mercoledì 9 aprile 2014

La spigolatrice di Sapri.

Don Giussani amava citare un verso di Carducci, "Tu sol - pensando - ideal sei vero", preso e decontestualizzato da una poesia abbastanza bruttina, in cui Carducci sosteneva che Mazzini non avesse mai riso.
Ora senza voler fare il verso a don Giussani, anch'io sono rimasto colpito da un verso di una poesia risorgimentale, e tra l'altro ancor più brutta. La spigolatrice di Sapri

Il verso (anzi la coppia di versi), fuori dal contesto, potrebbe essere quasi la mia biografia.
Me ne andava al mattino a spigolare 
quando ho visto una barca in mezzo al mare

Innanzi tutto mi piace l'idea che si vada a spigolare, cioè a cercare il buono, l'utile il valido, tra i particolari trascurati della realtà. Un atteggiamento creativo, agile e "povero": uno non insegue i "sogni", ma ricerca nella realtà le cose che possono avere un valore.
E proprio affrontando la vita con questa attenzione, questa tensione a guardare bene tutto per cercare ciò che vale e nello stesso tempo una grande creatività perchè quello che si trova valga, ecco incontrare cose enormi e totalmente imprevedibili.

Poi la poesia va avanti per conto suo, descrivendo la spedizione tragica e fallimentare di Carlo Pisacane. Tra l'altro, questi patrioti invece  inseguivano i loro "sogni", cercavano di attuare i loro progetti, totalmente avulsi dalla realtà.

martedì 1 aprile 2014

Post brevissimo.

Modo di dire comune: La coperta è troppo corta....
Soluzione: E' troppo corta se uno pretende di coprirsi tutto il corpo, magari può essere sufficiente come paraspifferi e quindi il corpo non aver bisogno della coperta

sabato 22 marzo 2014

Superstizione: La colpa del comunismo.

Premetto che sono sempre stato avverso al comunismo. Di sinistra ma anti-comunista. Ero ragazzino, affascinato dalle immagini provenienti dagli USA di  coloro che lottavano per la pace in VietNam e contro le differenze razziali, ed atterrito dalle immagini provenienti da Praga, con i carri armati per le strade. Quando mi è toccato votare avrei voluto essere inglese, tedesco, svedese, francese per avere una sinistra non egemonizzata dai comunisti.
Ma anche con gli anti-comunisti "di destra" non mi trovo in sintonia.
In questo mio post, se riesco vorrei sfatare un luogo comune contro il comunismo.
La situazione economica dei paesi comunisti è più debole perché "siccome sono tutti uguali, nessuno è incentivato ad emergere e quindi non c'è quella competitività che fa sì che tutti si diano di più da fare".
Quest'affermazione è falsa per tutta una serie di motivi.
1) Non è vero che la società sovietica fosse una società di uguali. Esistevano gerarchie, esisteva una meritocrazia: ho ancora visto le fotografie dei migliori lavoratori dell'anno esposti davanti ad una fabbrica (1989).
2) Non è vero che la competitività interna porta ad un miglioramento della produttività/qualità del prodotto
3) Visto che è obiettivo che il comunismo non ha portato il benessere, occorre vedere quali sono le cause per cui il comunismo non porta il benessere.
Da questi tre punti fermi tentiamo un'analisi più approfondita. Sul perché il comunismo non porti benessere le cause sono molte, ma sostanzialmente alla base di tutto c'è la pianificazione: dall'alto e per tempi lunghi. E' come un mega-progetto waterfall confrontato con un progetto agile.
In un contesto simile la competitività è finalizzata a rispondere non a delle esigenze di un fruitore del servizio, ma bensì alle esigenze del "pianificatore" o del gradino superiore della gerarchia. In questo contesto quindi la possibilità di innovazione, è praticamente nulla. La meritocrazia tende a premiare il conformismo, quando non addirittura l'appartenenza a sotto-conventicole e cordate.
Temo di non essermi spiegato bene in questo breve post, che meriterebbe almeno un saggio,
Ma tanto che importa: l'unione sovietica è ufficialmente caduta ed i suoi difetti ed errori si stanno spargendo nell'unione europea e negli stati uniti.

