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sabato 13 dicembre 2025

Altro tool, stesse prove e la barba di Cesare Pavese

 Dopo aver giochicchiato con chatGPT Gemini Deepseek e Claude oggi ho provato a fare le solite domande a Qwen

Premessa: immagino che se avessi fatto oggi le stesse domande ai tool precedentemente elencati, mi avrebbero dato risposte diverse da quelle che mi avevano dato quando le avevo fatte, probabilmente migliori. Ho ripetuto quattro domande un po' strane che mi piace fare.

Ho chiesto "Quante erano le ragazze che venivano da Lyon attraverso la frontiera e van cogliendo i fiori della primavera? " Dopo uno spiegone sulla città di Lyon che è in Francia ecc... Ha intuito dalla rima che poteva essere il verso di una poesia o una canzone di De Andrè (non è vero, ma verosimile) o Guccini (un po' meno) o Pavese (non mi pare abbia fatto canzoni o testi per canzoni!). Ha avuto il buon gusto di non sparare un numero, ma di chiedere ulteriori informazioni.

Ho chiesto che cosa avevano in comune Trump e Mike Bongiorno. Con un prolissa spiegazione sui personaggi ha evidenziato che entrambi hanno presentato programmi di giochi televisivi ed entrambi hanno un registro comunicativo "basso". Peccato che nell'elencare i programmi televisivi di Mike - e chi glie lo ha chiesto? - ne abbia citato anche uno di Gerry Scotti! 

Ho chiesto che cosa avevano in comune JD Vance e Cagliuso. Anche qui ha indovinato e sebbene con molti giri di parole, facendo notare che uno è un personaggio vero, l'altro immaginario, la sua risposta era analoga a quella di Deepseek

Alla domanda chi fosse "il barone, militare al servizio dei Savoia, a cui è dedicata una famosa canzone popolare" non ha risposto come avevo in mente io (io non ho citato ovviamente i testi raccoti da Costantino Nigra, altrimenti sarebbe stato troppo facile!), ma nemmeno idiozie come i "colleghi" tool. Mi ha dato delle informazioni incoerenti e strane che vorrei approfondire. 

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Per abbellire il post, siccome aveva ipotizzato una canzone di Pavese, ho chiesto un'immagine di Cesare Pavese che suona la chitarra. Questa è la foto. Alla mia nota che Cesare Pavese non aveva la barba mi ha dato ragione, dicendo che le foto lo rappresentano senza. Dopo avermi ricodato i dati biografici di Pavese ( echi glie li ha chiesti ?) ... riporto testualmente :

Perché l’AI lo ha raffigurato con la barba?  Perché spesso gli algoritmi di generazione immagini associano figure “poetiche”, “contadine”, “melanconiche” o “artistiche” a tratti visivi come la barba, i capelli lunghi, abiti semplici e ambienti rurali — anche se non corrispondono alla realtà storica. È un cliché estetico, non un dato biografico.

Quindi, sì: Cesare Pavese non aveva la barba.
Ma questa immagine, pur non essendo vera, cattura benissimo l’anima della sua opera — la solitudine, la terra, la musica, il silenzio... proprio come suggerisce il titolo: “Musica e Silenzio”.

Un bellissimo omaggio artistico, anche se non storico.

P.S. Se ti piace Pavese, prova a leggere “La luna e i falò” o i suoi diari: “Il mestiere di vivere”. Ti porteranno nel cuore della sua malinconia e bellezza.

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martedì 4 novembre 2025

Silenzio di tram

 A volte, pensando alla mia vita passata, penso a cosa sarebbe successo se dal 1975 ci fosse già stato internet. Ah! Quante informazioni e di conseguenza quante opportunità in più avrei avuto! 

Di recente si ripete un episodio che mi ha fatto sospendere i miei pianti/rimpianti sul passato (qui un link, per esempio di rimpianti) 

A volte mi capita di prendere il tram nel primo pomeriggio, quindi un orario in cui i ragazzi delle superiori escono da scuola. Sulla linea che prendo poi ci sono altri giovani che si recano al Politecnico per le lezioni pomeridiane. Su un mezzo in cui l'età media dei presenti è sotto i vent'anni, ci sarebbe da immaginarsi un viaggio con un sottofondo di voci che chiacchierano tra loro, anzi che a volte eccedono  come succedeva quando ero giovane e quancuno esagerava nello scherzare o nell'incavolarsi.

Invece silenzio. 

Quasi tutti concentrati sullo smartphone. Le poche voci che si sentono vengono da ragazzi/e con gli auricolari che parlano a interlocutori lontani, sempre via smartphone.

Come ho scritto all'inizio, non rimpiango assolutamente i vecchi tempi, anzi, semmai mi rammarico che non ci fossero stati certi mezzi cinquant'anni fa. Il problema è come ultilizzare le opportunità senza perderne altre, quali godere del "tempo vuoto" di una corsa in tram. 

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Una piccola aggiunta. Quando ero giovane tendevo a trovare molto affascinanti le ragazze dell'estremo oriente. Ho già scritto qui che nella mia permanenza negli USA le uniche belle ragazze che ho incontrato erano una italiana e una di Singapore. Di Singapore  ho scoperto che fosse anche quella che io ritenevo il paradigma della bellezza femminile (La modella rappresentata in figura). 

