Volevo scrivere ancora un post sul tema del referendum, ma ho avuto altro da fare, c'è stata Pasqua e ora torno a parlare di un tema già affrontato altre volte.
La toponomastica, come abbiamo visto, in molti casi è espressione dei valori di un certo periodo storico. Un esempio è la via Oneglia. Tal Filippo Corridoni, interventista e morto in guerra, divenne nelle narrazione del regime fascista, un eroe fascista prima ancora del costituirsi del fascismo e a lui il regime intitolò quella che era allora via Oneglia. Caduto il fascismo, la via venne intitolata a Guido Biglieri, partigiano ucciso dai fascisti.
Questo modo di ricordare eroi o dannarne il ricordo trova una realizzazione in quello che viene chiamata cancel culture. Ho i mieie dubbi. Invece di togliere il ricordo dei “cattivi” della storia, sarei per una add culture cioè spiegare anche le ombre, oltre alle luci che ne hanno decretato il ricordo in monumenti e toponomastiche.
Io non abolirei il nome “via Arbe” ma lo sostituirei con “via Internati ad Arbe” e penso che la posta arriverebbe ugualmente. Non abolirei via Gorizia, ma aggiungerei, magari vicino alle scuole, una lapide con
“O Gorizia tu sei maledetta, per ogni cuore che sente coscienza, dolorosa ci fu la partenza e il ritorno per molti non fu (1916)”
ed un'altra lapide che spieghi che quella città dalla fine della seconda guerra mondiale rimase divisa in due dalla frontiera tra Italia e Jugoslavia, frontiera che invece oggi è facilmente attraversabile.
Non abolirei via Cialdini, ma qualche lapide che ricordi le ombre su quel personaggio poco simpatico ci starebbero bene qua e là in quella strada...
Resta il tema della toponmastica legata al
periodo coloniale. Lapide "add culture" in piazzale Adua e viale Dogali. Lascierei invece la toponomastica per Massaua, Tripoli, Bengasi, Derna... sono città
come lo sono Boston, Lione, Buenos Aires, Tunisi ed altre città estere in Torino.
Diverso è il caso
dei militari italiani impegnati nel contesto coloniale. I militari
obbedivano ai politici (spesso legati a poteri economici), ma a volte
lo facevano con troppo zelo o con mete di prestigio personale come il
caso di Oreste Baratieri. Di militari impegnati nelle guerre
coloniali a cui Torino ha dedicato la toponomastica ho trovato, per
ora Francesco Azzi, Tommaso De Cristoforis, Antonio Baldissera
Mentre i primi due
sono morti combattendo, Baldissera ha avuto il ruolo di governatore
generale dell'Eritrea italiana ed è poi morto in Italia da
pensionato quasi ottantenne. A lui è dedicata la piazza più odiata
dai torinesi e dai non torinesi che per qualche motivo passano di lì.
Quindi avere una simile piazza è una forma ben riuscita di damnatio
memoriae.
Ma se un giorno si risolvesse in qualche modo il problema del traffico in quella piazza, allora servirebbe una specie di cancel culture. Io toglierei la dedica a Baldissera e la dedicherei a Maria Bonino: medico pediatra e specializzata anche in malattie tropicali che dedicò gran parte della sua attività in Africa, ove morì colpita dalle febbri malariche. Elenco alcuni motivi per cui sarebbe una scelta sensata:
- Donna, e la cosa non guasta, in questo periodo in cui sono molti che fanno notare la scarsa presenza femminile nella toponomastica (per Torino ne ho già scritto qui)
- Medico che
si è impegnata per l'Africa, per la salute di quelle persone, fino a rimetterci la sua stessa vita, esattamente il contrario di europei
colonialisti che vedevano in quel continente l'occasione per il loro istinti predatori. Dedicarla a lei sarebbe quasi una forma di risarcimento.
- E che rapporto ha con Torino? La dottoressa Bonino era di Biella ma si era laureata all'Università di Torino. Invece Baldissera nella seconda e terza guerra d'Indipendenza aveva combattuto dal lato degli Asburgo contro di noi, quindi non proprio un torinese doc!

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