lunedì 24 marzo 2025

Gödel, Escher, Bach - 2 parte

 

Ritorno sul tema iniziato in questo post.

Avevo tirato giù il libro non tanto per incavolarmi di quanta “sapienza” ci fosse in quello che le “teste coronate” alias i C-suite pensavano fosse un lavoretto da ragazzi, purtroppo troppo ben pagati - ops “onerosi per l'azienda” - addirittura ben solo 5mila lire in meno di un supplente di matematica.... Ho già abbastanza rabbia se penso al mio passato.

Il problema era più serio. Ricordavo vagamente la critica che Douglas Hofstadter faceva a Bertrand Russell nel suo tentativo di risolvere il paradosso del barbiere, imponendo dei livelli gerarchici: il linguaggio non può parlare di se stesso, occorre un meta-linguaggio per parlare del linguaggio.

La memoria era offuscata e volevo affrontare l'argomento. Già qui avevoparlato di come il Dio aristotelico “causa prima” mi convincesse poco. Se Dio fosse solo questo, Möbius avrebbe dimostrato l'inesistenza di Dio.

Volevo affrontare certi temi che possono mandare in crisi certezze esistenziali, in un momento, non proprio di tranquillità, ma almeno non in situazioni che già loro mettono in crisi, per esempio dopo la diagnosi di un male inguaribile o la certezza di avere poco da vivere davanti a me.

Ho riletto il libro e l'ho trovato mediamente noioso. Ho già scritto di alcune cose positive nel mio post precedente, quando spiegava agli ignoranti le basi dell'informatica o sul tema dell'intelligenza artificiale. Mi sono imbattuto sul tema della ricorsività: le mani che si disegnano del quadro Escher possono esistere in quanto disegnate da Escher , ma Escher chi lo disegna? E così via.

Premetto di essere stato allievo di don Bonardello, prete e per noi professore di religione, ma prima e dopo questa sua esperienza, professore di scienze naturali. Bastavano quattro parole con lui per superare la visione scientista neo-positivista per cui c'era la progressione magia, religione, scienza. L'ignoranza porta ad una visione magica, la religione formalizza in modo colto questa ignoranza e la scienza spiega tutto cancellando le basi stesse di magia e religione.

Per don Bonardello invece, all'aumento conoscenza non corrisponde una riduzione dello spazio di Dio, ma anzi corrisponde un ulteriore opportunità per noi di cogliere la grandezza, la complessità e la bellezza dell' ”Essere”. Invece dal “rimpicciolire il suo spazio” ci impedisce di fare di Dio un idolo a misura della nostra immaginazione.

Dopo la rilettura di GEB ho notato che questa posizione, vera per le scienze fisiche, chimiche e biologiche... è vera anche per la logica e ciò che ad essa è connesso.


Ricordo quando avevo dodici anni mi avevano regalato un gioco del 15. Dopo averlo risolto, poi rimescolato e risolto un altro po' di volte, non so per quale motivo mi venne in mente di ordinare le tessere come indicato in figura. Non ci riuscivo. Passai alcuni pomeriggi a fare tentativi. Ok, le mie vacanze erano piuttosto noiose: quando facevo le medie, alla Foscolo, preferivo il periodo scolastico alle vacanze, quindi tutto sommato era stato un modo per impegnare il tempo. Ma il fatto di non riuscirci mi mise addosso una specie di angoscia. Lasciai perdere. Una decina d'anni dopo, in un corso all'università, come esempio di problemi risolvibili in modo automatico, ci fu il gioco del 15 e si partì dicendo che “non tutte le configurazioni sono possibili!”

Dio, è anche Dio delle scale di Escher, delle configurazioni irraggiungibili, delle sequenze di fonemi possibili ma prive di significato in qualsiasi lingua...

(forse un po' difficile da capire o per me da spiegare, ma è così)

domenica 16 marzo 2025

Gödel, Escher, Bach - 1 parte


Dopo circa quarant'anni, la scorsa estate mi sono preso la briga di prendere la scala per accedere allo scaffale più in alto, quello dei libri che non si consultano mai, per prendere la copia di Gödel, Escher, Bach” di Douglas Hofstadter e rileggermelo. 

