Visualizzazione post con etichetta gender-gap. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gender-gap. Mostra tutti i post

lunedì 6 aprile 2026

Cancel culture - Per quando piazza Baldissera non sarà più detestata dai torinesi

 Volevo scrivere ancora un post sul tema del referendum, ma ho avuto altro da fare, c'è stata Pasqua e ora torno a parlare di un tema già affrontato altre volte.

La toponomastica, come abbiamo visto, in molti casi è espressione dei valori di un certo periodo storico. Un esempio è la via Oneglia. Tal Filippo Corridoni, interventista e morto in guerra, divenne nelle narrazione del regime fascista, un eroe fascista prima ancora del costituirsi del fascismo e a lui il regime intitolò quella che era allora via Oneglia. Caduto il fascismo, la via venne intitolata a Guido Biglieri, partigiano ucciso dai fascisti.

Questo modo di ricordare eroi o dannarne il ricordo trova una realizzazione in quello che viene chiamata cancel culture. Ho i mieie dubbi. Invece di togliere il ricordo dei “cattivi” della storia, sarei per una add culture cioè spiegare anche le ombre, oltre alle luci che ne hanno decretato il ricordo in monumenti e toponomastiche.

 Io non abolirei il nome “via Arbe” ma lo sostituirei con “via Internati ad Arbe” e penso che la posta arriverebbe ugualmente. Non abolirei via Gorizia, ma aggiungerei, magari vicino alle scuole, una lapide con  

“O Gorizia tu sei maledetta, per ogni cuore che sente coscienza, dolorosa ci fu la partenza e il ritorno per molti non fu (1916)

 ed un'altra lapide che spieghi che quella città dalla fine della seconda guerra mondiale rimase divisa in due dalla frontiera tra Italia e Jugoslavia, frontiera che invece oggi è facilmente attraversabile. 

Non abolirei via Cialdini, ma qualche lapide che ricordi le ombre su quel personaggio poco simpatico ci starebbero bene qua e là in quella strada...


Resta il tema della toponmastica legata al periodo coloniale. Lapide "add culture" in piazzale Adua e viale Dogali. Lascierei invece la toponomastica per Massaua, Tripoli, Bengasi, Derna... sono città come lo sono Boston, Lione, Buenos Aires, Tunisi ed altre città estere in Torino.

Diverso è il caso dei militari italiani impegnati nel contesto coloniale. I militari obbedivano ai politici (spesso legati a poteri economici), ma a volte lo facevano con troppo zelo o con mete di prestigio personale come il caso di Oreste Baratieri. Di militari impegnati nelle guerre coloniali a cui Torino ha dedicato la toponomastica ho trovato, per ora Francesco Azzi, Tommaso De Cristoforis, Antonio Baldissera

Mentre i primi due sono morti combattendo, Baldissera ha avuto il ruolo di governatore generale dell'Eritrea italiana ed è poi morto in Italia da pensionato quasi ottantenne. A lui è dedicata la piazza più odiata dai torinesi e dai non torinesi che per qualche motivo passano di lì. Quindi avere una simile piazza è una forma ben riuscita di damnatio memoriae.


Ma se un giorno si risolvesse in qualche modo il problema del traffico in quella piazza, allora servirebbe una specie di cancel culture. Io toglierei la dedica a Baldissera e la dedicherei a Maria Bonino: medico pediatra e specializzata anche in malattie tropicali che dedicò gran parte della sua attività in Africa, ove morì colpita dalle febbri malariche. Elenco alcuni motivi per cui sarebbe una scelta sensata:

  • Donna, e la cosa non guasta, in questo periodo in cui sono molti che fanno notare la scarsa presenza femminile nella toponomastica (per  Torino ne ho già scritto qui
  • Medico che si è impegnata per l'Africa, per la salute di quelle persone, fino a rimetterci la sua stessa vita, esattamente il contrario di europei colonialisti che vedevano in quel continente l'occasione per il loro istinti predatori. Dedicarla a lei sarebbe quasi una forma di risarcimento.
  • E che rapporto ha con Torino? La dottoressa Bonino era di Biella ma si era laureata all'Università di Torino. Invece Baldissera nella seconda e terza guerra d'Indipendenza aveva combattuto dal lato degli Asburgo contro di noi, quindi non proprio un torinese doc!

mercoledì 29 maggio 2024

Toponomastica e gender gap

 

Nelle varie filippiche sul maschilismo, ho sentito dire che la maggior parte delle vie in Italia sono dedicate a maschi. Penso che sia vero, ma vorrei fare alcune considerazioni a ruota libera, senza pretesa di essere esaustivo, concentrandomi sulla mia città, Torino.

