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lunedì 1 settembre 2025

È con grande attenzione e fatica ...

 

..che  mi appresto a leggere l’intervento di Giorgia Meloni al Meeting di Rimini.

Premesso che:

  1. Trovo il Meeting una cosa molto bella e positiva. Un momento per incontrare anche persone con una visione totalmente diversa dalla propria.
  2. Ritengo importante rispettare le istituzioni dello stato in quanto tali, indipendentemente dalla persona che le rappresenta.
  3. Lo scorso anno sono stato volontario e molte altre volte sono stato visitatore
  4. Privilegio le mostre agli incontri, spesso reperibili via internet: l'ho fatto soprattutto quest’anno che sono stato solo alcuni giorni.
  5. Che comunque gli incontri con i politici sono solitamente poco interessanti, perché spesso blaterazioni di testi prodotti da spin-doctor e poco incisive.
  6. Che quando è arrivata la decuius io ero già a Torino.

Dato il putiferio sui social e l’articolo di Rosy Bindi su Avvenire, superando un certo ribrezzo per il personaggio (che non è il peggio della politica italiana, alcuni ministri del suo governo sono peggiori!) leggo quanto mi sono perso.

Prima parte: una captatio benevolentiae assolutamente ammessa ed analoga ad altre. Formalità certo, ma perché non illudersi che potrebbe contenere anche della verità?

Non approvo il paragone con “Atreju”. Piuttosto che il nulla che avanza, non potrebbe essere che avanza qualcosa che tu non sai identificare? Quando parla di “individui in sostanza nella cui esistenza non c 'è più nulla per cui valga la pena impegnarsi, costruire o combattere” Be’ non è che combattere per conquistare Trento e Trieste o l’Etiopia e l’Albania fosse una cosa bella o impegnarsi per una carriera individualistica o costruire a debito ed inquinando l’ambiente sia bello. Non è vero che tutto fa brodo ed un po’ di sano decostruttivismo fa bene ogni tanto.

Quando poi dice “il campo nel quale abbiamo dimostrato di voler stare in questi ormai quasi tre anni alla guida della Nazione non è il campo delle ideologie, non è il campo delle utopie, non è il campo di chi pensa che sia possibile modellare la realtà sulla base delle proprie convinzioni” be’ mi sembra che dica totalmente il falso.

  L’Italia va meglio? Il confronto con la Francia è ridicolo. Se ho una caviglia slogata e mio cugino si rompe il femore, non è che io sono guarito.

Politica internazionale. Ucraina: forse sono solo io che ho vissuto nella Russia di Gorbacëv ed altri che hanno rapporti “basici” in Russia (tra cui una persona incrociata al meeting) che vediamo l’invasione russa non come una guerra tra stati, ma soprattutto come la guerra tra una “cupola” al potere in Russia contro il suo stesso popolo. La sua posizione, sbagliata, è comunque diffusa. Gaza: lasciamo perdere le esitazioni del governo italiano a riconosce la Palestina come hanno fatto altre nazioni, la cosa grave è il fatto che non ci sia stata nessuna tirata d’orecchi pubblica ad un membro del governo complice del genocida. Avrebbe rischiato a una crisi ed in rimpasto di governo, ma aumentava in credibilità; così è solo connivente. Unione Europa: non mi pare che questo governo abbia fatto nulla di europeista. Difesa: già scritto qui  e qui quello che penso.

E la nostra casa, a cui aggiungere mattoni nuovi, è l'Occidente” Qui condivido quanto dice Cardini: esiste un polo sud ed un polo nord, ma non un polo est ed un polo ovest. Quando sento parlare di Occidente rabbrividisco, perché si tende sempre a fare un letto di Procuste di semplificazioni spesso violente. Battuta: non occidentale, ma occitano!

Ottimo l’apprezzamento per l’AVSI ed il suo impegno, ma poi casca nel parlare dell’immigrazione. Qui ha solo da vergognarsi. Non sto qui a dettagliare: Albania, come per Falqui, basta la parola. 


 Mi soffermo però sulla citazione del cardinale Sarah:

“Se i giovani lasciano la loro terra e il loro popolo rincorrendo la promessa di una vita migliore, che ne sarà della storia, della cultura, dell'esistenza del Paese che hanno abbandonato?” Spero per lui e per la Chiesa che questa sia una citazione ritagliata da un contesto più ampio e più complesso. Non credo che un cardinale non abbia mai letto “The Rise of Christianity” di Rodney Stark. O forse nel suo inconscio il cardinale rimpiange i riti politeisti della “storia e cultura che ha abbandonato”?

Sul tema dice anche “Non c'è giudice, politico o burocrate che possa impedirci di far rispettare la legge dello Stato italiano, di garantire la sicurezza dei nostri cittadini, di combattere gli schiavisti del terzo millennio, di salvare vite umane.” Premesso che i giudici agiscono solo in base alle leggi, di nuovo Falqui: Al-Masri, basta la parola!

Ok per la Meloni che veramente è andata a Caivano, ma tutto il resto del degrado non mi pare che questo governo cerchi di porre grandi rimedi. Non che i precedenti … però neppure questo.

Richiamare i santi fa sempre bene (Carlo Acutis e Frassati) mettiamola nella captatio benevolentiae.

Sul tema del lavoro ci sarebbe molto da dire. Riassumendo: si vede che lei non ha mai lavorato!

Sul rafforzamento del potere esecutivo rispetto agli altri poteri sono molto preoccupato. Io voglio essere rappresentato, non mi interessa scegliere lo show-man o la show-woman che governa. Il Berlusconismo è una piaga da cui bisogna tornare indietro.