Purtroppo a Torino non si vedevano ragazze dell'estremo oriente (ho sposato poi una signorina del Piemonte Orientale, originaria di un luogo pieno di risaie!). Se fossi stato giovne oggi, invece, soprattutto sul tram 10 ne avrei incrociate parecchie, ma tutte incollate allo smartphone!

mercoledì 20 agosto 2025

Intelligenza artificiale ed agricoltura biodinamica

 


Ho terminato la lettura, più o meno in parallelo di due testi su un argomento simile, ma molto diversi tra loro nel contenuto. Uno, quello di Nilsson, era un mio vecchio testo utilizzato nel 1979 per prepararmi ad un esame universitario: era la traduzione di un testo del 1971. Sì, a quei tempi si parlava già di intelligenza artificiale, anzi il termine è stato coniato nel 1955. L'altro testo, di Mellano, era un testo divulgativo, imprestatomi da mio cognato, scritto di recente. 

Il Nilsson non comprendeva esattamente il programma d'esame. Occorreva portarne solo una parte, e poi c'era un'altra parte su dispense. Dopo anni ho tirato giù quel testo dello scaffale più alto e l'ho ripreso in mano. Alcune considerazioni le avevo gia fatte in altri post precedenti. (qui uno)

La cosa interessante è che le "tecniche" dietro all'intelligenza artificiale descritte nei due libri non coincidono. Mentre nel testo del 1971 sono presentati sofisticati algortmi per giochi, dimostrazioni formali di teoremi ecc... nell'altro si parla molto delle reti neurali e i sistemi di AI "addestrati".

Testo, quello di Mellano, molto interessante. Comincio dal fondo: mi è piaciuto che abbia citato il compianto prof. Piero Torasso (il prof per cui dovevo portare all'esame parte del testo di Nilsson) presona che reputavo un genio e che sapeva fare appassionare alla materia che spiegava.

Per il resto, la prima parte e la parte finale per me erano cose risapute e condivido pienamente quanto dice. La parte centrale invece scende in dettaglio su argomenti che per me erano scatole nere di cui io vedevo solo l'ouput: nel 1990 avevo impattato la prima volta con un sistema di visione che riconosceva le fette biscottate buone/non-buone e segnalava dove era il loro baricentro. Pigliavo quei dati e con algoritmi classici, dovevo guidare il posizionamento della "zampa" che le doveva prendere. Poi nei primi anni 2000 al Centro Ricerche Fiat i risultati dei sistemi di visione da tenere conto come input per altri algoritmi andavano dalle palpebre del guidadore che si chiudevano per la stanchezza, alla linea di demarcazione delle carreggiate... Ma "cosa ci fosse dietro" non me n'ero mai occupato. 

Ovviamente anche l'autore -Mellano - come il sottoscritto ha fatto esperimenti di domande "strane" all'AI per vedere certi comportamenti. Al momento della stesura del testo non c'erano ancora Deepseek e Claude:  questo è un argomento in cui si fa presto a non essere aggiornati! 

Sul tema del chatbot avrei fatto una piccola aggiunta. Nei primi anni 80 si cercava di rendere più facile l'interazione tra l'utente e la macchina. Non so se qualcuno ricorda le linee di comando di UNIX e quelle dell'RSX del PDP11 o del VMS del VAX non erano tento meglio. Ebbene sapevo di gente che si occupava della cosa, ma questi progetti sono morti con l'introduzione delle interfacce grafiche a icone. Con l'uscita di ChatGPT, l'intellgenza artificiale che giaceva nascosta nei motori di ricerca, nelle profilazioni degli utenti, nel riconoscimento delle immagini, nella ricerca del titolo brano che sentivi suonare e non ricordavi quale fosse... ecco che ritorna di moda in maniera esplicita

Perchè prima ho parlato di agricoltura biodinamica? Perchè mi ricordo di aver sentito una presentazione di tale tecnica agricola in cui si bypassava ogni perchè sulla causa-effetto, ma solo sul fatto che a certe pratiche corrispondano molto frequentemente certi effetti. In fondo il comportamento simile dell'AI

venerdì 13 giugno 2025

Sic Transit Gloria Computātōriōrum – 5 puntata

 

Questa citazione tratta da "Il crollo di Babele" di Paolo Benanti (testo che consiglio a chiunque!) mi ha fatto tornare alla mente la mia giovinezza. Come i miei più fervidi followers sanno, io non avevo nessuna intenzione di occuparmi di informatica ma sono stato costretto dalle pressioni indecenti della falsa invalida e del tangentista raccomandato da un massone che volevano anche i miei soldi per i loro culti idolatri. Eppure lo studio universitario non è stato spiacevole perchè ho incontrato docenti come Renato De Mori, Piero Torasso, Attilio Giordana ed altri che interpretavano l'approccio con l'informatica in modo "californiano" e rendevano la materia un'avventura affascinante. Il problema fu quando iniziai a lavorare, dove gli ambienti erano di persone "con una forma diversa di disadattamento e disagio" cioè dei "mamma dammi la pappa!" gente che, come pensavano anche i due che mi avevano chiuso ogni altra prospettiva, credeva che l'informatica fosse quello che agli inizi del XX secolo alcuni pensavano osse l'aviazione: un modo per diventare ufficiali senza aver fatto l'accademia. Gente che voleva "farsi valere" e soprattutto guadagnare. Poi verso la metà degli anni '90 con la chiusura dell'Olivetti, i torinesi dovettero ricredersi, ma quella è un'altra storia.
Ovviamente non tutti erano così - ho fatto anche incontri con persone validissime, ne racconto qui, ma per intanto il clima era quello

domenica 1 giugno 2025

Il Crollo di Babele – Antiqua et nova


 In un lasso piuttosto lungo, perché in questo periodo non ho avuto molto tempo, ho letto, quasi in contemporanea due testi: entrambi trattano di “tecnologie digitali”, sebbene con obiettivi diversi.

