martedì 13 agosto 2024

Potrei, ma non voglio!

 

Sui vari media si sente in questi giorni la notizia che molti italiani non possono permettersi di andare in vacanza.

Il dato non è assolutamente positivo da un punto di vista economico.

Detto questo, mi domando: ma è proprio bello il tipo di vacanza iniziato negli anni '60? È bello fare code sull'autostrada, e per chi può in aereoporto, assieparsi in riva al mare o comunque spendendo un sacco di soldi in località “non-luoghi”? In qualche raro caso sì, per esempio a me diverte il non-luogo città d'arte, anche se la fruizione dell'arte non è sempre positiva. Mi hanno deluso molto Louvre e Uffizi, ma non mi ha deluso gironzolare per Parigi e a Firenze ci tornerei volentieri, però più per i dintorni.

Non sarebbe bello, fuori dai tempi del lavoro, vivere la propria città ed il suo cricondario con lo spirito da turista?

 Io ho la fortuna di essere torinese. Non solo il centro e tutta l'area lungo le due rive del Po sono mete interessanti, ma anche la zona “San Donato – Cit Turin”offre la possibilità di vedere bellissimi palazzi liberty. Per non parlare delle mete a breve distanza, a parte la nota Venaria Reale e la Sacra di San Michele, l'elenco va da Avigliana a Vezzolano, dal bosco del Vaj alla chiesa di San Giovanni ai Campi di Piobesi se si riesce a farsela aprire....

Ma anche girare per le zone senza particolare pregio (io vivo a Mirafiori Nord, che come dice una giuda di Torino, l'unica caratteristica comune di quest'area è di essere a Nord di Mirafiori) fa venire voglia “che siano più belle”! (magari incavolandosi con gli enti preposti!)

Ricordo quand'ero piccolo quando passava una 500 Abarth, quelle con il cofano del vano motore semiaperto, rumorosissime, qualcuno commentava sarcastico “Eh, Vorrei ma non posso!”

Invece l'ottimo sarebbe avere i soldi per le vacanze, ma rinunciare a spenderli in modo omologato: vivere con tempi che permettano di “guardare con occhi nuovi” per usare la frusta citazione di Proust.

giovedì 8 agosto 2024

Il NonEssere Non È (Parmenide)

 

Esempio di spreco di denaro rubato, 

ora in pasto ai tarli e all'incedere del tempo



In certi momenti di tristezza mi viene da pensare “come vorrei finisse tutto...” e quando penso alla mia inevitabile morte, a volte immagino semplicemente di sparire. Eppure con un po' di ragionamento, intuisco che questo non è possibile.

Un'idea mi è venuta dal bigottismo di mia madre, bigottismo così parodistico da essere blasfemo.

I miei genitori non sono delle persone per bene.

Mia madre, dopo la nascita della sorella più piccola ha deciso di stare a casa dal lavoro. Ok, ha avuto un parto molto difficile, ma si è ripresa bene e il rischio avuto durante il parto non le avrebbe impedito il suo lavoro impiegatizio. Conosceva un certo signor Fiorito, impiegato all'INPS. Da costui presentata, dando a chi di dovere le prime pensioni ottenute, per una quindicina d'anni ha goduto di una rendita che secondo le norme vigenti non avrebbe potuto godere.

Mio padre si è fatto raccomandare da un noto personaggio della Torino che conta, allora non contava moltissimo ma già abbastanza, per finire nell'ufficio acquisti di una grande azienda dove riceveva, quelle che dopo una certa data si chiamano tangenti.

E questo non per il bene dei figli, anzi! Sul tema per ora lascio perdere. Basta già questo!

Allora erano reati sostanzialmente tollerati. Alla grande azienda andava pur bene un “ufficio dei raccomandati” e mettevano tutto nel conto; sulle false invalidità c'erano paesi che vivevano di quello! Ma, come dice Fra Adrien Candiard, è un modo di “vivere nel peccato”.

Tra i vari modi per sperperare i soldi c'è stata l'acquisto e ristrutturazione di una casa a Barge. Nella sua blasfemia mia madre ha affisso nell'entrata la citazione biblica.

Se il Signore non costruisce la casa, 

invano si affaticano i costruttori.


Invano ->Vano = vuoto, privo di sostanza. Ciò che si dilegua con un soffio

Uno potrebbe dire. É vero, è stato così.

Tutti i soldi ottenuti contro la legge di Dio sono andati in polvere che si dilegua con un soffio: la casa a Barge svenduta per meno di quello che è stato investito; la casa in Carnia per cui hanno anche sperperato molto danaro, non so che fine farà, ma penso che regalarla per uno SPRAR sia l'unico utilizzo che vedrei fattibile se i villici fossero meno razzisti; i gioielli, argenteria e una pelliccia, rubati da altri ladri. Anche le foto dei loro pellegrinaggi a Capo Nord e alla Sfinge, sono ingiallite ed irriconoscibili.