Se ai tempi di Davigo e Di Pietro avevo qualche riserva sul protagonismo della magistratura, ora sono mai più che mai col “Forza giudici!!!”

Vengo alle due cose maggiormente mi hanno offeso:

  •         Il richiamo alla famiglia e scuola paritaria due temi che fanno tanto “cattolico chiuso nel suo orticello”. Ambiente? Sanità? Lotta alle dipendenze (anche alcool e gioco)?
  • L’elogio a CL fatto in modo alternativo ad altre realtà del mondo cattolico. Da qui il comprensibile risentimento della Bindi. Premesso che io sono cattolico anche grazie all’incontro con alcune persone di CL, sta di fatto che negli ultimi anni da parte di molte realtà ecclesiali c’è stato un avvicinamento non formale, ma nella comune sequela al magistero, in opere di carità vissute a volte insieme e nell’apprezzare il cammino e la storia anche di altre persone sulla stessa strada. Questa semina di zizzania proprio non ci voleva.

mercoledì 15 febbraio 2023

Sanremo 2023

 Da anni non seguo più il festival di Sanremo.

Ricordo quando ero bambino di aver visto un festival di Sanremo in cui avevano invitato Louis Armstrong e sono stato veramente colpito: come vedere giocare Maradona in una partita tra scapoli e ammogliati. Ho capito che la musica era da un'altra parte. (Poi mi sono ricreduto, c'era del buono anche nella cosiddetta musica leggera)

Non ho mai concepito una competizione tra canzoni. Un po' perchè non amo la competizione in generale, un po' perchè la musica ti regala emozioni legati a certi momenti, che in altri stati d'animo ti possono dire poco.

Concordo totalmente con il personaggio di Nichetti che si è addormentato guardando il festival di Sanremo ed ha dorminto vent'anni. 

Non ho mai amato l'iltaliume pippobaudesco  che il festival rappresenta.

Quando ho saputo del ventilato intervento di Zelensky ho scritto una lettera al giornale Avvenire, perchè se è vero che "anche i Russi guardano Sanremo" e se è vero che l'obiettivo è la pace, allora la soluzione è dare spazio a tutte le voci soffocate in Russia che sono contrarie o almeno scettiche sulla guerra; non certo dare corda alla narrazione putiniana che vuole una Russia circondata da nemici e costretta ad invadere altri stati per difendersi.

La lettera è stata pubblicata  in un contesto più ampio

Non solo, il giornale ha continuato con questo articolo 

Purtroppo gli itagliacani hanno deciso di non seguire questi consigli, ma leggendo un intervento di Zelens'kyj a tarda ora hanno inviato i seguenti messaggi: Russi, siamo parte del mondo cattivo che vi circonda; Ucraini, stiamo con voi, ma senza impegnarci troppo. Doppia figura di palta.

Qui pongo i link alla canzone pacifista "antica" di Bulat Okudžava

https://www.youtube.com/watch?v=QRoSbZ5EuIQ

qui i link alle canzoni di  Jury Shevchuk

Su un episodio che poteva suggerici qualcosa sull'involuzione russa

Non sparate (citata nell'articolo)

e poi una dedicata a Putin Kirill Lavrov Medvedev Berlusconi Orsini ecc...

 

 


martedì 29 marzo 2022

Pazzia!

 

Totalmente d'accordo con il Papa a definire una pazzia l'idea di aumentare le spese militari.


Ora aggiungo una piccola nota immaginandomi un liberale-liberista. Non lo sono, ma ritengo utile le obiezioni che possono emergere da tale punto di vista.

Ho letto molti articoli contro i finanziamenti a pioggia. Sono totalmente d'accordo che ad un incremento del capitale investito non necessariamente corrisponde un miglioramento delle prestazioni della filiera produttiva.

Il mercato delle armi – belliche, non le pistole dei gioiellieri – ha due particolarità:

  1. A differenza del mercato dell'auto, dell'abbigliamento ecc... i potenziali compratori non sono milioni di individui, ma alcune decine di “entità”.

  2. I decisori dell'acquisto non sono gli utilizzatori finali, ma delle posizioni apicali rispetto agli utilizzatori.

Cosa implica questo? Che in questo mercato non esiste quella selezione darwiniana che porterà a fare emergere il prodotto con miglior rapporto prezzo/prestazioni.

Mi si obietterà che questa “selezione darwiniana del libero mercato” è teorica. Vero, ci sono di mezzo i persuasori occulti, le tecniche di delivery, le mode del momento, ed altri elementi che creano un ambiente tale per cui il migliore non è il migliore in assoluto, ma il più adatto a quell'ambiente.

Con tutto ciò, un ambiente con pochi decisori, che appartengono alle burocrazie statali, come può avvenire questa “selezione darwiniana”?  Non avviene.

Il deliziare il cliente che predicano i guru del marketing, pur senza ipotizzare reati di tangenti, si realizzerà in “aumento delle spese di rappresentanza”. Questo 2% andrà parte in questo, parte nelle tasche di top-manager di aziende del settore, parte in lavoratori già anche troppo tutelati, in parte disperso nei rivoli in cui si disperdono i soldi pubblici.

Sarbebbe stato più sensato partire con analizzare le debolezze dei nostri sistemi (es. attacchi ai sistemi informtici e delle telecominicazione) ipotizzare livelli di sicurezza, calcolare i costi per colmare il "gap" e vedere se sta nel 2%, ovviamente tenendo conto degli art 11 e 52.