Antiqua et nova è un documento del magistero della Chiesa, che pone in evidenza le opportunità ed i rischi a cui l'umanità sta andando incontro.

Il Crollo di Babele è un saggio di padre Paolo Benanti, e il tema di fondo potrebbe essere “dalle grandi opportunità di comunicazione che internet sembrava promettere, si è passati alle fakenews che inquinano la comunicazione, al controllo sulla privacy ed altri potenziali guai che l'autore fa intravedere”. Per presentare risposte, ripercorre la storia dalle origini ai giorni nostri.

Anche se in calce a “Antiqua et nova” c'è la firma di Papa Francesco, preceduta da quella di quattro illustri prelati, qualcosa mi dice che lo zampino di padre Benanti ci sia anche in questo testo.

Io che sono molto vecchio ricordo che quand'ero giovane (anni 70 e 80) c'era un numero di morti per incidenti stradali incredibile. Nel 1972 si superò la quota diecimila, ma quasi sempre si superavano gli ottomila l'anno. Oggi, pur senza riduzioni del traffico e pur essendoci ancora troppi morti, da un po' di anni siamo sotto i quattromila. Obbligo di cinture, poggiatesta, specchietti retrovisori laterali e poi ABS, airbag, progettare le carrozzerie tenendo conto anche degli impatti, obbligo di fanali accesi in autostrada, limiti di velocità, test alcolemico, ... senza contare “line warning” ad altri ADAS. Non si è vietata l'auto, ma si è proceduto per un cammino diverso.

Penso che anche le tecnologie digitali debbano percorre un cammino simile.

Quei due testi li consiglio a chiunque, anche se privo di conoscenze tecnologiche, perchè scritti in modo molto piano. Per chi avesse una base informatica “Il Crollo di Babele” è una lettura ancor più interessante! Per chi avesse una visione più umanistico-filosofica, magari potrebbe ampliare il suo spettro (su nessun manuale di filosofia mi pare si citi Bogdanov, che invece nei fatti...)

Da mettere nello stesso scaffale della libreria in cui ci sono “Contro lo smartphone” e “ Nè intelligente né artificiale” ovviamente per capire, non per demonizzare nè cascare nel tranello di un progressismo acritico e irrazionale.

Una postilla. “Antiqua et nova” è un documento del Magistero della Chiesa, ma fino al punto 115 (in tutto sono 117 punti) potrebbe essere condiviso da qualsiasi credente o agnostico (non ateo perchè come diceva don Bonardello e mi pare anche Vattimo, per credere positivamente nella inesistenza di Dio ci vuole un gran fideismo, nè idolatra, perchè questi adorano le opere delle mani dell'uomo!). Al punto 113 afferma  

Oggi, la vasta estensione della conoscenza è accessibile in modi che avrebbero riempito di meraviglia le generazioni passate; per impedire, tuttavia, che i progressi della scienza rimangano umanamente e spiritualmente sterili, si deve andare oltre la mera accumulazione di dati e adoperarsi per raggiungere una vera sapienza

Ma la via per raggiungere una vera sapienza? Al 115 In un mondo segnato dall’IA, abbiamo bisogno della grazia dello Spirito Santo, il quale «permette di vedere le cose con gli occhi di Dio, di comprendere i nessi, le situazioni, gli avvenimenti e di scoprirne il senso 

mettendomi nei panni di tanti agnostici intelligenti e con una certa onestà intellettuale mi domando cosa possa essere per loro la graiza dello Spirito Santo. Mi è venuta in mente un verso di una canzone di Finardi 

E tu lo chiami Dio
Io non do mai nomi
A cose più grandi di me




 

giovedì 20 febbraio 2025

Sic Transit Gloria Computātōriōrum – 4 puntata

 Personaggi ed interpreti.

Nei corso degli studi universitari ho sostenuto esami di matematica (e ne o aggiunto uno in più sperando … lasciamo perdere....) di fisica e alcuni tipicamente informatici.

 Negli esami matematici emergevano spesso nomi propri: i vari Cauchy, Lagrange, Fermat, Fourier... si aggiungevano ai Pitagora e Euclide già incontrati ai tempi delle scuole medie. Idem nei due esami di fisica incrociavamo i nomi di Faraday Maxwell ecc... mentre tutto il sapere informatico pareva costruito da invisibili formichine. Si applicava l'algebra di Bool e le leggi di De Morgan ma George Boole fu un logico che visse un secolo prima dei calcolatori e Augustus De Morgan fu pure lui un logico e quasi contemporaneo di Boole.

