In questo mio primo post avevo scherzato
sull'equivoco di una scritta in cirillico “leggendola” come se
fosse in caratteri latini. Concludevo dicendo che anche don Giussani
aveva usato questa tecnica di bias cognitivo in una lezione,
anche se la parola usata da lui era un'altra (be' era un po' più
serio di me!)
Ora racconto un'altra situazione di
“analogia” (anche qui don Giussani si dimostra più “colto”
di me).
Premessa: Sono cresciuto in un contesto
cattolico-urbano del dopoguerra anche se ad una descrizione
sociologica del mio cattolicesimo manca un elemento essenziale, vale
a dire le partite a calcio e a ping-pong in oratorio. Avevo fatto le
elementari dalle suore (e già questo sarebbe bastato per fare di me un
anticlericale forsennato!) i genitori mi facevano pregare tutte le
sere e portavano a Messa tutte le domeniche, ero stato forse
dell'ultima o penultima annata in cui si è studiato a memoria il
cosiddetto “Catechismo di San Pio X”. Ma tutta la formazione
religiosa, tutta la dottrina cristiana, era percepita come delle
regole di un Monopoli, o di un mondo parallelo come quello - che
avrei letto più tardi - delle “fondazioni” di Asimov o di Star
Wars o altri simili mondi della narrativa fantastica. Da bambino non
mi ponevo il problema se fosse vero o falso, mi attenevo alla
coerenza interna del sistema “catechismo”.
L' “Essere perfettissimo creatore e
signore del cielo e della terra” non mi lasciava sicuramente “il
cuore inquieto fin che non riposi in Te” citando sant'Agostino.
La prima volta che ho sentito un
“riverbero religioso” un'attrazione verso l'Infinito, il
Mistero... è stata quando – e facevo le medie inferiori – ho
sentito una canzone delle Orme, dal titolo e testo sì, vagamente
religioso (“ uno sguardo verso il cielo / dove il nulla si fa
Mondo...”) ma soprattutto accompagnato da una musica coinvolgente.
In chiesa avevo sentito musica e canti
di vario genere, ma né “lo stuolo qui prono”, né “ascoso tra
i mistici veli” né altro avevano suscitato in me nulla!
Don Giussani racconta
Appena udito "Spirto gentil",
in quel preciso istante della mia vita, per la prima volta io capii
che Dio c'era, e quindi che non poteva esserci niente, se non c'era
il significato; che non poteva esserci il cuore, se non c'era il
traguardo del cuore: la felicità.
A questo link è possibile trovare il testo completo
https://it.clonline.org/pubblicazioni/video-dvd/spirto-gentil/spirto-gentil-brani-d-opera-2002
Certo don Giussani descrive benissimo
ciò che io non avrei potuto, non avendo avuto parole adeguate. Il
suo brano è più “colto” del mio – non voglio paragonare
Donizzetti con i pur bravi Pagliuca Tagliapietra e Dei Rossi – ma anche per lui il brano musicale è “laico”. Eppure il giovane seminarista
di canti religiosi penso che ne avesse sentiti tanti!!!
Il cammino di don Giussani sappiamo
quale fu. Il mio ... ehm, ma seguire le sue tracce è stato per
me importante. Per me dovevano passare ancora molti anni di domande dubbi e caos
di vario genere. (non è che siano finiti, ma li guardo in altro modo...)
Tornando a quei tempi, ricordo
benissimo che la Chiesa, o meglio il mondo cattolico occidentale, non si poneva “in primis” come portatore di risposte a
questa ricerca di significato, se personaggi illustri, da George
Harrison a Claudio Rocchi, a persone meno note, ricercavano queste
risposte nelle tradizioni orientali!