 

giovedì 3 febbraio 2022

Guerra e Pace


 Il periodo di Covid asintomatico, mi ha costretto a terminare la lettura di Guerra e Pace che avevo scaricato sullo smarphone.

Seguono alcuni commenti

La piacevolezza di un libro in lingua straniera, dipende molto dalla capacità del traduttore. La versione di Guerra e Pace che ho letto, l'ho scaricata da “liber-liber” - quindi “gratis”- aveva una traduzione pessima: oltre ad arcaismi e toscanismi che appesantivano la scorrevolezza il  traduttore aveva avuto pure la cattiva idea di italianizzare i nomi dei personaggi: saltavano i patronimici, la flessione del cognome per le donne, e soprattutto venivano orrori come “Melaniuccia” “Demetriuccio”....

Ho notato una notevole comicità nel romanzo. La descrizione di tutti i nobili spiantati che ronzavano intorno al capezzale di uno dei pochi nobili che i soldi li aveva veramente - tanti - e stava morendo; i dialoghi dei nobili nei “salotti” degni de “La cantatrice calva” di Ionesco; le dichiarazioni di patriottismo nei momenti salienti e poi il ritorno alla banalità; i discorsi degli alti ufficiali e politici (che ricordano molto cose già sentite in certe situazioni lavorative!). Comica è la situazione di Boris Drubetskoy che frequentava, ma non era molto convinto, una ricca ereditiera un po' strana: sapendo che stava per arrivare a Mosca Kuragin, reputato un cacciatore di doti, piuttosto che gli averi della fanciulla possano andare a lui, scioglie ogni riserva e la sposa. Il vecchio bizzarro principe Bolkonskj, dopo che i servi hanno spazzato la neve dalla strada, quando ha saputo che sarebbe venuto Kuragin (il padre), fa rimettere la neve sulla strada. Anche certe scene belliche, seppur drammatiche, come la morte di Petja Rostov, hanno una loro “comicità” per la loro irrazionalità e follia. 

Ho trovato molto interessante un tema che piacerebbe ad autori come Niels Pflaeging, Jurgen Appelo, Nassim Taleb, Dario Fabbri e molti altri. L'inconsistenza della figura del “leader” come motore della storia, cioè che le cose avvengano perché un essere “superiore” per qualità intrinseche “decide”, gli altri ubbidiscono e le cose accadono secondo i suoi piani, a meno che si trovi di fronte ad un leader più forte di lui. T. smonta, con il suo narrare, questa supestizione. Si lancia in una digressione bellissima sulla struttura, che noi chiameremmo ad albero, dell'esercito e la sua inadeguatezza a gestire un sistema complesso come una battaglia, dove avvengono tanti piccoli episodi scorrelati tra loro (a quei tempi non esisteva nemmeno la radio) ma la somma di questi porta l'esito, ignoto ai “capi” che si illudono di coordinare e dare ordini.

A Tolstoj stava evidentemente simpatico il generale Kutuzov: lo descrive come un uomo pieno di realismo e lealtà.

Cosa non mi è piaciuto:

1) Ha perso troppo tempo nel cercare di descrivere sensazioni e pensieri interiori dei suoi personaggi.

2) Non mi è piaciuto il finale, perché l'ho trovato troppo prolisso. I due matrimoni, tra i pochi che non sono morti, cioè tra Pierre Bezuchov e Natasha Rostova e tra Nikolaj Rostov e Mar'ja Bolkonskaja potevano essere citati senza perderci troppe pagine. Analogamente per la seconda parte dell'epilogo: tutta l'analisi che fa Tolstoj sul senso della storia, emerge già chiaramente dal romanzo. Poteva magari sottolinearle fra le righe . comunque lo ha fatto - senza scrivere un saggio filosofico che non aggiunge nulla

 

 

sabato 11 ottobre 2014

Ribadisco, son pà fòl!

In un mio post criticavo la superstizione secondo la quale l'Unione Sovietica è andata in crisi perchè "il comunismo appiattiva tutti i salari, quindi disincentivava l'homo homini lupus carrieristico, elemento che è alla base del progresso della civiltà occidentale".
Spiegavo come 1) la società sovietica fosse invece una società fortemente gerarchica e meritocratica  2) una società competitiva, individualista e poco solidale - quarda caso il movimento alternativo si chiamava Solidarnosc 3) la causa dell'inefficienza economica era da spiegarsi in altro modo, e a me pareva che fosse principalmente nella rigidezza dalla pianificazione top-down.
Ho letto di recente Antifragile - libro di cui consiglio la lettura, anche se tende a divagare qua e là e talvolta mi pare che pratichi il cherry-picking di cui accusa gli altri intellettuali. Una cosa che nota come "ERRORE" è quella di confondere le "macchine" con i "sistemi viventi" e le società, aziende o stati, sono sistemi viventi, non macchine. ( i manager delle industrie dovrebbero essere biologi, non ingegneri :-]  )
Questo approccio "scientificamente burocratico" è alla base dell'incapacità dell' URSS di ottenere dei risultati nonostante un dispiegamente di forze ciclopico.
Questo articolo (recensione di un testo che prima o poi vorrei leggere) ribadisce, approfondisce e spiega meglio il mio pensiero.


sabato 22 marzo 2014

Superstizione: La colpa del comunismo.