Nel più interessante tra tutti i corsi che ho seguito, cioè “Elaborazione dell'Informazione Non Numerica” tenuto dal compianto prof. Torasso e che trattava temi legati a quelli che oggi va di moda chiamare Intelligenza artificiale, compariva il nome di Noam Chomsky, filosofo e linguista, proprio sul tema delle augmented transition network, cioè sulla modellazione di strutture comunicative del linguaggio umano, insomma quelle che più di quarant'anni dopo vediamo in ChatGPT Deepseek e altri LLM che fanno gridare “Intelligenza artificiale!!” Ma appunto Chomsky era un linguista e il corso sebbene peculiare di informatica, trattava di dove l'informatica debordava un po' dai sui tradizionali (tradizionali per il 1979!) utilizzi e si apriva all'interdisciplinarità.

Il primo informatico vero di cui ho visto nome e cognome fu Per Brinch Hansen, citato nella tesi di laurea a proposito dei sistemi multiprocessori.

Ora, sul tema delle nuove tecnologie tutti citano il vari Mark Zuckerberg, Elon Musk, Jeff Bezos Peter Thiel e a Dio piacendo anche Bill Gates e Steve Jobs.

Premesso che i primi quattro e il decuius non penso abbiano mai scritto una riga di codice in vita loro, né fatto schemi di circuiti, ma solo usato conoscenze “laterali” e “pugni sui tavoli” per ottenere quello che hanno ottenuto. Bill Gates qualcosa di computer penso ne sapesse, siamo noi che non sappiamo come il suo MS/DOS che non era certo il massimo dei sistemi operativi che circolavano a quei tempi (inizio anni 80), possa essere diventato quasi uno standard “de facto”!

Il nome del nume è Linus Torvalds.

Volendo poi uno potrebbe aggiungere Richard Stallman, nonostante la stranezza del personaggio.


Per il resto l'informatica è fatta da anonimi, come le cattedrali del medioevo.

martedì 28 gennaio 2025

Sic Transit Gloria Computātōriōrum – 2 puntata

 In questo post la premessa

La memoria

 Non c'entra nulla questa canzone anche se ogni tanto fa piacere ascoltarla. Veniamo al dunque

Come tutti sanno c'era il linguaggio Assembler, diverso per ogni tipo di Computer ed orientato all'architettura fisica della macchina, ed i linguaggi di livello più elevato (ah! Ah!) del tipo Fortran Cobol, Pascal che in teoria potevano essere scritti indipendentemente dal computer su cui sarebbero dovuti essere eseguiti: venivano dati in pasto a degli appositi programmi specifici del computer ospite che ne leggeva il sorgente e mediante il compilatore produceva il “codice oggetto” ed il linker che creava l'eseguibile. C'erano poi i linguaggi “interpretati” ma non ne parlo ora.

Ebbene supponiamo che in un linguaggio simil Fortran si fosse dovuto definire un vettore di 100 interi e nella diciamo 3 posizione mettere un certo valore, diciamo 47, invece di fare

DIMENSION INTEGER IARRAY(100)

e poi nel codice

IARRAY(3)=47


conveniva fare

DIMENSION INTEGER IARRAY(100)

INTEGER IPIPPO

EQUIVALENCE (IPIPPO, IARRAY(3))

e nel codice scrivere

IPIPPO =47


Trucchetti di questo genere permettevano di avere dei codici oggetto e di conseguenza degli eseguibili di qualche byte più corti, evitando la sgradevole segnalazione : Illegal memory size o simili che rendevano l'eseguibile non eseguibile.

Ora se penso a questi giochetti o altre simile amenità per risparmiare qualche byte di memoria e leggo che si costruiscono centrali elettriche per alimentare data center ... OK questi dati contengono informazioni importanti, che possono permettere di agevolare il lavoro di un ecografista o avvisare gli utenti della strada su intoppi momentanei, ma contengono anche le foto e i video che la casalinga di Voghera fa al suo piatto di risotto ai peperoni o il selfie che il signor Chu Chan Cho si fa davanti al Colosseo, i video di gattini che mangiano…. 

Allora contengano anche le mie considerazioni, poco interessanti per la maggior parte della gente!

giovedì 14 marzo 2024

ChatGPT 3.5 fa bella figura (nel senso che...)

 I miei genitori erano assolutamete insoddisfatti di me. Facevo sempre fare brutte figure.  Quando qualcuno mi chiedeva qualcosa del tipo "Che tram si prende per andare in piazza Paleocapa? " Io rispondevo "non lo so" e mio padre "Fai sempre brutta figura! Se non lo sai, di' comunque qualcosa... Una linea a caso, da qualche parte porta..."  "Ma se non porta lì?" "Eh, va ben, magari dovrà fare un pezzo a piedi, ma se dici che non lo sai, fai brutta figura!"

Sarebbe stato contento di #chatgpt 3.5 !

