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lunedì 6 aprile 2026

Cancel culture - Per quando piazza Baldissera non sarà più detestata dai torinesi

 Volevo scrivere ancora un post sul tema del referendum, ma ho avuto altro da fare, c'è stata Pasqua e ora torno a parlare di un tema già affrontato altre volte.

La toponomastica, come abbiamo visto, in molti casi è espressione dei valori di un certo periodo storico. Un esempio è la via Oneglia. Tal Filippo Corridoni, interventista e morto in guerra, divenne nelle narrazione del regime fascista, un eroe fascista prima ancora del costituirsi del fascismo e a lui il regime intitolò quella che era allora via Oneglia. Caduto il fascismo, la via venne intitolata a Guido Biglieri, partigiano ucciso dai fascisti.

Questo modo di ricordare eroi o dannarne il ricordo trova una realizzazione in quello che viene chiamata cancel culture. Ho i mieie dubbi. Invece di togliere il ricordo dei “cattivi” della storia, sarei per una add culture cioè spiegare anche le ombre, oltre alle luci che ne hanno decretato il ricordo in monumenti e toponomastiche.

 Io non abolirei il nome “via Arbe” ma lo sostituirei con “via Internati ad Arbe” e penso che la posta arriverebbe ugualmente. Non abolirei via Gorizia, ma aggiungerei, magari vicino alle scuole, una lapide con  

“O Gorizia tu sei maledetta, per ogni cuore che sente coscienza, dolorosa ci fu la partenza e il ritorno per molti non fu (1916)

 ed un'altra lapide che spieghi che quella città dalla fine della seconda guerra mondiale rimase divisa in due dalla frontiera tra Italia e Jugoslavia, frontiera che invece oggi è facilmente attraversabile. 

Non abolirei via Cialdini, ma qualche lapide che ricordi le ombre su quel personaggio poco simpatico ci starebbero bene qua e là in quella strada...


Resta il tema della toponmastica legata al periodo coloniale. Lapide "add culture" in piazzale Adua e viale Dogali. Lascierei invece la toponomastica per Massaua, Tripoli, Bengasi, Derna... sono città come lo sono Boston, Lione, Buenos Aires, Tunisi ed altre città estere in Torino.

Diverso è il caso dei militari italiani impegnati nel contesto coloniale. I militari obbedivano ai politici (spesso legati a poteri economici), ma a volte lo facevano con troppo zelo o con mete di prestigio personale come il caso di Oreste Baratieri. Di militari impegnati nelle guerre coloniali a cui Torino ha dedicato la toponomastica ho trovato, per ora Francesco Azzi, Tommaso De Cristoforis, Antonio Baldissera

Mentre i primi due sono morti combattendo, Baldissera ha avuto il ruolo di governatore generale dell'Eritrea italiana ed è poi morto in Italia da pensionato quasi ottantenne. A lui è dedicata la piazza più odiata dai torinesi e dai non torinesi che per qualche motivo passano di lì. Quindi avere una simile piazza è una forma ben riuscita di damnatio memoriae.


Ma se un giorno si risolvesse in qualche modo il problema del traffico in quella piazza, allora servirebbe una specie di cancel culture. Io toglierei la dedica a Baldissera e la dedicherei a Maria Bonino: medico pediatra e specializzata anche in malattie tropicali che dedicò gran parte della sua attività in Africa, ove morì colpita dalle febbri malariche. Elenco alcuni motivi per cui sarebbe una scelta sensata:

  • Donna, e la cosa non guasta, in questo periodo in cui sono molti che fanno notare la scarsa presenza femminile nella toponomastica (per  Torino ne ho già scritto qui
  • Medico che si è impegnata per l'Africa, per la salute di quelle persone, fino a rimetterci la sua stessa vita, esattamente il contrario di europei colonialisti che vedevano in quel continente l'occasione per il loro istinti predatori. Dedicarla a lei sarebbe quasi una forma di risarcimento.
  • E che rapporto ha con Torino? La dottoressa Bonino era di Biella ma si era laureata all'Università di Torino. Invece Baldissera nella seconda e terza guerra d'Indipendenza aveva combattuto dal lato degli Asburgo contro di noi, quindi non proprio un torinese doc!

venerdì 16 gennaio 2026

COBOL, James Joyce, David Graeber e il "maròcc"

 Facendo pulizia ho trovato un listato ancora fatto dalle famose stampanti a 132 colonne di cui se ne parla anche in questo mio libro di memorie informatiche


Ho notato che era un listato COBOL e si è scatenato in me uno stream of consciousness degno di James Joyce. Evito di riportarlo perchè non ho sicuramente la tecnica narrativa del grande letterato, ma soprattutto perchè non voglio evocare uno tra i periodi più tristi della mia vita. A parte la "bruttezza" della programmazione in questo linguaggio, in quel periodo era come se si fossero chiusi  tutti gli spiragli che si erano aperti nel 1979 e la mia vita si prospettava come un tunnel cieco. Ma chiudo lo stream of consciousness perchè i pensieri evocati sono veramente brutti.

Poi, osservando bene il listato, nel riquadro rosso vedo la scritta PDP-11, computer mitico, in cui io non ho praticamente mai programmato in COBOL ( il computer del triste periodo era l' HP3000)

 Poi ho letto bene il nome del programma (riquadro viola) e ho letto Yatzee. Ritornato in mente lo scenario !! Quel programma non era mio e non so perchè il suo autore mi avesse "regalato" il sorgente, forse perchè leggendolo, mi rendessi conto di quanto lui era bravo. Ricordo il contesto operativo in cui sono stato. Sono finito a "lavorare" lì (più avanti si capirà perchè lavorare è tra apici) due volte nel mio percorso lavorativo, a distanza di circa 10 anni. In entrambi i casi l'impressione è stata pessima! Esattamente il contrario di come dovrebbe essere un luogo di sviluppo software. Dov'era? non importa, come dico nel mio commento sui Promessi Sposi per manager, <Comunque sia, ormai non è un problema: al posto di quell'azienda, oggi ci sono signorili alloggi residenziali.>