giovedì 27 febbraio 2014

dedicata al Presidente del Consiglio Matteo Renzi

La machina a va mej… Sai pà cos sìa
s’a l’han centrà quaic rua o quaic arsort
ch’a giöga mej, s’a j’é un pistun pi fort
o un cüssinet ch’a l’ha trovà sue bije…
fait sta ch’a va mej… sensa lüstrela,
deje d’öli, ingrassela o fé de sfors,
fin el pi gnoc ed j’ovrié as n’ancorz:
a marcia mej… a-i é da dì cum é-la?.
Pa ch’i pretendo fela andé ed cariera
ma ansuma adess ch’a turna a pijé le slans,
l’uma tüti ant el cör ch’a vada anans
e che mai pi a döva turné indarera…
E püra… el material ch’a l’era bun,
adess l’é già un poc früst e sgangarà
ma j’é quaicos… che pena incaminà
at la pussa anans, magara a strangujun.
J’é da speré ch’a düra e ch’a resista
s’a cuntinua parej… Fumse curage!
Vist ch’a funsiuno turna j’ingranage
l’é segn… ch’a l’han cambiaje el machinista


Dedico questa poesia in piemontese di Nino Costa al nuovo Presidente del Consiglio Matteo Renzi, con un'avvertenza. Deve tenere conto che;
1) E' totalmente de-contestualizzata. Nino Costa scrisse di getto questa poesia dopo il famoso 25 luglio del 1943, vale a dire con la caduta di Mussolini. Con tutte le critiche che si possono fare ai governi precedenti, nessuno di essi, neanche Monti, era Mussolini!
2) Molto più seriamente: non si illuda Renzi, non si sta parlando di lui! La poesia parla di una locomotiva che da un certo punto in poi si mette a funzionare meglio, ma quale è la ragione? Non è ben chiaro, anzi pare che non ci sia stata nessuna miglioria meccanica... e allora, perché va meglio? E' cambiato il macchinista! Ma ripeto non mi piace pensare che il macchinista sia "l'uomo solo al comando" il macchinista è il popolo, è ognuno di noi chiamato nella sua quotidianità ad operare. Il compito che chiedo al nuovo capo del governo è la sussidiarietà per  lasciarci essere "macchinisti" responsabili e motivati.

mercoledì 22 gennaio 2014

User Experience

Come ho scritto nell'articolo (ma la parte a cui mi riferisco si scarica a pagamento!) il lavoro di sviluppo del software ha dei sottoprodotti che potrebbero fruttuosamente essere utilizzati in altri contesti.
Uno di questi è la "User experience
E come seguendo i consigli di vari guru, farò uno "Story telling" invece di una descrizione astratta.

1) Ufficio Postale. Quando ero ragazzo su ogni sportello leggevo cartelli scritti a pennarello ed incollati con il nastro adesivo "PACCHI" "RACCOMANDATE" "ContiCorrenti" etc. Uno sapeva dove andare. Ora invece ci sono bei cartelli preconfezionati con "Prodotti Postali" "BancoPosta". Ma un vaglia, cos'è? Prodotto postale, certo mica un prodotto del caseificio! Ma è anche un prodotto che può assimilarsi ad un prodotto bancario, poichè faccio correre soldi... Chiedo ai presenti in coda.
Nelle poche volte che mi capita di andare alla posta ho quasi sempre trovato qualcuno che chiede qual è la coda corretta per .... Da cui se ne evince:
1.a) che i "Big Thinker" delle Poste sono assolutamente avulsi da ogni feed-back dell'utente, pensano astrattamente, fregandose dell' UX 
1.b) gli sportellisti sentono simili domande quotidianamente e umanamente parlando faticano a trattenersi dal mettere un bel cartello a pennarello con lo scotch "Vaglia" "PACCHI" e via discorrendo!  Invece mettono i cartelli che "ricevono da Roma". Torna l'agile manifesto, il principio di sussidiarietà, stoos e via discorrendo. Inoltre lo stipendio di un "Big Thinker" è piuttosto alto direi, quindi: tagli migliorando il servizio e motivando di più il personale che lo gestisce direttamente!

