venerdì 25 agosto 2023

Gli dei “semplicemente” non esistono o sono diavoli?

 

Domanda che potrebbe sembrare oziosa, ma in questo periodo per me ha una grande rilevanza. Ho una risposta che viene quasi dalla formulazione della domanda stessa. Per puro sfizio ho provato a porla a chatGPT 3.5 e la risposta è stata questa.

 


Vediamo alla mia risposta, quella contenuta in qualche modo nella domanda stessa.

Etimologicamente la parola diavolo deriva da “calunniatore” a sua volta da (der. di διαβάλλω «gettare attraverso, calunniare»), in qualche modo un essere legato alla menzogna. Quindi il fatto stesso di attribuire esistenza e culto, cioè azioni finalizzate ad esaudire i dettami di entità non esistenti autonomamente, ma solo frutto di una “narrazione” o “costruzione”, è una forma di menzogna e quindi di “diavolo”.

La falsità della religione è una tematica particolarmente importante per me oggi per vari motivi.

Uno è contenuto in questo mio vecchiopost A cui ci sarebbe molto da aggiungere....

Un altro: la lettura di un articolo di Luigino Bruni su Avvenire in cui “redarguiva” la Chiesa di aver “battezzato” troppo facilmente riti agresti pagani. È vero, è importante l'inculturazione, il parlare con il linguaggio dei popoli da evangelizzare, valorizzare i semi di verità in ogni tradizione, il non imporre un modello culturale ecc... ma non si può tralasciare o trascurare il cambio di prospettiva portato dal Cristianesimo. Purtoppo la chiesa o certe sue gerarchie hanno preferito avere "chiese piene" e processioni affollate che insegnare il modo nuovo di guardare l'esistenza donato dalla presenza di Gesù. 

Un altro: E' la quarta volte che affronto il testo “Il Senso Religioso” di don Giussani. Testo che innanzitutto esalta la ragione umana, tutt'altro che un “fideismo acritico”. Sono passati più di quarant'anni dal primo impatto, sono cambiato io, è cambiata la situazione sociale in cui don Giussani aveva scritto il testo. Non solo perchè nel "processo della conoscenza" si inseriscono le cosiddette "intelligenze artificiali" (notare il plurale!). Ma anche perchè dopo lo scientismo ed il riduzionismo materialista in voga nel periodo in cui naque quel testo e fino agli anni 70, nella nostra società, a partire dagli anni 80, si è diffuso una pseudo religiosità stile new-age, per poi finire in un bigottismo di credenze in bolle autoreferenziali.... senza contare la religione del consumismo che cambia il nome agli idoli, velocemente, al passo della moda. Uno dei punti a cui devo fare attenzione è che il mio cristianesimo non sia un "paganesimo battezzato" come diceva Bruni.

Altri spunti: il sedicente laico Recalcati ricorda che nell'antico testamento il problema dell'ateismo non si pone: il nemico è l'idoltria.

 Nella predica sentita ieri, il sacerdote ha detto che Gesù era andato con i discepoli a Cesarea di Filippo, il centro più "ellenistico" della Palestina. Lì sorgevano molti templi pagani, anche a divinità "infere". In quel contesto il "NON PREVALEBUNT" di Gesù assume un significato ben più forte che se fosse stato detto in altri luoghi.

venerdì 11 agosto 2023

Quando c'era la cortina di ferro - 2 recensione

 

continuo quanto scrissi qui. ma questa è una recensione di carattere più personale


Ero stato a sentire la presentazione del libro, tenuta da due di coloro che avevano scritto le loro testimonianze.

Entrambi li avevo già conosciuti più di quarant'anni d'anni fa, io giovincello e loro “esperti”. Non ricordo bene i dettagli, ma l'incontro era per motivi “tecnologici” : Carlo Buora è un ingegnere, Franco Realini un chimico. Ricordo che ero con un'amica e questa vedendo Buora disse, sottovoce, “Che figooo!” in effetti era un bell'uomo. Alla presentazione era ancora un bel vecchio, canuto, con un bel portamento, ma ogni tanto, quando parlava, si inceppava: la parola che avrebbe voluto dire stentava a venire in mente.

Realini era già brutto da giovane e la vecchia non aveva il materiale per infierire più di tanto. Ma mentre parlava, fluidamente e con la solita verve, quando non gesticolava, la mano che avrebbe dovuto essere ferma, tremava. 