Qui David Graeber avrebbe avuto molto materiale per il suo testo  Bullshit Jobs . Quel signore che mi ha dato quel listato faceva del "maròcc". Mai saputo se nell'usare quel nome i vecchi operai piemontesi avessero qualche riferimento con il Marocco. Non so perchè nel gergo si usasse quel termine per indicare un fatto ben preciso: quando un operaio specializzato, un tecnico, usa degli strumenti dell'azienda per delle attività proprie. 
Esempio tipico: un torinitore si porta un suo particolare da lavorare sul tornio della ditta. Solitamente i "padroni" se il tecnico era un barbìs e non esagerava, e i lavoretti erano personali non conocorrenziali, chiudeva un occhio. Se invece faceva concorrenza, esagerava o c'erano altre conflittualità in corso, allora l'accusa di "fé 'd maròcc" diventava l'occasione per fare causa di licenziamento. Ebbene, quel tale, annoiato di non poter fare muovere le meningi, si era fatto quel programma in COBOL che simulava il gioco con il lancio di cinque dadi. Ovviamente tutto finiva lì, non lo "vendeva" perchè il PDP-11 non era certo un PC o smartphone su cui girano videogiochi. "Scarica l'app" non si usava ancora! 

 

lunedì 5 gennaio 2026

Le mie ultime letture.

 


Da un po' di tempo non pubblico post in cui racconto quello che ho terminato di leggere. Ho smesso di essere un lettore e mi sono adagiato nella palude del cosiddetto italiano medio? No!  E' che stavo leggendo tre libri in contemporanea, ma libri che non si possono leggere "tutto d'un fiato". Volendo si possono leggere anche così, ma si rischia che non resti nulla. Meglio un pezzo ogni tanto.

Uno non l'ho ancora finito e non ne parlo, anticipo solo che l'argomento è la matematica.

Gli altri due sono libri scritti da preti.

Comincio dal più facile e breve, che ho iniziato dopo e terminato da un po' di giorni. Si tratta di Cieli Sereni di don Luca Peyron.  L'autore acconta della sua astrofilia e del suo osservatorio sul tetto della sua chiesa parrocchiale. Chiesa che conosco bene e mi piace poco esteticamente. E' in una zona importante di Torino, ma è soffocata da edifici più alti. Quasi non la si nota. Il suo osservatorio penso che debba competere con palazzi che lo superano in altezza. Il libro mi piace per due cose: ho conosciuto dei preti che introducevano alla Bellezza (con la B maiuscola) attraverso la musica. Don Peyron lo fa invitando amici e parrochiani con la bellezza del cielo. Ma mi piace anche - e per questo non superavo mai un capitolo per giorno - il fatto che nel suo rapporto con questa sua passione vedesse quasi degli "isomorfismi" con dei passi in un cammino di fede. 

L'altro libro è "Una rivoluzione di sé" che contiene una serie di meditazioni, lezioni ecc... tenute da don Luigi Giussani tra il 1968 e 1970. Molto più oneroso come numero di pagine e come impegno di lettura. Non faccio commenti perchè non vorrei passare per quei cattolici che ne sanno più di san Tommaso d'Aquino e sant'Agostino messi insieme (ce ne sono purtroppo!). Faccio solo un commento. Per apprezzare il carisma (?) la profezia (?) la genialità (?) - non so quale termine usare - di don Giussani occorre tenere presente la data in cui sono stati detti.

Io nel 1969 iniziavo le medie e come tutti i ragazzini dalla prima media alle seconda superiore circa, stavo "riprendendo le misure al mondo":  finisci le elementari, sicuro di te e delle tue credenze poi è come se tutto crollasse, la realtà ti presenta facce nuove, dimensioni nuove ... un altro mondo che devi re-interpretare. Uno degli argomenti che allora mi interessava era la religione. Non ero il ragazzino che si diverte all'oratorio poi crescendo passe a cose più da grandi. No: o era una cosa molto seria, e andava presa sul serio o una sovrastruttura da cui liberarsi. Ero quindi molto attento a cosa dicevano i preti, cosa scrivevano i giornali cattolici ecc...Trovavo o un formalismo aberrante, una inutile e per certi versi goffa benedizione dello status quo, che però pian piano, lo status quo di quella benedizione non aveva più bisogno, oppure un giusto invito ad un impegno politico sociale ecc... ma che poteva anche essere attuato senza religione. Invece don Giussani in questi testi da un'approccio ontologico, esistenziale, non saprei come altro definirlo. Un approccio con cui viene coinvolta la tua persona nei confronti della visione della vita.

Su questa linea, oggi sentiamo prediche in certe chiese di preti tosti (non necessariamente legati a CL) e riverberano questi pensieri anche in molti documenti del magistero. Ma oggi! (o comunque da un po' di anni)  Allora eravamo del 1970! 

Un libro molto impegnativo, ma ricco di pagine che vale la pena conoscere.

sabato 20 dicembre 2025

Il Monello

 

Tra poco è Natale e "bisogna essere più buoni". Quindi mi affretto a scrivere questo post che contiene una cattiveria. Tra l'altro avrei già potuto scriverlo molto tempo fa, ma oggi non pare la situazione sia cambiata. 

Passeggiando per le vie del mio quartiere, in particolare Corso Tazzoli, si vedono spesso gruppi di camper, auto ecc. di "nomadi", che si accampano, usando un eufemismo, senza rispetto per le abitazioni vicine. 

A parte la domanda già un po cattivella. "Chissà perché si piazzano sempre vicino a case popolari? Non sarebbe meglio andassero in quelle vie nel quadrilatero tra Corso Einaudi, corso Galileo Ferraris, Corso Stati Uniti e corso Duca degli Abruzzi ? Oppure in Piazza Crimea e dintorni? "

Quello che succede è che ogni tanto un noto politico, oggi assessore regionale, e gli appartenenti alla sua area di fatto fingono di far cacciare costoro. Questi si spostano e vengono nuovamente cacciati - li abbiamo visti in via Pernati di Momo, oppure presso il parco Di Vittorio - e poi ritornano magari dopo un po'. Ho quasi il sospetto che questo signore e "nomadi" siano come Chaplin e il ragazzino nel film "il monello". Lui rompe il vetro e casualmente passa Chaplin, vetraio ambulante, a riparalo!

