venerdì 17 luglio 2026

L'assassino è il maggiordomo!

 

Non sto parlando di uno stereotipo dei gialli (tra l'altro non ricordo di aver letto gialli in cui l'assassino fosse un maggiordomo!) .

 Il maggiordomo, conoscendo bene la dimora dei proprietari e potendosi muovere liberamente in questa, ha una capacità di spaziare in luoghi che altri sospettati non hanno, e così attira su di sè  i sospetti dei lettori. Poi, come ho detto, il giallo finisce sempre che il maggiordomo non c'entra nulla.

Qui mi riferisco ad un testo che non ricordo più nè dove nè quando ho letto, che vede nei maggiordomi e nei portuali i due estremi opposti della situazione sociale generata della professione. 

I portuali vivono in un luogo ben definito. Durante la giornata lavorativa vedono altri portuali. Magari con mansioni e paghe diverse, ma sempre lavoratori del porto. Com'era tradizione prima del "mito" della flessibilità, le persone tendenzialmente cercavano casa in modo da ottimizzare il tempo per raggiungere il posto di lavoro, quindi probabilmente gran parte dei vicini di casa erano a loro volta impiegati al porto. I portuali abitualmente non vedevano nè gli armatori nè i proprietari della merce che veniva inviata o arrivava al porto, nè i mittenti nè i destinatari. Vedevano solo altri portuali. I loro problemi erano quelli della vita del porto. Comunivavano tra loro in un "gergo" specifico. (A parte l'ipotesi di abitare in un quartiere vicino, la stessa cosa potrebbe dirsi anche per i softwaristi!)

Il maggiordomo invece vede raramente altri maggiordomi. Magari nelle "grandi famiglie" vede la cuoca, il giardiniere, l'autista ecc... Vede spesso i "padroni": il loro modo di vivere, le loro abitudini, il loro lessico, la loro estetica,  i loro valori  diventano il suo paradigma di riferimento.

Nella socità italiana trovo, anche se non ho i numeri del sociologo, che ci sia una forte "maggiordomizzazione". Cioè molta gente si impersonifica in categorie sociali a cui non appartiene e queste categorie sono di un livello di possibilità economiche decisamente superiore, piuttosto che cogliere la propria situazione. 

Esempio cretino ma evidente. Patrimoniale: quante persone che sono ben al di sotto di una soglia che potrebbe impensierirli, si spaventa solo al sentirne parlare.

Cause? Non saprei, forse televisione prima, influencer poi. 

Torniamo al titolo del post: perché questi maggiordomi sono "assassini"? 

Innanzitutto sono assassini di sè stessi. 

Poi Sono "assassini" dei propri simili, perchè non riconoscendoli come tali - loro tendono a sentirsi superiori, o proiettarsi in una superiorità da raggiungere  - non sviluppano reti di solidarietà. Sono assassini perché i processi di astrazione, o alienazione, rendono li meno "empatici" (parola che trovo abusata, ma ogni tanto serve!)

domenica 5 luglio 2026

Orrori liturgici preconciliari.


Volevo scrivere questo post ben prima della triste vicenda dello scisma, per polemizzare a distanza con i nostalgici del pre-concilio che magari allora non erano neanche nati.

Premesso che i miei ricordi della liturgia preconciliare sono legati alla mia infanzia, in cui scoprivo il mondo ed ogni cosa era “quello che era perché era così”. Non vedevo alternative.

Per quanto riguarda la messa ricordo che alla fine si diceva “Deo grazias!” che era anche un modo di dire abituale usato per “finalmente!” e mi domandavo perché gli autori della Messa, essendo loro stessi convinti che la messa fosse una cosa sgradevole da far dire ai fedeli “Finalmente!” quando finisce, non avrebbero potuto farla migliore?

Premesso che un conto è la musica liturgica ed un conto la musica che crea un effetto capace di evocare il mistero, di sollevare lo spirito ecc... Ne ho parlato qui.

Il gregoriano è molto bello, ma nelle messe preconciliari non si usava sempre il gregoriano. Per lo più si facevano altri canti. E questi canti a volte erano di livello molto inferiore sia musicalmente, sia come testi di alcuni canti che si sentono in chiesa oggi. (Tanto per dire, meglio “Tu sei la mia vita, altro non avrò..:” che “Egli ascoso nei mistici veli...” )

Nelle messe preconciliari in certi casi si usavano musiche che non avevano nulla di liturgico ed anzi disturbavano la liturgia.


Ricordo quand'ero ragazzo che all'offertorio il prete recitava sottovoce. Ok, come diceva Artuffo (ripreso da Farassino) “A l'è latin e vojatr ël latin j lo capise nen!

 Ma se avesse pregato ad alta voce, un frequentatore di messe abituale dopo un po' avrebbe imparato e sentirlo ripetere avrebbe rievocato il testo. Invece, nelle messe più solenni (non solo nei matrimoni di cui allego figura, ma in quel contesto indicata per la comunione) l'organo o armonium suonavano un brano che chiamavano “Largo di Handel”. Una trascrizione dall'aria Ombra mai fui, dall'opera lirica “Serse” di Handel.

Che cosa c'entra il platano con l'offertorio o con l'eucarestia ?