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lunedì 27 settembre 2021

Metodo imposto dall'oggetto. Ma qual è l'oggetto?

 


Ho recentemente terminato la lettura del libro “Ho fatto di tutto per essere felice” di Marco Bardazzi. Racconta la storia di Eugenio “Enzo” Piccinini, un medico di cui è stata aperta la causa di beatificazione. Ma non è un’agiografia o un libro devozionale. Nel descrivere la vita di questo medico, Bardazzi dedica anche molte pagine a raccontare come Enzo fosse teso ad un miglioramento continuo nella sua professione, che lo portava ad un approccio che nel libro viene chiamato “metodo Enzo”.

In questo metodo troviamo: “imparare da chi ne sa di più” e “lavoro in team”. E’ molto interessante il racconto dei viaggi di Enzo in ospedali americani che reputava validi per imparare non solo tecniche mediche, ma anche organizzative, in primis la trasparenza con cui i medici si scambiavano le informazioni. Il lavoro in team non era un “ognuno è responsabile del suo pezzetto”  ma ognuno porta le sue competenze ed il suo punto di vista ad un impegno comune. Tralascio i dettagli e rimando ad una lettura del testo, che in molti passaggi mi ha ricordato molte cose imparate in Agile.

Anch’io - che faccio prima ad elencare i lavori che mi ispirano di meno dell’informatico di quelli che avrei preferito fare - costretto a fare questo mestiere, volevo farlo al meglio. Leggendo il libro, ho avuto un momento di quasi-invidia. Perché lui è riuscito seppur tra fatiche, a realizzare qualcosa di quello che aveva imparato, mentre io sono sempre stato bloccato nelle mie idee innovative che spesso sarebbero state anche vincenti? Una prima risposta è che forse lui era più tenace di me o che lui aveva la fortuna di essere in Emilia, una regione molto “aperta” mentre io vivo nella gretta Torino, che per certi versi è peggio del meridione perché ha gli stessi difetti (forse anche più!) ma pensa di essere nel giusto.

Verso la fine, parlando del suo modo di affrontare il lavoro cita la frase, nota a tutti quello che hanno affrontato il testo: “Il senso religioso” di don Giussani  

 “il metodo è imposto dall’oggetto”. E qui si è accesa una lampadina che ha snebbiato la mia quasi-invidia. Certo, ma allora il problema diventa  “Qual è l’oggetto?”

Qual era l’oggetto del medico Piccinini? Ovviamente la salute del paziente, intesa nel senso ampio di attanzione per la pesona malata: la guarigione quando possibile e quando non era possibile, un accompagnamento verso una fine dignitosatra (cioè non anticipata! ma sorretta dalla trasparenza, cure palliative e dalla vicinanza, quando è possibile anche verso i familiari) .

Qual era l’oggetto dell’informatico Roberto? Che il software funzionasse, cioè non avesse bug, stesse nei tempi di esecuzione… e fosse possibile mantenerlo (cioè codice leggibile). In seconda battuta, ma su questo il discorso sarebbe lungo, utile la risolvere le necessità del “cliente”.  Poi anche che io e coloro che avavamo partecipato al progetto, imparassimo. Anch’io cercavo un metodo che fosse adeguato a questo oggetto, e non capivo gli ostacoli che ho trovato, non sempre, ma in troppe situazioni.

Cosa mi era sfuggito? Qual era l’oggetto dei tanti “morti di fame” e “maschietti viziati” incontrati nel mio percorso lavorativo? Il loro ruolo personale all’interno della struttura aziendale, e il loro metodo (CYA Cover Your Ass) era proprio adeguato al loro oggetto.

A maggior ragione trovo illuminante (anche se non l’ho raccontato nel mio intervento al IAD 19) il commento dell’allora HR manager di Teoresi , alla mia presentazione di Agile Un approccio simile in azienda non può funzionare, tutt’al più nel volontariato.” Infatti l’oggetto del volontariato è il “risultato dell’azione fatta” nell’azienda gerarchica, la tua possibilità di scalare i gradini della gerarchia.

domenica 15 giugno 2014

"E' colpa della società"

Che bella frase! A pensarci bene è la frase che ha salvato molti e molte della mia generazione dall'anoressia, depressioni, uso di sostanze stupefacenti etc...