A parte il cattivo pensiero, che sarà solo un cattivo pensiero, ma viene spontaneo, la presenza dei "nomadi" è problematica. A differenza di tanti "immigrati" che tanto spaventano gli elettori di destra, e che comunque non sono tutti uguali come problemi e difficoltà., questi sono ancora più difficili da trattare. Occorrerebbe "investire" coinvolgendo chi ha storie di successo nel rapporto con loro, e ovviamente "pagando" spazi fisici - che non mancano - e personale perchè non si può delegare tematiche critiche al volontariato . 

Quello che mi sconvolge è lo scenario politico. Da un lato una "sinistra" che "pensa in grande". Certo servono anche i grandi progetti, la metropolitana 2, l'aereospace ecc... ma non si possono ignorare le problematiche spicciole del territorio. Dall'altro canto una "destra" che coglie le difficoltà, le strumentalizza per avere consenso finchè è all'opposizione, ma una volta ottenuto questo consenso ... stiamo già dando... Basta così


martedì 4 novembre 2025

Silenzio di tram

 A volte, pensando alla mia vita passata, penso a cosa sarebbe successo se dal 1975 ci fosse già stato internet. Ah! Quante informazioni e di conseguenza quante opportunità in più avrei avuto! 

Di recente si ripete un episodio che mi ha fatto sospendere i miei pianti/rimpianti sul passato (qui un link, per esempio di rimpianti) 

A volte mi capita di prendere il tram nel primo pomeriggio, quindi un orario in cui i ragazzi delle superiori escono da scuola. Sulla linea che prendo poi ci sono altri giovani che si recano al Politecnico per le lezioni pomeridiane. Su un mezzo in cui l'età media dei presenti è sotto i vent'anni, ci sarebbe da immaginarsi un viaggio con un sottofondo di voci che chiacchierano tra loro, anzi che a volte eccedono  come succedeva quando ero giovane e quancuno esagerava nello scherzare o nell'incavolarsi.

Invece silenzio. 

Quasi tutti concentrati sullo smartphone. Le poche voci che si sentono vengono da ragazzi/e con gli auricolari che parlano a interlocutori lontani, sempre via smartphone.

Come ho scritto all'inizio, non rimpiango assolutamente i vecchi tempi, anzi, semmai mi rammarico che non ci fossero stati certi mezzi cinquant'anni fa. Il problema è come ultilizzare le opportunità senza perderne altre, quali godere del "tempo vuoto" di una corsa in tram. 

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Una piccola aggiunta. Quando ero giovane tendevo a trovare molto affascinanti le ragazze dell'estremo oriente. Ho già scritto qui che nella mia permanenza negli USA le uniche belle ragazze che ho incontrato erano una italiana e una di Singapore. Di Singapore  ho scoperto che fosse anche quella che io ritenevo il paradigma della bellezza femminile (La modella rappresentata in figura). 

Purtroppo a Torino non si vedevano ragazze dell'estremo oriente (ho sposato poi una signorina del Piemonte Orientale, originaria di un luogo pieno di risaie!). Se fossi stato giovne oggi, invece, soprattutto sul tram 10 ne avrei incrociate parecchie, ma tutte incollate allo smartphone!

venerdì 3 ottobre 2025

la "gentrification democratica" continua a Mirafiori Nord

 In questo post ed in questo avevo accennato di due piccoli esempi in cui, in un quartiere che presenta alcuni segnali di declino dovuti, stia cercando di abbellirsi attraverso l'iniziativa dal basso, cioè da un'attivita del liceo artistico presente in zona.

Ci sono stati nel mese di settembre altri due esempi di "restituzione alla popolazione" di spazi inutilizzati.

Una volta le bocce erano molto più praticate di oggi e le strutture dedicate a tale diporto sono spesso abbandonate. Nella bocciofila abbandonata a fianco della chiesa del Redentore, la struttura edile è ancora in stato di degrado, poichè per rimetterla in sesto occorre un investimento economico che nessun ente o privato ha deciso di fare, ma il cortile circostante è stato ripulito da un gruppo di volontari e si prospetta venga utilizzato. 

Nei sotterranei della chiesa, di pertinenza della parrocchia, è stato riadattato e messo a norma un salone "auditorium". Ho assistito al concerto inaugurale. Gratuito e con esecutori veramente bravi.

Gli eventi sono di qualche giorno fa, ma in questo periodo non ho avuto molto tempo per il blog. Come procederà l'avventura, spero di riparlarne presto.

mercoledì 24 settembre 2025

Luogo o personaggio? - Toponomastica torinese

Come abbiamo visto ci sono toponomastiche urbane dedicate a date celebri, altre a quello che di importante si trova o si trovava in quel luogo, ma per lo più sono dedicate a dei luoghi o a delle persone.  Siccome ci sono delle persone il cui cognome è anche un toponimo, la toponomastica è relativa al luogo o alla persona?

BELGIOIOSO non è la città nota per il castello ma è dedicata a Cristina Belgioioso che fu nobildonna e patriota risorgimentale. In accordo con quanto scritto qui, quelli sono due buoni motivi perchè una donna avesse una via dedicata a Torino

BRICHERASIO non al paese all'inizio della Val Pellice ma al generale Giovanni Battista Cacherano Conte di Bricherasio

CARRARA il parco della Pellerina non è dedicato alla città del marmo, ma a Mario, medico legale e antifascista.

COLLEGNO non è dedicata al comune alle porte di Torino, noto per il suo ex-manicomio, ma a tal Giacinto Collegno, anch'egli personaggio del risorgimento

GOVONE non è il paese in provincia di Cuneo famoso per la sua residenza sabauda, ma per il generale Giuseppe, obbiettivamente tra i migliori dell'esercito sabaudo ed appunto per questo accusato dai suoi colleghi finchè fu indotto al suicidio.

INDUNO Domenico e Gerolamo, pittori, non Induno Olona

LUSERNA non è dedicata al paese Luserna della valle in cui voleva essere sepolto il Baron Litron, (Mi lasserò per testamènt, ch’a mi sotèro an val d’Luserna / an val d’Luserna a m’ sotraran, dova el mè còr s’arposa tan) ma a Emanuele Luserna di Rorà che fu sindaco di Torino nel periodo in cui questa era capitale d'Italia.