Ricordo che a fine luglio ne parlai con un amico che reputo particolarmente colto ed erudito, se per caso l'avesse letto. Se lo ricordava e lo riteneva un testo molto pesante. Io invece, quando lo lessi quarant'anni fa circa, me lo ricordavo molto interessante. Ora l'ho trovato pesante anch'io, se iniziato nel luglio del 2024 l'ho terminato ai primi di marzo del 2025. Nel frattempo ho fatto anche altro! Il tempo che dedico alla lettura (poco!) l'ho condiviso con altri testi, ma la lettura in certi punti è stata molto impegnativa.

Le considerazioni finali sono su due ordini di argomenti.

Comincio da quello più facile, quello se vogliamo, moderatamente recriminatorio. Ne avevo già accennato qualcosa qui.

Mi ha fatto una certa impressione quanto si legge sul tema dell'Intelligenza Artificiale, tema tanto di moda oggi.

Nel 1979 avevo seguito il corso del prof. Torasso e poi tesi che apparteneva a quel vasto insieme di lavori sulla comprensione del parlato da parte del “sistema artificiale”. In particolare il mio lavoro partiva dall'idea che l'appartenenza allo stesso campo semantico del discorso in essere, “corregge” la comprensione della parola non ben riconosciuta. Esempio cretino che non c'era nella mia tesi: la parola mal capita che termina in "izione", se sono in un autofficina sarà più probabilmente “frizione”, dall'urologo sarà “minzione” ed in una scuola di recitazione “dizione”.

Purtroppo niente da fare come prospettive di lavoro. Non se ne vedevano applicazioni nel breve, mentre di “ragazzi che fanno il software” ce n'era bisogno.Come diceva Gualtiero Bertelli "tutto quello che hai studiato, qui da noi non serve a niente..."

Le “start-up” non andavano ancora di moda e se anche fossero andate non credo che la concorrenza degli evasori fiscali della Carnia e del Cuneese (per non parlare degli scassinatori) me l'avrebbe consentito (?? So quello che ho scritto!)

Tra le cose positive del testo è che si elencano diverse attività in cui il “sistema artificiale” esegue compiti che lasciano trasparire intelligenza. Quindi meglio “Intelligenze artificiali”, al plurale.

Oggi l' intelligenza che fa tanto scalpore è la possibilità di comunicazione usando le strutture del linguaggio umano (LLM). I risultati a molte domande sono analisi di quantità immense di dai, che allora non erano disponibili e se lo fossero stati non accessibili in tempi “real time” . Poi l'intelligenza da una risposta su basi statistiche, magari interessante se si tratta di condividere una radiografia ed aiutare il medico ad affinare la sua valutazione, ma idiota in molti altri casi.

Il problema più complesso che affronta il testo invece è la possibilità di una eventuale consapevolezza di se e autonomia di scelta da parte del sistema artificiale intelligente. Ma di questo ne parlerò in seguito. 

Sempre per stare nel tema recriminatorio che la lettura ha fatto emergere: quanta logica, filosofia, epistimologia c'è dietro (o dentro?) il lavoro dello sviluppo software! Non che Hofstadter la esaurisse, certo, ci sono altri temi che il testo non tocca. Ma diventa un momento recriminatorio perchè la vulgata vedeva "i ragazzi del software" come dei "tecnici" mentre era veramente tecnico chi produceva dei testi secondo certi schemi preconfezionati, come oggi fanno gli LLM, e diceva che quella era cultura umanistica!

La prossima puntata affronterò i temi più ardui. Ma proprio perchè sono ardui non so quando avrò il tempo per farlo e quanto li sviscererò

 

venerdì 14 marzo 2025

Guerra di condominio

 Stravolgo un po' la pianificazione di quello che avevo preventivato di pubblicare sul mio blog, per ragionare su di un episodio che mi è capitato giovedì sera in cui, ahimè , sono dovuto andare alla riunione del condominio del box del garage. 