Premetto che sono sempre stato avverso al comunismo. Di sinistra ma anti-comunista. Ero ragazzino, affascinato dalle immagini provenienti dagli USA di  coloro che lottavano per la pace in VietNam e contro le differenze razziali, ed atterrito dalle immagini provenienti da Praga, con i carri armati per le strade. Quando mi è toccato votare avrei voluto essere inglese, tedesco, svedese, francese per avere una sinistra non egemonizzata dai comunisti.
Ma anche con gli anti-comunisti "di destra" non mi trovo in sintonia.
In questo mio post, se riesco vorrei sfatare un luogo comune contro il comunismo.
La situazione economica dei paesi comunisti è più debole perché "siccome sono tutti uguali, nessuno è incentivato ad emergere e quindi non c'è quella competitività che fa sì che tutti si diano di più da fare".
Quest'affermazione è falsa per tutta una serie di motivi.
1) Non è vero che la società sovietica fosse una società di uguali. Esistevano gerarchie, esisteva una meritocrazia: ho ancora visto le fotografie dei migliori lavoratori dell'anno esposti davanti ad una fabbrica (1989).
2) Non è vero che la competitività interna porta ad un miglioramento della produttività/qualità del prodotto
3) Visto che è obiettivo che il comunismo non ha portato il benessere, occorre vedere quali sono le cause per cui il comunismo non porta il benessere.
Da questi tre punti fermi tentiamo un'analisi più approfondita. Sul perché il comunismo non porti benessere le cause sono molte, ma sostanzialmente alla base di tutto c'è la pianificazione: dall'alto e per tempi lunghi. E' come un mega-progetto waterfall confrontato con un progetto agile.
In un contesto simile la competitività è finalizzata a rispondere non a delle esigenze di un fruitore del servizio, ma bensì alle esigenze del "pianificatore" o del gradino superiore della gerarchia. In questo contesto quindi la possibilità di innovazione, è praticamente nulla. La meritocrazia tende a premiare il conformismo, quando non addirittura l'appartenenza a sotto-conventicole e cordate.
Temo di non essermi spiegato bene in questo breve post, che meriterebbe almeno un saggio,
Ma tanto che importa: l'unione sovietica è ufficialmente caduta ed i suoi difetti ed errori si stanno spargendo nell'unione europea e negli stati uniti.

lunedì 9 dicembre 2013

Top Ten - I libri più importanti.

Da questa mia top ten escludo "La Bibbia", gli elementi di Euclide, la letteratura latina di Concetto Marchesi e tutti gli altri testi più di "consultazione" che di lettura continuativa.

Escludo anche "Il Senso Religioso" di Luigi Giussani.. La lettura di quel testo non è stata per me una lettura solitaria, ma nel contesto di un gruppo di persone che si trovava più o meno settimanalmente per leggerne insieme qualche brano, confrontarsi etc.. Sono nate discussione ed amicizie e che rendono quella lettura un unicum nella mia vita. 
Entrano quindi in classifica 
1) Harvey Cox. La seduzione dello spirito. Lo lessi verso i 18 anni. Per molti anni ho ricordato solo l'erlebnis della città di Malvern, più volte citato in questo blog. Fu un libro che segnò la mia esistenza. Magari ne riparlerò in un altro post.
2) Vaclav Havel. Il Potere dei senza potere. Ho già citato un questo blog l'autore, ma non il testo.
3) Vassilij Grossman. Vita e Destino. Il "Guerra e Pace" del XX secolo. Un libro lunghissimo ed affascinante. Ne ho già citato un piccolo particolare.
4) Jerome K Jerome. Considero i tre libri letti (Tre uomini in barca, Tre uomini a zonzo e I pensieri oziosi di un ozioso) come un unico testo. Uno sguardo ironico e positivo sulla vita. Se poi consideriamo che, parlando dei tedeschi, con il loro rispetto per l'autorità costituita, la loro capacità di realizzare quanto viene loro ordinato e il loro scarso spirito critico, dice "Pensate un po' se un pazzo prendesse il potere in Germania, cosa accadrebbe!" anticipando quello che poi sarebbe successo... be', un umorista vale di più di molto studiosi di politica.
5) Fëdor Dostoevskij - Delitto e castigo. E' pazzesco leggere un giallo in cui si sa all'inizio chi è l'assassino? No! Uno dei libri più belli che abbia letto (sebbene la figura di Sonia sia un po' idealizzata) è un libro eccezionale!
6) Alessandro Manzoni. I promessi sposi - Ho già parlato anche di questo.
7) Dante. La divina commedia. Purtroppo conosco meglio l'inferno, del purgatorio e paradiso un po meno. Grazie a Roberto Benigni e Franco Nembrini (che si sono conosciuti) è ritornato ad essere un opera "in lingua volgare".
8) Jurgen Appelo. Management 3.0 Un libro molto interessante, ma soprattutto per  me, in un momento di "demotivazione" assoluta, l'opportunità di vincere qualcosa e di veder pubblicato su una rivista "importante" qualcosa di mio. Insomma, senza saperlo, l'autore ha permesso di portare la mia autostima sopra il livello di sicurezza.
9) Kenneth W Thomas Intrinsic motivation at work. Rimando la recensione a quanto ho scritto qui.
10) Raspe. Il Barone di Muchausen. L'edizione illustrata e ridotta per ragazzi, fu la lettura più bella della mia infanzia.

giovedì 5 settembre 2013

Superstizione: U.S.A.