PEZZANA non è il paese in provincia di Vercelli e neppure il libraio che vendeva libri in inglese o altre lingue che i miei coetanei ricordano (non si comprava on-line!) ma tal Alfredo, a cui è dedicato un giardino per meriti sportivi

PONZA non l'isola, ma Michele, pedagogista

VERNAZZA non il paese meta della prima gita con la fidanzata che sarebbe poi diventata moglie, ma uno storico-

Mi sorge un dubbio. Via CAVOUR e i giardini sono dedicati al paese in cui nel 1561 si firmò un trattato che concedeva la libertà religiosa in Val Germanasca, destra orografica della  Val Chisone, val d’Angrogna e Val Pellice oltre la Torre Non si trattava naturalmente di piena libertà religiosa nello stato – si legge su un comunicato della Società di Studi Valdesi del 1998 – ma, per la prima volta nella storia europea, proprio in Piemonte ( e non è senza importanza rilevarlo) veniva superato il principio del “cuius regioeius religio” stabilito ad Augusta nel 1555  o al conte Camillo Benso?


 

sabato 6 settembre 2025

Idea per utilizzare il Palazzo del Lavoro (o Palazzo Nervi) di Torino


 Qualsiasi persona che entri o esca da Torino in direzione di Moncalieri, oppure passi per Via Ventimiglia o Corso Maroncelli, non può che essere sbalordita dalla presenza di un enorme cubo arrugginito circondato da una cancellata anch'essa arrugginita. Il rimasuglio più evidente di quello che allora era stata Italia61
Immagino che qualsiasi amministratore del Comune di Torino, della Regione Piemonte nonchè i parlamentari eletti nei collegi elettorali dell'area torinese, interpretando il pensiero dei cittadini che rappresentano, si arrovellino le meningi su come utilizzare questo spazio urbano in modo utile e tenendo conto che la casse del denaro pubblico sono vuote. 
Premesso che se si trovasse un gonzo (?) un visionario (?) comunque un privato disposto a tirar fuori un bel po' di quattrini da versare nelle casse pubbliche per un progetto, purché non renda la vita del cicondario invivibile (Es. che non richiedesse ulteriori posti auto, già abbastanza scarsi, oppurr rumori notturni per rave-party o simili) sarei d'accordo ad incassare e lasciar fare. 
Qui propongo un utilizzo quasi a costo zero!
Propongo - con una metafora che i linguisti sicuramente troverenno scorretta - di lasciare intatto il significante alterando solo il significato. Vale a dire: lasciare stare tutto così com'è ma anzichè chiamarlo un edificio per Italia61, senza nessuna utilità pratica se non quella di "esserci stato", e che negli anni 80 si cercò di utilizzare: talvolta ospitava qualche esposizione, era la sede di qualche ufficio, dell'Istituto Quazza... semplicemente diventi il monumento alla Hybris.
Investendo qualche soldo si potrebbe tracciare un percorso di visita con una biglietteria, (per recuperare qualcosa, magari guadagnare!) e ovviamente aderirebbe al circuito Abbonamento Musei del Piemonte. Si potrebbero mettere video e pannelli esplicativi che ricordano quanto fu sprecato per quell'evento da gente che come diceva John Lennon in Image "Living for today". Costruire senza badare a spese e soprattutto senza pensare nè alla manutenzione che avrebbe richiesto nè che farne dopo l'evento.
Ovviamente occorre ricordare la situazione di quegli anni in Torino: iniziava una immigrazione che avrebbe fatto sentire una carenza di alloggi per i nuovi venuti e di servizi per tutti. Ricordare che i bambini che nascevano negli anni in cui si progettava Italia61, quando sarebbero andati alle elementari avrebbero avuto i doppi turni: sì nella stessa aula scolastica al mattino andava una classe ed al pomeriggio un'altra! 
Farlo visitare da gite scolastiche per ammonirli sull'uso ponderato delle  risorse. Magari un posto così potrebbe essere visitato da delegazioni estere, dalla Cina a Dubai!
Poi per controaltare, si potrebbero esporre mostre temporanee su esempi della cosiddetta "Architettura senza architetti" o altre realtà che hanno saputo resistere all'incedere del tempo e modificarsi con il mutare delle esigenze di utilizzo.

sabato 30 agosto 2025

Toponomastica calendario a Torino e ulteriori proposte

Seguendo il calendario, la prima data dell'anno nella toponomastica di Torino è Corso XI  Febbraio, dedicato alla stipula dei Patti Lateranesi che pone fine alla cosiddetta questione romana.

Febbraio procede sempre con date che hanno a che fare con il rapporto tra Stato e comunità religiose.  Nella periferia sud troviamo Giardino XVII Febbraio 1848 (anche l'anno questa volta!) dedicato al rapporto dello Stato con la comunità valdese.

Centrale è Via  IV Marzo in ricordo della proclamazione dello Statuto Albertino (ma c'era già Piazza Statuto, non bastava quella?)

In collina troviamo Viale XXV Aprile e vicino ai giardini reali si trova Viale I Maggio

Centrale e molto trafficata è Via  XX Settembre dove si trova la casa in cui Michele Novaro musicò l'inno di Mameli.

Dalle mie parti si trova Corso IV Novembre . In quel giorno che ricorda la fine della prima guerra mondiale, quando ero ragazzino era vacanza da scuola ed allungava il "ponte dei Santi". Quel giorno lì si andava dalla nonna Lina (Carolina) per festeggiare il suo onomastico e la domenica successiva (prossima al 7 novembre, Sant'Ernesto) dalla nonna Ernestina. 

L'anno termina con la Piazza XVIII Dicembre, in cui una lapide ricorda il triste motivo di questa dedica legata alla storia di Torino.

Il privilegiato è Febbraio che oltre ad una strada ha pure un giardino, ma altri mesi mancano di citazioni. 

