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martedì 2 giugno 2026

Trasformare un problema in opportunità

 Nell'agosto del 1984 ( e poi per altre volte in periodi successivi) mi recai negli USA per lavoro, precisamente a York, PA (ne parlo in miei diversi post

Con le distanze americane il luogo non è molto distante da Three Mile Island in cui alcuni anni prima c'era stato un incidente in una centrale nucleare. Ovviamente non è stato a livello di Chernobyl però ... ha fatto parlare di sè.

Facendo pulizia tra le mie vecchie scartoffie ho pure trovato una brossure che illustrava la possibilità per i turisti di effettuare una visita istruttiva nella centrale "in tutta sicuerezza".









Ricordo che si pagava pure un biglietto per la visita! Come trasformare un problema in opportunità

lunedì 16 febbraio 2026

A.A.A. Sviluppatore Software offresi come consulente ai politici! 😄

Propongo alla classe politica, di prendere qualche sviluppatore software come consulente.

Non ricordo esattamente la data, ma tra poco sarà il 50esimo anniversario del mio primo programma per computer. Infatti il corso universitario di Teoria e Applicazione delle Macchine Calcolatrici, iniziava nel secondo semestre, pur essendo un corso “annuale” come estensione del programma e “peso” nel calcolo del punteggio finale.

In questo periodo sento spesso dei politici lamentarsi che i magistrati fanno diversamente da quello che loro si sarebbero aspettati. Ebbene, sono circa 50 anni che sento ripetere la frase “Non prendertela con il computer, sei tu che non hai scritto bene il codice!”

Sì, proprio il codice. Lo stesso termine usato per indicare quello delle leggi che scrivono il politici. Ogni riga di codice, si chiamava statement. Un programma per computer non è altro che una sequenza di istruzioni condizionate da qualche cos'altro, scritte in modo incontrovertibile. Forse anche i politci, se vogliono ottenere certi risultati dovrebbero imparare a scrivere il codice!

Il mio discorso sul perché gli sviluppatori software debbano aiutare i politici non si ferma qui.

A quei tempi scrivere il codice, e anche capire il codice scritto da altri, non era una cosa semplice. Ricordo i vari linguaggi Assembler, assolutamente criptici, ma anche il Fortran IV non scherzava. Poi il C (senza # e senza ++) dava la possibilità di fare cose molto strambe, e il COBOL era un linguaggio noioso per applicazioni noiose.

Con il passar del tempo (a parte un breve lavoro sui microprocessori) l'Assembler è scomparso dal mio orizzonte, il Fortran IV è diventato Fortran 77 (con la struttura if – then – else e le variabili non limitate a 6 caratteri!) e poi la programmazione ad oggetti e i vari “Visual” e l'utilizzo di sistemi di sviluppo con interfacce grafiche come LabVIEW, Simulink & Stateflow ….

Insieme al semplificarsi dell'interfacciamento “semantico” al computer, si ampliava il campo dell'utilizzo, cioè si facevano applicazioni anche per intervenire in contesti che presentavano maggiore complessità. Le applicazioni sperimentali sugli ADAS (Advanced Driver Assistance Systems) presentano una casistica di scenari possibili ben più complessa del sistema che gestisce una biblioteca di consultazione testi!

Le fasi di test, hanno acquisito sempre più un peso preponderante rispetto alla fase di codifica. E per le fasi di test occorre prevedere degli scenari. Ecco dunque l'utilità che gli sviluppatori software potrebbero dare ai politici.


So benissimo che i politici hanno i loro think tank, le loro fondazione che li supportano in questo. Ma queste entità ragionano sullo scenario di lungo termine, su trand internazionali. Sono quasi ai confini con la fantascienza. Per loro Aquila non captat muscam. Invece occorre scendere nei dettagli. Non sto a dire delle polemiche sulla casa nel bosco in cui alcuni politici accusavano i giudici di applicare le leggi vigenti, o sulla legge 114/2024 che permette ai delinquenti di fuggire e nascondere le prove,
o la faccenda dei dazi sui pacchi cinesi che invece di atterrare in Italia atterrano in nazioni vicine, prive di dazio e arrivano in camion, quindi senza pagare dazio, impoverendo gli scali aereoportuali italiani. Procedo oltre, altrimenti sembra che ce l'abbia solo con questo governo.