Si è perso all'incirca un'ora di tempo per discutere sulla ripartizione dei consumi personali dell'energia elettrica per singolo box. Oggi ogni box ha il suo contatore e si dovrebbe inviare all'amministratore i dati della sua lettura. Ma se uno non li invia? O li invia erroneamente? Considerando il numero dei box ed il fatto che negli anni precedenti i valori dei consumi individuali erano risibili rispetto a quelli dell'ascensore, sbarre e cancelli automatici... (Ok non c'erano ancora le plug-in, ma adesso ci sono già? Quante? Boh?) insomma il tutto verteva su un valore di meno di 10 Euro pro capite l'anno.

Più onerosi erano altri lavori di messa in sicurezza imposti dai Vigili del Fuoco. Si trattava di decidere se richiedere la detrazione fiscale o no. La richiesta aveva un costo di segreteria che avrebbe annullato il ricavato di due anni su dieci, all'incirca. Ma per gli altri otto anni, a leggi vigenti ci sarebbe stato un recupero di una quindicina di euro. La maggioranza decide che per solo 15 Euro non valeva la pena richiederla.

I casi sono due:

O per l'italiano medio la matematica è proprio una materia ostica e può essere vero,  visto il dilagare del gioco d'azzardo o la creduloneria verso tanti politicanti.

Oppure quello che peggio è che l'astio supera l'interesse economico. Per la suddivisione dei contatori c'era chi sentiva la possibilità paranoica che qualcuno ci guadagnasse ingiustamente qualche euro a tue spese e allora la cosa era grave. Euro che la maggioranza era disposta a non avere se non li avessero avuti anche gli altri.

Si dice che le guerre sono fatte per interesse economico. Non sono d'accordo. Ok, nell'economia di guerra c'è chi ci guadagna, ma una società può guadagnare bene anche con commerci pacifici e la storia lo dimostra. A spingere per la guerra è qualcosa di peggio.

domenica 9 marzo 2025

Commento a due articoli - 3 parte

Continuo i miei commenti sul secondo articolo dei due molto interessanti pubblicati su "La Civiltà Cattolica" .

L'articolo spiega come questa eresia si sia diffusa anche oltre oceano, in Nigeria, in America Latina ed addirittura nella Cina Comunista.

Quello che vorrei sottolineare è come purtroppo questa eresia si fosse diffusa negli anni 50 e primi anni 60 anche in Italia e non attraverso sette bibliche finanziate da telepredicatori, ma si sia infiltrata dentro la Chiesa Cattolica stessa.

Il milieu culturale in cui sono cresciuto è purtroppo quello.

Contesto: ceti urbani, quindi lontani dalla religiosità tradizionale contadina, con i riti delle rogazioni, culto dei santi protettori dalle calamità naturali, santuari, ecc. ma era un ceto che doveva reinventarsi una nuova identità. Ceti piccolo-borghesi, generazione che era stata bambina o molto giovane durante la guerra e si era affacciata alla vita nel dopoguerra. Il dopoguerra portava con sé due elementi: grandi opportunità economiche per la “ricostruzione” e le elezioni del 1948 con una grande divisione tra “il fronte” e la DC. Premesso che con il senno di poi è meglio che il fronte non abbia vinto, questa vittoria ha portato in quella generazione un'associazione d'idee perversa:

Cattolici = DC = anticomunismo = Scelta Atlantica = USA = vittoria, perché siamo dalla parte giusta sia contro i fascisti, poveracci, che contro i cattivi comunisti.

E poi ancora USA = Ame­rican way of life = consumismo = film americani = possibilità di progredire cioè possedere la casa, la macchina, elettrodomestici, TV che ribadiva i messaggi consumisti, ferie, bei vestiti, ecc...

Essendo piccolo-borghesi erano spesso impiegati che avevano una valutazione individuale data dall'azienda, quindi erano individualmente in competizione ed assolutamente lontani dalla solidarietà di classe che era una cosa da “comunisti”.

In questo ragionamento si calava bene quanto dice l'articolo:

In alcune società in cui la meritocrazia è stata fatta coincidere con il livello socio-economico senza che si tenga conto delle enormi differenze di opportunità, questo «vangelo», che mette l’accento sulla fede come «merito» per ascendere nella scala sociale, risulta ingiusto e radicalmente anti-evangelico.

