martedì 22 settembre 2026

Brani musicali per il funerale.

 Circa un anno ed un paio di mesi fa, chiacchierando con un amico un po' più anziano di me durante una passeggiata in montagna, non so per quale motivo, è venuto fuori che a lui il canto "Signore delle cime" di De Marzi piaceva molto e che l'avrebbe voluto per il suo funerale. La cosa mi ha stupito perchè questo signore lo conoscevo  più come un cercatore di funghi che uno scalatore, ma soprattutto perchè a me i cosiddetti canti di montagna, assolutamente non piacciono. 

Questo episodio mi ha stimolato a pensare a quali musiche vorrei eventualmete per il mio funerale. Dopo più di un anno, provo a scrivere la mia "compilation"

Dies Irae, nella versione gregoriana. Anche se quelle di Mozart, Verdi e non so che altro, sono belle, ma preferisco il prodotto autentico. Per me è la canzone più allegra che esiste. Ritengo importante che esita un giudizio, anche se questo giudizio inevitabilmente troverà pure delle magagne nel mio comportamento. Ma è desolante se amare, impegnarsi, aiutare gli altri, rubare, uccidere, truffare ecc... fosse tutto la stessa cosa. Poi magari il giudizio non sarà come le immagini medioevali lo rappresentano, con la tromba che sparge il suono tra i sepolcri ecc... ma è importante che non sia tutto uguale, cioè tutto senza senso.

La festa sta per cominciare di don Anas (Antonio Anastasio) inutile dire il perchè, basta ascoltarla.


Comme une fin d'été di Remy Geffroy. Non so spiegarmi il perchè. Il brano non ha parole, ma la sensazione che mi dà è simile a quella del brano precedentemente citato di don Anas. 

Non credo che al mio funerale ci saranno fisarmonicisti, ma se ce ne fossero... comunque questo brano potrebbe essere fatto anche per violino e "basso continuo"

 Ci metterei pure la canzone che canticchiavo soprattutto negli ultimi mesi del 2018.  Senti l'estate che torna, de Le Orme. Bello il senso di feste e poi mi piace la frase 

"cose lasciate al passato, senza rimpianto senza dolore"!

 


 

martedì 15 settembre 2026

Perché il governo Meloni non è il più longevo della storia repubblicana.


Premesso che il fatto che un governo sia longevo di per sé non è né un bene né un male.

Premetto anche che qui non esprimo giudizi politici o morali sui governi che cito.

Mi riferisco semplicemente a sensazioni che mi ritornano dalla lettura dei testi di Nassim Nicholas Taleb, matematico e opinionista libanese greco-ortodosso trapiantato in USA. In particolare ai libri “Il cigno nero” e “Antifragile”

Sarebbe lungo riassumere i concetti di questi due ponderosi testi in poche pagine, ma il punto era che in un sistema complesso, non monolitico, piccole scosse possono modificarlo “in meglio” mentre grandi scosse lo distruggono. Invece i sistemi non-antifragili, le “piccole” scosse non danno nessun miglioramento, e le “grandi” distruggono.

Anche un po' per il mio hobby di etnomusicologo, vedo come certe musiche, balli e feste tradizionali se sopravvivono alla falce del tempo, è perché introducono piccoli cambiamenti, che non stravolgono il senso originario, ma lo esprimono nel contesto culturale del momento.

Cosa debba intendersi per piccole, grandi, miglioramento … beh è un po' complesso, ma procediamo

Guardiamo alla cosiddetta “prima repubblica”.

Abbiamo di fatto avuto cinque governi, di cui tre durati una decina d'anni.

I governi di centro sono durati dal 1948 alla vigilia del famigerato governo Tambroni del 1960.

Durante questo governo, che era sorto da “riadattamenti” del centro troppo verso destra, vi funrono scontri violenti, con anche dei morti ricordati da questa canzone.

Da qui il centro-sinistra, dove l'asse portante era l'accordo tra i democristiani e i socialisti, nelle loro varie edizioni.

Questo governo durò, mal contati, un'altra decina abbondante di anni.

Fu seguito dall' “Unità Nazionale” a cui fece seguito il cosiddetta “pentapartito” o CAF (Craxi- Andreotti-Forlani) che durò altri dieci anni buoni, fino alla fine della prima repubblica.

E' vero che spesso cadevano, cambiavano i nomi dei presidenti del consiglio, i ministri e sottosegretari si scambiavano ufficio. C'erano i governi balneari, i monocolore di breve durata, ma erano piccoli aggiustamenti di rotta, verso una direzione ben definita.

Per dirla da ScrumMaster, cambiava qualche TeamMember, ma il ReleaseGoal rimaneva lo stesso.

Ricordiamo che allora c'era un'ampia partecipazione al voto, un sistema senza premi di maggioranze e di fatto i governi si adattavano agli equilibri degli “stakeholder” della società italiana. Questi equilibri non necessariamente erano il risultato di nuove elezioni, ma elezioni locali che davano segnali all'equilibro tra i partiti o correnti DC; congressi interni dei partiti che ne mutavano gli equilibri; pressioni esterne.

Nonostante quello che si diceva allora c'era maggior aderenza tra il paese reale e il paese legale. Che poi “legale” non avesse sempre un valore positivo, come ho scritto all'inizio, in questo post non emetto giudizi di valore.

Invece con la seconda repubblica, con la fine dei partiti tradizionali, con il concentrarsi sul leader che più che altro è un bravo animale da talkshow e non un tessitore alla Cavour, con il mito della governabilità, abbiamo governi di lunga durata, ma senza una prospettiva, una “vision” che non sia la propria sopravvivenza.

Nella foto, tal Massimiliano Cencelli,al cui nome è legato il famoso manuale che da un peso alle varie cariche per calcolare gli equilibri tra i sostenitori del governo.

venerdì 4 settembre 2026

I tempi sono maturi – Luca Mercalli

Questo libro l'avevo regalato a mio padre nel 2008. Dovendo svuotare la casa dei genitori, l'ho trovato e l'ho letto.

Molto piacevole. Digressioni meteorologiche che vanno dalla storia alla letteratura alla sociologia ai modi di dire ai ricordi personali ... tutto in modo molto semplice e scorrevole.

Divertente il paragrafo dedicato ai cannoni anti-grandine ed è incredibile come ancora pochi anni fa ci fosse gente che volesse installarli.

Condivisibile la sua filippica contro la neve artificile.

Da torinese, ho apprezzato la citazione di Nino Costa sulle nuvole, le numerose citazioni di padre Denza, che torinese non era ma ha operato a Moncalieri, e i vari episodi raccontati ambientati nella nostra  zona (mia e dell'autore) .

Ovviamente il riscaldamento globale e l'infausta azione di certe scelte economiche sul clima erano già evidenti diciotto anni fa, ma allora come esempio di estate calda si parlava del 2003. Mi sembra che quest'anno abbiamo superato ogni limite.