Ho avuto un senso di ribellione all'avvicinarsi della vecchiaia!

Quella era la generazione dei “giovani” ai tempi in cui ero ragazzo e vedevo come possibili predecessori in un itinerario esistenziale che avrei percorso anch'io. A volte vedevo strade da evitare, altre bramavo dalla voglia di crescere per diventare “giovane” anch'io.

Adesso mi precedono nella vecchia!

Ma leggendo il libro, che sprigionava un gusto di vita fatto di  incontri, novità, ricerca esistenziale e una certa dose di ingenuità, mi è venuta ancora più rabbia, per non aver vissuto la giovinezza quanto avrei voluto. Una giovinezza in qualche modo negata, vietata e vissuta solo in interstizi guadagnati a fatica.

Ora, in questo poco tempo che mi rimane vorrei proprio viverla a fondo con la profondità esistenziale con cui all'inizio della messa di una volta dicevano:

Ad Deum qui lætíficat iuventútem meam

Su quel tema ci sono ancora cose mi rattristano a fondo, ma sono troppo personali....

giovedì 10 agosto 2023

Quando c'era la cortina di ferro - 1 recensione

 Non ho trovato su goodreads.com il modo per recensire una delle mie letture estive. Sono costretto a farlo sul mio blog. Devo dividerlo in due parti.

Quando c'era la cortina di ferro 

Il libro è una raccolta di testimonianze relative agli incontri che a partire dalla seconda metà degli anni 60, alcuni giovani - poco più che ventenni che avevano scoperto il fascino del cristianesimo seguendo don Giussani - avevano fatto con delle altre realtà cattoliche nell'Europa centrale e orientale, allora sotto la “cortina di ferro”

Le testimonianze sono di diversi autori; si svolgono in un arco temporale molto lungo, poco più di vent'anni; trattano di diversi paesi, tutti accomunati  dal fatto di essere sotto il“regime comunista”.

Alcune cose mi hanno colpito:

  • L'atteggiamento dei partecipanti. Andavano per “incontrare e fare compagnia” a questi altri cristiani. Pur conoscendo personalità veramente eccezionali, nessuna idealizzazione e nemmeno, negli anni successivi in cui molti dei narratori sono appartenenti al movimento Comunione e Liberazione, nessun “proselitismo” o “colonizzazione religiosa”.
  • I racconti di certi viaggi un po' assurdi ed avventurosi, risolti grazie alla gentilezza ospitale di qualcuno incontrato a vlte per caso. Situazioni simili sono capitate anche a me, sebbene andassi per lavoro in URSS.

  • La Jugoslavia, che fu meta soprattutto dei primi periodi, sebbene non appartenesse al “Patto di Varsavia” e si tenesse a debita distanza dall'URSS, era comunque un regime parecchio autoritario.

  • La Polonia. Ai polacchi ultimamente non fregava nulla del discorso ideologico “comunismo o anti-comunismo”: si sentivano “colonizzati” dai russi. Molti di coloro che raccontano, sapevano un po' di russo e sapevano che nel curriculum scolastico dei polacchi rientrava il russo. Pensavano di usare quesa conoscenza. Invece guai a loro tentare di comunicare in russo con i polacchi: spesso si offendevano o comunque preferivano usare altre lingue.

  • La Cecoslovacchia. Taglio i brani sull'invasione. Mi hanno fatto un'impressione incredibile, soprattutto le descrizioni Praga: un posto bellissimo, abitato da gente colta, in un clima di vita incredibilmente difficile.

  • La Polonia, ancora: la figura di padre Franciszek Blachnicki . Pur essendo sotto un regime ufficialmente ateo, nella società polacca il cattolicesimo aveva un gran seguito ma per lo più formale, senza che il messaggio cristiano dicesse nulla alla vita concreta. Egli si accorse di questo. La sua opera, tra mille difficoltà fu per aiutare la gente, soprattutto i giovani, a vedere nella fede cristiana una via per rispondere alle domande fondamentali. Le sua figura era così popolare e capace di aggregare, che ebbe molte difficoltà causate dal regime. Morì quasi certamente per avvelenamento.