In generale, il fatto che vi siano ricchezza o benefici materiali ricade ancora una volta sull’esclusiva responsabilità del credente, e di conseguenza vi ricade anche la sua povertà o carenza di beni. La vittoria materiale colloca il credente in una posizione di superbia a causa della potenza della sua «fede». Al contrario, la povertà lo carica di una colpa doppiamente insopportabile: da una parte, egli considera che la sua fede non riesce a muovere le mani provvidenti di Dio; e, dall’altra, che la sua situazione miserabile è un’imposizione divina, una punizione inesorabile accettata con sottomissione.

Ma per ovviare a questa situazione, anche se non di povertà, ma almeno di impossibilità di correre su queste scale in salita, allora ecco le scorciatoie: raccomandazioni e piccole disonestà tollerate dalla società di allora.

Molte realtà di chiesa torinese, si erano trovate a “benedire” questa eresia, magari spaventate dai baffi di Stalin o comunque prive della sensibilità tale da coglierne l'errore.

Poi tutto questoatteggiamento è stato travolto, grazie a Dio, a partire dal Concilio.

Ci sono stati in campo cattolico molti critici, i “cattolici del dissenso” ma hanno criticato gli effetti, cioè posizioni poco etiche, come giustamente poteva fare qualsiasi agnostico,  senza scavare a fondo su cosa invece fosse alla base del cristianesimo. 

Ora mi sembra che la Chiesa abbia preso in mano saldamente il timone per lasciare marginali queste situazioni e d'altra parte le corsa sulle scale del consumismo ha dentro di sé delle forze di auto-distruttività che non la possono fare durare.

Penso di aver già toccato questi argomenti ed infatti ci sono anche molti link a post precedenti. Ma essermi trovato in un contesto simile è un tema che ha avuto un grande peso per la mia esistenza

giovedì 27 febbraio 2025

Commento a due articoli - 2 parte

 

Continuo l'analisi di quei due articoli su La civiltà cattolica che mi hanno colpito molto. Del primo ne ho già parlato qui. Ora tocca al secondo, la cui analisi la divido in due puntate: in questa segnalo alcune aporie generali, nella prossima descriverò come questa eresia mi ha toccato personalmente.

Premesso che un piccolissimo fondo di verità può starci: una vita morigerata può evitare alcune conseguenze negative, per esempio se ti ubriachi aumentano le probabilità di avere incidenti. Ma nulla esclude che anche se sei sobrio puoi venir coinvolto lo stesso in un incidente causato da un ubriaco. Superato ciò, la follia di questa posizione ideologica è veramente notevole.


Leggendo l'articolo mi è venuto in mente una delle prime attività di “volontariato” da pensionato, cioè andare a fare da “bidello – accoglienza visitatori” ad una mostra itinerante sul libro di Giobbe a cura di Padre Ignacio Carbajosa, che per un paio di settimane era allestita a Torino. Questo mi diede l'occasione per avvicinarmi ad un pezzo della Bibbia che non avevo mai approfondito. Già solo la meditazione di questo libro biblico, magari facendosi aiutare dal piccolo testo di Padre Nacho o altri, basta a rendere ridicola la posizione del “vangelo della prosperità”. Ridicola perché è quella dei cosiddetti “amici” di Giobbe che di fatto sono ridicoli nella loro drammaticità.

Anni fa lessi un libro molto interessante “The rise of Christianity” di Rodeny Stark. Non ricordo bene certi dettagli, ma descriveva da sociologo il diffondersi del cristianesimo dalla Pentecoste all'Editto di Milano.

Mi aveva colpito che secondo lui un grande aumento della diffusione del cristianesimo era causato dalla peste antonina. I motivi erano due. 

Il primo - non è quello che ci riguarda, ma è interessante - è che sebbene non fossero chiare le cause del male era evidente che fosse contagioso, per cui spesso i malati venivano lasciati soli. Alla mortalità propria del morbo, si aggiungeva la mortalità causata dell'abbandono del malato. I cristiani invece tendevano a non abbandonare amici e parenti: al malato appartenente ad una rete di relazioni cristiana, un piatto di zuppa arrivava, per dire. Questo faceva si che chi apparteneva ad una rete di cristiani, aveva più possibilità di beccarsi il morbo, ma minori di morirne per gli effetti secondari. 

