! Quante aziende, soprattutto quando c'erano i soldi, organizzavano "convention"! Quante aziende, e purtroppo ancora oggi, si immaginano un "tipo umano" di dipendente! Invece è proprio trovarsi a lavorare insieme, è proprio la grezza materia del lavoro che crea l'affiatamento se per tutti l'obiettivo primario è proprio il lavoro!
Ricordo che nella precedente azienda sono stato addirittura rimproverato di non andare a prendere il caffè con altri (anche se invece spesso andavo) o a pranzo insieme. Ma questi incontri finivano per essere infarciti di frasi di circostanza, oppure battute spesso pesanti su particolari categorie di persone (purtroppo non sono un omosessuale simpatizzante della Lega Nord, se lo fossi stato averi avuto motivi per fare denunce!). Invece se si fosse lavorato veramente in team, non dico "pair programming" ma almeno in team, magari qualcuno avrebbe apprezzato le qualità anche dei leghisti e degli omosessuali, e si avrebbero avuto cose sensate da dire durante la pause !!!
 
Erano: Cuccureddu, Facchetti, Maldera, Zoff ... a trasformare due calciatori che non si sarebbero altrimenti trovati per una cena insieme, nei Gemelli del Goal.

E' la realtà che ci fa muovere, non idote mistificazioni di essa.

domenica 31 marzo 2013

Agile senza Saperlo 12 - Malvern, PA

Avevo promesso, nel mio post precedente, un  post "irreligioso". Ho meditato a fondo ma il testo mi sembrava sempre molto lungo, così sono stato costretto ad andare per gradi.
1) Avevo parlato molto tempo fa di quelle che mio zio chiama "le trote di Avigliana", vale a dire quel rispetto formale delle regole, ma prive di ogni relazione con il motivo che le genera, come i frati malvagi del racconto: essi fingevano di pescare bistecche nel Lago di Avigliana, così  mangiavano quel tipo di "pesce" anche in quaresima. Ogni organizzazione rischia di creare le proprie "trote di Avigliana".

2) Il libro fondamentale della mia vita è stato "il senso religioso" di don Giussani, ma alcuni anni prima avevo letto un testo che mi è stato propedeutico; si intitola "La seduzione dello spirito. Uso ed abuso della religione popolare" autore Harvey Cox.
Non affrontava il discorso religioso da un punto di vista teologico o filosofico, quel tema per l'A. poteva stare sotto la voce “fede”. Anzi, ad un certo punto sostiene che, negli anni '50, nell'incalzare del secolarismo, si parlava di “fede senza religione”, mentre oggi (cioè negli anni '70) si verifica la presenza di “religione senza fede”.
Per l'autore la religione ha due modalità espressive: i miti e i riti o racconti e segnali. Giudica positiva la presenza dei riti-segnali .... ma sottolinea l'esigenza di rivalutare il “racconto”, cioè la parte autobiografica. Cita le autobiografie da S.Agostino a T.Merton... e per parecchi capitoli procede con la propria.
 “Io” non ero più da censurare come impedimento all'oggettività del giudizio, anzi, un giudizio senza “io” è come un semaforo senza strade.
La religione genera una grande capacità di “attivarsi”, perché mantiene la memoria, ipotizza una meta, sviluppa relazioni tra le persone. 
L'Autore vedeva un lato ambiguo o negativo della religione, quando si manifestava il prevalere del rito sul mito, del segnale sul racconto. La carica di significato, di capacità comunicativa e mobilitante del segnale, in assenza della testimonianza, cioè del coinvolgimento di chi comunicava e della riflessione di chi coglieva il messaggio, diventava appunto seduzione.
Su questo punto ulteriore tornerò nel mio prossimo post.
3) Nella sua autobiografia parlava della sua città natale, Malvern, PA. La cosa che mi colpì di più del libro è la descrizione di questa città con  circa duemila abitanti ma luoghi di culto per otto confessioni religiose diverse. Eppure c'era chi la domenica mattina, prendeva l'auto e si recava nel paese vicino perchè costoro erano di ancora altre confessioni religiose. Sono rimasto colpito da questa comunità capace di rispettare profondamente il diverso cammino religioso dell'altro e ritengo che la vera convivenza sia la capacità rispettare la divestità dell'altro. Il rispetto della diversità altrui è secondo me anche alla base del team agili.