Torniamo alla mia definizione di superstizione presente in vari post precedenti e potremmo dedurne che gli Stati Uniti d'America oggi sono una superstizione.
Storicamente quando sono nati, erano per tutte le menti libere europee, veramente il faro della libertà.
Immaginiamoci dei popoli soggetti ai privilegi nobiliari, governati da re per diritto divino, vedere uno stato che si fonda su principi di uguaglianza tra tutti i cittadini!
Sono stati geniali i Fondatori a permettere ad ogni cittadino la "riceca della felicità" senza però definire esplicitamente cosa fosse la felicità. Così ognuno poteva decidere la sua felicità, ognuno poteva fermasi al "gradino" preferito della Piramide di Maslow, e poi su quel gradino starci come voleva. Così in America c'era posto per tutti, per il più cinico pragmatismo affaristico come per le utopie mistiche più strampalate, e molto spesso questi elementi si manifestavano insieme negli stessi soggetti.
Negli anni della guerra fredda, gli USA  hanno veramente rappresentato un faro per la libertà nel mondo. Non che la politica estera USA non fosse brutale. Perché se l'URSS invadeva l'Ungheria e la Cecoslovacchia, l'atteggiamento ingerente degli USA in America Latina non era certo innocente.
Ma il potere sovietico aveva pretese totalitarie. Arrivava a vietare i dettagli della vita privata, fino a vietare certe forme di pittura (famosa la mostra di quadri astratti distrutta con i bulldozer), fino alla musica dei PPU, per non parlare della letteratura, religione etc.
Invece negli USA c'era posto per Pete Seeger come per Sinatra, per gli scienziati della corsa nello spazio  come per Kerouac e Allen Ginsberg, per Wall Street e per le comuni alternative.... e ogni italiano si sognava la sua america. I miei genitori (negli anni '50) erano colpiti da vedere, attraverso certi film, la gente "normale" americana con frigo auto e tv in casa. Per me, da ragazzo l'America erano i folk singers, ma soprattutto Malvern PA, la città con 2000 abitanti e  luoghi di culto per 8 confessioni religiose diverse.
Andai in America (1984/86) e la mia prima impressione, detta alla telefonata (carissima, allora non c'era skype!)  ai parenti in Italia:
Vista dalla finestra di uno dei residence in cui alloggiavo
"Allora, com'è l'America?"
"Sembra di essere a Carmagola, senza vedere il Monviso!"
In effetti mi diede una impressione di un mondo mostruosamente provinciale.

Ma oggi?
I privilegi nobiliari, formalmente sono stati aboliti, non c'è più il potere sovietico, mentre i diritti di libertà si sono come diluiti, da pochi fondamentali in tanti "dirittini" che spesso cozzano contro altri.
Ho sentito che in USA una fotografa che per convinzioni religiose si è rifiutata di fare il servizio per un matrimonio gay ed è stata condannata da un tribunale statale. Non mi pare fosse l'unica fotografa d'america! Questo è solo un'esempio, stupido ma significativo. Dopo l'11/9 con Bush, pare che le "ragioni di sicurezza" abbiano iniziato a prevalere sulle "ragioni della libertà" Ma con Obama, ci sono fatti ben più gravi di intromissione dello stato in temi che uno stato libero non dovrebbe affrontare.
Dove è finita la mia Malvern se una fotografa non può rinunciare a fare un servizio fotografico, quindi al busines, se questo cozza contro le sue convinzioni religiose (condivisibili o meno)?

Oggi, sulla questione Siria, speriamo tutti che la Russia tenga duro!

Eppure negli USA per un viaggio ci tornerei volentieri
Ma girare per gli USA non sarà come girare per le rovine di ROMA? A Roma vedi i cimeli della grandezza dell'impero e negli USA, guardando quei cieli più larghi che i nostri, quelle strade lunghissime...  vedrei solo più i cimeli della libertà?

giovedì 18 luglio 2013

TOP 10 - I dipinti più belli

Era da un po' che non aggiungevo post, ma ho intrapreso una lettura molto impegnativa. Finita ne ho iniziata un'altra e non ho molto tempo per fare delle recensioni meditate su questo blog. Quindi ecco un post estemporaneo. La top 10 dei dipinti che a mio insindacabile e momentaneo giuduzio sono i piu significatvi.

1) Michelangelo Merisi da Caravaggio: La chiamata di Matteo.

E' bellissimo soprattutto visto dal vivo. Tutti conosciamo e straconosciamo la dinamicità della scena, i movimenti dei personaggi, la mano di Gesù che riprende i maniera speculare la mano di Adamo dell'omonimo Michelangelo, appunto nella creazione di Adamo, quindi "Cristo nuovo Adamo". eccetera... ma abitualmente le illustrazioni riprendono solo la parte bassa del quadro, quella dove appunto ci sono i personaggi. Invece il bello è che il quadro è molto piu alto e sopra non c'è praticamente nulla se non una finestra murata. A me affascina questa immagine: ti da proprio l'idea di una situazione senza via d'uscita, il famoso "giorno in cui nulla accadrà" e la chiamata di Cristo, da cui viene la luce che illumina il quadro, diventa ancora di più il dono di una opportunità per la tua vita.

2) Pieter Bruegel il Vecchio: La Parabola dei ciechi.

 Se il quadro #1 era bello anche per la dinamicità della scena, questo è un'equazione differenziale: date le condizioni ad un tempo X0 (quello che vediamo nel quadro) sappiamo cosa succederà al tempo Xt.
Ma soprattutto questo quadro è attualissimo oggi, potrebbe essere il simbolo dell'UE.
E non solo! I manager rappresentati  nel quadro sono certissimi di quello che fanno. Sono ciechi della realtà, ma loro hanno una "vision", magari usano la PNL proprio per essere concentrati sui loro target e non essere distolti da input che potrebbero creare delle interferenze....