Per ovviare ropongo quindi:


Cominciamo con Ottobre a cui propongo un luogo dedicato al XV Ottobre  perchè fu il primo giorno del calendario gregoriano 

Dedicherei almeno una piazza a XV Giugno, il giorno più importante della storia, cioè la mia nascita. (Spero che nessuno dica che sia una data divisiva, essendo la data che nelle elezioni amministrative del 1975 ha visto una grande affermanzione del PCI e a Torino ha permesso a Diego Novelli di diventare sindaco)

A Luglio eviteri il IV e il XIV (non siamo nè americani nè francesi!). Sebbene non ami particolarmente nessuna delle due dinastie reali torinesi, però occorre ricordare episodi che hanno segnato la storia della nazione che hanno avuto come "epicentro" la nostra città: XI Luglio fondazione della FIAT; XIII Luglio i Savoia da duchi diventano re (di Sicilia!!!)

Ad Agosto dedicherei una via/piazza a II Agosto, proprio perchè si rifà ad un "falso amico" tra il piemontese (e altri dialetti) ed il francese (les deux a gauche)

Per Gennaio? C'è già via Rio de Janeiro che vuol dire "fiume di gennaio": Si accontenti.



sabato 2 agosto 2025

Una Fiat che fu


Ho terminato di leggere un libro avuto in prestito. Oltre quattrocento pagine di lettura molto scorrevole ed interessante, almeno per me per diversi motivi: sono torinese e l'autore, Giancarlo Michellone, era stato l'amministratore delegato del Centro Ricerche Fiat anche nel periodo in cui ho lavorato, purtroppo come esterno e non come dipendente.

Si tratta di una specie di diario che va dal 1966 al 1970 con qualche nota sul prima per inquadrare il contesto, e sul dopo per farci sapere “come andrà a finire”. Le tematiche oltre alle vicende personali – matrimonio e nascita dei figli – che l'autore cita con molta riservatezza, sono il suo lavoro in FIAT e le vicende del suo paese, Cambiano, nella seconda cintura di Torino, di cui, sebbene con riluttanza è stato anche sindaco.

Negli anni sessanta nella cintura di Torino c'è stato un grande incremento della popolazione, dovuto alla crescita industriale. Una conseguenza è stata una grande speculazione edilizia che scaricava i costi dell'urbanizzazione (fognature, acquedotto, illuminazione stradale, scuole elementari...) sulle amministrazioni locali. Sparso un po' in tutto il testo si trovano le battaglie sostenute dalla giunta comunale per mantenere a Cambiano una “crescita sostenibile”, scontrandosi anche contro pressioni di certi portatori di interessi che superavano i limiti della legalità.

Il mondo FIAT che descrive è un isola felice, per certi versi simile al Centro Ricerche FIAT, ben lontana dalla produzione, dalla famigerata “catena di montaggio”. Si trattava del settore “Esperienze” (in cui lavorava anche mio suocero). In quel periodo l'autore si occupava dell'antiskid, un sistema che si prefiggeva di ottimizzare le frenate, soprattutto su terreni gelati, bagnati o comunque non bene aderenti e magari con aderenze diverse sulle ruote. Tematica interessante perché è probabilmente stata la prima applicazione dell'elettronica e della meccanica insieme. Inoltre ha implicato un'organizzazione del lavoro dove i portatori di competenze diverse collaboravano in team multidisiplinari e questo scardinava un po' la suddivisione burocratica dell'azienda.

Non sottolineo altro ma lascio al lettore il piacere di addentrarsi in questa storia.

Parallelamente alla gestazione dell'antiskid, troviamo il racconto delle turbolenze sociali di quegli anni. Anche qui non mi dilungo e passo a considerazioni più personali.

Era la prima applicazione dell'elettronica a bordo veicolo, evidentemente, perché non erano state previste interferenze dei campi magnetici sui dispositivi. Per fortuna degli sviluppatori, non potendo più provare il sistema sui prototipi al Sestriere come avevano fatto alcune volte, decisero di provare nella collina torinese, nella piazza vicino al Faro della Vittoria, non distante dai numerosi ripetitori, allora penso della RAI.  Lì il comportamento del sistema diventava misteriosamente “assurdo”. La spiegazione del fenomeno - i campi magnetici dei ripetitori "disturbano" le componenti elettroniche di bordo - viene in mente ed apre una nuova sfida da affrontare. Quante volte, in occasioni ovviamente diverse, è capitato anche a me di dire: “È andata bene che questo caso non previsto è venuto fuori nei test e non dopo il rilascio del sistema!”

Quello che non capisco è che verso la fine del libro si racconta di un antiskid della concorrenza, montato su un mezzo "di serie" in funzione, che ha un grave problema causato proprio da interferenze simili. Possibile che la protezione dalle interferenze non fosse diventata una caratteristica necessaria per l'omologazione?

Ho apprezzato molto anche la ricchezza linguistica. Sono molte le frasi in piemontese riportate, ma, seppur in misura minore, c'era anche il veneto di Zottarel, l'inglese, qualcosa in francese e nache una frase multilingue di un greco.

Giancarlo Michellone era l'amministratore delegato al CRF, ma non ho mai avuto contatti diretti con lui (a parte l'omaggio di un trolley fatto anche a me come componente di un team che aveva lavorato sulla funzione di “evasione ostacolo”)

Conosco il figlio Gianluca di cui il testo cita la nascita ed i pianti notturni.

Ho conosciuto invece l'ing. Mario Palazzetti, che progettava le prime schede elettroniche a bordo veicolo. Quando lo conobbi era un vecchio signore ormai “consulente” del Centro Ricerche. Non collaboravo direttamente con lui, ma mi è capitato di andare a pranzo insieme in mensa ed era un conversatore interessante.

Sono stato anche al brindisi di inizio pensione di Ezio Lendaro.

Ovviamente Zottarel, il collaudatore spericolato, non l'ho conosciuto, ma guarda caso, anche il driver con cui ho fatto molti test e acquisizione dati era un ex-paracadutista. Non nella Folgore, ma negli Alpini Paracadutisti. Evidentemente per fare quel lavoro occorre una certa forma mentis.