martedì 19 febbraio 2013

RE-WORK

E' da un po' che non accedo più a questo blog.
Di eventi ne sono capitati molti e, come diceva Leonardo Sciascia, non ho avuto tempo per essere conciso. Quindi, nel mio caso, a maggior ragione per scrivere.
Negli ultimi giorni poi mi sono dedicato a letture di testi che avevo accumulato da tempo.
Ho letto REWORK, di Jason Fried e David Heinemeier Hansson. Libro folgorante, nel senso che ha una struttura veramente laconica ed essenziale. E' una serie di "consigli all'imprenditore": un argomento, una pagina, non di più. Su alcuni temi sarebbe stato bello avere gli autori vicino, per chiedere ulteriori ragguagli. Sostanzialmente una lettura positiva. Peccato che:
1) Molte cose le condivido, anzi le ho sempre sostenute e per queste mi sono sempre preso del cretino.
2) Peccato che non sia letto dai nostri manager privati epubblici e da tanti politici ed elzeviristi. Quanti sproloqui a proposito di "aumentare le ore di lavoro", "aumentare i finanziamenti per..." quando invece occorrerebbe ripensare al "valore prodotto" in queste ore di lavoro o a come vengono spesi i finanziamenti!

Anche questo libro, che pure è fatto da softwaristi, non cita l'agile manifesto nè parla di Lean manufacturing, ma il "rumore di fondo" è quello.

lunedì 14 gennaio 2013

Agile senza saperlo 11 - Pino Solanas ?

Avevo rimandato la scrittura di post sul mio blog alla ri-lettura di un libro (non anticipo nulla) Sta di fatto che questo libro non l'ho letto ed per evitare di rimanere muto a lungo ... parlo di un film, anche se devo usare il punto interrogativo finale.
Se io fossi magicamente proprietario di un sistema di televisioni di tipo broadcast, dallo scoppio della crisi a quando la crisi finirà, avrei trasmesso ciclicamente "La vita è meravigliosa" di Frank Capra, "Il diario del saccheggio" e "La dignità degli ultimi" di Fernando Ezequiel Pino Solanas.
Trasmettere sempre questi tre film dal 2008, data in cui è scoppiata la crisi finanziara al - dicono oggi gli esperti - 2014 (ma poco tempo fa non c'era chi vedeva la luce in fondo al tunnel?) potrebbe essere pazzesco. Forse, ma se qualcuno l'avesse fatto magari la crisi sarebbe finita prima.
Il film di Frank Capra, a parte la storiella naif dell'angelo che deve ri-ottenere le ali, è un tema interessantissimo sul debito-credito. (Tra l'altro nel film il personaggio negativo ha una quasi omonomia con un personaggio recente: si chiama Henry Potter)
Molto interessanti sono i film di Solanas, che avrei fatto introdurre o commentare dal prof. Giulio Sapelli, esperto di economia e di Sud-America.
Mentre il primo è fedele al titolo, un reportage sulla crisi ai tempi di Menem e De La Rua, il secondo - La dignità degli ultimi - è una serie di testimonianze su gente comune che si auto-organizza per vivere al meglio in un periodo così difficile.
 Il film secondo me finisce male, perchè Gustavo,  simpatico coraggioso e giovane prete, lascia il sacerdozio. Io, non sono prete, ma sono stato affascinato da don Milani, che era alternativo, coraggioso, geniale, generoso in un cattolicesimo che spesso cadeva nel formalismo. Eppure don Milani diceva che era sempre disposto all'obbedienza, per non perdere "i sacramenti", aveva più a cuore la presenza di Dio concreta che le sue idee (che pure superavano spesso la grettezza di molti catto-conformisti). Diceva che l'assoluzione la da un prete, anche stupido ed indegno, non l'editorialista di grido. Quindi mi spiace che il personaggio Gustavo, non fosse come don Milani.
Ma con tutto ciò è bello vedere, in un contesto difficilissimo realizzarsi il punto 11 dell'agile manigesto

The best architectures, requirements, and designs emerge from self-organizing teams. 
L'uscita dalla crisi va trovata anche 1) nel non aspettarsi nulla da qualche demiurgo, 2) uscire dalla solitudine e fidarsi della gente con cui si collabora e decidere insieme sul quello che ci compete. (sussidiarietà)