 Anche il famoso 110% è stata una idea corretta, ma implementata male. Non ci voleva molto a capire che tanto denaro stanziato in un periodo così breve avrebbe, come primo impatto, fatto scarseggiare le risorse legate al materiale edilizio, aumentando il loro prezzo fino al triplo in certi casi, e quindi riducendo già solo per questo gli effetti dell'investimento pubblico. Non mi dilungo su altri errori, ma modo di implementarla che avevo sentito proporre da Maurizio Pallante era molto meno costoso per l'erario ed essendo molto più protratto nel tempo, si sarebbe dimostrato più efficace. Eppure Pallante non è un softwarista!


venerdì 16 gennaio 2026

COBOL, James Joyce, David Graeber e il "maròcc"

 Facendo pulizia ho trovato un listato ancora fatto dalle famose stampanti a 132 colonne di cui se ne parla anche in questo mio libro di memorie informatiche


Ho notato che era un listato COBOL e si è scatenato in me uno stream of consciousness degno di James Joyce. Evito di riportarlo perchè non ho sicuramente la tecnica narrativa del grande letterato, ma soprattutto perchè non voglio evocare uno tra i periodi più tristi della mia vita. A parte la "bruttezza" della programmazione in questo linguaggio, in quel periodo era come se si fossero chiusi  tutti gli spiragli che si erano aperti nel 1979 e la mia vita si prospettava come un tunnel cieco. Ma chiudo lo stream of consciousness perchè i pensieri evocati sono veramente brutti.

Poi, osservando bene il listato, nel riquadro rosso vedo la scritta PDP-11, computer mitico, in cui io non ho praticamente mai programmato in COBOL ( il computer del triste periodo era l' HP3000)

 Poi ho letto bene il nome del programma (riquadro viola) e ho letto Yatzee. Ritornato in mente lo scenario !! Quel programma non era mio e non so perchè il suo autore mi avesse "regalato" il sorgente, forse perchè leggendolo, mi rendessi conto di quanto lui era bravo. Ricordo il contesto operativo in cui sono stato. Sono finito a "lavorare" lì (più avanti si capirà perchè lavorare è tra apici) due volte nel mio percorso lavorativo, a distanza di circa 10 anni. In entrambi i casi l'impressione è stata pessima! Esattamente il contrario di come dovrebbe essere un luogo di sviluppo software. Dov'era? non importa, come dico nel mio commento sui Promessi Sposi per manager, <Comunque sia, ormai non è un problema: al posto di quell'azienda, oggi ci sono signorili alloggi residenziali.>

Qui David Graeber avrebbe avuto molto materiale per il suo testo  Bullshit Jobs . Quel signore che mi ha dato quel listato faceva del "maròcc". Mai saputo se nell'usare quel nome i vecchi operai piemontesi avessero qualche riferimento con il Marocco. Non so perchè nel gergo si usasse quel termine per indicare un fatto ben preciso: quando un operaio specializzato, un tecnico, usa degli strumenti dell'azienda per delle attività proprie. 
Esempio tipico: un torinitore si porta un suo particolare da lavorare sul tornio della ditta. Solitamente i "padroni" se il tecnico era un barbìs e non esagerava, e i lavoretti erano personali non conocorrenziali, chiudeva un occhio. Se invece faceva concorrenza, esagerava o c'erano altre conflittualità in corso, allora l'accusa di "fé 'd maròcc" diventava l'occasione per fare causa di licenziamento. Ebbene, quel tale, annoiato di non poter fare muovere le meningi, si era fatto quel programma in COBOL che simulava il gioco con il lancio di cinque dadi. Ovviamente tutto finiva lì, non lo "vendeva" perchè il PDP-11 non era certo un PC o smartphone su cui girano videogiochi. "Scarica l'app" non si usava ancora! 

 

mercoledì 20 agosto 2025

Intelligenza artificiale ed agricoltura biodinamica

 


Ho terminato la lettura, più o meno in parallelo di due testi su un argomento simile, ma molto diversi tra loro nel contenuto. Uno, quello di Nilsson, era un mio vecchio testo utilizzato nel 1979 per prepararmi ad un esame universitario: era la traduzione di un testo del 1971. Sì, a quei tempi si parlava già di intelligenza artificiale, anzi il termine è stato coniato nel 1955. L'altro testo, di Mellano, era un testo divulgativo, imprestatomi da mio cognato, scritto di recente. 

Il Nilsson non comprendeva esattamente il programma d'esame. Occorreva portarne solo una parte, e poi c'era un'altra parte su dispense. Dopo anni ho tirato giù quel testo dello scaffale più alto e l'ho ripreso in mano. Alcune considerazioni le avevo gia fatte in altri post precedenti. (qui uno)

La cosa interessante è che le "tecniche" dietro all'intelligenza artificiale descritte nei due libri non coincidono. Mentre nel testo del 1971 sono presentati sofisticati algortmi per giochi, dimostrazioni formali di teoremi ecc... nell'altro si parla molto delle reti neurali e i sistemi di AI "addestrati".

Testo, quello di Mellano, molto interessante. Comincio dal fondo: mi è piaciuto che abbia citato il compianto prof. Piero Torasso (il prof per cui dovevo portare all'esame parte del testo di Nilsson) presona che reputavo un genio e che sapeva fare appassionare alla materia che spiegava.