    (contina con osservazioni più personali)


sabato 1 luglio 2023

Quello che mi resta (di 10 Euro)

 

Ribadisco che il lavoro povero sia un problema grave. É positivo che ci siano forze politiche se ne rendano conto e vogliano ovviare alla situazione. Come ho già scritto qui, ho forti perplessità che la soluzione sia quella di “agire sugli output” e non sulla catena di cause.

Ora però vorrei aggiungere un elemento. Il problema non è tanto quanto “incasso” ma cosa posso fare con quello che incasso.

È ben diverso se, avendo necessità di una radiografia, posso ottenerla pagando solo il ticket al SSN oppure, per evitare attese improponibili devo “andare privatamente” con prezzi più cari!

Se ho bambini piccoli, quanto mi costa gestire la loro sorveglianza/cura in mia assenza?

Quanto mi costa “raggiungere fisicamente” il luogo di lavoro? Ricordo che nel 1999 si parlava di Mobility Management. Che se ne è fatto?

Quanto mi costa abitare in luoghi comodi al lavoro?

Su quest'ultimo tema vorrei citare un fatto personale: disoccupato cinquantanovenne, troppo giovane per la pensione e troppo vecchio per i recruiter, trovai un posto interessante ma a più di 500km da dove vivevo. Se fossi stato un ragazzo che voleva andar via di casa, sarebbe stato ottimo! Ma sposato con una moglie con un lavoro a presso Torino e casa a Torino, avrei dovuto pagarmi una ulteriore residenza in quella città: lo stipendio propostomi non diventava più competitivo.

Sempre su questo tema cito un fatto che mi ha lasciato perplesso sull'intelligenza delle persone. L'imprenditore di un notissimo locale di Venezia si lamentava su un noto giornale italiano, di non trovare personale ed incolpava il “reddito di cittadinanza”. A parte il buon senso che per lavorare in un locale simile occorre almeno una buona conoscenza dell'inglese ed altri skill, non certo da percettori RdC. A parte altre sciocchezze non fermate da chi intervistava, lo sanno anche i cani che Venezia è un “case study” di città spopolata di residenti per “colpa” del turismo, di AirBnb e anche nei dintorni non è facile trovare casa! A Torino esiste un piccolo quartiere detto “Villaggio Leumann” fatto costruire dall'imprenditore Napoleone Leumann per coloro che lavoravano nella sua azienda. Girando poi per la città, si trovano alcuni palazzi che la toponomastica popolare chiama “case Fiat”. Se questo signore cercava dipendenti magari poteva, consorziandosi con altri imprenditori, cercare luoghi abitativi.


Comunque bene combattere il lavoro povero, ma occorre

  1. Capire e agire sulle cause del lavoro povero.

  2. È povero se il contesto lo rende povero.

     

    sigla

lunedì 19 giugno 2023

Anche lo Yoga non è più quello di una volta

 

Ho lasciato perdere, con molto dispiacere, un corso di yoga che mi ha veramente deluso.

Avevo iniziato a praticare yoga, se ben ricordo, nel 1979 e allora mia aveva entusiasmato. Poi avevo smesso e ripreso ad intervalli di anni. L'ultimo impatto è stato assolutamente sgradevole.

Innanzitutto lo yoga mi aveva colpito per la sua essenzialità, bastava un piccolo spazio ed essere vestiti comodi: ora ci sono i mattoncini, le cinghie... boh? Andaiamo con ordine.

Avevo iniziato yoga presso l'associazione Italo-indiana. I corsi erano tenuti da indiani. Per me voleva dire scoprire un altro mondo e un altro modo di guardare alla realtà. Un modo fuori dagli schemi meccanicistici dell'occidente. Soprattutto era un modo diverso di guardare a quella macchina inefficiente che era il mio corpo: non sufficientemente alta, non sufficientemente veloce, non sufficientemente forte... con lo yoga il mio corpo non era più una macchina ma è parte di me! Una scoperta fantastica! Già da ragazzino, non so per quale motivo, ero stato visitato dal dott. Marcel Hutter. Non che i genitori mi avessero portato volutamente da lui, forse sostituiva qualcuno o rilasciava qualche certificato, infatti non lo vidi più. Il dottore mi disse di non dar troppo peso a quanto dicono di me i genitori, sulla mia inadeguatezza ai loro schemi, di fregarmene. Fu un' illuminazione, la caduta di un peso! Ma fu solo la pars destruens. Lo yoga mi aveva aiutato ad accettarmi, a ringraziare Dio di avermi creato: così. Tutto sommato belloccio.