3) Michelangelo Merisi da Caravaggio: La Madonna dei Pellegrini

Quadro emozionante, in cui mi sento coinvolto. Due personaggi decisamente brutti e, soprattutto la donna, con un faccia poco raccomandabile, sporchi, con in primo piano piedacci che si vede hanno camminato molto, inginocchiati davanti ad una Madonna col Bambino, per niente ieratici e totalmente umani. Guardandolo rieccheggiano certe prediche di Papa Francesco

4) Claude Monet:  i covoni.

fin da piccolo, nelle mie vacanze estive in Carnia mi hanno sempre affascinato i covoni. Lì ce n'erano di due tipi: quelli che avevano internamente una struttura in lengo con un palo centrale e bracci perpendicolari tra lo a diverse altezze che venivano usati solo perchè il fieno asciugasse rapidamente, e gli altri che rimanevano qualche mese nei prati, prima che il fieno venisse usato, detti "mede". Una cosa soprattutto mi colpiva, quando ripresi ad andare in Carnia, dal '89 in poi: i colori che assumevano, secondo l'inclinazione della luce. Per questo fu per me una grande emozione vedere i Covoni di Monet esposti ad una mostra temporanea a Torino nel 2005



5) Trota giapponese vista al MAO

Al Museo di Arte Orientale (MAO) di Torino, ho visto esposta una pittura che mi ha colpito: rappresenta un pesce che nuota contro corrente, fatto penso a china. Sono rimasto colpito da come con pochissime linee essenziali si abbia veramente l'impressione di vedere un pesce in un torrente.

6) Osckar Rabin: Riflesso della chiesa

Uno stagno russo (quando andai in Russia notai l'abbondanza di stagni!) riflette un paesino di campagna. La bellezza del quadro è che a prima vista sembra normale, ma poi guardando bene si nota che nel riflesso dello stagno c'è una chiesetta ortodossa, che nel paese fisico non c'è.

7) Bellini: La predica di San Marco ad Alessandria d'Egitto.

Bellissimo sfogo di fantasia, pieno di anacronismi e di particolari assurdi che pure hanno una loro logica: uomini con il turbante,  donne velate in bianco e notabili tardo-medioevali, chiese e minareti (storicamente avrebbero dovuto esserci templi pagani!) e quella stramba costruzione che sembra un po' a San Marco ed un po' a Santa Sofia. Ma la cosa più bella è la giraffa in mezzo alla strada!

8) Pieter Bruegel il Vecchio: Proverbi Fiamminghi

Mi affascian il fatto che quella sembra a prima vista una scena di vita rurale, poi pare che in ogni angolo qualcuno faccia qualcosa, spesso abbastanza strano. Invece rappresenta un proverbio. sarebbe bello conosere il significato di ogni particolare. Non ho trovato un testo che lo spieghi

9) Pieter Bruegel il Vecchio: Cacciatori nella neve

A questo punto le maglie si allargano e ci sarebbero diversi quadri in queste posizioni. Visto che non l'ho mai citato metto quello di questo "giovane" autore.

10) Beato Angelico Annunciazione di S.Marco.

Il Beato Angelico ne ha fatti diversi dipinti con questo soggetto, scelgo questo perchè l'ho visto fisicamente a Firenze e ben due volte.

domenica 25 novembre 2012

GdLC endorses Matteo Renzi

Sebbene il nome del mio blog si rifaccia ad una battuta dell'on. Bersani e l'on.Bersani stesso sia una persona "simpatica" ritengo che Matteo Renzi sia portatore di "aria nuova" nella politica italiana. 
Purtroppo solo ora ho avuto il tempo materiale di pubblicare questo post, scritto su carta con matita dell'IKEA venerdi 23 novembre. Lo pubblico così com'è.

Non ho ancora deciso se domenica andrò a votare alla primarie del PD. Ovviamente per votare Matteo Renzi.
PRO: ho trovato molto interessante il programma di Renzi, in paticolare nel fatto che si rende conto che la società è complessa, i cambiamenti devono avvenire dal basso, da cui l'attenzione alla sussidiarietà etc.... Nell'attuale panorama italiano è l'unica alternativa anti-depressiva al fatto deprimente di vivere nella serva italia.

CONTRO 1: occorre aderire al documento del partito democratico in cui vi sono due parole che assolutamente non condivido.
a) Occorre definirsi come "progressisti"  A me la parola progresso evoca, nelle migliori ipotesi baffuti gentiluomini con il cilidro o bombetta, sul velocipede che osservano le scoppiettanti vetture automobili, poesie marinettianiane ed immagini di Balla e Depero; nella peggiore delle ipotesi "progresso" evoca il genocidio dei pellerossa e delle culture antiche, disatri ecologici, lavoratori sfruttati... Progresso mi piace solo se accompagnato dall'aggettivo "sostenibile". Non era meglio "riformisti"? 
b)Tra i vari pricipi si parla del riconoscimento del merito. Ora ammetto che può essere una concessione al politically correct, ma ho troppo anni di lavoro alle spalle per sapere come si ottiene il merito in certe aziende...(anche private!) sono stato in URSS ed ho visto fabbriche improduttive con addirittura le foto dei migliori lavoratori affisse sulla strada presso l'ingresso principale .... l'URSS era una società altamente meritocratica e sappiamo come è andata a finire. Ma bando alle considerazioni personali, sappiamo che riconoscere il merito è una cosa molto difficile e rischiosa, soggetta alla legge di Goodhart . Interessante e seguire il tema sul blog NOOP.NL dello spesso citato J. Appelo