Ancora test demenziali con #LLM in cui #Gemini esce a testa alta, almeno rispetto a #chatgpt 3.5 che fa bella figura, ma nell'ottica dei miei procreatori

😀 Non sapendo cosa chiedere, mi sono rivolto con la mente alla tradizione piemontese. A partire dalla canzone "Maria Gioana" ho chiesto cosa avrebbe dovuto fare costei per non avere più mal di testa. #Gemini ha subito messo le mani avanti con un testo alla "disclaimer" (consultare il medico!) . #chatgpt no: ha dato diversi suggerimenti, ma non quello di smettere di bere alcolici, come viene detto nalla canzone

🌱 Altra canzone tradizionale. Ho chiesto quante erano le ragazze che venivano da Lione e raccoglievano i fiori della primavera. #Gemini saggiamente mi ha risposto che mancavano informazioni mentre



La canzone, come tante canzoni popolari, diceva che erano tre, e poi si concerntrava sulle vicende (terribili!) di una.

🐷 Ho chiesto cosa farà il Marchese del Monferrato quando questo porco prenderà l'uva (da una iscrizione sulla fortezza di Verrua Savoia)

#Gemini saggiamente mi ha risposto che mancavano informazioni, che c'erano stati parecchi Marchesi del Monferrato..., mentre 


 

 Incuriosito dalle risposte che trovavano riferimenti in una poesia "Il sabato del villaggio" di La Martine.  Non sapevo che ci fosse un "Sabato del villaggio" anche oltralpe. Allora ho chiesto


Si parla spesso dei lavori che toglierà l'intelligenza artificiale. Che tipo di lavoro può togliere un LLM così? Forse quello di intrattenere vecchi inebetiti?




martedì 5 marzo 2024

chatGPT 3.5 mi prende per i fondelli ?

 

In un mio articolo su Linkedin avevo parlato di alcuni dei test fatti sugli LLM. In realtà di test ne ho fatti di più: quelli mi sembravano i più significativi.

Una cosa evidente è che gli LLM non sanno fare i lipogrammi.

Nel test non avevo usato direttamente la parola “lipogramma” semplicemente avevo chiesto di scrivere un breve testo senza usare una certa lettera.

Qui ho provato invece a chiedere esplicitamente un lipogramma a chatGPT 3.5.

Ecco il risultato. Mi sono sentito preso per i fondelli.

Ho pensato a due scenari. 

Primo: Siccome sono evidentemente profilato nelle mie ricerche su internet, come qualunque utente – per rendersene conto basta vedere le pubblicità mirate che arrivano in base ai prodotti cercati poco prima – vuol dire che mi ha riconosciuto e risposto a tono. Ma questa profilazione “dispettosa” apre scenari distopici. Se un ricercato dalla polizia chiedess un'informazione relativa ad un percorso, l'AI potrebbe indirizzarlo proprio verso un posto di blocco per essere fermato! Oppure, peggio ancora, in una guerra inter-etnica potrebbe dare informazioni mediche errate alle etnie rivali... e via discorrendo.

Secondo: Ho scoperto un punto debole degli LLM.  I lipogrammi!  I casi sono due: 

O il punto debole rimane per cui alla domanda “Che differenza c'è tra l'intelligenza umana e quella artificiale?” la risposta sarà: “L'intelligenza artificiale non sa fare i lipogrammi”

 Oppure, presto i manager del settore faranno un enachement per coprire questa lacuna. Il costo sarà considerevle, non tanto per chi lavora (noi, i ragazzi del software siamo sempre costati poco!) ma per tutte le riunioni tra strapagati manager che prendono questa decisione strategica, pianificatori di WBS Pert e Gantt con “chi fa cosa quando”, SAL (avanzamento lavoro), colpevolizzazione dei ritardi, comunicazione della nuova feature... insomma si investiranno soldi per una cosa totalmente inutile. Perché a che cavolo servono i lipogrammi?

 

venerdì 6 maggio 2022

N.O.T.A.V. (Novus Ordo Templariorum Antiquum Vindicabit)

 

Circa cinque anni fa, inorgoglito dal successo di Kamasutra per la Terza-Età e non spaventato dell'insuccesso di Il Santo Evangelo meditato da un Bottegaio , iniziai a scrivere un testo che avrei intitolato 

N.O.T.A.V (Novus Ordo Templariorum Antiquum Vindicabit) 

in cui si sarebbe narrato del vero motivo tra chi sostine la necessità di fare il TAV e i suoi oppositori: una lotta tra sette esoteriche! Tra chi vuole trovare la ruota del carro di Fetonte e chi, sapendo già usare la sua forza, vuole tenerla nascosta all'umanità. 

Il fatto stesso che la linea si chiamasse TAV come Tavo o Tavino, il nome familiare di Gustavo Adolfo Rol, celebre sensitivo (o ciarlatano) torinese, che unisse due città magiche, che tagliasse la retta di San Michele, proprio in prossimità del punto centrale, che passasse vicino al Musinè con tutto quello che comporta... e poi solo saltabeccando su internet ho trovato tanti di quei riferimenti... che ad un certo punto ho avuto paura di indovinare qualcosa. Comunque sia quello che sta succedendo in Ucraina mi ha fatto passare la voglia di scherzare ed ho desistito dall'impresa.

Però, per rispondere a tanti interventi sui social, penso sia cosa utile almeno copiare qui quello che ho scritto nella postfazione

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Postfazione

Perché ho scritto codeste corbellerie? Per adeguarmi. Perché quasi tutto quello che ormai da anni, sento dire sul tema TAV, mi sembra una gran fesseria.