Non voluti casi della vita, mi hanno costretto a smettere.  Ho poi ripreso lo Yoga molti anni dopo, ma dopo un po' di anni ho smesso perché l'insegnate era troppo attratto dalle varie correnti new age. Era molto bravo come insegnante di yoga, ma guadagnava di più con corsi di rei-ki e altre ciarlatanerie. Nei primi tempi i suoi momenti di yoga erano veramente belli, ma poi scivolava sempre più in digressioni da “rubrica della psicologa” del settimanale di ricette culinarie.

Nella scuola dove insegnava mia moglie si tenevano corsi di Yoga per insegnanti stressati, ma aperti anche ai famigliari. Mi aggregai. Ebbi un'impressione buona, ma il covid pose fine al breve periodo.

Recentemente nuovo corso da un'altra parte e grande delusione. Yoga dei mattoncini. Yoga performante. Ma quello che maggiormente mi lascia perplesso nel nuovo yoga è che mira all'esatto contrario:

Che io sappia Yoga ha la stessa etimologia sanscrita dell'italiano (l'attuale latino) “giogo” cioè unione. Invece nell'ultimo corso veniva proposto di rimanere concentrati su proprio respiro di non pensare a cosa dovrò fare dopo ecc... cioè “staccarmi”. Invece anche i miei pensieri, le mie preoccupazioni, la mia rabbia e la mia contentezza il mio affetto sono tutto parte di me. Non voglio perdere nulla, ma come nel primo yoga, quello degli indiani, valorizzare tutto. E poi perchè staccare? Così l'io-macchina recupererà energie per migliori performance: Blah!

 

 

 

 

sabato 13 maggio 2023

10 € di Antonio Ferrer.

 


Stavo scrivendo questa ri-lettura per nulla letteraria  (vedi figura) dei Promessi Sposi e mentre analizzavo il comportamento di Antonio Ferrer a proposito del calmiere sul prezzo del pane, mi è scattato un lampo che vorrei condividere. La colpa di Ferrer è quella di aver “agito sugli output” senza aver analizzato e corretto ove possibile tutto il processo che porta alla distribuzione del cibo. Invece l'agire sugli output porterà, nel romanzo, a dei problemi ulteriori.

Analogamente un grave problema attuale è il Lavoro povero. Cioè lavori, spesso utili, ma che non permettono di uscire dalla povertà pur lavorando.

Tra quelli che si rendono conto del problema e vorrebbero trovare una soluzione, molti propongono il salario minimo a 10 euro. Ottimo che esistano forze politiche, purtroppo minoritarie, che si rendano conto del problema, ma non rischiamo di fare come Antonio Ferrer? Cerchiamo anche di capire la cause.

Mi piacerebbe l'intervento di qualche sociologo. Io ho solo sensazioni, non ho dati quantitativi.

Ne butto lì alcune:

Le grandi catene al posto dei piccoli negozi . A parità di clientela totale e la somma delle merci vendute, i negozi davano stipendi da “piccola borghesia / alto proletariato” a chi ci lavorava. I profitti delle catene vengono divisi tra azionisti, qualche manager, qualche impiegato medio e tanta manovalanza.

Anche la moda dei sub-appalti, spesso a cascata,  in vari settori contribuisce a questo.

Agli inizi della mia carriera le software house lavoravano spesso su progetti chiavi in mano e solo alcuni in body-rental. Ora, dal sentore che ho, troppe software-house sono diventate agenzie di caporalato.

    Apro la sfida!

giovedì 27 aprile 2023

Mix tra Neil Young, Gipo Farassino e Zygmunt Bauman

Qui ho fatto una marmellata!

Ho notato che il titolo "Long may you run" , titolo di una vecchia canzone di Neil Young, ha quasi la stessa metrica di "Cor nen, va pian" titolo di una vecchia canzone di Gipo Farassino. Ho semplificato leggermente la musica di Neil Youg facendola diventare una specie di polka, ho piemontesizzato il testo.

Bisogna immaginarsi negli anni 80, quando non esistevano i GPS, c'erano i mangianastri, e il progresso degli anni del benessere mostrava le prime crepe.Quelle poche righe di Zygmunt Bauman spiegano il concetto.

 Peccato l'esecuzione non sia un grnachè, quando avrò tempo la rifaccio.