CONTRO 2: anche sul programma di Renzi ho alcuni dubbi 
a) Un certo giovanilismo, mentre il cambiamento non può venire dai giovani (abbiamo visto - Gelmini, Carfagna, Capezzone....) che per emergere sono yes-men oltranzisti quindi il massimo della conservazione. Il cambiamento viene dai vecchi-perdente, cioè dai vecchi le cui idee sono state sconfitte un tempo: da questi, può venire una visione diversa della realtà. 
b) La mancata volontà di cambiare la legge Fornero. Invece va cambiata. Perchè chi come me ha messo per anni il 33% e rotti in contributi previdenziali (cosa che non esiste in alcun altro stato) quindi ha avuto uno stipendio basso, e questo perchè in Italia c'è la pensione di anzianità, ora che toccherebbe prenderla si sente dire "non ci sono i soldi".Questo genera una totale mancanza di fiducia nello stato. Se mancano i soldi, li si prendano da altre parti, o si può dire che i contributi messi da domani in poi, maturano di meno quindi... ma non si può dire i sodi che hai messo non esistono!
c) Occorre sottolineare una netta invesione di tendenza rispetto la linea Monti: SMontare l'Italia! Monti ha fallito non solo ecomicamente, (dal previsto lieve incremento del PIL quando è andato al governo al -2,3% realizzati, è un fallimento) ma soprattutto nell'ottica del famoso discorso di Robert Kennedy del 18/3/1968.
La vera forza di una stato sta nell'orgoglio dei suoi cittadini di appartenere a quello stato. Ebbene, Monti e la Fornero da quel punto di vista invece ci fanno sentire sempre di più in sitonia con Ciccio Tumeo l'organista de "Il Gattopardo"

CONTRO 3: date le mie esperienze pregresse, il mio voto porta sfortuna.

sabato 13 ottobre 2012

Il mio pantheon laico (e virtuale)

Non ho molto tempo in questo periodo e quindi non riesco a fare un post molto "ragionato" e documentato.
Quindi faccio un post un po' estemporaneo: il mio pantheon, cioè un elenco di personaggi che in qualche modo mi affascinano.
Ovviamente, data la mia cultura cattolica e piemontese doc, al primo posto ci sarebbe don Bosco, che fin da piccolo, e anche nei momenti in cui mi sono sentito più lontano dalla tradizione cattolica, l'ho sempre considerato un "tipo tosto". Poi don Giussani e Giovanni Paolo II, ma lascierei perdere le persone che in qualche modo hanno contribuito a farmi conoscere il cristianesimo, per evitare un discorso complicato e ... per scherzare con i fanti lasciando stare i santi....
Pantheon laico:
Al primo posto ci metto, come si è gia potuto intuire in questo blog Vaclav Havel, un uomo colto, mitteleuropeo, affascinante ma nello stesso tempo semplice e alla mano. Un uomo che ha saputo rischiare personalmente per la verità e la libertà.
Un altro personaggio che mi ha sempre affascinato era Alexander Langer. Anche lui una persona sensibile, intelligente capace di buttarsi di pesona, con una visione della politica di cui oggi sentiamo la mancanza. A volte penso i suoi ultimi momenti... credo nella misericordia di Dio.
Al terzo posto metto Bulat Okudzhava, un cantautore russo un De Andrè e che però ricorda in certe canzoni il nostro Sergio Endrigo. Uno che ebbe una vita molto difficile: figlio di dirigenti del partito comunista caduti in disgrazia ai tempi di Stalin. Faceva canzoni molto "intime" ed aveva un discreto successo, anche se sempre "border-line" rispetto al regime. Non era un dissidente, ma "evocava" le componenti "ufficialmente rimosse" della psiche umana: la nostalgia, il rimpianto per le occasioni mancate, la paura... evocava "l'umano" ed questo fa sempre insospettire il potere. Col regime andava con i piedi di piombo. Diceva che la sua musa era Ironia.
Vi sono due personaggi nei cui panni mi piacerebbe essere stato. Anche se "lucidamente" considero la loro azione se non eticamente riprovevole,  almento lontana dalla mia scala di valori, ma mi sarebbe piaciuto essere al posto loro:
Lorenzo il Magnifico e l'assessore Giorgio Balmas.
Mi piacerebbe tantissimo "comandare de facto" senza mai "comandare de iure": sono altri quelli che decidono, ma decidono sempre quello che voglio io, come di fatto fu per Lorenzo il Magnifico.
Invece per l'assessore Balmas, ritengo che sarebbe fantastico, come riuscì a fare lui, poter fare il mecenate con il denaro altrui! Lucidamente ritengo la politica della giunta Novelli una schifezza, uno spreco di denaro pubblico, una miopia destinata alla carriera di Novelli all'interno del PCI (carriera che di fatto non fece). Ma soldi buttati per soldi buttati, la competenza musicale di Balmas era notevole ed i sui gusti musicali ottimi.

Pantheon virtuale
Tra tutti i romanzi letti, quale personaggio ho amato di più?  Il Capitan Grekov, difensore del 6/1 nell'assedio di Stalingrado, nel romanzo Vita e Destino.
Tra tutti i film visti che personaggio avrei voluto essere ? Victor, il simpatico zingaro falsario ricettatore e virtuoso del violino nel film Il concerto di Radu Mihăileanu

lunedì 12 settembre 2011

Scrum in Churh (2 parte )

Ritorno al commento di quell'articolo di cui consiglio la lettura.