Mi ha colpito moltissimo questo video . E' vero che, come dice l'autore "non è andata bene" perchè nel tentativo di cambiare la società colpevole,  non siamo proprio riusciti nel nostro intento, ci sono state utopie violente e distruttive.... ma c'è anche stato l'impegno positivo di molti di noi.
Oggi invece si propongono ai giovani un sacco di opportunità. Studia all'estero, scuole aperte 25 ore al giorno, sport, lingue, internet, educazione alla legalità, emencipazione sessuale, 3D, insomma sei in una società perfetta. Se non ce la fai o hai comunque un'inquetudine esistenziale è colpa tua. Quindi punisciti.

Ieri c'è stata la Colletta Alimentare straordinaria . Ho partecipato andando in un supermercato appena fuori Torino e ho passato circa tre ore a dividere gli alimenti in varie scatole (legumi qui, pasta là....) e quando erano piene pesarle, etichettarle, chiuderle, registrarle e metterle sulla pedana.
Non vorrei mai che don Giussani si rivoltasse nella tomba per quello che sto per dire. E' chiaro che sono andato per un gesto di adesione alla Chiesa, per l'educazione alla carità che ho ricevuto in tutti questi anni. Ma penso che per dedicare il poco tempo libero a queste iniziative,  abbia un peso anche il "back ground" culturale che mi rende sempre consapevole che la società non è perfetta e che occorre impegnarsi per cambiarla, e nessun cambiamento la renderà perfetta, altrimenti poveretti quelli che ci vivranno!

domenica 25 agosto 2013

Bella sorpresa al ritorno

Da molto tempo non facevo più post su questo blog, un po' per mancanza di tempo e poi, nell'ultimo mese per essere andato in vacanza in un luogo in Carnia, in cui non riuscivo a connettermi ad internet.
Al rientro a Torino ho avuto una piacevole sorpresa. Prima di partire per le vacanze avevo segnalato al Comune ed alla GTT un problema. Motivazioni storiche (evoluzione di ciclopiste teoriche risalenti all'era Novelli, fatte diventare leggermente più utilizzabile nell'era Castellani) hanno creato presso uno spartitraffico di corso Agnelli una "cosa" rappresentata un figura.
La cosa non fa alcun problema, perchè abitualmente di lì non passa nessuno, ma nel mese di luglio/agosto e nelle festività la linea 10 (tranviaria fino piazza 23 dicembre) viene sostituita da un autobus che ferma proprio al termine di quella buca. Dal lato opposto c'è l'attraversamento del corso. Quando un utente vede il bus avviciniarsi, inizia a correre guardando il bus e non dove mette i piedi, quella "cosa" da inutile ed antiestetica diventa pericolosa. Io sono stato lì lì per cadere un paio di volte. L'ho segnalato in comune ed ecco che durante le vacanze la buca è stata riempita.
La cosa mi ha fatto molto piacere, non per non rischiare di inciamparmi, poichè tra pochi giorni il 10 tornerà tram, (speriamo!) ma come metodo di lavoro. Piccoli miglioramenti che costano poco per evitare danni potenziali. Soprattuto mi è piaciuto che il comune abbia reagito positivamente. A volte la gente critica l'inefficenza dei politici, ma non sono dei demiurghi che possono prevedere tutto: occorre fare notare i problemi, (comuni a tutti, non privilegi personali!) e in certi casi vengono risolti.
Bravo Lubatti!

domenica 29 gennaio 2012

Agile senza saperlo 8 - Cesare Pavese

Non c'è cosa più amara che l'alba di un giorno
in cui nulla accadrà.  Non c'è cosa più amara
che l'inutilità.  (Lo steddazzu)
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È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. (Il mestiere di vivere)
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Cosa c'entrano queste citazioni di Pavese con l'approccio agile? E invece non avevo promesso di raccontare le vicende di questi ultimi mesi, che mi avevano tenuto lontano dal blog?
Veniamo alla prima. Il lavoro strettamente pianificato, definito e "sminuzzato", dove agli esecutori non resta che il noioso compito di eseguire quanto definito... insomma il sogno che dal settecento in poi pervade la civiltà occidentale, "domani non accadrà nulla -  nulla fuori dal prestabilito", qui è definita come la cosa più amara. Allora hanno forse ragione i detrattori dell'approccio agile che "agile non pianifica" ? NO, ma la pianificazione agile è una pianificazione dinamica, che a diversi livelli di dettaglio coinvolge i diversi  stakeholders (maiali), sempre aperta, anzi, tesa al fatto che domani accadrà un piccolo miglioramento (kaizen).
Per quanto riguada il cominciare, ho in mente il mio ottimismo con cui inizio la settimana, ed immagino l'ottimismo (non emozionale, ma razionale) che potrebbe pervadere un team al termine di uno standup-meeting.

E cosa c'entra tutto questo con la mia situazione personale? Be' un altro post.