Per il resto, la prima parte e la parte finale per me erano cose risapute e condivido pienamente quanto dice. La parte centrale invece scende in dettaglio su argomenti che per me erano scatole nere di cui io vedevo solo l'ouput: nel 1990 avevo impattato la prima volta con un sistema di visione che riconosceva le fette biscottate buone/non-buone e segnalava dove era il loro baricentro. Pigliavo quei dati e con algoritmi classici, dovevo guidare il posizionamento della "zampa" che le doveva prendere. Poi nei primi anni 2000 al Centro Ricerche Fiat i risultati dei sistemi di visione da tenere conto come input per altri algoritmi andavano dalle palpebre del guidadore che si chiudevano per la stanchezza, alla linea di demarcazione delle carreggiate... Ma "cosa ci fosse dietro" non me n'ero mai occupato. 

Ovviamente anche l'autore -Mellano - come il sottoscritto ha fatto esperimenti di domande "strane" all'AI per vedere certi comportamenti. Al momento della stesura del testo non c'erano ancora Deepseek e Claude:  questo è un argomento in cui si fa presto a non essere aggiornati! 

Sul tema del chatbot avrei fatto una piccola aggiunta. Nei primi anni 80 si cercava di rendere più facile l'interazione tra l'utente e la macchina. Non so se qualcuno ricorda le linee di comando di UNIX e quelle dell'RSX del PDP11 o del VMS del VAX non erano tento meglio. Ebbene sapevo di gente che si occupava della cosa, ma questi progetti sono morti con l'introduzione delle interfacce grafiche a icone. Con l'uscita di ChatGPT, l'intellgenza artificiale che giaceva nascosta nei motori di ricerca, nelle profilazioni degli utenti, nel riconoscimento delle immagini, nella ricerca del titolo brano che sentivi suonare e non ricordavi quale fosse... ecco che ritorna di moda in maniera esplicita

Perchè prima ho parlato di agricoltura biodinamica? Perchè mi ricordo di aver sentito una presentazione di tale tecnica agricola in cui si bypassava ogni perchè sulla causa-effetto, ma solo sul fatto che a certe pratiche corrispondano molto frequentemente certi effetti. In fondo il comportamento simile dell'AI

giovedì 20 febbraio 2025

Sic Transit Gloria Computātōriōrum – 4 puntata

 Personaggi ed interpreti.

Nei corso degli studi universitari ho sostenuto esami di matematica (e ne o aggiunto uno in più sperando … lasciamo perdere....) di fisica e alcuni tipicamente informatici.

 Negli esami matematici emergevano spesso nomi propri: i vari Cauchy, Lagrange, Fermat, Fourier... si aggiungevano ai Pitagora e Euclide già incontrati ai tempi delle scuole medie. Idem nei due esami di fisica incrociavamo i nomi di Faraday Maxwell ecc... mentre tutto il sapere informatico pareva costruito da invisibili formichine. Si applicava l'algebra di Bool e le leggi di De Morgan ma George Boole fu un logico che visse un secolo prima dei calcolatori e Augustus De Morgan fu pure lui un logico e quasi contemporaneo di Boole.

Nel più interessante tra tutti i corsi che ho seguito, cioè “Elaborazione dell'Informazione Non Numerica” tenuto dal compianto prof. Torasso e che trattava temi legati a quelli che oggi va di moda chiamare Intelligenza artificiale, compariva il nome di Noam Chomsky, filosofo e linguista, proprio sul tema delle augmented transition network, cioè sulla modellazione di strutture comunicative del linguaggio umano, insomma quelle che più di quarant'anni dopo vediamo in ChatGPT Deepseek e altri LLM che fanno gridare “Intelligenza artificiale!!” Ma appunto Chomsky era un linguista e il corso sebbene peculiare di informatica, trattava di dove l'informatica debordava un po' dai sui tradizionali (tradizionali per il 1979!) utilizzi e si apriva all'interdisciplinarità.

Il primo informatico vero di cui ho visto nome e cognome fu Per Brinch Hansen, citato nella tesi di laurea a proposito dei sistemi multiprocessori.

Ora, sul tema delle nuove tecnologie tutti citano il vari Mark Zuckerberg, Elon Musk, Jeff Bezos Peter Thiel e a Dio piacendo anche Bill Gates e Steve Jobs.

Premesso che i primi quattro e il decuius non penso abbiano mai scritto una riga di codice in vita loro, né fatto schemi di circuiti, ma solo usato conoscenze “laterali” e “pugni sui tavoli” per ottenere quello che hanno ottenuto. Bill Gates qualcosa di computer penso ne sapesse, siamo noi che non sappiamo come il suo MS/DOS che non era certo il massimo dei sistemi operativi che circolavano a quei tempi (inizio anni 80), possa essere diventato quasi uno standard “de facto”!