Testo in piemontese
(grafia incerta)

Dop 'd la cerimonia as và a fè disnè
ma l'agriturismo ën doua a l'è ? 
"Mi sai la strà: steme da press"
"Cor nen va pian"

Cor nen va pian,  cor nen va pian
 che coj darera a 's perdo
e se ti 't voesto andè pì lontan
cor nen va pian
 
Fè torna ste straiole tra le vigne e i prà
na vòlta ën bici e adess ën setà
Dal mangianastri a jè Gipo a cantè
cor nen va pian

Cor nen va pian (...)

 

Sempre pì 'n pressa sempre pì strac
t' a smia d'esse mai bogià
se ët vade fort 't ancòrse nen
se sbaglie strà

Cor nen va pian (...)

Cor nen va pian,  cor nen va pian
 che coj darera a 's perdo
adess che la pressa a l'è pess che la fam
cor nen va pian

 Traduzione Italiana

Dopo la  cerimonia si va a far pranzo
ma l'agriturismo dov'è
"Io so la strada, statemi dietro"
"Non  correre, va piano"
 
Non correre, va piano; non correre, va piano
che quelli dietro si perdono
e se vuoi andare più lontano
non correre, va piano

Far di nuovo quelle stradicciole tra le vigne e i prati
una volta in bici e adesso seduto 
da mangianastri che c'è Gipo che canta
"Cor nen va pian"

Non correre, va piano; non correre, va piano (ecc..)

Sempre più in fretta, sempre più stanco
e ti sembra di non esserti mai mosso
se vai forte non ti accorgi
se sbagli strada

Non correre, va piano; non correre, va piano (ecc..)
 
Non correre, va piano; non correre, va piano
che quelli dietro si perdono
adesso che la fretta è peggio della fame
non correre, va piano
 
 

giovedì 20 aprile 2023

Cantata sul balcone ai tempi del Covid

Ai tempi del Covid avevo fatto questa canzone, liberamente ispirata a "The Times They Are a-Changin' di Bob Dylan

In realtà l'ispirazione mi era venuta mentre andavo a suonare in un parco. Vedevo dei vecchi che chiacchieravano seduti su una panchina e pensavo alla polisemia piemontese della parola banca che vuol dire banca come in italiano, ma anche panca o panchina del parco. Inoltre l'espressione "bate ël cul 'sla pera" vuol dire anche fare fallimento, andare a rotoli economicamente, oltre che quello che indica fisicamente.

Testo 

(ammetto che la mia grafia piemontese è approssimativa)

 Madame e monsu che  v'ëncrde arivà

e 'nsima 'dna banca voi seve ënsetà
ël arpos a fà bin, ma esagerè nen
la strà a l'è ancora longa !
Bogeve le ciape e aoseve ën pè
perchè ij temp a cambio torna
 
E voi bogia-nen e voi berboton
che 'v seve ficave për tuti i canton
piantela ëd rumiè, chitè ëd cristonè 
ëncaminè a guardeve ën torn:
distopeve le orije e ëmparè a scotè
perchè ij temp a cambio torna

Ma ël temp cos' a l'è? E già che lo sai!
basta mac che niun ëm lo ciama
Nosgnor a l'ha falo ënsema ël mond
a l'ha nen crealo prima
Mac për l'amor ij son stait ën ritard
Ma ij temp a torno ancora!
 
ël temp a l'è òr, a diso tuti parei
ma la mòrt a veul nen i sòld për scusa
nè coi re nè coi general
la mòrt ha l'ha niun risgoard
Mac  për l'Amor val la pen-a 'd ruschè
quand che ij temp a cambio torna!
 
Madame e monso che seve ënsetà
'v 'n ancòrse nen  che la banca a talòcia
'v arcordo ch' a l'è nen pròpe bel 
volè giù e bate ël cul ën 's na pera 
Bogeve le ciape e aoseve ën pè
perchè ij temp a cambio torna

Traduzione in italiano

Signore e signori che credete di essere arrivati
e sopra una banca/panca voi siete seduti
il riposo fa bene, ma non esagerate!
La strada è ancora lunga
Muovete le chiappe e alzatevi in piedi
Perché i tempi cambiano di nuovo

E voi bogia-nen (intraducibile) e voi brontoloni
che vi siete messi in tutti gli angoli
smettetela di ruminare, cessate di bestemmiare
cominciate a guardarvi attorno
disotturatevi le orecchie e imparate ad ascoltare
Perché i tempi cambiano di nuovo

Ma il tempo che cos'è? E già che lo so!
Basta solo che nessuno me lo chieda
Iddio l'ha fatto insieme al mondo
Non l'ha creato prima
Soltanto per l'Amore sono stato in ritardo
ma i tempi ritornano ancora!