2) GTT (Trasporti Torinesi) Ero sulla linea 5 direzione Nord->Sud . Ricordo che il 5 ferma in largo Orbassano, fa molte fermate in Corso Orbassano di Torino, ferma in Strada Orbassano di Beinasco e poi finisce la sua corsa nel Comune di Orbassano.
Era sera ed il bus su cui viaggiavo era di quelli belli moderni con la vocina che annuncia la prossima fermata. Cosa abbastanza comune, bisogna ammettelo, la vocina era sincronizzata perfettamente con il percorso. Ad un certo punto,eravamo in corso Rosselli, la vocina annunciò "Prossima fermata: Orbassano Nord" vidi una coppia trasalire, perchè Orbassano è appunto la fine della corsa "Ma non l'abbiamo vista Mirafiori!!!" Due battute e si capì l'equivoco. I signori GTT sanno che "Orbassano Nord" vuol dire "Largo Orbassano Nord", ma si sono posti il problema di cosa pensano gli utenti se non sono pratici del posto? Ma se partono dal presupposto che tanto la stragrande maggioranza degli utenti è pratica del posto, cosa hanno messo la "vocina" a fare, se non a farli divertire quelle rare volte che non è sincronizzata?

3)  GTT (Trasporti Torinesi) Dovevo farmi rinnovare l'abbonamanto e sono andato in via Fiocchetto. Vidi cartelli con la scritta "Titoli di Viaggio" e pensai che l'abbonamento lo fosse (a cosa serve se non a viaggiare?) Invece poco prima vidi un piccolo capanello (2 o 3) persone ferme davanti ad un altro sportello e chiesi se erano in attesa di farsi rinnovare l'abbonamento. Alla risposta "Sì" capii che l'ufficio era quello, ma un cartello costava tanto? 
3.2) Peggio, uscendo vidi quell'assurda immagine accanto e per fotografarla mi spostai in una posizione migliore. Fui redarguito da un tizio, evidentemente GTT ma il cafone non si qualificò e non avevo  tempo/voglia di litigare, che "Ma non sa che non si può andare lì? " "No, non lo so?" "Ma non ha visto  il cartello?" "No, non c'era nessun cartello". Me lo fece vedere. Dai tempi di Napoleone, in tutte le nazioni da lui conquistate, i cartelli relativi ad un percorso sono o direttamente davanti o alla destra del camminamento, quel cartello invece era invisibile da chi volesse  fare il percorso che avevo fatto io, mentre creava un grosso dubbio perchè significava (secondo la logica ergonomica successiva alla battaglia di Marengo) che era vietato salire l'unica scala che permetteva di uscire dal portone di via Fiocchetto. Qui non è solo mancanza di UX, ma proprio di buon senso. 

mercoledì 8 gennaio 2014

Project Manager senza saperlo : Papa Francesco

Ho affrontato la lettura dell' Evangelii Gaudium, devo ammettere, più che per zelo religioso, perchè incuriosito dalle polemiche sorte negli USA sulla frase in cui il Papa afferma che la teoria delle "ricaduta favorevole" non è supportata da sufficienti esempi concreti.
Oggi ho visto questo bellissimo articolo che secondo me andrebbe letto e meditato, anche dai soci della CdO, che pure fanno riferimento al giornale on-line su cui è stato pubblicato.
Confortato da questo articolo vorrei commentare, anzichè il punto 54 che a causato tante polemiche, al punto 82 in cui mi sembra veramente delle lesson learned in un progetto.
(Domanda teorica: Possiamo paragonare l'annuncio del vangelo ad un progetto? Secondo il significato comune del termine, cioè un qualcosa di  pensato a tavolino e poi realizzato seguendo precise procedure, NO, ma nel senso della definizione del PMBOK, cioè "unico" e "definito nel tempo" ... be' pare di sì, ma non mi dilungo su questo.)
Il punto 82 parla di "doveri" che stancano più di quanto sia ragionevole ... "non si tratta di una fatica serena, ma tesa, pesante, insoddisfatta ed in definitiva non accettata" Ma chi un un progetto, magari in 730§351, non si è trovato in queste condizioni?
Il Papa analizza: alcuni vi cadono perchè :
- portano avanti progetti irrealizzabili (ricordano i sacri testi del PM che un obiettivo deve essere S.M.A.R.T.)
- non accettano la difficile evoluzione dei processi (vedi accettare il cambiamento dell'agile manifesto) e vogliono che tutto cada dal cielo (immagino che i progetti vengano eseguiti così come pensati, senza modifiche in corso d'opera)
- si attaccano ad alcuni progetti o "sogni" coltivati nella loro vanità.
- hanno perso il contatto con la gente (il PMBOK 5 dedica una parte alla gestione degli stakeholder!)
- non sanno aspettare e vogliono dominare il ritmo della vita. Sulla formulazione di questa frase forse ci sarebbe da discutere, ma ho presente PM "impazienti" che creano più stress che facilitare il compito di chi deve lavorare.
Be' si potrebbe dare al Papa una certificazione ISIPM-Base Honoris causa?