L'altro motivo era ideologico. Nel paganesimo il “sacrificio”,  se il rituale era fatto bene, imprigionava il nume costringendolo ad usare la sua potenza per realizzare quanto richiesto dall'officiante. Per il cristiano invece la volontà di Dio non si può imprigionare: chiedere, affidarsi a Lui ok, ma senza un automatismo rituale -> ottenimento di quanto chiesto. Il morbo fece perdere fiducia nell'efficacia del rito quindi del sistema religioso pagano. Qui si ritorna al paganesimo. Dice il testo dell'articolo

Lo Spirito Santo viene limitato a un potere posto al servizio del benessere individuale. Gesù Cristo ha abbandonato il suo ruolo di Signore per trasformarsi in un debitore di ciascuna delle sue parole. Il Padre è ridotto «a una specie di fattorino cosmico (cosmic bellhop) che si occupa dei bisogni e dei desideri delle sue creature»

Ma se così anche questa religione si approssima alla fine, cioè a qualche "morbo" che dimostrerà l'inconsistenza del rito. (forse per questo tanti negazionisti?)

La terza considerazione riguarda le metastasi di tale pensiero oltre gli USA. L'articolo le descrive bene. Nel mio prossimo post, ne esaminerò una particolarmente cancerogena, ma qui vorrei soffermarmi su un dettaglio ridicolo.L'articolo cita libri dai titoli

Il potere del pensiero positivo,

Cambia i tuoi pensieri e tutto cambierà,

Guida per una vita in positivo.

Le leggi della prosperità.

Come essere un vincitore.

In Italia tempo fa andava di moda  “Le sette regole per avere successo” di tal Stephen Covey. In realtà il libro non è per niente stupido ed il titolo se tradotto meglio suonerebbe “Le sette regole per essere efficaci”: Si nota che l'autore ha un background religioso, ma più simile a Rousseau che al mondo di quell'articolo. Però tra il testo di Covey e quelli degli imbonitori di cui parla l'articolo, quante gradazioni ci sono state ad avere influenzato l' “ideologia” del management in Italia?

Ricordo benissimo certi “manager” ed uno in particolare, molto sensibili a certi aforismi e vanitosi della loro saggezza ritenuta superiore, ebbene erano utenti di qualche biblical snake oil salesman

martedì 25 febbraio 2025

Commento a due articoli - 1 parte

 

Ho letto due articoli su La civiltà cattolica che meritano molta attenzione e qualche considerazione 

eccone uno e qui l'altro 

 

Partiamo dal primo perchè il secondo merita un'analisi ulteriormente approfondita.

Ricordo nei primi anni '80 quando nei vari ambienti cattolici si parlava di società secolarizzata e simili, alcuni citavano tal André MalrauxIl XXI secolo o sarà religioso o non sarà”.

 Ad un quarto del XXI secolo pare che la religione sia un fenomeno molto presente, ma che faccia di tutto perché il secolo “non sia”.

 All'inizio del secolo l'attentato alle torri gemelle e il diffondersi del salafismo in tutte le sue varie sette e sotto-sette;

 Oggi abbiamo Kirill che parla di guerra santa ed espelle i preti del patriarcato di mosca che, giustamente, pregano e fanno pregare per la pace.

Folli seguaci di commentatori del talmud - ma indifferenti allo spirito della Torà – che sono al potere in Israele;

 L'India che era un crogiolo di religiosità generica, non solo per la presenza di musulmani, cristiani di vari riti, sikh, giainisti, mazdeisti... ma anche per la varietà e non sistematicità di quello che noi chiamiamo l'induismo, ed ora invece un potere che, non so con che fortuna, vorrebbe una normalizzazione anche dalla religione;

 il Partito Comunista Cinese che riabilita Confucio, il massimo del tradizionalismo...

 Quello che negli Stati Uniti era un fenomeno carsico arginato da una élite che pur riconoscendo la religiosità individuale e tenendo conto del suo peso elettorale, aveva le certe remore nell'esternare certe cose, invece oggi detta l'agenda politica. Quelli che Sir Arthur Conan Doyle  descriveva nel suo "Studio in Rosso" come pazzi violenti, oggi comandano in USA.