Il tempo è oro! dicono tutti così
ma la morte non vuole i soldi per scusa
nè col Re nè con i generali,
la morte ha nessun riguardo
Solo per Amore val la pena impegnarsi
Quando i tempi cambiano di nuovo

Signore e signori che siete seduti
non vi accorgete che la banca/panca è instabile?
Vi ricordo che non è proprio bello
volare giù e fare fallimento / battere il culo sulla pietra
Muovete le chiappe, alzatevi in piedi
Perché i tempi cambiano di nuovo

Riferimenti
La prima, seconda e quinta strofa sono totalmente di mia invenzione, la terza si riferisce al discorso sull'essenza del tempo di Sant'Agostino, la quarta alla canzone Barun Litrun


 




 

mercoledì 1 marzo 2023

Fatui Rancori - Caterina Caselli, antidoto dell'Amaro Cora

 Anni fa avevo iniziato a scrivere una specie di autobiografia, ma strutturara in modo da citare direttamente o indirettamente la musica cosiddetta "leggera" che ha accompaganto la mia infanzia e la mia giovinezza. Ho lasciato perdere, ma alcuni passi li rendo pubblici in questo blog

Caterina Caselli, antidoto dell'Amaro Cora.

Oggi ci preoccupiamo che le immagini di violenza e sesso trasmesse dai media impressionino e turbino i bambini. Giusta preoccupazione. Nei primi anni 60 quel che la TV trasmetteva era passato al vaglio di una fitta rete di censure e autocensure. Eppure ci fu un Carosello che mi causò quasi un trauma infantile: la pubblicità dell'Amaro Cora. La scenetta era interpretata da un'attrice che doveva essere piuttosto avvenente, ma completamente oca. Io che della "donna" in astratto non avevo già una idea molto positiva, forse perché andavo a scuola dalle suore ...omissis... ero sconvolto, terrorizzato all'idea di poter sposare, attratto dalla bellezza, una donna così stupida. Ma il terrore del rapporto con la donna in qualche modo metteva in crisi il ruolo di maschio, ulteriormente penalizzato dalla mia incapacità di giocare e addirittura di capire il calcio, allora il gioco maschile per eccellenza omissis...

Fu sempre il sistema dai media, radio e TV, a lanciare alla mia psiche un'ancora di salvezza... "All'improvviso arrivi tu!" Non posso affermare che a 11 anni fossi innamorato di Caterina Caselli, perché le sensazioni degli 11 anni erano diversissime da quelli che avrei provato qualche anno dopo. Caterina Caselli rappresentava un modello positivo di donna. Bella, ma non una donna fatale, non un donna che attrae ed irretisce. Caterina cantando aveva lo sguardo lungo, non puntava dritto come volesse interpellarti. Mi piaceva la sua voce, la sua carica di vita. Anche Rita Pavone non era una vamp ed era piena di energia, ma aveva l'atteggiamento della classica ragazza più grande rompiscatole che se c'è un gioco cretino lo propone sempre "Su! Su facciamolo tutti insieme! IO sono quella che dice "L'orologio di Milano fa Tic-tac! ...Ah tu ti stavi muovendo!!..."

Caterina Caselli invece era perfetta. Se avessi avuto una sorella maggiore avrei voluto che fosse stata lei.

La sua canzone per me più significativa: "Sono bugiarda". Mi esaltavano quegli accordi di Hammond. Il titolo e poi il testo aprirono la mia mente. Non sapevo ancora cosa fosse un paradosso, ne il paradosso del mentitore in particolare e la riformulazione di questo stesso fatta da Buridano, mai sentito parlare dei Koan dei monaci zen, meno che mai del Terorema di Goedel ed altre piacevolezze, semplicemente la frase "Io sono bugiarda" diede un energico colpo di manovella alle sinapsi che il mio cervello adibiva alla logica.

Il testo: in seguito approfondii questo tema con una canzone strutturalmente analoga anche se più colta, poetica e circostanziata "Il testamento di Tito" di De Andrè.