Il nome del nume è Linus Torvalds.

Volendo poi uno potrebbe aggiungere Richard Stallman, nonostante la stranezza del personaggio.


Per il resto l'informatica è fatta da anonimi, come le cattedrali del medioevo.

lunedì 10 febbraio 2025

Sic Transit Gloria Computātōriōrum – 3 puntata

 Il ritorno del terminale

Tanti anni fa c'erano computer molto grossi. Quelli che venivano chiamati “mini” quali il PDP11 e HP1000 avevano le dimensioni di un frigorifero. Gli altri, detti anche Mainframe (tipo gli IBM 370) erano molto più ingombranti ...


A questi computer erano solitamente collegati una o più stampanti, delle unità disco (ricordo che per portare 10 mega nel 1984 ho usato la borsa che adoperavo abitualmente per andare in piscina) a volte una unità a nastro, una telescrivente che fungeva il più delle volte da consolle del sistema e dei cosiddetti “terminali” cioè video a raggi catodici con 24 righe e 80 colonne (ma si poteva anche settare a 132, però la lettura non era un granché) ed una tastiera alfanumerica. Tipico il VT100. L'interazione con il computer avveniva attraverso questi terminali.

Dalla la metà degli anni 80 ho incontrato i terminal server vale a dire dei computer a cui erano collegati molti terminali sparsi per l'azienda e a loro volta collegati in “local area network” con diversi mini elaboratori, per lo più VAX11 della Digital. Andavi al terminale e ti collegavi, tramite il terminal server con il computer a cui dovevi connetterti.

Ricordo il piacere dei primi personal computer: avere tutto qui! Sviluppare, installare, configurare… Poi pian pianino i PC si sono connessi sempre più in rete, ma questa è un'altra puntata.

Ora vanno di moda gli smartphone su cui gli utenti si “attaccano” a computer sparsi per ogni dove nel mondo. Quando scarichi l'app nella maggior parte dei casi scarichi il layout delle parti fisse, e quando l'attivi avviene lo scambio dei dati variabili... ma davvero?? Oppure gira qualcosa a tua insaputa?

Boh? Comunque questo allontanarsi dalla “vera” CPU mi ha fatto ritornare indietro di anni. Lo smartphone è un device, come la stampante o appunto il terminale. A volte mi viene proprio da chiamarlo “il terminale

martedì 28 gennaio 2025

Sic Transit Gloria Computātōriōrum – 2 puntata

 In questo post la premessa

La memoria

 Non c'entra nulla questa canzone anche se ogni tanto fa piacere ascoltarla. Veniamo al dunque

Come tutti sanno c'era il linguaggio Assembler, diverso per ogni tipo di Computer ed orientato all'architettura fisica della macchina, ed i linguaggi di livello più elevato (ah! Ah!) del tipo Fortran Cobol, Pascal che in teoria potevano essere scritti indipendentemente dal computer su cui sarebbero dovuti essere eseguiti: venivano dati in pasto a degli appositi programmi specifici del computer ospite che ne leggeva il sorgente e mediante il compilatore produceva il “codice oggetto” ed il linker che creava l'eseguibile. C'erano poi i linguaggi “interpretati” ma non ne parlo ora.

Ebbene supponiamo che in un linguaggio simil Fortran si fosse dovuto definire un vettore di 100 interi e nella diciamo 3 posizione mettere un certo valore, diciamo 47, invece di fare

DIMENSION INTEGER IARRAY(100)

e poi nel codice

IARRAY(3)=47


conveniva fare

DIMENSION INTEGER IARRAY(100)

INTEGER IPIPPO

EQUIVALENCE (IPIPPO, IARRAY(3))

e nel codice scrivere

IPIPPO =47


Trucchetti di questo genere permettevano di avere dei codici oggetto e di conseguenza degli eseguibili di qualche byte più corti, evitando la sgradevole segnalazione : Illegal memory size o simili che rendevano l'eseguibile non eseguibile.

Ora se penso a questi giochetti o altre simile amenità per risparmiare qualche byte di memoria e leggo che si costruiscono centrali elettriche per alimentare data center ... OK questi dati contengono informazioni importanti, che possono permettere di agevolare il lavoro di un ecografista o avvisare gli utenti della strada su intoppi momentanei, ma contengono anche le foto e i video che la casalinga di Voghera fa al suo piatto di risotto ai peperoni o il selfie che il signor Chu Chan Cho si fa davanti al Colosseo, i video di gattini che mangiano…. 