A Torino l'arteria principale è dedicata ad una femmina. Il corso che parte dalla riva del Po, attraversa tutta la città da Est a Ovest è dedicato alla Regina Margherita. Tutti gli altri corsi che iniziarono dal Po sono molto più brevi. Corso Vittorio Emanuele II finisce in corso Francia, corso San Maurizio finisce ai Giardini Reali e corso Tortona diventa corso Novara. Il corso dedicato al marito, Corso Re Umberto, è centrale, in una zona elegante, ma non è così lungo.

Le nobildonne a Torino non sono messe poi così male. Brulicante di traffico è via Madama Cristina, protagonista dalla parte filo-francese della “guerra dei tre cognati”; alla sua figlia Ludovica è dedicata invece una tranquilla via nella zona collinare.  Centrali sono le vie dedicate alla Principessa Clotilde e alla Duchessa Jolanda, mentre nella pre-collina troviamo via Luisa del Carretto. Bellissima e centrale è via Maria Vittoria, dove si trova il Palazzo Cisterna, dimora del suo casato nobiliare. Centrale è pure via Maria Teresa, e Piazza Maria Teresa poi, secondo me, è uno dei posti più suggestivi di Torino. Periferica è invece una via dedicata a Eleonora d'Arborea, nobile della Sardegna, a cui stranamente le lapidi che indicano la via la specificano come “patriota” ma non si specifica quale fosse la “patria”. Juliette Colbert, torinesizzata in Giulia di Barolo, ha la sua via sebbene non sia chiaro se dedicata alla “nobildonna” o alla “quasi-santa sociale”. Una sorte simile è quella della Principessa Felicita di Savoia a cui è dedicata una via in collina, probabilmente per i suoi meriti di benefattrice che per la sua nobiltà.


Anticamente le vie erano intitolate o alla direzione verso cui erano dirette (Via Nizza, Corso Casale, Corso Moncalieri) oppure a “cosa c'era lì” per esempio, via Corte d'Appello. Abbiamo Vie Figlie dei Militari, Via delle Orfane perché evidentemente sedi di scuole o collegi riservate a queste categoria di ragazze e Via delle Rosine evidentemente sede di una scuola gestita da tale “associazione”.

A parte San Paolo che da anche il nome ad un quartiere (borgo San Paolo) e non c'è la chiesa dedicata a tale santo, la toponomastica dei santi e sante sono legate alla presenza di chiese. In questo caso le sante non sono messe male: via Santa Teresa, via Santa Chiara, Piazza Santa Rita (santa Rita da il nome anche a un popoloso quartiere), via e piazza Santa Giulia, strada Santa Lucia... ma si fanno aiutare in classifica dai vari nomi con cui viene venerata la Madonna: via Santa Maria, via e piazza Maria Ausiliatrice, via della Consolata, via Madonna delle Rose, via Madonna di Campagna, via Madonna della Salette,  .... 

Tra i santi sociali, Cottolengo ha una stretta via, ma lì è situata la sede della sua opera. Per don Bosco la sede principale delle sue varie opere in Torino è in piazza Maria Ausiliatrice, e inspiegabilmente la via a lui dedicata è una via secondaria, mentre la fondatrice del ramo femminile, santa Maria Mazzarello, ha una via abbastanza corta e periferica, ma ampia ed è un'importante arteria nel traffico dal lato ovest della città. Un po' meno fortunata è la Beata Maria degli Angeli, al secolo Marianna Fontanella a cui è dedicata una piccola via sulle cui lapidi c'è scritto solo "via Fontanella" e il viandante pensa che sia una via dovuta alla presenza, un tempo, di una fontana pubblica e non al cognome di una parsona la cui fama è legata, tra l'altro, all'assedio di Torino del 1706: la localizzazione della via, in Borgo Vittoria, presso la Chiesa della Salute, fa supporre che sia dedicata alla persona in questione.

Bisogna tenere conto di una cosa. Molti nomi alle vie sono stati dati tra la fine del XIX secolo e nel primo XX secolo. I protagonisti erano:

  • Eroi del risorgimento: a parte Giuditta Sidoli e Teresa Confalonieri, titolate di una via e di una minuscola piazza, i protagonisti sono stati tutti maschili. Oltre a Garibaldi Mazzini e Cavour, la toponomastica dei risorgimentali abbonda! Per esempio, vicino a corso Enrico Tazzoli, c'è una serie di vie secondarie dedicate ad altri patrioti uccisi a Belfiore. Di fatto erano tutti maschi.
  • Eroi della guerra partigiana: Di Nanni, Capriolo, Biglieri, Giambone, Galimberti... insomma sono stati i maschi a dover scegliere esplicitamente “da che parte stare”:..
  • Altri militari: Baldissera, Raffaele - non Luigi - Cadorna, Massena...
  • Scienziati del periodo positivista, in cui le donne non avevano spazio.