 


Tutte forme di atteggiamenti che se da un lato usano il campo semantico della religione, assolutamente non hanno nulla a che fare con il senso della trascendenza che alberga nel cuore umano. Invece sono strumenti per “inventare” identità di separazione dagli “altri” ovviamente cattivi. La religione “alla Durkheim”. E questi “religiosi” hanno le atomiche. Bei tempi quelli del secolarismo... invece

Il XXI secolo è religioso e non durerà (a meno di un miracolo!)

giovedì 20 febbraio 2025

Sic Transit Gloria Computātōriōrum – 4 puntata

 Personaggi ed interpreti.

Nei corso degli studi universitari ho sostenuto esami di matematica (e ne o aggiunto uno in più sperando … lasciamo perdere....) di fisica e alcuni tipicamente informatici.

 Negli esami matematici emergevano spesso nomi propri: i vari Cauchy, Lagrange, Fermat, Fourier... si aggiungevano ai Pitagora e Euclide già incontrati ai tempi delle scuole medie. Idem nei due esami di fisica incrociavamo i nomi di Faraday Maxwell ecc... mentre tutto il sapere informatico pareva costruito da invisibili formichine. Si applicava l'algebra di Bool e le leggi di De Morgan ma George Boole fu un logico che visse un secolo prima dei calcolatori e Augustus De Morgan fu pure lui un logico e quasi contemporaneo di Boole.

Nel più interessante tra tutti i corsi che ho seguito, cioè “Elaborazione dell'Informazione Non Numerica” tenuto dal compianto prof. Torasso e che trattava temi legati a quelli che oggi va di moda chiamare Intelligenza artificiale, compariva il nome di Noam Chomsky, filosofo e linguista, proprio sul tema delle augmented transition network, cioè sulla modellazione di strutture comunicative del linguaggio umano, insomma quelle che più di quarant'anni dopo vediamo in ChatGPT Deepseek e altri LLM che fanno gridare “Intelligenza artificiale!!” Ma appunto Chomsky era un linguista e il corso sebbene peculiare di informatica, trattava di dove l'informatica debordava un po' dai sui tradizionali (tradizionali per il 1979!) utilizzi e si apriva all'interdisciplinarità.

Il primo informatico vero di cui ho visto nome e cognome fu Per Brinch Hansen, citato nella tesi di laurea a proposito dei sistemi multiprocessori.

Ora, sul tema delle nuove tecnologie tutti citano il vari Mark Zuckerberg, Elon Musk, Jeff Bezos Peter Thiel e a Dio piacendo anche Bill Gates e Steve Jobs.

Premesso che i primi quattro e il decuius non penso abbiano mai scritto una riga di codice in vita loro, né fatto schemi di circuiti, ma solo usato conoscenze “laterali” e “pugni sui tavoli” per ottenere quello che hanno ottenuto. Bill Gates qualcosa di computer penso ne sapesse, siamo noi che non sappiamo come il suo MS/DOS che non era certo il massimo dei sistemi operativi che circolavano a quei tempi (inizio anni 80), possa essere diventato quasi uno standard “de facto”!

Il nome del nume è Linus Torvalds.

Volendo poi uno potrebbe aggiungere Richard Stallman, nonostante la stranezza del personaggio.


Per il resto l'informatica è fatta da anonimi, come le cattedrali del medioevo.

domenica 16 febbraio 2025

L'Identità Europea - Mia ultima lettura

 Ho letto questo libro perché conosco l'autore che pur con grandi differenze di età e di situazione sociologica, considero un amico.

Sono seicento pagine che spaziano dall'antica Grecia al 1914. Ma non è un testo di storia, anzi un po' di storia bisogna conoscerla per non perdersi. Nemmeno un testo di filosofia, seppur tocchi il pensiero nella sua evoluzione storica, né di letteratura seppur di letterati ne compaiano molti, e nemmeno di arte seppur ne parli in più circostanze e, questo a suo favore, un'arte giustamente considerata è la musica.