Allora contengano anche le mie considerazioni, poco interessanti per la maggior parte della gente!

lunedì 27 gennaio 2025

Sic Transit Gloria Computātōriōrum – 1 puntata

 Premessa:

 non sono un informatico per vocazione. Se avessi potuto scegliere avrei studiato
  1. Psicologia, positivamente colpito dal dottor Hutter, sebbene molti anni dopo sia passato ai disonori della cronaca per non essere riuscito a “guarire” un paziente illustre, ma con due frasi ha aiutato molto me.

  2. Giurisprudenza, perché, forse un po' ingenuamente e forse perché mi piacevano di gialli, mi sarebbe piaciuto “far trionfare la legge”

  3. Quando, ancora studente di informatica ho avuto la possibilità di fare una supplenza di matematica e nel piano di studi ho aggiunto “Istituzioni di Analisi Superiore”,  fuori facoltà, a matematica, prendendo il primo 30 e quasi unico della mia carriera, era evidente che la mia strada sarebbe stata quella di insegnare matematica

Purtroppo le cose sono andate diversamente.

Ma nel corso degli studi ho incontrato docenti – Piero Torasso in primis – che avevano passione per quello che facevano ed in qualche modo la trasmettevano.

Con i colleghi di studio e di lavoro... dipende: ho trovato persone gradevoli, appassionate del loro lavoro, alcuni proprio dei simpatici nerd, altri seri, ma ho incontrato anche tanti “mamma dammi la pappa”, gente che della logica booleana piuttosto che della ricorsività non glie ne fregava nulla: si erano dedicati all'informatica intendendola come l'aviazione miliare agli inizi del XX secolo: si diventa ufficiali anche se non si è nobili e non si è fatta l'accademia.

Ora che sono vecchio, emergono lontani ricordi di quel mondo per certi versi ormai finito.

Ho scritto questo e-book e di ricordi ne emergono anche in questo blog ( qui ) ma nei miei prossimi post scriverò alcune considerazioni sul cambiamento d'epoca avvenuto in questo mondo.


lunedì 22 giugno 2020

La Nascita di una Canzone


In un post precedente avevo descritto la composizione di una canzone come “progetto”.
In questo intervento vorrei descriverlo da un punto dal quel punto di vista che certuni potrebbero chiamare ispirazione

Sagra, sagra e altre sagre

Il termine sagra è un termine che richiama alla parola “sacro”. Generalmente si trattava di feste religiose, legate ai culti stagionali, poi cristianizzate in feste di santi, a cui dopo una parte più propriamente cultuale seguiva una parte “ludica”.
Molte sono le sagre di San Rocco, in vari paesi, anche perchè San Rocco ha il buon gusto di cadere in un periodo di ferie. Ho partecipato a molte Sagre di San Lorenzo a Clavais.
Sempre più spesso il lato “sacro” era saltato a piè pari: “La sagra del fugassin” di Borgio, della porchetta di Magliolo, ecc... sebbene fossero a volte gestite da gruppi parrocchiali e i soldi guadagnati devoluti ad opere missionarie. 
La più assurda delle sagre di cui ho visto lo striscione (ma non ci sono andato!) è stata “La tradizionale Sagra del Kiwi”. Io ricordo i primi kiwi quando ero già un ragazzo, sarà stato forse il 1970, e i kiwi, che erano una rarità, allora venivano chiamati “actinidia”. Che lunga tradizione!
Da qui un'ispirazione per il titolo

Tutto il mondo è uguale 1

Zio Franco, grande turista che negli anni 70 visitò ferire dopo ferie, tutte le regioni della Spagna e negli anni 80 tutte le regioni della Francia, negli anni 90 diceva che non glie ne importava nulla di andare nelle grandi città turistiche. "Tanto ci sono orchestrine andine con le penne da pellirossa, gruppi di turisti in coda per fare tutti le stesse foto, venditori di souvenir..." ed in effetti era vero. Ultimamente anche piazza Castello a Torino ha preso questo aspetto. Il clima che se ne respira, per i miei gusti, tutto sommato è divertente: non ha però senso dire “vado a Parigi, a Venezia, a Firenze” bisognerebbe dire "vado in un grande centro turistico” a vedere un certo tipo di paesaggio in cui il “monumentone” sullo sfondo, si chiami Notre Dame o Duomo di Milano o San Marco a Venezia..., è  irrilevante in sé. C'è ed è importante la sua presenza per interpretare la sua parte di oggetto decontestualizzato, come fosse un PDP11 (minicomputer fine anni 70, primi anni 80) in un pollaio.