Tutto dileguato con un soffio? No. Perché anche solo per quei due modi di accaparrarsi il denaro, nei figli che capivano già, è venuta la vergogna di avere genitori ladri. (E non vado oltre!)

Tanti anni fa scrissi un lungo racconto, mai pubblicato, in cui un tale che cercava materiale di recupero per un uso un po' strambo, gironzolava vicino ai cassonetti della spazzatura. Ad un certo punto esclama, in velata polemica con Adso da Melk, che aveva letto nel romanzo di Eco

Chi pensa che la fine sia un deserto amplissimo, perfettamente piano e incommensurabile, dove non c’è opera né immagine, evidentemente non ha mai fatto un giro dei cassonetti nel mese di luglio!”

O c'è una bellezza, o una schifezza. Il Non-essere non c'è.

mercoledì 24 luglio 2024

Equazione dell'inesistenza di Dio?

 

Premesso che, a partire dal fatto di essere ex-allievo di don Marco Bonardello, sono assolutamente lontano da ogni retaggio positivista che vede incompatibilità tra scienza e fede. Una visione stantia secondo la quale i popoli in uno stadio arretrato si rapportano con la natura tramite la magia, poi fanno un passo avanti nella capacità di formalizzare il pensiero e passano così alla religione. Raggiunta la maturità dello sviluppo storico, che coincide con l'epoca di chi sostiene tali teorie, si volgono alla scienza che permette un rapporto con il reale finalmente adeguato e sgombro da ogni falsità.

Ovviamente questa descrizione che ho riassunto in modo superficiale, descrive essa stessa una visione superficiale.

Ma vorrei fare una domanda. Un europeo colto dei giorni nostri (assonanza dostoevskiana!), che crede nell'esistenza di Dio, spesso interpreta l'Ente Supremo su un modello aristotelico. “Causa Prima” Se così fosse allora

sarebbe l'equazione dell'inesistenza di Dio.

Dio nella sua immensità, nei suoi pensieri che non sono i nostri pensieri, le nostre vie non sono le sue vie, quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le sue vie sovrastano le nostre vie, i suoi pensieri sovrastano i nostri pensieri, è Dio di tutti i modelli di universo che noi abbiamo creato e creeremo, quindi anche il Signore dei paradossi logici, della ricorsività, del multiverso, e di tutti i possibili modelli fisici, filosofici, matematici a venire. 

Altrimenti il rapporto con la Trascendenza non sarebbe che una costruzione filosofica raffinata - non certo arretrata nel processo evolutivo secondo i positivisti colonialisti, nè creata dal potere politico, nè da contorsioni psicologiche - una cosa seria, ma pur sempre una costruzione limitata dal pensiero dell'epoca dei suoi costruttori. Invece per la sua stessa natura, l'essenza di quel che chiamiamo Dio, non può essere limitata dai limiti del nostro sapere.

(spero di non essere accusato di eresia!)


mercoledì 17 luglio 2024

Di che che cosa è fatta la speranza.

 

Ho terminato qualche giorno fa di leggere “Di che che cosa è fatta la speranza.” autore Emmanuel Exitu (spero per lui che sia uno pseudonimo!)

Il libro racconta di Cicely Saunders, la pioniera delle cure palliative. Ai suoi tempi (anni '40 del 900) quando non c'erano evidenti possibilità di guarigione, i malati di fatto venivano abbandonati. La protagonista del romanzo, ovviamente un personaggio reale, si pone il problema di migliorare almeno la qualità dell'ultimo tratto di vita. Si dedica completamente a questa sua missione.

Un libro molto interessante, che consiglio vivamente, con un solo punto debole: la postfazione dell'autore, avrebbero dovuto impaginarla all'inizio. Infatti nelle prime pagine ero un po' deluso. Un libro che descrive la vita e l'opera di grande personaggio storico della scienza medica e infermieristica, me lo aspettavo come un saggio rigoroso. Qui invece mi sembrava un po' troppo “narrato”. Sembrava scritto da un donna, o con l'aiuto dell'Intelligenza Artificiale (
l'intelligenza artificiale è una donna anche lei!!!) 

Invece, accettata dal lettore questa scelta espositiva, si riescono ad apprezzare anche alcuni dettagli della narrazione e delle belle frasi da tagliare qua e là del tipo 

[...]Non è coerenza, è cocciutaggine, la virtù degli stupidi”