lunedì 16 dicembre 2013

Ai tempi del PDP-11 : Buon Natale

Avevo già parlato all'inizio di questo blog del PDP-11 , mitico computer della Digital degli anni 70.
Su questo computer ho partecipato al progetto di automazione industriale più "pretenzioso" che abbia mai visto nella mia carriera.
Quest'anno (per non fare concorrenza a Papa Francesco - cioè per non aggiungere banalità a discorsi seri) faccio gli auguri ricordando una "fesseria erudita" che dissi il 31ottobre del 1983. Bisogna tenere presente che allora la data doveva essere inserita ogni qual volta si avviava il computer. Ebbene, quella mattina, il 31 ottobre, inserii la data ed augurai ai presenti "Buon Natale!!!"
Ero impazzito? No, c'è una logica in tutto ciò. Bisogna tener presente che il PDP-11, soprattutto per i programmi assembler e sui manuali che illustravano le chiamate a basso livello nel sistema operativo, aveva la pessima abitudine di usare la codifica ottale. Codifica scomodissima, in confronto dell'esadecimale . Capisco se fosse stata una macchina a 18bit, quindi le parole avrebbero avuto 6 cifre ottali, ma era a 16 bit, quindi perchè non fare parole da 4 bit esadecimali? Boh? Irrazionalità della tecnica.
Comunque, ricordano questo vezzo del PDP-11, tenendo presente che la data si scriveva con giorno in cifre ed il mese era indicato dalle prime tre lettere in inglese, ecco che 31 ottobre diventava
31 OCT  ed il 31 ottale equivale a 25 in base dieci, 25-DEC cioè Natale.
Quindi, valendo la proprietà transitiva dell'uguaglianza, quest'anno per Natale, faccio gli auguri di buon onomastico a tutte (ma in realtà non conosco nessuna con quel nome) le "Lucilla".
Buon Santa Lucilla a tutti !!!!

lunedì 9 dicembre 2013

Top Ten - I libri più importanti.

Da questa mia top ten escludo "La Bibbia", gli elementi di Euclide, la letteratura latina di Concetto Marchesi e tutti gli altri testi più di "consultazione" che di lettura continuativa.

Escludo anche "Il Senso Religioso" di Luigi Giussani.. La lettura di quel testo non è stata per me una lettura solitaria, ma nel contesto di un gruppo di persone che si trovava più o meno settimanalmente per leggerne insieme qualche brano, confrontarsi etc.. Sono nate discussione ed amicizie e che rendono quella lettura un unicum nella mia vita. 
Entrano quindi in classifica 
1) Harvey Cox. La seduzione dello spirito. Lo lessi verso i 18 anni. Per molti anni ho ricordato solo l'erlebnis della città di Malvern, più volte citato in questo blog. Fu un libro che segnò la mia esistenza. Magari ne riparlerò in un altro post.
2) Vaclav Havel. Il Potere dei senza potere. Ho già citato un questo blog l'autore, ma non il testo.
3) Vassilij Grossman. Vita e Destino. Il "Guerra e Pace" del XX secolo. Un libro lunghissimo ed affascinante. Ne ho già citato un piccolo particolare.
4) Jerome K Jerome. Considero i tre libri letti (Tre uomini in barca, Tre uomini a zonzo e I pensieri oziosi di un ozioso) come un unico testo. Uno sguardo ironico e positivo sulla vita. Se poi consideriamo che, parlando dei tedeschi, con il loro rispetto per l'autorità costituita, la loro capacità di realizzare quanto viene loro ordinato e il loro scarso spirito critico, dice "Pensate un po' se un pazzo prendesse il potere in Germania, cosa accadrebbe!" anticipando quello che poi sarebbe successo... be', un umorista vale di più di molto studiosi di politica.
5) Fëdor Dostoevskij - Delitto e castigo. E' pazzesco leggere un giallo in cui si sa all'inizio chi è l'assassino? No! Uno dei libri più belli che abbia letto (sebbene la figura di Sonia sia un po' idealizzata) è un libro eccezionale!
6) Alessandro Manzoni. I promessi sposi - Ho già parlato anche di questo.
7) Dante. La divina commedia. Purtroppo conosco meglio l'inferno, del purgatorio e paradiso un po meno. Grazie a Roberto Benigni e Franco Nembrini (che si sono conosciuti) è ritornato ad essere un opera "in lingua volgare".
8) Jurgen Appelo. Management 3.0 Un libro molto interessante, ma soprattutto per  me, in un momento di "demotivazione" assoluta, l'opportunità di vincere qualcosa e di veder pubblicato su una rivista "importante" qualcosa di mio. Insomma, senza saperlo, l'autore ha permesso di portare la mia autostima sopra il livello di sicurezza.
9) Kenneth W Thomas Intrinsic motivation at work. Rimando la recensione a quanto ho scritto qui.
10) Raspe. Il Barone di Muchausen. L'edizione illustrata e ridotta per ragazzi, fu la lettura più bella della mia infanzia.