Tutto il mondo è uguale 2

Sono dispiaciuto che mio figlio non abbia fatto esperienze Erasmus, ma per altri motivi di quello che ufficialmente si dice “così si conoscono persone di altre culture”. Per esperienza personale posso dire che anzi, quello forse è il modo per non conoscere gente diversa. C'è più distanza culturale tra due quartieri socialmente diversi della stessa città (tra la Crocetta e la Falchera Nuova) che tra i campus di due università a mille e più km di distanza

Raduza - Dnes v noci nad svety

Ho imparato a suonare per fisarmonica il brano di cui sopra. Abbastanza semplice come lavorio delle dita, ma interessante dal punto di vista dell'armonia. Ho provato a tradurre il testo con google translator: a parte alcuni risultati bizzarri, mi è sembrato che parlasse di una festa "pubblica", una specie di sagra, ma anche a vedere il modo di cantare della signora Letizia (immagino che il nome Raduza in intaliano corrisponda a Letiza, uno slavologo mi corregga pure) non mi sembra che la festa la rendesse proprio tanto lieta! Pensavo di usare la musica e metterci un testo in italiano di mia invenzione, ma per vari motivo ho desistito all'impresa

 

Rima in è tronca

Da un po' di anni il giorno dell'Assunta io (torinese) mi trovo ad Ovaro (UD) e vado a messa nella Pieve di Santa Maria di Gorto Ogni volta sento il canto "Da font de me anime"
 Un anno il celebrante ha fatto notare che nel testo del vangelo originale Elisabetta non dice, come nella traduzione italiana "il bambino ha esultato nel mio grembo", ma dice "ha danzato nel mio grembo" ed allora concludeva che i nostri magnificat sono spesso ieratici, mentre questo canto in 3/4 invita (il popolano) alla danza
.
Io mi sono insospettito alla rima Iavhè / con te, perchè non mi sembrava molto "popolare" chiamare Dio Iavhè. Ho poi scoperto che don Giuseppe Cargnello, morto alcuni anni fa, pievano della Pieve di Gorto ed etnomusicologo (a lui si devono raccolte di canti in rito partiarchino, ma questo è un altro discorso) aveva trovato la musica registrando tra i paesi ed aveva messo queste parole (primi anni 70)
Anche a me è piaciuto fare una rima in è tronca un po' strana. Forse ho esagerato perchè la ripeto due volte in ogni ritornello. 

Covid19

Durante il peggior periodo della pandemia, io ero molto connesso con le reti dei miei amici per tenerci compagnia (come non avevamo mai fatto nei periodi normali) e scambiarci testi che ritenevamo validi. A volte erano battute, a volte cose molto serie. 
Mi ha colpito molto la testimonianza di un signore che non conosco, ma era nella rete relazionale di uno nodo della mia rete, che era stato infettato dal virus. Ne era uscito, ma era stato parecchio tempo ricoverato ed aveva sofferto molto. Raccontava di come gli infermieri lo assistevano premurosamente e vedeva queste attenzioni come un segno della presenza di Dio su di lui (e magari gli infermieri non erano neanche “ufficialmente” praticanti...) E che cos'è un incontro più profondo di questo, in un non-luogo come un ospedale?

Riferimenti

Sebbene la musica fosse diversa, nel comporla il pensiero mi è volato ad “Innamorati a Milano” una vecchia canzone cantata da Ornella Vanoni, ma qui non si tratta solo dell'innamoramento con una persona, ma di una possibilità di incontro positivo, che può accadere ovunque.

lunedì 16 dicembre 2013

Ai tempi del PDP-11 : Buon Natale

Avevo già parlato all'inizio di questo blog del PDP-11 , mitico computer della Digital degli anni 70.
Su questo computer ho partecipato al progetto di automazione industriale più "pretenzioso" che abbia mai visto nella mia carriera.
Quest'anno (per non fare concorrenza a Papa Francesco - cioè per non aggiungere banalità a discorsi seri) faccio gli auguri ricordando una "fesseria erudita" che dissi il 31ottobre del 1983. Bisogna tenere presente che allora la data doveva essere inserita ogni qual volta si avviava il computer. Ebbene, quella mattina, il 31 ottobre, inserii la data ed augurai ai presenti "Buon Natale!!!"
Ero impazzito? No, c'è una logica in tutto ciò. Bisogna tener presente che il PDP-11, soprattutto per i programmi assembler e sui manuali che illustravano le chiamate a basso livello nel sistema operativo, aveva la pessima abitudine di usare la codifica ottale. Codifica scomodissima, in confronto dell'esadecimale . Capisco se fosse stata una macchina a 18bit, quindi le parole avrebbero avuto 6 cifre ottali, ma era a 16 bit, quindi perchè non fare parole da 4 bit esadecimali? Boh? Irrazionalità della tecnica.
Comunque, ricordano questo vezzo del PDP-11, tenendo presente che la data si scriveva con giorno in cifre ed il mese era indicato dalle prime tre lettere in inglese, ecco che 31 ottobre diventava
31 OCT  ed il 31 ottale equivale a 25 in base dieci, 25-DEC cioè Natale.
Quindi, valendo la proprietà transitiva dell'uguaglianza, quest'anno per Natale, faccio gli auguri di buon onomastico a tutte (ma in realtà non conosco nessuna con quel nome) le "Lucilla".
Buon Santa Lucilla a tutti !!!!

lunedì 5 marzo 2012

Le inserzioni di lavoro sono "sbagliate".