Ultimo ricordo. Nel libro si cita un certo ing. Ravizza che nel 1970 aveva quarant'anni. Mio padre, negli ultimi giorni della sua vita, ogni tanto si immaginava di essere in situazioni evidentemente accadute in passato e parlava anche dell'ing. Ravizza. Ora in Torino, di Ravizza, ingegneri nati intorno agli anni '30 non penso che ce ne fossero molti. Chissà se era lui ?

lunedì 30 giugno 2025

Toponomastica animalesca a Torino

Come in quasi tutte le città italiane esiste una via dedicata a Colombo, grande navigatore, e considerandoli come dei grossi manzi, al sommo Manzoni. Il capoluogo dell'Abruzzo ha la sua via che perde l'articolo diventando via Aquila. A Giacomo Leopardi è invece dedicato un parco vicino al Po. Al Tasso, che visse a Torino alcuni mesi, è dedicata una via centrale ma abbastanza angusta.

Con tutte le sue luci (?) e le ombre (molte) nella storia di Torino ha avuto molta importanza Giovanni Agnelli, ed un tratto di quella lunga arteria che da via Cernaia alla periferia sud cambiando quattro nomi, è dedicato a lui, ovviamente vicino a Mirafiori, senza incrociare corso Pascoli

Tipica di Torino e via Capriolo, (Luigi)  partigiano che i nazisti uccisero pensando di aver ucciso un altro capo partigiano.

In collina troviamo via Gatti. (dedicata al gestore della ristorazione sul Titanic ed affondato insieme alla nave?)

Via Mosca non è dedicata né alla città russa, né all'ingegnere che ha progettato il ponte sulla Dora Riparia che porta il suo nome, ma ad un giurista di nome Gaetano.

Vi è pure una via dedicata all'illustre sconosciuto Giacinto Gallina.

Molto più centrale è la via dedicata ai Cavalli (Giovanni Carlo, ahimè inventore di armi sempre più potenti!) 

C'è una via dedicata al Riccio (Camillo) che speriamo non l'attraversi per non essere investito come tanti suoi simili.

Strada della Manta
Esiste anche una via dedicata ad un improbabile incrocio tra due animali: via LeonCavallo 

Alla Manta è dedicata una strada.

A Giovanni Falcone è dedicata una breve via che fiancheggia il Tribunale.

Non ho trovato invece nessun luogo dedicato a Pietro Verri, nè ai fratelli Cervi (presente in molti comuni della cintura e provincia) né a Ratti (presente ad Alpignano, Asti ...) , Merlo (presente  a Rivarolo, Pinerolo ecc...). Tra le  innumerevoli vie dedicate ai pittori, nessuna dedicata a Paolo Uccello.


giovedì 27 febbraio 2025

Commento a due articoli - 2 parte

 

Continuo l'analisi di quei due articoli su La civiltà cattolica che mi hanno colpito molto. Del primo ne ho già parlato qui. Ora tocca al secondo, la cui analisi la divido in due puntate: in questa segnalo alcune aporie generali, nella prossima descriverò come questa eresia mi ha toccato personalmente.

Premesso che un piccolissimo fondo di verità può starci: una vita morigerata può evitare alcune conseguenze negative, per esempio se ti ubriachi aumentano le probabilità di avere incidenti. Ma nulla esclude che anche se sei sobrio puoi venir coinvolto lo stesso in un incidente causato da un ubriaco. Superato ciò, la follia di questa posizione ideologica è veramente notevole.


Leggendo l'articolo mi è venuto in mente una delle prime attività di “volontariato” da pensionato, cioè andare a fare da “bidello – accoglienza visitatori” ad una mostra itinerante sul libro di Giobbe a cura di Padre Ignacio Carbajosa, che per un paio di settimane era allestita a Torino. Questo mi diede l'occasione per avvicinarmi ad un pezzo della Bibbia che non avevo mai approfondito. Già solo la meditazione di questo libro biblico, magari facendosi aiutare dal piccolo testo di Padre Nacho o altri, basta a rendere ridicola la posizione del “vangelo della prosperità”. Ridicola perché è quella dei cosiddetti “amici” di Giobbe che di fatto sono ridicoli nella loro drammaticità.

Anni fa lessi un libro molto interessante “The rise of Christianity” di Rodeny Stark. Non ricordo bene certi dettagli, ma descriveva da sociologo il diffondersi del cristianesimo dalla Pentecoste all'Editto di Milano.

Mi aveva colpito che secondo lui un grande aumento della diffusione del cristianesimo era causato dalla peste antonina. I motivi erano due. 

Il primo - non è quello che ci riguarda, ma è interessante - è che sebbene non fossero chiare le cause del male era evidente che fosse contagioso, per cui spesso i malati venivano lasciati soli. Alla mortalità propria del morbo, si aggiungeva la mortalità causata dell'abbandono del malato. I cristiani invece tendevano a non abbandonare amici e parenti: al malato appartenente ad una rete di relazioni cristiana, un piatto di zuppa arrivava, per dire. Questo faceva si che chi apparteneva ad una rete di cristiani, aveva più possibilità di beccarsi il morbo, ma minori di morirne per gli effetti secondari. 

L'altro motivo era ideologico. Nel paganesimo il “sacrificio”,  se il rituale era fatto bene, imprigionava il nume costringendolo ad usare la sua potenza per realizzare quanto richiesto dall'officiante. Per il cristiano invece la volontà di Dio non si può imprigionare: chiedere, affidarsi a Lui ok, ma senza un automatismo rituale -> ottenimento di quanto chiesto. Il morbo fece perdere fiducia nell'efficacia del rito quindi del sistema religioso pagano. Qui si ritorna al paganesimo. Dice il testo dell'articolo

Lo Spirito Santo viene limitato a un potere posto al servizio del benessere individuale. Gesù Cristo ha abbandonato il suo ruolo di Signore per trasformarsi in un debitore di ciascuna delle sue parole. Il Padre è ridotto «a una specie di fattorino cosmico (cosmic bellhop) che si occupa dei bisogni e dei desideri delle sue creature»

Ma se così anche questa religione si approssima alla fine, cioè a qualche "morbo" che dimostrerà l'inconsistenza del rito. (forse per questo tanti negazionisti?)