Dico subito che mi reputo un NOTAV in giacca e cravatta anche se raramente indosso la cravatta perché d'estate preferisco le polo e d'inverno sulle camicie metto maglioni che nascondendole, rendono inutili le cravatte. Meglio ancora: mi definirei un SI TAV, ma ad una condizione descritta benissimo in un articolo di Ugo Arrigo sul sito dell'Istituto Bruno Leoni nel 2012. 

A quell'articolo, che non riporto ma ne rimando la lettura per chi fosse interessato, si potrebbero fare obiezioni di questo genere: accettando questa logica non si sarebbero fatti ospedali, scuole, fognature, asfaltato strade e via discorrendo nei quartieri poveri. Non sono d'accordo. Certi interventi dello Stato, cioè fatti con i soldi della tassazione progressiva, sono una forma di ridistribuzione per smussare le disuguaglianze sociali: sono interventi di cui ne possono beneficiare 

  • 1) con certezza
  • 2) una grande percentuale della popolazione.

 Invece gli interventi cui

  •  2) pochi ne beneficeranno direttamente 
  • 1) non è chiaro con che probabilità ci saranno ricadute positive per tutti,

OK! Si facciano pure, ma il rischio se lo accolli il privato, l'investitore visionario, l'Elon Musk in questione, non la collettività. 

Chi vuole il TAV si chiama fuori dalla logica della democrazia occidentale che vede l'alternanza dialettica tra socialdemocrazia - spendere soldi sì, ma per alzare il livello minimo del benessere dei ceti inferiori attraverso il welfare - e il liberalismo - lo stato deve spendere il meno possibile per lasciare all'investitore privato che sa fare generalmente meglio i calcolo costi/benefici e comunque se sbaglia sono affari suoi.

Anche il mondo NOTAV a volte mi lascia perplesso, perché invece di porsi come razionali ragionieri del denaro pubblico; invece di ostentare una visione proiettata verso un futuro digitale e biomolecolare non più lamiera e ciminiera, si presentano come un mix di barotti retrogradi, fricchettoni da centri sociali e vetero-marxisti. 

Tutto il rispetto per questa categoria di persone, ma non sono certo quelle che possono attirare intorno a loro un'aggregazione positiva di tutti quelli che preferirebbero, come me, che le loro tasse servano a fornire servizi certi a tutti (socialdemocratici) o a chi al limite preferirebbe meno tasse (liberali).

 Fui molto colpito quando Nicoletta Dosio fu arrestata. Rimasi ammirato dal coraggio di quella donna non più giovane e le scrissi anche una lettera in carcere per dirle questo. Ma certi suoi discorsi vetero-marxisti non riescono a scaldare i cuori se non ad una piccola percentuale della popolazione.

Il TAV sarà una iattura per le generazioni future, perché fatto a debito che loro dovranno pagare, dovranno fare manutenzione e dovranno fare correre i treni “sottocosto” se vorranno che qualcuno lo usi.

Ma che ci vuoi fare? Da quando Helmuth Karl Bernhard von Moltke usò le  ferrovie per spostare le truppe e sconfiggere i nemici, nessun politico osa mettere in dubbio la sacralità dei binari: oggi, che la guerra non va più di moda, si dice che il treno è più ecologico. Quindi le mie corbellerie sono in buona compagnia.


lunedì 27 settembre 2021

Metodo imposto dall'oggetto. Ma qual è l'oggetto?

 


Ho recentemente terminato la lettura del libro “Ho fatto di tutto per essere felice” di Marco Bardazzi. Racconta la storia di Eugenio “Enzo” Piccinini, un medico di cui è stata aperta la causa di beatificazione. Ma non è un’agiografia o un libro devozionale. Nel descrivere la vita di questo medico, Bardazzi dedica anche molte pagine a raccontare come Enzo fosse teso ad un miglioramento continuo nella sua professione, che lo portava ad un approccio che nel libro viene chiamato “metodo Enzo”.

In questo metodo troviamo: “imparare da chi ne sa di più” e “lavoro in team”. E’ molto interessante il racconto dei viaggi di Enzo in ospedali americani che reputava validi per imparare non solo tecniche mediche, ma anche organizzative, in primis la trasparenza con cui i medici si scambiavano le informazioni. Il lavoro in team non era un “ognuno è responsabile del suo pezzetto”  ma ognuno porta le sue competenze ed il suo punto di vista ad un impegno comune. Tralascio i dettagli e rimando ad una lettura del testo, che in molti passaggi mi ha ricordato molte cose imparate in Agile.

Anch’io - che faccio prima ad elencare i lavori che mi ispirano di meno dell’informatico di quelli che avrei preferito fare - costretto a fare questo mestiere, volevo farlo al meglio. Leggendo il libro, ho avuto un momento di quasi-invidia. Perché lui è riuscito seppur tra fatiche, a realizzare qualcosa di quello che aveva imparato, mentre io sono sempre stato bloccato nelle mie idee innovative che spesso sarebbero state anche vincenti? Una prima risposta è che forse lui era più tenace di me o che lui aveva la fortuna di essere in Emilia, una regione molto “aperta” mentre io vivo nella gretta Torino, che per certi versi è peggio del meridione perché ha gli stessi difetti (forse anche più!) ma pensa di essere nel giusto.