Alcune note:
1) La completa adattabilità di Scrum. Nato nel contesto dello sviluppo del software, viene adattato in contesti molto diversi. L'autrice sottolinea che viene "personalizzato" anche nel lessico, quando dice che parole come "product owner" non sono molto gradite in ambito religioso.

2) Diventa evidente l'interdipendenza. Pur avendo competenze e compiti diversi, non ci si rimane chini sul "proprio compito" ma è evidente una meta comune.

3) Una cosa che non viene esplicitamente detta, ma è evidente: Scrum è un antidoto alle "conventicole". Mi spiego. In qualsiasi organizzazione è ovvio, normale e naturale che alcuni elementi sentano affinità, sensibilità o comunque intensità di relazioni tra loro più che con altri. E' impossibile pensare che in qualsiasi gruppo non si formino dei sotto-gruppi. Il rischio è che questi sottogruppi "partano per la tangente", "si isolino", "facciano e disfino" o altre frasi fatte che rendono bene l'idea. Scrum è uno strumento per permettere che  queste "relazioni forti" continuino a contribuire al progetto comune, anzi possano essere un arricchimento per tutti.

4) In un "lavoro di gruppo" ispirato a idealità forti, come può essere la partecipazione ad un'attività ecclesiale, la motivazione è sicuramente un fattore personale e precedente all'attività in se. Però è utile avere un metodo che permetta a questa idealità di emergere ed esprimersi. Una regola non potrà mai sostituire l'ideale (vedi questo mio post). Ma è anche vero che l'ideale vuole un metodo per esprimersi.
Altrimenti l'ideale diventa un'ideologia alienante come, tanto per fare un esempio ormai diventato politically correct: "Noi abbiamo dedicato il primo volo nello spazio al XXII Congresso del Partito Comunista dell'Unione Sovietica sono sicuro che sotto la guida del Partito Leninista ognuno di voi è pronto a fare ogni cosa per la grandezza e la prosperità della nostra amata madrepatria, la gloria del nostro paese, del nostro popolo. Lunga vita alla nostra terra socialista! Lunga vita al nostro grande e forte popolo sovietico!"  (Y. Gagarin)  mentre nel quotidiano "in stracarichi tranvai/accalcandoci insieme,dimenandoci insieme,insieme barcolliamo. Uguali ci rende una uguale stanchezza." (E.A.Evtusenko)

lunedì 9 maggio 2011

Agile senza saperlo 3 - I difensori di Stalingrado

Dopo una lunga assenza riprendo questo blog e il tema "agile senza saperlo".
Questa volta i protagonisti sono i difensori di Stalingrado, così come me li ricordo descritti nella più grande opera letteraria del XX secolo, vale a dire "Vita e Destino" di Vasilij Grossman.

L'Unione Sovietica era la patria della "pianificazione". Tutta l'attività umana si doveva svolgere secondo piani prestabiliti: nulla era lasciato al caso, all'iniziativa del singolo. (La descrizione del mondo sovietico viene raccontata secondo me, in modo succinto ma efficace in Tabula rasa elettrificata di Giovanni Lindo Ferretti.)
Invece durante gli eventi bellici, tutta una serie di strutture prestabilite "saltano" e i difensori diventano protagonisti delle loro vicende seppur tragiche. In particolare quelli della "casa 6/1", guidati dal comandante Grekov, che sebbene moriranno sotto il fuoco tedesco, vivono dei momenti di libertà mai conosciuta e grazie a questa sensazione saranno capaci di combattere da eroi.
In modo estremo viene descritta l'importanza dell'essere motivati, dell'essere coinvolti, della leadership (il comandante Grekov),della comunicazione efficace, delle decisioni rapide.

Ma sempre su questo tema e sempre sull'Unione Sovietica, ecco un ricordo personale. Andai in URSS nell 1998, ancora URSS ma già era Gorbacev. Trovai i ristoratori, baristi, negozianti, impiegati delle poste e delle biglietterie più cafoni che avessi mai incontrato, ma nel contempo le persone più gentili e ben disposte a dare informazioni al passante con difficoltà nella lingua che mai potessi immaginare. Probabilmente perchè agivano fuori dall'ufficialità, e allora potevano sfogare il loro umano desiderio collaborativo che la rigidezza "professionale" non prevedeva.

lunedì 29 novembre 2010

MECT HET !






Questa foto spiega perchè non provo alcun interesse per talkshow e giornali (almeno alcuni).
Ipotizziamo di dare questa foto ad uno dei soliti noti commentatori, non importa il versante ideologico, se torinese o bergamasco o campano .... sicuramente spiegherà quanto sono cretini quei personaggi in fila che attendono per un prodotto di scarso valore. E lo spiegherà con una dovizia lessicale ed una perizia retorica che io non riuscirei nemmeno ad immaginare. Magari si lancerà in commenti ironici sulle scarpe rosa della signora, con il suo vestito poco in tono ...

Io invece vorrei che qualcuno spostasse l'obiettivo sull'altro cartello, un po' più in basso e di lato.  Si accorgerebbe che non sono caratteri latini, quindi forse la chiave d'interpretazione è un'altra (quarda caso questo cartello è intitolato “informazia”). La lettura in cirillico fa capire che quei personaggi non sono poi così pazzi!
Chiedo ed auguro a tutti di saper trovare nuove chiavi di lettura adeguate, anziché alimentare pregiudizi e macerarsi in essi.

L'errore interpretativo causato  da una parola in cirillico immaginandosela scritta con i caratteri latini era già stata usata da don Giussani, in un discorso più “alto” del mio. Ma, con tutto il rispetto per don Giussani, il mio esempio è più bello!