Non mi piace molto il titolo, perché ritengo l'identità europea come qualcosa di poco unitario: in questo testo compaiono molti 'mattoncini del lego' ma ne mancano altri. Salta Verdi, salta il fenomeno dei carnevali, e qualcosa in più sulla riforma e controriforma non mi sarebbe spiaciuto. Eppure anche aggiungendo paragrafi non sarebbero mai abbastanza ed un disegno univoco non sarebbe mai leggibile con chiarezza.

Con tutto ciò il libro è stata una lettura interessante. Ho saputo qualcosa in più del teatro greco, di Calderon de la Barca e di Goethe che conoscevo solo come flatus vocis, di Wagner, che comunque non mi ha fatto venire voglia di ascoltarne la musica.

Non si tratta mai solo di narrazioni, ma narrazioni con giudizi. A volte molto interessanti come a pag. 572 sulla musica, alcuni che condividevo già prima, come il fatto che la rivoluzione francese abbia portato a termine un processo di accentramento statuale iniziato con Luigi XIV, altri che presentano dei punti di vista su argomenti a me già noti, ma che non avevo mai esaminato in tal modo. Altri, su argomenti di cui ero ignorante.

Siccome l'autore ha trascorso molti anni della sua vita in attività didattiche, penso che il libro avrebbe potuto intitolarsi “Tutto quello che avrei voluto spiegare in classe ma non ho mai osato farlo” (probabilmente gli allievi non l'avrebbero capito!)

lunedì 10 febbraio 2025

Sic Transit Gloria Computātōriōrum – 3 puntata

 Il ritorno del terminale

Tanti anni fa c'erano computer molto grossi. Quelli che venivano chiamati “mini” quali il PDP11 e HP1000 avevano le dimensioni di un frigorifero. Gli altri, detti anche Mainframe (tipo gli IBM 370) erano molto più ingombranti ...


A questi computer erano solitamente collegati una o più stampanti, delle unità disco (ricordo che per portare 10 mega nel 1984 ho usato la borsa che adoperavo abitualmente per andare in piscina) a volte una unità a nastro, una telescrivente che fungeva il più delle volte da consolle del sistema e dei cosiddetti “terminali” cioè video a raggi catodici con 24 righe e 80 colonne (ma si poteva anche settare a 132, però la lettura non era un granché) ed una tastiera alfanumerica. Tipico il VT100. L'interazione con il computer avveniva attraverso questi terminali.

Dalla la metà degli anni 80 ho incontrato i terminal server vale a dire dei computer a cui erano collegati molti terminali sparsi per l'azienda e a loro volta collegati in “local area network” con diversi mini elaboratori, per lo più VAX11 della Digital. Andavi al terminale e ti collegavi, tramite il terminal server con il computer a cui dovevi connetterti.

Ricordo il piacere dei primi personal computer: avere tutto qui! Sviluppare, installare, configurare… Poi pian pianino i PC si sono connessi sempre più in rete, ma questa è un'altra puntata.

Ora vanno di moda gli smartphone su cui gli utenti si “attaccano” a computer sparsi per ogni dove nel mondo. Quando scarichi l'app nella maggior parte dei casi scarichi il layout delle parti fisse, e quando l'attivi avviene lo scambio dei dati variabili... ma davvero?? Oppure gira qualcosa a tua insaputa?

Boh? Comunque questo allontanarsi dalla “vera” CPU mi ha fatto ritornare indietro di anni. Lo smartphone è un device, come la stampante o appunto il terminale. A volte mi viene proprio da chiamarlo “il terminale

mercoledì 5 febbraio 2025

Brani significativi di musica "alta"

 


Lascio per un momento la mia veste di quasi pioniere dell'informatica e mi rimetto quella di musicista da strada: torno a parlare di musica.

Come si evince da questo post, io sono piuttosto di basso livello, un grezzo un pacu dal punto di vista musicale. In effetti nella mia vita sono stati molto importanti certi brani di musica cosiddetta leggera. Sebbene in misura minore, però ci sono stati dei brani di musica “alta” per me molto significativi. Quella che segue non è una classifica in ordine di bellezza, ma appunto un elenco di brani significativi

Alove supreme – John Coltrane

Mi fa piacere che in un'intervista il vescovo di Imola, che io conobbi in gioventù quando non era ancora neppure prete, apprezzi Coltrane! Da un vescovo, anche se mio coetaneo, uno immagina che apprezzi Bach, Palestrina, Monteverdi... invece! 