Verso la fine, parlando del suo modo di affrontare il lavoro cita la frase, nota a tutti quello che hanno affrontato il testo: “Il senso religioso” di don Giussani  

 “il metodo è imposto dall’oggetto”. E qui si è accesa una lampadina che ha snebbiato la mia quasi-invidia. Certo, ma allora il problema diventa  “Qual è l’oggetto?”

Qual era l’oggetto del medico Piccinini? Ovviamente la salute del paziente, intesa nel senso ampio di attanzione per la pesona malata: la guarigione quando possibile e quando non era possibile, un accompagnamento verso una fine dignitosatra (cioè non anticipata! ma sorretta dalla trasparenza, cure palliative e dalla vicinanza, quando è possibile anche verso i familiari) .

Qual era l’oggetto dell’informatico Roberto? Che il software funzionasse, cioè non avesse bug, stesse nei tempi di esecuzione… e fosse possibile mantenerlo (cioè codice leggibile). In seconda battuta, ma su questo il discorso sarebbe lungo, utile la risolvere le necessità del “cliente”.  Poi anche che io e coloro che avavamo partecipato al progetto, imparassimo. Anch’io cercavo un metodo che fosse adeguato a questo oggetto, e non capivo gli ostacoli che ho trovato, non sempre, ma in troppe situazioni.

Cosa mi era sfuggito? Qual era l’oggetto dei tanti “morti di fame” e “maschietti viziati” incontrati nel mio percorso lavorativo? Il loro ruolo personale all’interno della struttura aziendale, e il loro metodo (CYA Cover Your Ass) era proprio adeguato al loro oggetto.

A maggior ragione trovo illuminante (anche se non l’ho raccontato nel mio intervento al IAD 19) il commento dell’allora HR manager di Teoresi , alla mia presentazione di Agile Un approccio simile in azienda non può funzionare, tutt’al più nel volontariato.” Infatti l’oggetto del volontariato è il “risultato dell’azione fatta” nell’azienda gerarchica, la tua possibilità di scalare i gradini della gerarchia.

domenica 25 luglio 2021

Che cambino mestiere !

  In Italia abbiamo avuto già dei momenti in cui alcune categorie professionali hanno repentinamente cambiato mestiere, buttando l'investimento che avevano fatto nell'approfondimento della loro professionalità.

L'Italia (paese di Enrico Fermi e Ettore Maiorana, tanto per citare qualcuno) nel 1966 raggiunse una produzione di 3,9 miliardi di kWh  di energia elettrica di origine nucleare: era il terzo produttore al mondo. Inutile dire che per i ragazzini più grandicelli di me, quello rappresentava uno sbocco di lavoro futuro. Ma, vuoi per il “caso Ippolito”, vuoi per non so bene cosa, tutto questo know-how si svaporò ben prima di Chernobyl. Anzi, ai tempi dei referendum sul nucleare una delle frasi dei fautori del NO era “Tanto non abbiamo più il know-how necessario e dipenderemmo comunque dall'estero”

Un altro cambio di mestirere lo ricordo benissimo, perchè coinvolto. Negli anni 80 ci fu una terribile fame di persone che operassero nell'informatica. Si buttarono cani e porci: chi si era laureato, magari con tesi su tematiche che avrebbero avuto applicazioni solo più di 20 anni dopo (come chi scrive) o persone che avevano fallito in tutte le altre attività umane, si facevano un corso di COBOL e un posticino lo trovavano. A metà degli anni 90 l'Olivetti scomparve e dall'eccesso di domanda si passò ad un eccesso di offerta, soprattutto in area piemontese. Spesso la selezione darwiniana funzionò al contrario, perchè i più attivi e dinamici lavoravamo in swhouse o freelance ci trovammo fragili come tutele – e il popolino diceva che gli informatici guadagnano tanto – mentre chi si era incollato alla procedura COBOL in Fiat o grosse compagnie, restava al suo posto; anche quando poi dalle procedure COBOL l'azienda fosse passata, per dire a SAP, costoro avevano tutele maggiori.

Molti colleghi cambiarono mestiere, altri regione o nazione, altri, come lo scrivente, modo di lavorare, ma accontentandosi sempre di remunerazioni da bidello e grandi frustrazioni professionali.

Ora, nel contesto della pandemia, sento i grandi problemi degli operatori del turismo e della ristorazione. Non ricordo questa preoccuppazione da parte dei politici e media quando a “cambiare mestiere” erano gli esperti del nucleare e gli informatici.


Premesso che secondo me non esiste una gerarchia nell'importanza dei lavori; premesso che è giusto avere un mix di tutto e non buttarsi sulla monocultura, una domanda la pogno: Per una nazione è più strategico essere all'avanguardia nelle tecnologie emergenti o vivere del voluttuario delle altre nazioni?


Postilla: ho letto dei report della coldiretti che il lockdown con la chiusura dei ristoranti e delle mense aziendali, ha diminuito la richiesta di cibo e vino. Ora, a parte casi di gente caduta in povertà, che comunque l'ultima cosa che taglia è il cibo a costo di servirsi di mense per poveri o del Banco Alimentare e affini, la gente non ha smesso di mangiare. Ne consegue che l'attuale sistema della ristorazione produce scarti, non è ecosostenibile. Mi auguro quindi che i ristoratori almeno cambino il modo di fare il loro mestiere.

domenica 14 febbraio 2016

Offro il libro (PDF) in cambio di una copertina...

