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martedì 20 gennaio 2026

Compilation alcoolica

 Un po' di tempo fa mi ero fatto un CD con compilation di brani musicali in qualche modo legati alle bevande alcoliche - 

Una delle peculiarità di qusto CD è che usava diverse lingue:

Italiano, inglese, francese, tedesco, russo e piemontese


La compilation apre con un omaggio a una somma interprete, purtroppo morta giovane anche a causa del suo rapporto con l'alcool - Il brano non ha nulla a che fare con l'alcool, ma mi piace moltissimo e mi ricoda Janis Joplin  in Inglese

sabato 2 settembre 2023

Musica Sacra 😁

In questo mio primo post avevo scherzato sull'equivoco di una scritta in cirillico “leggendola” come se fosse in caratteri latini. Concludevo dicendo che anche don Giussani aveva usato questa tecnica di bias cognitivo in una lezione, anche se la parola usata da lui era un'altra (be' era un po' più serio di me!)

Ora racconto un'altra situazione di “analogia” (anche qui don Giussani si dimostra più “colto” di me).

Premessa: Sono cresciuto in un contesto cattolico-urbano del dopoguerra anche se ad una descrizione sociologica del mio cattolicesimo manca un elemento essenziale, vale a dire le partite a calcio e a ping-pong in oratorio. Avevo fatto le elementari dalle suore (e già questo sarebbe bastato per fare di me un anticlericale forsennato!) i genitori mi facevano pregare tutte le sere e portavano a Messa tutte le domeniche, ero stato forse dell'ultima o penultima annata in cui si è studiato a memoria il cosiddetto “Catechismo di San Pio X”. Ma tutta la formazione religiosa, tutta la dottrina cristiana, era percepita come delle regole di un Monopoli, o di un mondo parallelo come quello - che avrei letto più tardi - delle “fondazioni” di Asimov o di Star Wars o altri simili mondi della narrativa fantastica. Da bambino non mi ponevo il problema se fosse vero o falso, mi attenevo alla coerenza interna del sistema “catechismo”.

L' “Essere perfettissimo creatore e signore del cielo e della terra” non mi lasciava sicuramente “il cuore inquieto fin che non riposi in Te” citando sant'Agostino.

La prima volta che ho sentito un “riverbero religioso” un'attrazione verso l'Infinito, il Mistero... è stata quando – e facevo le medie inferiori – ho sentito una canzone delle Orme, dal titolo e testo sì, vagamente religioso (“ uno sguardo verso il cielo / dove il nulla si fa Mondo...”) ma soprattutto accompagnato da una musica coinvolgente.

In chiesa avevo sentito musica e canti di vario genere, ma né “lo stuolo qui prono”, né “ascoso tra i mistici veli” né altro avevano suscitato in me nulla!

Don Giussani racconta

Appena udito "Spirto gentil", in quel preciso istante della mia vita, per la prima volta io capii che Dio c'era, e quindi che non poteva esserci niente, se non c'era il significato; che non poteva esserci il cuore, se non c'era il traguardo del cuore: la felicità.

A questo link è possibile trovare il testo completo

https://it.clonline.org/pubblicazioni/video-dvd/spirto-gentil/spirto-gentil-brani-d-opera-2002

Certo don Giussani descrive benissimo ciò che io non avrei potuto, non avendo avuto parole adeguate. Il suo brano è più “colto” del mio – non voglio paragonare Donizzetti con i pur bravi Pagliuca Tagliapietra e Dei Rossi – ma anche per lui il brano musicale è “laico”. Eppure il giovane seminarista di canti religiosi penso che ne avesse sentiti tanti!!!

Il cammino di don Giussani sappiamo quale fu.  Il mio ... ehm,  ma seguire le sue tracce è stato per me importante. Per me dovevano passare ancora molti anni di domande dubbi e caos di vario genere. (non è che siano finiti, ma li guardo in altro modo...)

Tornando a quei tempi, ricordo benissimo che la Chiesa, o meglio il mondo cattolico occidentale, non si poneva “in primis” come portatore di risposte a questa ricerca di significato, se personaggi illustri, da George Harrison a Claudio Rocchi, a persone meno note, ricercavano queste risposte nelle tradizioni orientali!


giovedì 3 febbraio 2022

Guerra e Pace


 Il periodo di Covid asintomatico, mi ha costretto a terminare la lettura di Guerra e Pace che avevo scaricato sullo smarphone.

