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martedì 29 marzo 2022

Pazzia!

 

Totalmente d'accordo con il Papa a definire una pazzia l'idea di aumentare le spese militari.


Ora aggiungo una piccola nota immaginandomi un liberale-liberista. Non lo sono, ma ritengo utile le obiezioni che possono emergere da tale punto di vista.

Ho letto molti articoli contro i finanziamenti a pioggia. Sono totalmente d'accordo che ad un incremento del capitale investito non necessariamente corrisponde un miglioramento delle prestazioni della filiera produttiva.

Il mercato delle armi – belliche, non le pistole dei gioiellieri – ha due particolarità:

  1. A differenza del mercato dell'auto, dell'abbigliamento ecc... i potenziali compratori non sono milioni di individui, ma alcune decine di “entità”.

  2. I decisori dell'acquisto non sono gli utilizzatori finali, ma delle posizioni apicali rispetto agli utilizzatori.

Cosa implica questo? Che in questo mercato non esiste quella selezione darwiniana che porterà a fare emergere il prodotto con miglior rapporto prezzo/prestazioni.

Mi si obietterà che questa “selezione darwiniana del libero mercato” è teorica. Vero, ci sono di mezzo i persuasori occulti, le tecniche di delivery, le mode del momento, ed altri elementi che creano un ambiente tale per cui il migliore non è il migliore in assoluto, ma il più adatto a quell'ambiente.

Con tutto ciò, un ambiente con pochi decisori, che appartengono alle burocrazie statali, come può avvenire questa “selezione darwiniana”?  Non avviene.

Il deliziare il cliente che predicano i guru del marketing, pur senza ipotizzare reati di tangenti, si realizzerà in “aumento delle spese di rappresentanza”. Questo 2% andrà parte in questo, parte nelle tasche di top-manager di aziende del settore, parte in lavoratori già anche troppo tutelati, in parte disperso nei rivoli in cui si disperdono i soldi pubblici.

Sarbebbe stato più sensato partire con analizzare le debolezze dei nostri sistemi (es. attacchi ai sistemi informtici e delle telecominicazione) ipotizzare livelli di sicurezza, calcolare i costi per colmare il "gap" e vedere se sta nel 2%, ovviamente tenendo conto degli art 11 e 52.

 

lunedì 12 settembre 2011

Scrum in Churh (2 parte )

Ritorno al commento di quell'articolo di cui consiglio la lettura.


Alcune note:
1) La completa adattabilità di Scrum. Nato nel contesto dello sviluppo del software, viene adattato in contesti molto diversi. L'autrice sottolinea che viene "personalizzato" anche nel lessico, quando dice che parole come "product owner" non sono molto gradite in ambito religioso.

2) Diventa evidente l'interdipendenza. Pur avendo competenze e compiti diversi, non ci si rimane chini sul "proprio compito" ma è evidente una meta comune.

3) Una cosa che non viene esplicitamente detta, ma è evidente: Scrum è un antidoto alle "conventicole". Mi spiego. In qualsiasi organizzazione è ovvio, normale e naturale che alcuni elementi sentano affinità, sensibilità o comunque intensità di relazioni tra loro più che con altri. E' impossibile pensare che in qualsiasi gruppo non si formino dei sotto-gruppi. Il rischio è che questi sottogruppi "partano per la tangente", "si isolino", "facciano e disfino" o altre frasi fatte che rendono bene l'idea. Scrum è uno strumento per permettere che  queste "relazioni forti" continuino a contribuire al progetto comune, anzi possano essere un arricchimento per tutti.

4) In un "lavoro di gruppo" ispirato a idealità forti, come può essere la partecipazione ad un'attività ecclesiale, la motivazione è sicuramente un fattore personale e precedente all'attività in se. Però è utile avere un metodo che permetta a questa idealità di emergere ed esprimersi. Una regola non potrà mai sostituire l'ideale (vedi questo mio post). Ma è anche vero che l'ideale vuole un metodo per esprimersi.
Altrimenti l'ideale diventa un'ideologia alienante come, tanto per fare un esempio ormai diventato politically correct: "Noi abbiamo dedicato il primo volo nello spazio al XXII Congresso del Partito Comunista dell'Unione Sovietica sono sicuro che sotto la guida del Partito Leninista ognuno di voi è pronto a fare ogni cosa per la grandezza e la prosperità della nostra amata madrepatria, la gloria del nostro paese, del nostro popolo. Lunga vita alla nostra terra socialista! Lunga vita al nostro grande e forte popolo sovietico!"  (Y. Gagarin)  mentre nel quotidiano "in stracarichi tranvai/accalcandoci insieme,dimenandoci insieme,insieme barcolliamo. Uguali ci rende una uguale stanchezza." (E.A.Evtusenko)