Ma allora perchè  il punto interrogativo finale? Io ringrazio Solanas, per averci dato questa testimoniaza (peccato che nessuna rete televisiva ce la trasmetta!) - dall'altro ho un dubbio su come abbia gestito il "progetto film" che ha realizzato. Mi auguro che abbia valorizzato le doti dei suoi collaboratori, che abbia seguito criteri "toyota", sussidiarietà,  agili etc... anche nella realizzazione. Ma dagli anni 80 conosco troppe aziendine di sinistra, o comunque che partono da grandi giudizi etici, ma che nel processo produttivo non sono diverse dall'azienda fordista. Analogamente le aziende CdO saranno sussidiarie al loro interno?
Lasciamo questo punto interrogativo come una provocazione.

martedì 28 agosto 2012

Agile senza saperlo 10 - Stefano I re d'Ungheria

Parecchi anni fa avevo letto una citazione di Stefano d'Ungheria che mi piacque molto. Cercai il libro da cui era stata tratta e dopo un discreta ricerca lo trovai: un libro piccolo, ma in latino con traduzione italiana a fronte.
Non avevo ancora vissuto la sgradevole esperienza in T***, che "per trattar del ben che vi trovai" mi diede, per reazione, l'interesse per l'approccio agile, da cui la lettura di Management 3.0... forse era un presentimento... ma veniamo a Stefano.
Stefano era un capo tribù dei magiari che intorno all'anno 1000 capì che se volevano sopravvivere avrebbero dovuto organizzarsi in uno stato, come erano organizzati gli stati del XI secolo. Il testo è una serie di consigli che Stefano impartisce al figlio Imre, immaginando che sarebbe stato il suo successore. Non fu così, ma per noi ora non ha importanza.
I consigli sono soprattutto legati al rapporto con la Chiesa. Stefano faceva grandi dichiarazioni di rispetto, ma  è evidente che desiderava strumentalizzare l' unica altra oraganizzazione sul suo territorio, capace di raggiungere il popolo, renderlo più civile etc. Oggi questi consigli sarebbero inaccettabili sia per un laico sia per la Chiesa stessa. Ma come dice il  manifesto della complessità in Management 3.0 "Solutions depend on the problem’s context" e "Each strange solution is the best one somewhere" in quel contesto quel deficit di separazione tra stato e chiesa poteva essere utile, tant'è che la Chiesa ricorda Stefano come Santo.
C'è però un punto che mi piace moltissimo e sento una grande affinità con Management 3.0. In Management 3.0 si ricorda che nell'alveare le api quando fa "troppo caldo" battono le ali per raffreddare le arnie. Ma ogni ape è diversa: considera il "troppo caldo" in modo diverso perciò c'è chi comincia prima, chi dopo: grazie a questa diversità la temperatura è ben controllata, senza "scalini" che comprometterebbero la qualità del miele. Segue un più dettagliato esame del valore della diversità in un ambiente lavorativo.
Ma ecco cosa dice Stefano:
La presenza di stranieri e di uomini che vengono da fuori, è di tale vantaggio che merita a ragione di essere annoverata al sesto posto nella dignità regale. L'impero di Roma crebbe ed i re Romani divennero illustri e gloriosi soprattutto perchè a Roma confluirono da diverse regioni molti uomini insigni e sapienti.... Un regno che abbia una sola lingua ed una sola consuetudine di condotta è infermo e fragile...

OK?

lunedì 14 maggio 2012

Agile senza saperlo 9 - Donne americane anni '50

Quando ero ragazzo lessi "I persuasori occulti" di Vance Packard. Non ho più preso in mano quel testo. Chissà che effetto farebbe oggi?
Ricordo pochissimo ma mi è rimasto impresso un espisodio.
Si racconta che i primi preparati per torte furono un flop commerciale: non ebbero minimamente successo. Le massaie che li compravano una volta non li compravano più e sconsigliavano il loro acquisto, perché le torte non venivano.
La causa è facilmente spiegata. I preparati per torte avevano un'unica busta con un miscuglio già dosato di farina, zucchero, sale, lievito e altri ingredienti. Bastava diluirli nella misura indicata sulla confezione, infornarli e la torta sarebbe venuta. Ma donna americana anni '50 non era d'accordo. Va bene un cibo già preparato per le situazioni di urgenza, quando rincaso più tardi del solito la sera, che belle invezioni sono le scatolette, ma se faccio una torta, cioè un cibo "della festa". allora non ho più l'urgenza e voglio metterci qualcosa di mio.
Le acquirenti di tale prodotto quindi aggiungevano ingredienti, diluivano in modo diverso, inventavano tempi di cottura diversi ... combinando pasticci!
Le ditte produttrici di tali preparati per torte capirono che, anche se per loro era più facile mettere tutto in un unica busta, avrebbero dovuto mettere lievito e farina in buste diverse, magari suggerire possibilità alternative ("potete aggiungere cacao...) e non "chiudendo" più la creatività delle potenziali acquirenti, riuscirono a vendere.