mercoledì 30 ottobre 2013

Agile senza saperlo 14 - Gualtiero Bertelli

Torno, dopo molte divagazioni, alle tematiche agili.
Quando ero ragazzo avevo sentito una canzone, di cui non ricordavo l'autore, e che mi è ritornata ora alla mente.
Cambiando le parole "elettrotecnica" con "informatica" (cioè il 1966 con il 1975) e "diplomato" con "laureato" si ottiene quasi la  mia biografia personale.
Uno studio in funzione di un lavoro - Il lavoro "parcellizzato" che spreca lo studio fatto - Rimandare a "fuori" il momento di "libertà" che ha come sorella siamese la parola "responsabilità".

Il problema è che questa non è solo la mia biografia, ma quella di moltissimi altri qui in Italia.
Ma se questo"taylorismo" nel settore tecnologico avesse dato risultati positivi, OK nessun problema. Invece oggi siamo in crisi: mi sembra ovvia conseguenza. Se uno spreca la cultura acquisita e la responsabilità (che la canzone chiama libertà, ma sono come ho detto gemelle siamesi) che cosa  pensa di ottenere?
Chi ci ha guadagnato da questo spreco?
Penso che chi deteneva "piccoli poteri" aziendali ci ha guadagnato in:
1) Maggior stipendio relativo (probabilmente non assoluto, perché se l'azienda e la società avesse fatto più utili ce ne sarebbe stato di più per tutti, ma relativo ad altri colleghi)
2) Senso di "esistere" definito da un ruolo.
3) Ordine mentale. Uno dei problemi peggiori per chi si illude di avere un potere, sia pur piccolo, è quello di non avere "tutto sotto controllo". Quindi, avendo "tutto sotto controllo" diffida di tutto ciò che esula dal previsto, quindi anche da possibili cambiamento positivi.

   http://www.youtube.com/watch?v=uUu_qwas_Z4

Una cosa mi ha colpito in positivo di questa canzone, che sebbene sia nata e circolasse in area marxista, va molto oltre una posizione rivendicazionista-sindacalese-veterocomunista purtroppo conosciuta un questi anni.
C'è una nostalgia per fare un lavoro bello, coinvolgente, responsabilizzante che né il sindacalismo ufficiale, né il padronato (ed il managerume peggio ancora) hanno mai riconosciuto (e ci hanno portato a bate 'l cul 'sna pera!)

domenica 27 ottobre 2013

Delusione Renzi (con possibilità di rimediare)

Cominciamo con il Post Scriptum
Alla Leopolda Renzi si è dichiarato favorevole alla riforma della giustizia, anche se non ne so bene in dettaglio i termini, è quasi un errata corrige a questo post che mi era in parte venuto "di pancia" quando ho letto i commenti favorevoli al suo No Amnistia.
Ecco il post originale:
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Su questo mio blog avevo dato giudizi sostanzialmente positivi su Matteo Renzi, ai tempi delle primarie del PD in cui poi era stato sconfitto. Ora, per le prossime primarie dell’8 dicembre ho alcuni dubbi e suggerimenti che pubblico sul blog in modo da poter twittare facilmente a varie persone.