Posso avere tutte le teorie che voglio, fin che sono astratte. Ma quando "all'improvviso arrivi tu", davanti ad una presenza concreta le teorie vanno a farsi.... La legge, articolo per articolo si può smontare, dimostrare che è ingiusta o inadeguata, solo davanti a "Quel Nazareno”, “quell'uomo che muore/madre ho imparato l'amore”

mercoledì 15 febbraio 2023

Sanremo 2023

 Da anni non seguo più il festival di Sanremo.

Ricordo quando ero bambino di aver visto un festival di Sanremo in cui avevano invitato Louis Armstrong e sono stato veramente colpito: come vedere giocare Maradona in una partita tra scapoli e ammogliati. Ho capito che la musica era da un'altra parte. (Poi mi sono ricreduto, c'era del buono anche nella cosiddetta musica leggera)

Non ho mai concepito una competizione tra canzoni. Un po' perchè non amo la competizione in generale, un po' perchè la musica ti regala emozioni legati a certi momenti, che in altri stati d'animo ti possono dire poco.

Concordo totalmente con il personaggio di Nichetti che si è addormentato guardando il festival di Sanremo ed ha dorminto vent'anni. 

Non ho mai amato l'iltaliume pippobaudesco  che il festival rappresenta.

Quando ho saputo del ventilato intervento di Zelensky ho scritto una lettera al giornale Avvenire, perchè se è vero che "anche i Russi guardano Sanremo" e se è vero che l'obiettivo è la pace, allora la soluzione è dare spazio a tutte le voci soffocate in Russia che sono contrarie o almeno scettiche sulla guerra; non certo dare corda alla narrazione putiniana che vuole una Russia circondata da nemici e costretta ad invadere altri stati per difendersi.

La lettera è stata pubblicata  in un contesto più ampio

Non solo, il giornale ha continuato con questo articolo 

Purtroppo gli itagliacani hanno deciso di non seguire questi consigli, ma leggendo un intervento di Zelens'kyj a tarda ora hanno inviato i seguenti messaggi: Russi, siamo parte del mondo cattivo che vi circonda; Ucraini, stiamo con voi, ma senza impegnarci troppo. Doppia figura di palta.

Qui pongo i link alla canzone pacifista "antica" di Bulat Okudžava

https://www.youtube.com/watch?v=QRoSbZ5EuIQ

qui i link alle canzoni di  Jury Shevchuk

Su un episodio che poteva suggerici qualcosa sull'involuzione russa

Non sparate (citata nell'articolo)

e poi una dedicata a Putin Kirill Lavrov Medvedev Berlusconi Orsini ecc...

 

 


domenica 29 gennaio 2023

Prova ChatGPT

 Ieri sera, per puro passatempo ho provato a chiacchierare con ChatGPT

Sapendo che non dovevo chiedere su eventi relativi al 2022 non ancora caricati nel database, ho fatto una domanda relativa al 1967, che sebbene mi avesse colpito molto quand'ero ragazzino e fosse accaduta a pochi km da casa mia, ne avevano parlato per giorni la TV e tutti i giornali d'Italia:

Se avesse detto "Non lo so" e basta avrebbe fatto più bella figura, perchè avendo specificato 1967, che cosa doveva dire "negli anni passati..." e "cercare maggiori informazioni" ?

Provato a cercare con Google "1967 calciatore morto auto " ed ho ottenuto


Ho provato a chiedere una domanda abbastanza specialistica di etnomusicologia 


Se non avesse detto nulla avrebbe fatto più bella figura. Se non lo sai OK, ma perchè dire una fesseria?

Ho provato, sapendo di non avere risposte a chiedere le recensioni dei miei e-book

Poteva fermarsi alla prima frase. Mi ha fatto l'impressione dello scolaretto secchione interrogato che non sa, ma "deve dire qualcosa" e si rende antipatico ai compagni.


E qui siamo nel "non so cosa dire, ma dico qualcosa di politically correct, non si sa mai".

Mi è venuta in mente la commedia "La cantatrice calva" di E. Ionesco 

Mi sono consolato con 


 A questo e-book ci tengo tantissimo e non ha venduto praticamente nulla, ed ho avuto solo un giudizio positivo su un punto, da padre Bruno Castricini. Almeno ChatGPT ha apprezzato l'idea!