sabato 25 febbraio 2012

Personale & Politico (continua)

Non ho molto tempo in questo periodo e non avevo voglia di analizzare le cause dei miei problemi aziendali, ma devo continuare un post interrotto   (continua)
... Davanti a questa incapacità a gestire i progetti, da parte dalle persone incaricate in azieda a farlo, invece limitarmi a mugugnare, mi venne voglia di studiare ed approfondire le tematiche di Project Management. Da qui la mia passione per il mondo "agile". Inutile dire che in azienda questo non interessò, a parte concedermi un paio d'ore per una presentazione di Scrum.
Siccome ovviamente i progetti andavano male, la soluzione aziendale fu "Basta progetti", solo consulenza. Ma anche le consulenze necessitano un rischio, almeno secondo me, perchè occorre approfondire tematiche e/o tecnologie, certificarsi ove possibile, e proporsi sul mercato come esperto di certi settori. Occorre quindi investire e rischiare sulle tematiche su cui ci si vuole buttare. Non si può essere tuttologhi dilettanti allo sbaraglio. Un rischio che un imprenditore deve affrontare.
La soluzione azindale invece fu: si va in giro, si chiede al (poteziale) cliente che cosa serve, si va su monster a vedere i CV, si assume dall'esterno. In particolare, certi lavori ... in cui va benissimo un neolaureato che costa poco.. una persona con più di 50 anni è difficile da presentare in consulenza...
Non essendo dirigente, non è stato immediato licenziarmi, ma nonostante il famoso articolo 18 che secondo la supestizione costringe l'italia alla fame, ci sono riusciti lo stesso. Ma prima di farlo ho trascorso qualche mese di inattività... giornate orribili: andavo al lavoro pensando a cosa avrei fatto nelle 8 ore. E di cose da fare ne avrei avute, ad esempio avrei potuto studiare per certificarmi in quello che l'azienda scommetteva.... ma non volevano scommettere su nulla se non sulla "riduzione dei costi".
In un momento in cui avevo bisogno di "gratificarmi" mi sono certifiacato ISIPM (a mie spese e prendendo ferie). E quando lo dissi in azienda "ma tu saresti in grado si spezzare i compiti ed assegnarli alle varie risorse?" (Io veramente riterreri più importante e più difficile e sui cui vorrei cimentarmi questo:  formare un team collaborativo) "Ma tu saresti in grado di prendere una presona e motivarla quando si trova in difficoltà o cazziarla quando serve??" Inutile dire che alle pacche sulle spalle non ci credo io stesso, ricordo sempre Gaber che canta "Vedrai che guarirai"... per me la motivazione è fatta di due frasi "Mi fido di te" e "non sei da solo". Frasi che devono essere solo il commento esplicito di un modo di comportarsi. Invece la "cazziata del capo" ha il seguente effetto. Il capo parla magari correttamente dal suo punto di vista, diverso da quello del dipendente, il quale tra se dice "ma che scemo, non vede che..." e si radica ancor più nelle sue posizioni.
Ma a certi quarantenni che credono ancora in un rampantismo anni 80, ormai residuato bellico, che dire?!?
Inutile parlare poi del fan della PNL, del meccanicismo di certi personaggi (l'azienda ha deciso, l'azienda è disponibile a, l'azienda non può permettersi di...)
Mi spiace per certe persone, in fondo brava gente, che potevano tenersi i soldi accumulati negli anni d'oro e goderseli invece di mettere su un'azienda che non sanno gestire. E sopratto mi spiace che non abbiano saputo a farsi aiutare dalle persone giuste. Paradossalmente persone serie e sobrie sono stati affascinati da imbonitori reduci della milano da bere....

Finto di raccontare come si è arrivati alla crisi con l'azienda che mi ha licenziato. Ora racconterò di una difficoltà nel trovare un lavoro, anche questa "personale e politica" perchè secondo me sta lì un grosso limite dell'imprenditoria nel settore ITC