La terza considerazione riguarda le metastasi di tale pensiero oltre gli USA. L'articolo le descrive bene. Nel mio prossimo post, ne esaminerò una particolarmente cancerogena, ma qui vorrei soffermarmi su un dettaglio ridicolo.L'articolo cita libri dai titoli

Il potere del pensiero positivo,

Cambia i tuoi pensieri e tutto cambierà,

Guida per una vita in positivo.

Le leggi della prosperità.

Come essere un vincitore.

In Italia tempo fa andava di moda  “Le sette regole per avere successo” di tal Stephen Covey. In realtà il libro non è per niente stupido ed il titolo se tradotto meglio suonerebbe “Le sette regole per essere efficaci”: Si nota che l'autore ha un background religioso, ma più simile a Rousseau che al mondo di quell'articolo. Però tra il testo di Covey e quelli degli imbonitori di cui parla l'articolo, quante gradazioni ci sono state ad avere influenzato l' “ideologia” del management in Italia?

Ricordo benissimo certi “manager” ed uno in particolare, molto sensibili a certi aforismi e vanitosi della loro saggezza ritenuta superiore, ebbene erano utenti di qualche biblical snake oil salesman

venerdì 4 ottobre 2024

Gentrification democratica di Mirafiori Nord - 2 puntata

 Il lavoro degli studenti/docenti del Cottini è proseguito.


Sono state dipinte due facciate di quelle colonnette e camminando lungo la cancellata del liceo a passo sostenuto, guardando in quella direzione, si vede un bell'effetto di volti che si trasformano.

Tornando a quanto scrissi qui, se il Comune non ha le risorse per gestire il proprio patrimonio, quali sono le alternative? La più facile è “privatizzare” ma

  1. Un privato mette il denaro se ne vede un utile. Qui non è molto chiaro come vengano fuori gi utili

  2. Passare dal “comunale” al “privato” è un degrado; si perde la “pubblica utilità”: Tra il “comunale” (o statale o regionale o che dir si voglia) e il “privato” vedrei bene il “pubblico” cioè al servizio della comunità, indipendentemente dal possesso

Sul lato Est di corso Agnelli, il comune ha ceduto un terreno alla Reale Mutua Assicurazione per farci un dopolavoro e noi abitanti del luogo non solo non ne usufruiamo, ma siamo stati privati di aree di sosta per le auto, perché non sono stati costruiti parcheggi pertinenziali, e ci dobbiamo spesso ascoltare suoni indesiderati fino a tarda sera.

Ma per attivare il punto 2 occorre l'esistenza di soggetti locali in grado di gestire la cosa. Ok, qualcosa c'è:

Il Lieceo Cottini succursale, è un soggetto attivo sul territorio. La seconda domenica del mese al posto del mercato coperto (oggi spostato nelle vie laterali, per lavori ) si tiene un mercatino dell'usato. Uno spazio ATC di via De Canal ospita degli Scout (alternativi all'AGESCI della parrocchia)


I locali di un centro anziani di via De Bernardi sono affidati ad un centro “In famiglia”.... ma lo spazio inutilizzato è ancora molto e i giardini mal tenuti pure. Nella cosiddetta "società liquida" è difficile il formarsi di soggetti locali (ma questo discorso sarebbe troppo complesso)

Quello che mi colpisce di più è la sala Mario Operti sotto la chiesa del Redentore. Su una vecchia pagina del comune si trovava che veniva affittata a 23 euro l'ora. Se fosse stato vero l'avrei affittata per 2 ore per il mio compleanno e tenuto uno show di fisarmonica così chi voleva farmi un regalo mi ascoltava 😂. Ma era un dato vecchio.

Ora ho visto togliere la scritta Mario Operti ed iniziare dei lavori. Sarebbe interessante che fosse nuovamente utilizzabile!

venerdì 27 settembre 2024

"Gentrification democratica" di Mirafiori Nord - 1 puntata

 

Alcuni giorni fa, vidi davanti al Liceo Artistico Cottini succursale,


dei ragazzi – immagino studenti del liceo - ed adulti – immagino docenti, dipingere le colonne del parco nel piazzale antistante. Pochi giorni prima, tramite un elevatore, era stato dipinto un murale sulla parte alta del liceo stesso.

Anche anni prima erano stati fatti murales nei dintorni. Un bel modo di ravvivare la zona.

Su questo tema vorrei aprire un discorso che temo un po' lungo.

Si parla spesso dei borghi, piccoli paesi in fase di spopolamento e di come ravvivarli. Intento lodevole, ma anche la zona a nord di Mirafiori a Torino (dove appunto abito e si trova il liceo) è una zona in declino o almeno in una trasformazione di cui ora vedo solo effetti negativi.

Non sto a dire delle case ATC che sono spesso occupate da abusivi, né di quelli che parcheggiano i loro camper/furgoni lì vicino scatenando vere guerre tra poveri.

Non sto a parlare della “FIAT che chiude” perché spesso chi lavorava in Fiat arrivava da fuori e se ne tornava a casa appena finito l'orario di lavoro. Il legame tra residenza e territorio è spesso fragile. Io mi sento abitante di Mirafiori Nord solo da quando sono in pensione: le mie giornate erano in altri luoghi. Non so esattamente quanti erano i dipendenti Fiat di Borgo Cina, ma quelli che c'erano, ora sono vecchi in pensione da anni.

Sta di fatto che intorno al 2000 c'era il progetto Urban  e in zona sono state fatte cose molto interessanti. Ma ora le fontane di Piazza Giovanni XXIII sono spente da anni, nell'anfiteatro antistante il Cottini, in cui nelle sere estive si erano esibiti in molti, tra cui gli Inti Illimani e LouDalfin,da un po' non si esibisce più nessuno. Spazi pubblici inutilizzati: ex-tiro con l'arco in cui tra le erbacce si vede solo il denigrante cartello “Città di Torino”; due ex-bocciofile che nessuno vuole/ sa come riciclare; edificio con la scritta Centro Lavoro Torino chiuso da tempo; parchi potenzialmente belli ma poco curati.