Seguono alcuni commenti

La piacevolezza di un libro in lingua straniera, dipende molto dalla capacità del traduttore. La versione di Guerra e Pace che ho letto, l'ho scaricata da “liber-liber” - quindi “gratis”- aveva una traduzione pessima: oltre ad arcaismi e toscanismi che appesantivano la scorrevolezza il  traduttore aveva avuto pure la cattiva idea di italianizzare i nomi dei personaggi: saltavano i patronimici, la flessione del cognome per le donne, e soprattutto venivano orrori come “Melaniuccia” “Demetriuccio”....

Ho notato una notevole comicità nel romanzo. La descrizione di tutti i nobili spiantati che ronzavano intorno al capezzale di uno dei pochi nobili che i soldi li aveva veramente - tanti - e stava morendo; i dialoghi dei nobili nei “salotti” degni de “La cantatrice calva” di Ionesco; le dichiarazioni di patriottismo nei momenti salienti e poi il ritorno alla banalità; i discorsi degli alti ufficiali e politici (che ricordano molto cose già sentite in certe situazioni lavorative!). Comica è la situazione di Boris Drubetskoy che frequentava, ma non era molto convinto, una ricca ereditiera un po' strana: sapendo che stava per arrivare a Mosca Kuragin, reputato un cacciatore di doti, piuttosto che gli averi della fanciulla possano andare a lui, scioglie ogni riserva e la sposa. Il vecchio bizzarro principe Bolkonskj, dopo che i servi hanno spazzato la neve dalla strada, quando ha saputo che sarebbe venuto Kuragin (il padre), fa rimettere la neve sulla strada. Anche certe scene belliche, seppur drammatiche, come la morte di Petja Rostov, hanno una loro “comicità” per la loro irrazionalità e follia. 

Ho trovato molto interessante un tema che piacerebbe ad autori come Niels Pflaeging, Jurgen Appelo, Nassim Taleb, Dario Fabbri e molti altri. L'inconsistenza della figura del “leader” come motore della storia, cioè che le cose avvengano perché un essere “superiore” per qualità intrinseche “decide”, gli altri ubbidiscono e le cose accadono secondo i suoi piani, a meno che si trovi di fronte ad un leader più forte di lui. T. smonta, con il suo narrare, questa supestizione. Si lancia in una digressione bellissima sulla struttura, che noi chiameremmo ad albero, dell'esercito e la sua inadeguatezza a gestire un sistema complesso come una battaglia, dove avvengono tanti piccoli episodi scorrelati tra loro (a quei tempi non esisteva nemmeno la radio) ma la somma di questi porta l'esito, ignoto ai “capi” che si illudono di coordinare e dare ordini.

A Tolstoj stava evidentemente simpatico il generale Kutuzov: lo descrive come un uomo pieno di realismo e lealtà.

Cosa non mi è piaciuto:

1) Ha perso troppo tempo nel cercare di descrivere sensazioni e pensieri interiori dei suoi personaggi.

2) Non mi è piaciuto il finale, perché l'ho trovato troppo prolisso. I due matrimoni, tra i pochi che non sono morti, cioè tra Pierre Bezuchov e Natasha Rostova e tra Nikolaj Rostov e Mar'ja Bolkonskaja potevano essere citati senza perderci troppe pagine. Analogamente per la seconda parte dell'epilogo: tutta l'analisi che fa Tolstoj sul senso della storia, emerge già chiaramente dal romanzo. Poteva magari sottolinearle fra le righe . comunque lo ha fatto - senza scrivere un saggio filosofico che non aggiunge nulla

 

 

lunedì 29 novembre 2010

MECT HET !






Questa foto spiega perchè non provo alcun interesse per talkshow e giornali (almeno alcuni).
Ipotizziamo di dare questa foto ad uno dei soliti noti commentatori, non importa il versante ideologico, se torinese o bergamasco o campano .... sicuramente spiegherà quanto sono cretini quei personaggi in fila che attendono per un prodotto di scarso valore. E lo spiegherà con una dovizia lessicale ed una perizia retorica che io non riuscirei nemmeno ad immaginare. Magari si lancerà in commenti ironici sulle scarpe rosa della signora, con il suo vestito poco in tono ...

Io invece vorrei che qualcuno spostasse l'obiettivo sull'altro cartello, un po' più in basso e di lato.  Si accorgerebbe che non sono caratteri latini, quindi forse la chiave d'interpretazione è un'altra (quarda caso questo cartello è intitolato “informazia”). La lettura in cirillico fa capire che quei personaggi non sono poi così pazzi!
Chiedo ed auguro a tutti di saper trovare nuove chiavi di lettura adeguate, anziché alimentare pregiudizi e macerarsi in essi.

L'errore interpretativo causato  da una parola in cirillico immaginandosela scritta con i caratteri latini era già stata usata da don Giussani, in un discorso più “alto” del mio. Ma, con tutto il rispetto per don Giussani, il mio esempio è più bello!