In realtà quel brano l'ho conosciuto attraverso un mio compagno di classe che aveva il disco di Carlos Santana & John McLaughlin  Love Devotion Surrender e leggendo il nome dei brani del disco, mi imbattei in quello di cui volli sentire la versione originale.

 J.S. Bach Cantata BWV 4 Christ lag in Todes Banden

Anche questo brano musicale lo devo a due miei compagni di liceo, che entrambi amavano Bach ed avevano il disco con allegata la partitura. 

 Keith Jarrett – The Köln Concert

 Notevole!! Non aggiungo commenti.

Gioacchino Rossini - Il barbiere di Siviglia

Non amo la lirica, ma quest'opera mi piace tantissimo. Ha avuto su di me un effetto antidepressivo notevole. Evito di raccontare quando per non scendere in particolari troppo intimi. Sta di fatto che fu il primo CD che ho comprato, nella versione di Claudio Abbado.

W.A. Mozart - Il flauto magico

Anche qui siamo lontani dall'opera lirica "melodrammatica" Una fiaba a cui sono stati dati mille significati e quindi noi ascoltatori siamo liberi di ascoltare frammenti di musica stupenda liberi da intrepretazioni. Bello il fatto che  i recitativi che a mio giudizio (ok di persona di bassa cultura!) rendono noiosa e sgradevole l'opera lirica, siano sostituiti da testi letti .

J.S. Bach Erbarme dich, mein Gott dalla passione secondo Matteo.

Non ho presente un brano che esprima meglio il dolore per il male che io ho fatto ma soprattutto per il bene che non ho fatto

martedì 28 gennaio 2025

Sic Transit Gloria Computātōriōrum – 2 puntata

 In questo post la premessa

La memoria

 Non c'entra nulla questa canzone anche se ogni tanto fa piacere ascoltarla. Veniamo al dunque

Come tutti sanno c'era il linguaggio Assembler, diverso per ogni tipo di Computer ed orientato all'architettura fisica della macchina, ed i linguaggi di livello più elevato (ah! Ah!) del tipo Fortran Cobol, Pascal che in teoria potevano essere scritti indipendentemente dal computer su cui sarebbero dovuti essere eseguiti: venivano dati in pasto a degli appositi programmi specifici del computer ospite che ne leggeva il sorgente e mediante il compilatore produceva il “codice oggetto” ed il linker che creava l'eseguibile. C'erano poi i linguaggi “interpretati” ma non ne parlo ora.

Ebbene supponiamo che in un linguaggio simil Fortran si fosse dovuto definire un vettore di 100 interi e nella diciamo 3 posizione mettere un certo valore, diciamo 47, invece di fare

DIMENSION INTEGER IARRAY(100)

e poi nel codice

IARRAY(3)=47


conveniva fare

DIMENSION INTEGER IARRAY(100)

INTEGER IPIPPO

EQUIVALENCE (IPIPPO, IARRAY(3))

e nel codice scrivere

IPIPPO =47


Trucchetti di questo genere permettevano di avere dei codici oggetto e di conseguenza degli eseguibili di qualche byte più corti, evitando la sgradevole segnalazione : Illegal memory size o simili che rendevano l'eseguibile non eseguibile.

Ora se penso a questi giochetti o altre simile amenità per risparmiare qualche byte di memoria e leggo che si costruiscono centrali elettriche per alimentare data center ... OK questi dati contengono informazioni importanti, che possono permettere di agevolare il lavoro di un ecografista o avvisare gli utenti della strada su intoppi momentanei, ma contengono anche le foto e i video che la casalinga di Voghera fa al suo piatto di risotto ai peperoni o il selfie che il signor Chu Chan Cho si fa davanti al Colosseo, i video di gattini che mangiano…. 

Allora contengano anche le mie considerazioni, poco interessanti per la maggior parte della gente!