Che in certe condizioni i luoghi si trasformino e la fase di trasformazione non sia sempre indolore, mi sembra ovvio. Che la prosperità dei luoghi dipendano da eventi di altri luoghi mi sembra importante da tenere in considerazione: non solo il turismo dipende dalla ricchezza altrui, ma anche i “borghi di montagna” sono tenuti in vita da pendolari che lavorano in fondovalle ma risiedono lì.

Il problema è che qui si vedono “rovinare” degli spazi pubblici, e cioè determina una costo per la collettività, ma il Comune stesso non ha le risorse per evitare il degrado dei suoi stessi beni.

Come uscire da questo circolo vizioso?

Riprenderò a chiacchierare su questo in altri post. Per intanto un applauso a docenti e studenti del liceo Cottini.

mercoledì 11 settembre 2024

Canzone triste, beati loro !

 

Domenica scorsa sono stato alla festa del PD perché speravo di incontrare Fausto Amodei. Non pensavo che alla sua età (90) partecipasse ancora ad incontri pubblici. Infatti lui non ha potuto presenziare per motivi di salute, ma Carlo Pestelli ha interpretato molte canzoni legate alla storia di Cantacronache.

Su un punto ho avuto un rigurgito. La “canzone triste” con testo di Italo Calvino e musica di Sergio Liberovici

Una coppia appena sposata faticava a trovare momenti di convivenza e intimità a causa dei turni di lavoro che li occupavano con orari diversi. 

Bello che i borghesi illuminati si commuovessero per le difficoltà anche affettive delle classi subalterne!

Però la situazione mia e di mia moglie nella primavera del 1991 (sposati nel settembre del 1990) era peggiore di quella di quei due personaggi 

“Soltanto un bacio in fretta posso darti / bere un caffè tenendoti per mano.” dice la canzone. Noi nemmeno quello.  Io avevo un lavoro che mi faceva stare in trasferta tutta la settimana. Arrivavo a Torino il venerdì sera e ripartivo il lunedì mattina. Sabato lei lavorava dalle 8 alle 12. Non che la mia trasferta fosse dettata da voglia di carriera, o che mi dessero qualche “benefit” per il disagio. Mi pagavano giusto vitto e albergo, ma non la telefonata a casa (non esistevano i telefonini nel 1991). Non avevo alternative.

Nel 1980, per motivi che non sto a rievocare, ero finito nel cosiddetto “terziario avanzato”. Un modo di lavorare completamente diverso da quello della fabbrica/ufficio tradizionale, ed in questo nuovo contesto potevano sorgere, e sorgevano, forme di sfruttamento molto più sottili, sempre peggiorate nel corso del decennio della "Milano da bere".

Ma né il sindacato né la sinistra tradizionale si accorgevano di quello. Loro vivevano orientati ad un “operaio” tradizionale nella grande fabbrica o all'impiegato nella pubblica amministrazione. Non si accorgevano che da allora in poi i nuovi posti di lavoro sarebbero sempre stati più simili a quelli della “software house”?

Per questo se da un lato la destra propone schifezze inaccettabili, arroganza, volgarità, difesa dell'illegalità (es. condoni) e privilegi, insomma non è un interolocutore da prendere in considerazione, non è che la sinistra sia il punto di riferimento per la difesa dei tuoi diritti, per sperare in un domani migliore ecc... Loro contavano le "tessere" che erano sempre meno e si lamentavano che i giovani erano disimpegnati. Ma che ti tesseravi a fare se i tuoi problemi non venivano presi in considerazione? e il ciclo si chiudeva.

Un dettaglio: la canzone dice anche “Lei s'alzava all'alba/prendeva il tram,” e “Mattina e sera i tram degli operai...” Beati loro che per raggiungere da casa il posto di lavoro avevano il servizio del trasporto pubblico locale. Noi spesso dovevamo usare la nostra auto, non più uno strumento di benessere o simbolo di avanzamento sociale com'era per i nostri genitori (poco più che coetanei di Fausto Amodei) ma un costo in più, un fattore di rischio e di stress!!

martedì 13 agosto 2024

Potrei, ma non voglio!

 

Sui vari media si sente in questi giorni la notizia che molti italiani non possono permettersi di andare in vacanza.

Il dato non è assolutamente positivo da un punto di vista economico.

Detto questo, mi domando: ma è proprio bello il tipo di vacanza iniziato negli anni '60? È bello fare code sull'autostrada, e per chi può in aereoporto, assieparsi in riva al mare o comunque spendendo un sacco di soldi in località “non-luoghi”? In qualche raro caso sì, per esempio a me diverte il non-luogo città d'arte, anche se la fruizione dell'arte non è sempre positiva. Mi hanno deluso molto Louvre e Uffizi, ma non mi ha deluso gironzolare per Parigi e a Firenze ci tornerei volentieri, però più per i dintorni.

Non sarebbe bello, fuori dai tempi del lavoro, vivere la propria città ed il suo cricondario con lo spirito da turista?

 Io ho la fortuna di essere torinese. Non solo il centro e tutta l'area lungo le due rive del Po sono mete interessanti, ma anche la zona “San Donato – Cit Turin”offre la possibilità di vedere bellissimi palazzi liberty. Per non parlare delle mete a breve distanza, a parte la nota Venaria Reale e la Sacra di San Michele, l'elenco va da Avigliana a Vezzolano, dal bosco del Vaj alla chiesa di San Giovanni ai Campi di Piobesi se si riesce a farsela aprire....

Ma anche girare per le zone senza particolare pregio (io vivo a Mirafiori Nord, che come dice una giuda di Torino, l'unica caratteristica comune di quest'area è di essere a Nord di Mirafiori) fa venire voglia “che siano più belle”! (magari incavolandosi con gli enti preposti!)

Ricordo quand'ero piccolo quando passava una 500 Abarth, quelle con il cofano del vano motore semiaperto, rumorosissime, qualcuno commentava sarcastico “Eh, Vorrei ma non posso!”

Invece l'ottimo sarebbe avere i soldi per le vacanze, ma rinunciare a spenderli in modo omologato: vivere con tempi che permettano di “guardare con occhi nuovi” per usare la frusta citazione di Proust.