Delusione su no amnistia.

Sono rimasto molto deluso dal suo no amnistia. Sono rimasto amareggiato dai forcaioli,da cui ho preso le distanze da ragazzino educato dalle canzoni di de Andrè, che l’applaudivano. Mi sembrava che esaltassero un Bossi della prima ora. 
La colpa non è sua, però...
Parla di educare i giovani alla legalità, ma allora bisognerebbe modificare la toponomastica dei comuni italiani, visto che Mazzini, Battisiti, Rosselli, i partigiani ed altri Padri della Patria erano “Fuori dalla legalità”. La persecuzione degli ebrei, dalle leggi razziali in poi era legale, chi aiutava gli ebrei ha salvarsi aveva messo la morale davanti alla legge. Ed è proprio alla morale “inscritta nel cuore dell’uomo” che insieme allo spettacolo delle stelle del cielo stupiva Kant, che occorre educare! 
Poi, da Gandhi ad Havel, i grandi oppositori insegnano che
è conveniente stare nella legalità, OK, ma per fare emergere la propria moralità.
2)
Praticamente la situazione della giustizia italiana è allo sbando. Sarebbe stato credibile che avesse sostenuto i referendum radicali. Occorre una riforma generale della giustizia e non sto a ri-elencare i motivi. Luciano Violante li esprime meglio di me (e sarebbe bello che MR e LV fossero in sintonia) L’amnistia (non l’indulto!) è importante quindi anche come gesto simbolico politico. Occorre mettere i leoni sotto il trono (su cui siede il popolo).

Costi della politica.

Si parla tanto delle spese dei parlamentari, consiglieri etc... ma anche altri ruoli legati alla cosa pubblica sono costosi. Prendersela con gli eletti si colpisce comunque la democrazia a vantaggio dei “nobili”. Occorre ridurre i costi della gestione della cosa pubblica in modo paritetico  tra tutti gli attori della gestione della cosa pubblica
Erlebnis: un imprenditore doveva parlare ad un ministro. Si trova invece davanti
un funzionario. Alla sua perplessità il funzionario rispose “Ebbè ma che le importa del ministro? Lui due anni fa non c’era ancora e non è detto che tra tre anni ci sia. Io invece ero qui già dieci anni fa e tra dieci anni sarà ancora qui!”
Occorre portare anche i muli sotto il trono.

Inutilità del "governo che decide".

Come nella gestione aziendale (Management 3.0, Agile etc.) anche nella vita pubblica il metodo “comando e controllo” è o inefficace (grida manzoniane) o pericoloso (derive
autoritarie) e comunque un approccio che valorizzi le motivazioni intrinseche di chi opera nella società è il più produttivo, in particolare in questo momento di crisi. Spero che su questo Renzi sia d’accordo ma occorre che arrivi anche alle conseguenze.
1)
Una società “Agile” e “sussidiaria” non ha bisogno del “decisionismo” del presidente operaio” del “fare” ma del “permettere di fare”. Quindi sempre meno burocrazia, o meglio burocrazia che ha come fine non se stessa, ma l’aiuto a chi deve realizzare. Il “fare” del governo sarà orientato proprio a questo snellire la burocrazia per permettere ai soggetti sociali di “fare”.
Questo argomento ha un punto debole proprio nel PD a cui si rifanno anche degli ex-comunisti che vedono nelle scuole paritarie “le scuole dei preti”.
Ora sarebbe bene che si mettessero in testa che 
a) un una società pluralista c’è posto per tutti anche per le scuole dei preti.
b) ci sono, e ci dovrebbero essere anche più scuole paritarie con altre ispirazioni (Montessori, scuole Waldorf) e libere coop di docenti.
c) il “welfare di base” risponde meglio alle esigenze dei cittadini e costa di meno allo stato. Il buon funzionamento pratico deve superare i pregiudizi ideologici.

2)
Siamo una società complessa, non si può gestire in modo ragionieristico o meccanicistico. Una modifica implica altre mille conseguenze, quindi il miglioramento non può che essere “dal basso”, guidato da chi nel miglioramento è implicato. 
Non posso dilungarmi su quello, rimando alle seguenti letture
  • Management 3.0 di J.Appelo
  • ll cingo nero , di Nicolas Nassim Taleb (Antifragile non l'ho ancora letto)
  • Intrinsic Motovation at Work di K.W Thomas

Inoltre avrei una serie di piccole proposte

Modifica al canone RAI.