Nelle vacanze natalizie 2014-2015 ebbi l'idea di cimentarmi nel provare una piattaforma che permette di scrivere e-book e metterli in vendita sulle principali librerie on-line. Qui ci sono alcuni link delle librerie in cui è in vendita.

http://www.amazon.it/Kamasutra-per-Terza-Roberto-Bera-ebook/dp/B00RUNN4WG/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1454957730&sr=1-1

http://www.amazon.it/Kamasutra-Terza-Et%C3%A0-Roberto-Bera-ebook/dp/B00RUNN4WG

http://www.mondadoristore.it/Kamasutra-per-la-Terza-Eta-Roberto-Bera/eai978605034724/

https://www.bookrepublic.it/book/9786050347241-kamasutra-per-la-terza-eta/

http://www.ibs.it/ebook/Bera-Roberto/Kamasutra-per-la/9786050347241.html

Non è stato un grande successo editoriale, avrei dovuto capire che scrivere non fa per me.

Invece NO! E' pronto un nuovo testo, questa volta molto più professionale. Sono cinque racconti ognuno di questi correlato ad un baco software, di quali effetti causava e di come è stato trovato. Gli episodi vanno dal 1984 al 2006, un vero ritorno indietro nel tempo per i vecchi programmatori. 


Ma mi manca la copertina!
Vi chiedo di una proposta per una copertina in formato png o jpg. All'autore di quella che utilizzerò, completa o modificata, invierò una copia PDF del testo completo.

Inoltre a tutti quelli che dalla pagine precedentemente visualizzate, invieranno un messaggio via twitter o facebook ai loro follower e me lo notificheranno con uno screeshot a questa mail, invierò il paragrafo "Lo scaravoltone" tratto dal nuovo testo sui bachi del software.

sabato 4 aprile 2015

Innovazione: Pane e vino, due strade diverse.

Ho atteso molto a fare il mio 100esmio post. Spero di riprendere  a postare con intervalli meno ampi.
Di che parlo? di innovazione. Una parola molto trandy, tutto deve essere innovativo, come in altri contesti di marketing tutto deve essere biologico.
Nel libro Antifragile, mia principale lettura della scorsa estate, si parlava della neomania, e l'autore criticava la moda del nuovo fine a se stesso.
Il problema dell'innovazione secondo me occorre seguire la seguente mappa.
1) capire a cosa serve un prodotto. Elencare le diverse utilità e caratteristiche.
2) definire i punti in cui si vuole migliorare ed apportare le modifiche "innovative"
3) fare dei test di regressione, cioè verificare che il "prodotto innovativo" che migliora una certa funzione, non crei problemi o peggiori le altre prestazioni garantite dalla "maniera vecchia".

Ho già parlato del pane (e pasta) raccontando dello scontro con l'eresiarca Camillo Langone, che negando l'esistenza dei celiaci, si domadava come un popolo di pastasciuttari potesse essere diventato celiaco. La sua obiezione sarebbe potuta essere giusta se il frumento fosse stato lo stesso di 50 anni fa, ma non lo è. Sono cambiate le specie di grano coltivate, spesso ottenute da modificazioni genetiche ottenute via radiazioni, ed è cambiato uil processo produttivo con l'introduzione della mietitrebbia che ha tagliato i tempi di lavoro, ma anche la fase in cui il grano tagliato in attesa di essere mietuto subiva trasformazioni chimiche che ne miglioravano la digeribilità. Innovazione che ha aumentato la quantità, diminuito i tempi(=costi) ma diminuito il potenziale numero degli acquirenti.

Il vino ha seguito un percorso diametralmente opposto. Un tempo il vino era bevuto in grande quantità. Ricordo l'uso dei bottiglioni da 2 litri che oggi giaciono nelle cantine degli ottantenni. Negli anni 70, quando andavo a vendemmiare, i viticultori ricordavano i bei tempi in cui la vendemmia era una festa, da una collina si sentiva una voce che intonava "Marja Gioana l'era 'n sl'us!" e dall'altra il coro rispondeva "L'era 'n sl'us cà filava oh!"  e dicevano... oggi invece occorre fare tutto in fretta... in fretta per tagliare sui costi ed ottenere un margini da un prodotto che attirava sempre meno. Il vino non ha seguito la strada più quantità, processo produttivo più rapido per minimizzare i costi. Non poteva, perchè così facendo non avrebbe comuqnue retto la concorrenza della CocaCola.... Ha migliorato la qualità, è diventato un prodotto di pregio. Viene venduto a prezzi molto più alti, personalmente il Barolo è fuori dal mio buget, ma oggi bevo Barbere che non mi fanno rimpiangere i Nebbioli assaggiati quando avevo 20/25 anni. Per non parlare del Dolcetto il mio vino preferito per certi pasti invernali, il Brachetto ottimo con i dolci, o per uscire dai patrii confini del Piemonte, il Refosco dPR che ha allietato le miei ultime vacanze in Friuli, o un vino marchigiano che mi ha entusiasmato o il Lambrusco che disprezzavo ed ora sto rivalutando.

Innovazione? dipende....