... mi misi alla ricerca di un lavoro e dovetti quindi affrontare il tema "inserzioni"
Non mi soffermo a dire di quelle che specificano l'età (tipicamente età max 35 anni)  che mi pare siano vietate dalla legge e squalificano l'azienda che le pubblica.
Sono stato invece colpito dal fatto che nel settore informatico è pieno di inserzioni del tipo "esperto Java j2ee ","esperto silverlight per android" e via discorrendo. Orbene il primo punto dell'agile manifesto dice
Individuals and interactions over processes and tools
mentre le inserzioni partono proprio dal tool. D'altra parte in 30 anni di lavoro il tool non è mai stato l'impedimento. In poco tempo lo si imparava facilmente e l'assembler (del PDP11) era ben più difficile di python !!!
Cosa sta dietro a questo approccio (oltre l'ignoranza dell'agile manifesto) ?

(...2 parte) 
Finalmente ho il tempo per completare il post. Rispondo alla domanda: I progetti sono di breve respiro, i budget si approvano tardi, i margini sono scarsi quindi non c'è tempo/denaro per imparare, si deve essere produttivi subito. Il tool si deve "già" conoscere. Questa situazione è un dato di fatto, che però lascia intravvedere una pessima realtà del mondo dell'imprenditoria nel settore informatico. 
L'utilità di essere "azienda", di essere "squadra" è proprio nel 1) completare vicendevolmente le lacune 2) fare fluire meglio le competenze - insegnare/imparare l'uno dall'altro, in modo più rapido di quanto si impari da soli 3) avere la visione per sapere cosa è prioritario imparare nei "momenti" buchi. Ma purtroppo vige un individualismo esasperato per cui troppe software-house sono in realtà agenzie di "caporalato" per professionisti (sic!) informatici.
Sull' utilità del team, spero di spiegarmi meglio rimandado a questo post di Jurgen Appelo.

PS. per quanto riguarda la mia situazione lavorativa ora sono in un'azienda di cui sono l'unico dipendente!
In due mesi ho affrontato LabView (ero CLAD, ma scaduta del 2009) Il C++ con wxWidgets, il BPMN (mai conosciuto prima) di cui ho valutato diversi tools ed altro...

domenica 12 febbraio 2012

Personale & Politico

Da quasi due mesi avevo accennato ad un problema personale, ma non avevo voglia di scriverne. Ora che per certi versi è "tamponato", ne parlerei, perchè è apparentemente un problema mio, ma analogo a quello di moltissime persone: ha quindi anche un significato politico.
Nel giro di due settimane mi sono trovato senza lavoro, perchè la ditta di cui ero dipendente mi ha licenziato. Mi sarei "consolato" sapendo che avrei avuto la pensione "a breve". Invece in quegli stessi giorni, il governo De La Rua, che ha sostituito Menem, con il decreto serva Italia ha tolto le pensioni di anzianità, per le quali la mia generazione aveva pagato il 33% dei contributi previdenziali (in europa mai nessuno aveva messo tanto!). Situazione veramente orribile, che mescola un gran senso di ingiustizia subita per il licenziamento, ingiustizia subìta per gli esosi contributi previdenziali "fumati", insieme alla paura per il futuro.
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Questo tema apre molti argomenti.
1) Su "media" si parla tanto dell' art.18, della mancanza di flessibilità in uscita... ma come??? L'azienda da cui dipendevo (che non cito per non fare pubblicità) aveva ben più di 15 dipendenti e sono riusciti a farmi fuori lo stesso. E' vero che la cosa è costata non poco, ma una bazzeccola rispetto a quanto è costato loro non aver saputo valorizzarmi e valorizzare molti colleghi. Quindi ecco la prima superstizione:  in Italia non c'è flessibilità in uscita.
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2) La ditta che mi ha licenziato. Ero stato assunto nel 2005. Lavoravo presso un cliente per conto di una grande multinazionale. Ma quel cliente non era nel "core businnes" della multinazionale che, invece di continuare ad espandersi anche nei confronti di clienti "anomali", decise di perderli. Per continuare a lavorare mi feci assumere da una ditta suggerita dal cliente, che è appunto al ditta da cui sono stato recentemente licenziato. Fui assunto portando in dote più di 3 anni uomo di lavoro: situazione ottimale per loro no? Invece no. Lo capii più tardi leggendo Management 3.0. Jurgen Appelo spiega che nel processo di assunzione si ha lo stesso effetto della moltiplicazione delle cellule con il RNA etc... cioè un'azienda tende ad assumere "con lo stampino". Il diverso sarebbe una ricchezza per l'azienda, se ben ineserito, ma il recruiter tende ad assumere sempre lo stesso tipo umano. Io non ero quel tipo. Mi avevano assunto per non rinunciare ad un affare nel breve, ma non piacevo.