Concludendo, il problema sul gender gap toponomastico non è dovuto ad una generica preferenza maschile, ma ai criteri con cui sono scelti i titolari della toponomastica che privilegiano categorie in cui si sono cimentati di più i maschi. 

 ----

Piccola aggiunta che conferma quanto dicevo: i punti sul Po a Torino

- Nome del borgo = 1 : Ponte di Sassi (non esiste distinzione di genere!)

- Eroi della Resistenza = 1 : Ponte Balbis

- Nobiltà sabauda = 4 e sono 2 maschi e 2 femmine. L'immancabile coppia Umberto I e Regina Margherita (già vincitrice della strada principale della città) e Vittorio Emanuele I ( che dopo la fine delle prima guerra mondiale perse la titolazione di Piazza Vittorio Emanuele I, diventata Piazza Vittorio Veneto) e gli resta il ponte, e la Principessa Isabella.


sabato 3 aprile 2021

Chi è il più [...omissis..]? E' interpretato da Franco Volpi.

 in un mio precedente articolo avevo minacciato di togliermi sassolini dalle scarpe (come si suol dire) relativi ai miei quarant'anni di frustrazioni professionali che hanno avuto solo poche eclissi di esperienze valide.

Non per recriminare, ma perchè il tempo e le capacità delle persone sono sacre. E' grave sprecarle: occorre raccontare come monito per il futuro. 

Non comincio incolpando una persona in particolare, ma un tipo umano che ho incontrato molte volte. Possiamo dire che questo personaggio sarebbe stato interpretato dall'attore Franco Volpi.

Avevo già parlato di un tipo interpretato da Alberto Sordi ma lì mi riferivo ad una persona particolare. Magari ci tornerò perchè era veramente una situazione da manuale.

 Non ho visto molte interpretazioni di Franco Volpi, ma ne ricordo quattro:

  1. Nel film Johnny Stecchino, nei panni di un “ministro” corrotto e cocainomane, ma apparentemente rispettabile che convince il Benigni autista di scuola-bus che la polverina bianca era una cura contro il diabete. Seguono conseguenti situazioni comiche quando Benigni la propone ad un vescovo ed ad un ragazzo veramente diabetici.

  2. In una vecchia pubblicità, che io ho presente più dal fatto che era quasi una barzelletta citata dagli adulti che dai mei ricordi. Vestito con spalline e galloni da ufficiale ottocentesco, con gran prosopopea faceva previsioni sul futuro totalmente errate, per esempio che l'invenzione della fotografia non avrebbe avuto alcuna rilevanza pratica.

  3. Nel film televisivo“Il giudice ed il suo boia” tratto dal romanzo di Friedrich Dürrenmatt , interpretava il capitano Lutz. Un capo tonto, capace solo di rilasciare dichiarazioni ufficiali e ripetere banalità mainstream, ignaro delle cose terribili che stavano combinando i suoi “collaboratori” 

    Ed infini il giudice Comeliau, nella serie televisiva del Commissario Maigret, interpretato da Gino Cervi. Sembrava spesso un complice dei criminali, per come rompeva le scatole al commissario. Per esempio, quando Maigret cercava di tendere trappole e aspettava i “passi falsi” del sospettato, lui faceva domande del tipo “commissario, entro quanti giorni risolverà il caso?” proprio come i manager che mi avevano affidato la scoperta di un bug in un software non mio (una volta non esisteva il TDD) e mi chiedevano “quanto tempo ti serve per correggere il bug?” Ah, prima occorre trovarlo, poi un bug può essere una semplice svista  (nel 2010 ho ancora trovato in un programma C/C++ o C#, una istruzione del tipo if (a=b) … invece di if (a==b) … ) oppure richiedere un cambiamento sostanziale nella struttura dei moduli....

     

    Quanti personaggi di Franco Volpi ho incontrato nella mia carriera! La domanda era: come uno così cretino può aver raggiunto simili posizioni? Nella finzione, beh, è una fiction, ma come accade in un'azienda privata che mira all'utile e teoricamente si regge sulla meritocrazia?

    Mi do una spiegazione notando che l'intersezione tra l'insieme dei cretini altolocati e quelli che somigliano a Franco Volpi era abbastanza alta. I personaggi di quel tipo fanno una “buona impressione” alle/ai recruiter, alle/ai HR *ager, ai loro simili che in azienda coprono già un certo tipo di posizione.

    A questo punto mi permetto di segnalare questo articolo 

    Paradossalmente, se fossero trasparenti e corretti, le carriere per concorsi sarebbero una chance in più per il settore pubblico, da cui il privato dovrebbe imparare. Non solo si supererebbe il gender-gap ma anche il gap dovuto al fisico: piccoletto, barilotto, spilungone ciondonante..., voce in falsetto e simili amenità che in molti casi inibiscono carriere a persone capaci.