Io ho una vecchia tv che uso solo come video per i DVD.
Non riesco a connettermi al digitale terrestre – dovrei spostare un armadio.
In casa abbiamo 2 PC 1 tablet e mio figlio ha uno smartphone.
La RAI (a parte qualche ascolto radiofonico) potrebbe anche sparire.
Allora perchè pago il canone?
 Per il regio decreto del 1935 etc.... che è una tassa di scopo per creare un sistema di telecomunicazioni pubblico.
Quindi lasciamo pure il regio decreto, ma anziché mantere un’azienda già esistente, che potrebbe guadagnare con pubblicità ed abbonamenti “premium” come fanno  Mediaset, La7, Sky etc... propongo di convogliare i ricavi su quella che oggi dovrebbe essere la tassa di scopo per attivare un vero servizio pubblico nelle telecomunicazioni, vale a dire la “banda larga”.

Pensione di anzianità.

Aver accettato la sua abrogazione a chi per quasi 40 ha messo il 33% del lordo (come il sottoscritto) è una colpa che il PD difficilmente può farsi perdonare.
Un’idea (per venire in contro ai costi) ce l’avrei, ma è troppo lunga da esprimere qui. La chiamo “servizio civile per anziani”.

mercoledì 2 ottobre 2013

Papa Francesco, le foglie autunnali e la zia

Non sto a dilungarmi nel parlare di Papa Francesco.
Sono un seguace di don Bosco che nel 1848 faceva dire "Viva il Papa" anzichè "Viva Pio IX". Non mi piace contrapporre un papa ad un altro, anche se Papa Francesco per alcune cose è più in sintonia con quello che io ero tra i 14 e i 20 anni che ora sta riemergendo alla grande.
In questo post voglio semplicemente sottolineare un particolare: la sua critica alla "Cultura dello scarto". Mi pare di non aver sentito mai questa metafora nelle critica alla società: la cultura dello "scarto" per cui tutti quello che non rispetta certi parametri diventa scarto.
Un Papa esperto di Lean ?
Non vorrei fare digressioni, ma ricordo una bella metafora letta, se la memoria non mi inganna, da Gunter Pauli.
Molte specie di alberi d'autunno perdono le foglie. Se l'albero si trova in un cortile lastricato, in una piazza asfaltata o contesti simili, le foglie rimangono lì, diventano un rifiuto che qualcuno deve spazzare altrimenti rischiano di ostruire i tombini. Invece se l'albero è in un prato o in un bosco, le foglie cadute diventato alimento per le formiche ed altri insetti che le sminuzzano, oppure per i funghi, si decompongono e generano humus utile per l'albero stesso: insomma diventano una risorsa.
Allo stesso modo, la nostra società, ma anche noi stessi,  dobbiamo essere come un prato o un bosco, dove tutto diventa una risorsa.
Ma come un "invalido" diventa una risorsa?
Non faccio grandi discorsi, ma parto da un fatto recente. Mia zia ha l'Alzheimer. E' sempre stata una donna sveglia, energica, pratica, impiegata in Municipio, conosceva tutti i big Torinesi della politica anni '70/80 (Novelli, Porcellana, Salerno, Mina, Magnani, per non parlare di Secreto!) A 50 anni decise di imparare l'inglese. Quand'ero ragazzino mi insegnò a risolvere i rebus. Abitualmente io non sono bravo in nessun gioco, né giochi da tavolo né quelli sportivi: l'unico gioco in cui mediamente vinco è SCARABEO: ebbene, lei, vent'anni fa riuscì a battermi parecchie volte. Ora ha l'Alzheimer.
Eppure, in questa malattia, mi ha dato due doni:
1) Il richiamo ad una maggiore serietà nei confronti della vita. La vita ultimamente non è il risultato del nostro sforzo per realizzare i nostri progetti, il nostro sforzo è per dare una risposta ad una situazione.
2) Ho visto un uomo innamorato: mio zio. Non conoscevo quel lato della sua persona, e la malattia della moglie l'ha fatto emergere: a 86 anni, quest'uomo sta dando esempio di cosa vuol dire "amarsi nella cattiva sorte".