Aneddoto che seppi dopo. Avevo faticato non poco per fare stare il mio CV in due pagine. D'altra parte nel 2005 a chi poteva interessare che nel 1983/84 avevo lavorato con il PDP11 .... invece fuorono offesi di un CV simile. Dicevano "30 anni di lavoro dovevano essere di almeno 6 pagine.... un CV così corto voleva dire che in fondo non avevo intenzione di lavorare con loro..." Ah Leonardo Sciascia! che ne "il giorno della civetta" si scusa se il libro è troppo lungo, ma dice di non aver avuto il tempo per farlo più breve... io invece il tempo per limare e non stufare l'avevo trovato....

Così, quando finì il lavoro presso quel cliente divenni un problema, sebbene avessi dimostrato una notevole versatilità (Mi ero anche preso un certificazione CLAD, ovviamente studiano extra orario e non pagato: una sciocchezzuola in fondo, ma prima non sapevo nemmeno cosa fosse LabView). Ma la cosa che mi sconvolse di più fu il loro modo di affrontare i progetti.
1) Posizione giansenista: come se quello che conta fosse la "fatica" e non il "valore aggiunto" per il cliente. Mi spiego: quando vado dal macellaio, non me ne frega nulla sapere quanto ha faticato Beppe a tagliare il quarto di bovino o se l'ha fatto cantanticchiando, mi interessa solo sapere se la carne è buona. Analogamente, sarà pur vero che senza fatica non si ottiene nulla, ma si può fare tutta la fatica che si vuole, lavorare 25ore al giorno... ma se non fai cosa "serve" al cliente hai specato tempo. Invece per quei "primi della classe" era importante "dare evidenza di essere bravi" .
2) Posizione positivista-meccanicista.Una cosa a me sempre più ovvia che in ogni progetto IT si affronta l'ignoto: ignote le tecnologie perchè anche usando sempre le stesse (mai capitato) tra un progetto e l'altro sono sempre di almeno la versione successiva; ignote o per lo meno instabili le richieste del... cliente, ovvero le necessità reali che si scoprono strada facendo; ignote le "componenti" che fanno gli altri. Invece di gestire questo ignoto, incaponirsi in pianificazioni di dettaglio come se si dovesse "asfaltare la via Emilia".
3) posizione taylorista al limite del ridocolo. Il ridicolo è che mentre leggendo qualsiasi manuale di Project managemet pratico, le risorse si chiamanto Sarah, Laura, David, Joe, Steve .... in xxxxx si arrivava a nomine le persone per "codice". Ma sul taylorismo torno dopo.
4) Posizione ... che rimando all'articolo di Massimo Beltotto uscito sul numero 8 della rivista "Il Project Manager" al paragrafo "l'ansia del project manager" .
NO, Non si può lavorare cosi!!! allora nelle notti insonni, invece di vegliare al lume del rancore, preparai gli esami.... non ancora, mi appassionai alle metodologie agili  (XP, Scrum...) che rispondevano ai problemi che emergevano in azienda.
 (continua)

domenica 5 dicembre 2010

Ai tempi del PDP11

http://en.wikipedia.org/wiki/Computer-integrated_manufacturing
Queste foto risalgono al 1984 e si riferiscono ad un Flexible Manufacturing System . Si trattava di un'area di uno stabilimento di compressori ,con 5 macchine a controllo numerico, un robot di lavaggio, una stazione per il carico grezzi/scarico semilavorati ed un buffer per i contenitori dei semilavorati. Venivano prodotti contemporaneamente 12 particolari diversi. Il tutto era gestito da un computer (su cui ho lavorato insieme ad altri colleghi) che gestiva praticamente tutto: monitorava la linea, schedulava la produzione dei pezzi, inviava l'atrezzo alla macchina, inviava i programmi ai controlli numerici, verificava che sul CN fossero montati gli atrezzi corretti, gestiva il buffer e la stazione di carico scarico, comunicava l'avanzamento della produzione ad un host... insomma in più di trent'anni di lavoro mai visto un sistema più complesso e completo di quello, tenendo conto che il computer era un PDP11, (di cui in foto compare un terminale VT100) macchina a 16 bit, con meno di 1 Mega di RAM. Siccome noi italiani  (COMAU) avevamo venduto l'intero sistema agli americani (!), ricordo il mio viaggio in USA portandomi come bagaglio a mano la borsa che usavo per andare in piscina, quasi completamente riempita da un disco da 10 Mega!
Altri tempi! Ma non è un post nostalgico o di archeologia industriale, è solo un'introduzione al mio prossimo post